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lunedì, 27 febbraio 2006

LA NAZIONALE MOSTRA I MUSCOLI

Non sto con Marcello Lippi e  non per la sua naturale antipatia e arroganza. La Nazionale che si sta delineando è probabilmente quella più povera di talento degli ultimi vent’anni e la rinuncia a Cassano, più o meno definitiva, ne è l’ ennesima riprova. Sarà una squadra muscolare, più vicina al clichè teutonico che al calcio samba, legata alle corse di Gattuso e Zambrotta, alle invenzioni di Pirlo e ai gol di Toni e Gilardino, due prime punte che non faranno mai una coppia ben assortita. D’ altronde se le alternative si chiamano Del Piero, ottima riserva della Juventus, il crepuscolare Vieri, che sarà pure motivato ma non si alza più da terra oltre i 10 cm, e Iaquinta, reduce da un anno passato più in infermeria che in campo, non si può essere troppo ottimisti. L’ infortunio di Totti, che stava attraversando uno dei momenti di forma più brillanti degli ultimi anni, priva l’ Italia dell’ unico giocatore in grado di fare la differenza nelle partite in cui non conta essere più convinti o correre di più, ma avere il grande campione che ti inventa dal nulla il gol. Vero che stiamo vivendo uno dei periodi più poveri di talenti della nostra storia: confrontarsi con il Brasile di Ronaldinho e Kakà e  l’ Argentina di Tevez e Messi, ma anche con l’ Inghilterra di Lampard e Gerrard o la Svezia di un fuoriclasse come Ibrahimovic, è imbarazzante. Il capitano della Roma in azzurro ha fallito spesso, come Del Piero, a differenza di Antonio Cassano che fu l’ unica cosa da salvare degli ultimi disastrosi Europei. Nel Real non gioca, quindi Lippi non può valutarlo. Spiegazione assurda: cosa gli vieta di prendere un aereo e verificare di persona la condizione dell’ ex barese durante le sedute di allenamento? Avere un giocatore tutto genio e sregolatezza può essere quella carta in più per sbloccare le partite inchiodate sullo 0 a 0: non gli si chiederebbe di giocare al massimo 90 minuti, ne bastano anche 5 fatti bene, come lui sa fare, per essere decisivi. Lippi punterà su altro. Sulle motivazioni, sul gruppo, sulla corsa, sulla tattica. Sulla tecnica inevitabilmente meno, anche perché in rosa non c’è nemmeno una ala o una seconda punta che sappia dribblare l’uomo ( Marchionni, Esposito, Flachi, Tavano dove siete?). Parleranno i risultati, come sempre, che hanno già condannato due volte un Trapattoni che non ha saputo osare e rischiare nel momento cruciale. Per Lippi, l’ uomo che ha vinto due volte con la Juve, fare peggio è oggettivamente difficile.
postato da: chico75 alle ore 23:29 | link | commenti (7)
categorie: calcio, nazionale

MORATTI, C'è POCO DA RIDERE

Predica bene ma razzola male. Così Diego Della Valle aveva descritto l’ operato di Massimo Moratti all’ indomani dell’ annuncio della cessione dei diritti televisivi a Mediaset. Alla luce di quanto successo questo fine settimane le parole del patron viola sono quantomai azzeccate. La lotta contro il sistema non si fa criticandolo una tantum e poi schierandosi con Juventus e Milan, che sostengono da sempre l’ operato del presidene federale, quando si tratta di votare per l’ elezione del presidente di Lega o per la ribadire la soggettività dei diritti pay delle partite di campionato. Così, invece di sottrarsi al potere costituito, ci si accontenta di essere la Cenerentola delle 3 sorelle, raccogliendo le briciole che gli altri lasciano nel loro cammino vincente. Battersi per un management imparziale, efficiente e soprattutto esterno nei posti chiave di Federazione e Lega, come succede all’ estero o negli sport americani, sarebbe il modo più semplice e rivoluzionario per far sentire le proprie ragioni. Magari rinunciando a qualche milione di euro ma ottenendo in futuro più credibilità per tutto il barnum calcistico, anche agli occhi dell’ opinione pubblica. Talmente semplice che non lo farà mai. Intanto Moggi, Giraudo, Galliani e Carraro sorridono e si preparano ad un ribaltone pilotato, che solo nominalmente porterà facce nuove al potere, ma che in realtà servirà solo per mettere le mani sul business degli Europei 2012. Il nocciolo dell’ intera vicenda è l’ esigenza di riformare la norma che regola la prova tv o comunque di correggerla. Già dimenticata la possibilità di punire i simulatori, che continuano a cadere a piede libero, si concordi di prenderla in esame solo se la reazione o il colpo violento vada effettivamente a segno. Inoltre è paradossale che solo per il fatto che un arbitro veda o non veda un episodio pressochè simile, si passi da una semplice ramanzina a una squalifica per più giornate. Semplificare la norma e lasciare meno spazio possibile all’ interpretazione. La certezza delle regole e delle pene, capisaldo di ogni sistema giudiziario veramente democratico.

 

postato da: chico75 alle ore 22:04 | link | commenti
categorie: calcio, inter, moratti
sabato, 25 febbraio 2006

MESSI, SOGNO PROIBITO DI MORATTI

“ L’ unico giocatore per cui varrebbe la pena fare una follia”. Le parole di Massimo Moratti dello scorso luglio, all’ indomani del Mondiale Under 20, rivelavano senza mezzi termini il nuovo innamoramento calcistico del patron nerazzurro. Lionel Messi, classe 1987, è ormai il gioiello più splendente che è apparso di recente sul palcoscenico mondiale, tanto da proporsi prepotentemente come possibile rivelazione dei prossimi Mondiali. Il Barcellona, dopo una querelle durata mesi sulla validità del suo primo contratto da professionista, gli ha fatto firmare un contratto quinquennale da 5,5 milioni di euro a stagione, fissando la clausola di rescissione a 150 milioni di euro. Praticamente incedibile. Nike e Adidas se lo contendono in una battaglia legale appena cominciata. Con Ronaldinho ed Eto’o forma il trio d’ attacco più forte al mondo e ha appena fatto ammattire Del Horno, costringendolo all’ espulsione, e l’ intera difesa del Chelsea, una delle migliori al mondo, a Stamford Bridge. Ad agosto in amichevole scherzò ripetutamente Thuram, Cannavaro e soci in amichevole. Il vero fenomeno è lui e la sua storia incredibile ne è la conferma. Complimenti al Barcellona che ha investito su quel genietto con problemi di crescita a 13 anni e ora se lo coccola invidiato da tutti. D’ altronde dalla Catalogna passò anche un certo Maradona. A Moratti resta la consolazione della simpatia di Messi per i colori nerazzurri, mai smentita e anzi confermata dalle sue scelte nelle sfide alla Playstation contro Ronaldinho. IostoconMancini vi segnala il blog dove sapere tutto sulla sua carriera e vedere tutti i video dei suoi gol, per gustarsi all’ infinito le magie di un fuoriclasse che difficilmente vedremo mai in Italia.
LIONEL MESSI BLOG : www.lionelmessi.org
postato da: chico75 alle ore 01:57 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, messi

ADRIANO, MEGLIO LA SQUALIFICA

Il ricorso del procuratore federale contro la sentenza della Disciplinare che aveva annullato la squalifica di Adriano procura un senso di fastidio generale. Allo staff tecnico e ad Adriano innanzitutto, in quanto si saprà solo alla vigilia del match contro l’ Udinese se potrà contare sul brasiliano, con un ulteriore ritardo sulla tabella del programma di recupero mirato annunciato dallo stesso Mancini. Alla società del patron Moratti, che si vede tirata dentro in un conflitto di poteri interno al Palazzo, fatto che non porta mai a nulla di buono, in quanto, a seconda di come sarà la decisione della CAF di sabato a mezzogiorno, si parlerà di sentenza “politica”, se verrà confermato l’ annullamento, o di accanimento giudiziario sportivo per il terzo caso di squalifica conseguente all’ uso della prova tv. Se è stato squalificato Samuel, per lo stesso motivo anche l’ attaccante nerazzurro dovrebbe rimanere fermo ai box, in quanto l’ intenzionalità del gesto violento potrebbe essere dedotta dalla velocità del gesto di reazione del brasiliano e dalla direzione del suo sguardo. Siam come sempre nel campo della pura discrezionalità e quando si evoca il processo alle intenzioni non è poi una eresia. Quel che dà fastidio alla gente è la mancanza di uniformità nell’ interpretazione di situazioni pressochè identiche, nonché la sensazione, neppure sbagliata, che nel calcio il più forte la faccia sempre franca. Mi limito a sottolineare come una eventuale squalifica di Adriano sia forse più salutare di un suo impiego contro l’ Udinese: ha assoluto bisogno di allenarsi con esercizi mirati per recuperare esplosività e brillantezza in vista del ritorno della Champions, lontano poco meno di 3 settimane. Contro Udinese e Roma ci possono pensare Cruz e Martins, con il recupero del Chino ormai alle porte. Adri deve tornare a fare la differenza: solo così l’ Inter può avere chances per giocarsela fino in fondo nelle tre manifestazioni.
postato da: chico75 alle ore 01:32 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, adriano
giovedì, 23 febbraio 2006

MOURINHO COME MANCINI ?

  

Inter – Juventus come Chelsea – Barcellona ? Roberto Mancini come Josè Mourinho ? E’ la domanda che gli appassionati di calcio a tutto tondo, che amano seguire come il sottoscritto anche le vicende pallonare fuori dai nostri confini, si stanno chiedendo dopo il rovente dopo partita del big match di Champions. In entrambi i casi è una decisione arbitrale ad aver scatenato le polemiche: il fallo di Cordoba su Nedved, da cui è scaturito il gol di Del Piero, e il fallo di Del Horno su Messi verso la mezzora del primo tempo, che ha portato all’ espulsione del basco. Conosciamo bene le dichiarazioni di Mancini, che ha accusato senza mezzi termini il ceco di essere un simulatore. Identiche le accuse del tecnico del Chelsea, che ha apostrofato il nuovo Messi – a argentino come un bravo teatrante, scatenando la stampa inglese che si è spinta oltre definendolo “ a dirty dog” , con la sua consuete “ironia” tutta britannica. “L'espulsione? Mi è sembrata un normale scontro di gioco, anzi, piuttosto è stato Messi ad andare addosso a Del Horno e poi si è messo a rotolare, rotolare, rotolare. Ottima intepretazione, bravo. Chiedo a Sky di mostrare ininterrottamente per una settimana la moviola dell'incidente, per indurre l'Uefa a far ripetere la partita e annullare il cartellino rosso". Dichiarazioni pesantissime, che si sommano alla minaccia di mandare in campo la squadra riserve nel match del Camp Nou, e che contribuiranno a rendere ancora più rovente il clima, già surriscaldato dalle vicende dell’ anno scorso e delle polemiche per l’ arbitraggio di Collina. Tornando ai due mister, al di là di alcune spigolature caratteriali, entrambi sono abbastanza presuntuosi, sicuri di sé e molto ambiziosi, non si notano molti altri punti in comune. Il portoghese cura maniacalmente la fase difensiva e raramente il suo Chelsea tocca alti livelli di spettacolarità, puntando sui colpi dei propri campioni, su tutti Lampard, Drogba e Terry, e sugli errori degli avversari per sbloccare il risultato. Ricorda molto il pragmatismo e la ferrea disciplina di Fabio Capello. Chelsea e Juve inoltre sono squadre molto quadrate, compatte e costanti nel rendimento, tanto che per entrambi il bis nei rispettivi campionati è vicino. Punta più sulla tecnica e sul possesso palla il mister nerazzurro, specie a centrocampo, che ha anche un approccio più soft nella disciplina di gruppo. Inoltre purtroppo la bacheca personale pende decisamente dalla parte del Mourinho furioso, che ha vinto tutto col Porto dei miracoli e si sta ripetendo con i Blues, se si escludono, almeno per ora, i successi internazionali. Le due partite sono state decise dagli episodi specifici, ma anche dai colpi dei grandi giocatori, come Ibrahimovic e Del Piero da una parte e Messi, Ronaldinho ed Eto’o dall’ altra. Stelle che hanno fatto scena muta sia nell’ Inter che nel Chelsea ei rispettivi big match, come ben sanno i due mister, ma che non possono pubblicamente dire. Non sanno perdere? Forse, ma sanno quale è la strada per vincere. 
postato da: chico75 alle ore 17:23 | link | commenti (5)
categorie: calcio, mancini, mourinho, simulatore

INTER, INFERNO E RITORNO

 
La convalescenza continua. La linea verde dell’ Ajax ha rischiato di far saltare in aria il progetto Mancini perché le conseguenze psicologiche di un tracollo in terra olandese sarebbero stati dilanianti. Non è la prima volta quest’ anno che la squadra ha un approccio molle e discutibile con la partita: Palermo, Roma, Siena e in parte Juventus in campionato, Oporto in Champions, tanto per citare i casi più clamorosi. La sensazione è che sia una squadra che si specchi troppo in se stessa, conscia di avere grande qualità tecniche e che fatichi a entrare nel clima di battaglia della partita. Le tossine psico-fisiche conseguenti all’ uscita dal giro scudetto non sono ancora state superate e probabilmente la sfida contro i bianconeri andava preparata in un clima più sereno, perché ora la squadra gira in riserva. In un discorso generale, il primo tempo dell’ Inter non è stato molto diverso da quello di Milan e Juventus, a conferma di una sempre difficile ri-abitudine ai climi “ da dentro o fuori “ tipici della Coppa. Su quotidiani e tv viene messa in risalto solo la fatica dell’ Inter, un po perché l’ avversario non era dei più forti, un po per la solita ambasce a criticare apertamente le due squadre più potenti. Roberto Mancini si è preso qualche colpa per l’ atteggiamento generale, dribblando poi le domande sull’ impiego di Cesar e la rinuncia a Pizarro dall’ inizio. Aveva preparato tutta un’ altra partita il mister nerazzurro, confidando di reggere la prevedibile iniziata sfuriata degli olandesi e ripartire con veloci contropiede orchestrati sugli esterni per le due torri Cruz e Adriano. La mancanza di pressing in mezzo e la libertà degli esterni di avanzare indisturbati ha fatto saltare i piani, in aggiunta al pasticcio sul secondo gol avversario. Finalmente positivo il cileno, entrato dall’ inizio della ripresa: Mancini non era quello che aspettava troppo a fare sostituzioni? Nulla di trascendentale, ma vanno sottolineati i cambi azzeccati quando si fanno, compreso quella del brasiliano, a cui la squalifica in campionato può tornare utile per dedicarsi completamente all’ allenamento. Piuttosto c’è da ritrovare una certa compattezza nello spogliatoio, perché la poca serenità di Adriano e  il diverbio fra allenatore e Materazzi sono stati visti da tutti in campo. Fra 3 settimane a San Siro bisogna ripartire da questo secondo tempo, spegnendo fin da subito le velleità di rimonta di un Ajax che sta ricominciando un ciclo con giovani davvero molto interessanti, come Maduro, Rosales e Huntelaar, già ora più di semplici promesse.
postato da: chico75 alle ore 14:42 | link | commenti (2)
categorie: calcio, , inter
mercoledì, 22 febbraio 2006

MANCINI, TRA ADRIANO E AJAX

I fantasmi e le polemiche del campionato non lasciano in pace l’ Inter nemmeno in terra olandese. Roberto Mancini percorre ancora una volta la strada del sarcasmo e dell’ ironia, per commentare la terza squalifica stagionale con la prova tv ai danni della sua squadra. “ E' meglio che non aggiunga altro, altrimenti prendo qualche altra giornata, non aspettano altro. Adriano non credo abbia alcun tipo di colpa. Quello che è successo sabato non meritava neppure di essere considerato come un episodio da prova televisiva “. Queste in sintesi le sue parole nella conferenza stampa pre Ajax. Ricordiamo che per usare la prova tv sono necessari tre elementi: gioco fermo, fuori dalla vista dell’ arbitro e particolare violenza e gravità nel gesto di reazione. Solo l’ ultimo di questi è dubbio, anche se il brasiliano ultimamente fa fatica a non rispondere a certe provocazioni e falli, spia del suo momento negativo. Personalmente ritengo difficile uno sconto, sulla base che non è importante se abbia preso la mano o il volto quanto il gesto del giocatore e la velocità del colpo farà probabilmente propendere per l’ intenzionalità. L’ attualità dice però Ajax e ai lancieri bisogna stare attenti, anche perché sono una formazione aggressiva e molto preparata tecnicamente e tatticamente. Hanno limiti di esperienza e nel reparto difensivo abbastanza evidenti, ma se verrà lasciato a loro il comando delle operazioni la situazione potrebbe farsi complicata. Un’ Inter in salute non avrebbe problemi, il momento negativo per mancanza di risultati potrebbe aver minato certe sicurezze di gioco. Occhio alle due ali rapide e scattanti Rosales e Rosenberg, alla regia di Maduro e al gioco aereo di Huntelaar, pagato a gennaio ben 9 milioni di euro e stella dell’ Under 21 olandese. Dubbio Cesar – Kily e Martins – Cruz con favoriti i primi, ma con Mancio possibile anche un’ Inter con Adriano unica punta e centrocampo a cinque.
postato da: chico75 alle ore 15:17 | link | commenti (7)
categorie: calcio, inter, mancini

BALLACK-HENRY: BISOGNA PROVARCI

 

La prima serata dell’ andata degli ottavi di Champions ha messo in vetrina due dei giocatori che servirebbero all’ Inter per fare l’ ultimo salto di qualità di cui ha bisogno, fermo restando la conferma di Adriano in avanti e Mancini in panchina: Michael Ballack e Thierry Henry. Facile a dirsi, non impossibile a farsi, almeno quest’ anno. Infatti il tedesco è in scadenza di contratto e il francese, per la nuova normativa europea sui trasferimenti, può svincolarsi dall’ Arsenal per una cifra attorno ai 6-8 milioni di euro. Il problema principale è superare la concorrenza degli altri grandi club europei: perché mai due stelle di prima grandezza dovrebbero venire all’ Inter che non si può dire sia una squadra vincente, né in Italia né in Europa? La motivazione economica quindi potrebbe fare la differenza: Ballack chiede un quadriennale da cinque milioni di euro netti l’anno, per un investimento lordo totale di 40 milioni di euro. La punta francese viaggia attorno alle stesse cifre, se non qualcosa di più, ai quali va aggiunta la spesa, seppur esigua in linea teorica, per il cartellino. Attenzione però: per un gentleman agreement fra i più grandi club europei  questa possibilità che le nuove norme offrono non è ancora stata utilizzata, quindi si dovrà passare per forza di cose attraverso una contrattazione diretta con i Gunners, che chiederanno verosimilmente una cifra attorno ai 15 milioni di euro nel caso in cui si rassegnino a lasciarlo andare. Molto dipenderà dall’ esito di questa Champions League. Se si proseguirà sulla linea di risanamento, è quantomeno improbabile l’ arrivo di entrambi, anche se potrebbe essere sacrificato qualcuno ( Martins ? Materazzi ? J. Zanetti ? ) per reperire contanti da investire sul mercato. Tecnicamente Ballack prenderebbe il posto di Veron, che torna in Sudamerica, e sarebbe il vertice avanzato di un rombo di centrocampo con Cambiasso vertice basso e Stankovic e Figo esterni. Henry, con la sua capacità di essere sia prima che seconda punta, potrebbe adattarsi bene con il brasiliano che spesso gira troppo al largo dal centro dell’ area. Spendere denaro per acquisti mirati e soprattutto di grande qualità, come è stato fatto per Samuel e Figo, più un paio di occasioni prese a parametro zero, come già fatto per Maxwell. Il mercato dell’ Inter è già delineato, nei ruoli e forse anche nei nomi. Sperando che la tentazione di non smontare tutto non prevalga, sull’ onda di qualche delusione sul campo.
 
Vi segnalo due blog da visitare, in lingua inglese e francese, su Ballack ed Henry, dove troverete anche tutti i link ai loro siti ufficiali:
 
postato da: chico75 alle ore 14:21 | link | commenti (5)
categorie: calcio, , inter, henry, ballack
martedì, 21 febbraio 2006

RONALDO, 10 MOTIVI PER IL NO

1 – A Madrid si lamenta di non essere amato dalla tifoseria del Bernabeu, a San Siro sarebbe anche peggio
2 – Non ha più stimoli né voglia di allenarsi come un professionista
3 – Dopo gli infortuni non è più quel giocatore rimasto negli occhi del popolo nerazzurro
4 – Sarebbe il capo espiatorio degli eventuali insuccessi della squadra
5 – Non è il giocatore che farebbe fare l’ ultimo salto di qualità a questa Inter
6 – Economicamente non sarebbe una operazione vantaggiosa: tra cartellino e ingaggio, presumibilmente triennale, costerebbe circa 50 milioni di euro lordi
7 – Quest’ anno ha subito già tre importanti infortuni che lo hanno tenuto a lungo fermo ai box
8 – E’ sempre alla ricerca della condizione migliore, ma fatica a trovarla
9 – La sua movimentata vita privata sarebbe sempre al centro dell’ attenzione
10- Roberto Mancini preferirebbe un campione più giovane e non sul viale del tramonto
postato da: chico75 alle ore 16:00 | link | commenti (18)
categorie: calcio, inter, ronaldo

INTER, RINNOVI E RIMPIANTI

  

Due rinnovi di contratto nelle ultime ore in casa Inter. Due rinnovi con motivazioni diverse, una tecnica ed una economica. Julio Cruz, 32 anni, è apprezzato sia dalla società, in particolare dal patron Massimo Moratti, sia dallo staff tecnico, in quanto è un giocatore utilissimo, produttivo, visto il numero dei gol segnati a partita in corso, e che non si lamenta mai quando viene relegato in panchina, anche quando avrebbe ragione per farlo. L’ argentino ha strappato un ricco biennale a circa 2,5 milioni di euro netti, condizione imposta dal suo procuratore per respingere le sirene soprattutto spagnole. A parer mio è una ottima quarta punta, ma se deve recitare il ruolo da protagonista per l’ intera stagione non ne è all’ altezza in una squadra come l’ Inter. Francesco Toldo, 35 anni,  addirittura ha firmato fino al 2009, acconsentendo di spalmare ulteriormente i compensi che gli sono ancora dovuti in un periodo di tempo più ampio( e nel contempo guadagnando di più ) e convincendosi che Julio Cesar non è un ostacolo insuperabile. Sembrava dovesse partire, ma evidentemente ha scelto la strada più comoda e sicura dal punto di vista economico. Una alternativa che garantisce sufficiente tranquillità in caso di infortuni o cali di forma del brasiliano. Il prossimo rinnovo dovrebbe riguardare Recoba, che può contare sui cosiddetti santi in paradiso, all’ incirca sulle cifre che percepisce Julio Cruz. La conferma dei due sudamericani viene a costare all’ anno quanto avrebbe preteso per stagione Antonio Cassano, italiano più giovane, più bravo, più potenzialmente decisivo dei due messi insieme. Roberto Mancini a gennaio si era sbilanciato nei confronti del talento di Bari Vecchia, che al Real Madrid difficilmente, anche con l’ eventuale partenza di Ronaldo, comunque bilanciato dall’ ennesimo acquisto galactico, troverà molto spazio. Vedendo le sofferenze del reparto avanzato crescono i rimpianti per non aver investito subito quel che si sarebbe potuto risparmiare dopo.
postato da: chico75 alle ore 15:19 | link | commenti (4)
categorie: calcio, inter, cruz, toldo

VIDEOGOL: ROBINHO

Riprendendo una delle belle abitudini di Mondofootball e in vista della ripresa della Champions League, dopo aver già segnalato nei link dove vedere gratis i gol delle partite di serie A ( e di serie B ) sul sito di RaiSport ( perché pagare il canone mensile a Passport di Gazzetta.it ? ) ecco un link per vedere i gol e seguire la carriera di una delle stelle del Real Madrid e del Brasile, tra l’altro molto apprezzato da Roberto Mancini:
Robson De Sousa Robinho.
Se volete vedere i gol e seguire giorno dopo giorno la sua avventura al Real Madrid, andate sul blog RobinhoWEB : http://www.robinhoweb.com
Se volete vedere anche i video gol del Real Madrid vi segnalo anche il sito http://www.robinho.org
 
postato da: chico75 alle ore 12:52 | link | commenti
categorie: calcio, video gol, robinho
lunedì, 20 febbraio 2006

MORATTI, PER ORA, STA CON MANCINI

Massimo Moratti alla fine ha parlato, confermando la fiducia a Mancini e la scelta fatta un anno e mezzo or sono, quando decise di consegnargli il timone dell’ Inter. Una dichiarazione probabilmente obbligata, per ricompattare l’ ambiente e dedicare tutte le attenzioni alla trasferta di Amsterdam di Champions League. L’ ennesima dimostrazione che l’ importanza e la credibilità degli altri dirigenti nei momenti decisivi è relativa, ma loro stessi sono ben consci di questo e alla fine contenti di poter scaricare su altri gli oneri della loro professione. Da domani torna la Champions League, competizione che può ancora stravolgere una stagione europea caratterizzata finora dal dominio di Juventus, Lione, Chelsea, Bayern Monaco e Barcellona nei rispettivi campionati.
postato da: chico75 alle ore 16:03 | link | commenti (6)
categorie: calcio, inter, moratti, mancini

AAA: FACCHETTI E BRANCA DOVE SIETE?

Mi sono riletto tutte le news del sito ufficiale nerazzurro www.inter.it per contare le dichiarazioni della dirigenza nerazzurra relative a Mancini o alla delicata sfida contro il Livorno dopo la pesante sconfitta contro la Juventus. Risultato, come ben sapevo : zero. Né Moratti, né Facchetti, né tantomeno Branca hanno speso o voluto spendere una sola parola per difendere l’ operato del proprio tecnico, del proprio gruppo di giocatori, spronandoli in vista degli impegni successivi. Nel frattempo però uscivano su stampa, tv e internet i nomi più disparati dei futuri tecnici nerazzurri, da Eriksson a Benitez, e Mancini era bersagliato da un fuoco di fila che, come ho scritto nei precedenti post, ha molti padri e padrini. Non che la società sia stata con le mani in mano: ha consigliato a Figo di ritrattare le dichiarazioni su Moggi, facendo come sempre riferimento ad errori di traduzione del giornalista di turno, e ha obbligato il mister a scusarsi pubblicamente per il suo comportamento nel post partita contro la Juve. Invece di metterci loro la faccia, insomma di fare quello per cui sono pagati, l’ hanno mandato allo sbaraglio, situazione non nuova per i passati tecnici che sono transitati dalla Pinetina. Ripetersi è diventato noioso, ma la vera differenza con Juventus e Milan è proprio questa: appena c’è un problema, ecco spuntare i faccioni di Moggi e Galliani dovunque c’è un giornalista o una telecamera a ridimensionare o rispedire le accuse e le polemiche al mittente. All’ Inter non si è mai capito davvero a chi tocca questa incombenza, perché Moratti parla quando e come vuole e nel frattempo ha un lavoro nel gruppo petrolifero di famiglia che spesso lo porta lontano. Facchetti, presidente nerazzurro, e Branca, responsabile dell’ area tecnica, sono spesso latitanti: perché?  Perché la vecchia gloria Giacinto non è ancora intervenuta? Perché l’ex cigno di Grosseto non spende cinque minuti a settimana per chiarire l’ operato della società? La risposta è semplice quanto disarmante: poiché Moratti spesso li scavalca nelle decisioni di calciomercato, nei rapporti con la stampa e con i calciatori, si sentono delegittimati e nei momenti delicati non si fanno vedere. Come non ricordare la multa di 100 Euro a Recoba per aver lasciato la panchina durante Inter-Roma o la medaglia d‘ oro consegnata a Fontana per la militanza nerazzurra  dopo essere stato messo fuori rosa per dichiarazioni violente e vergognose durante la stagione contro il suo allenatore? In queste situazioni si crea così un deficit di comunicazione e immagine in cui si inseriscono gli addetti ai lavori per colpire l’ obiettivo di turno, spesso l’ allenatore, che si trova solo a schivare gli attacchi più o meno violenti. Mancini poi ha la colpa di non fare confidenze sulla formazione, cene o regali ai giornalisti, di essere alquanto presuntuoso e ricco e di insultare Bettega nel tunnel degli spogliatoi perché non può stare lì. Al di là delle considerazioni tecniche, ecco spiegato ad esempio lo scarso spirito agonistico a Livorno di giocatori che non vengano “ guidati “, sotto tutti i profili, da una società lontana anni luce dall’ avere una struttura professionale ed efficiente. Vincere qualcosa di importante in questo ambiente assomiglia molto ad un miracolo.
postato da: chico75 alle ore 12:47 | link | commenti (25)
categorie: calcio, , inter

DAJE FRANCE'

Roberto Mancini, assieme al presidente Giacinto Facchetti, ha augurato a Francesco Totti, giocatore che ha da sempre considerato suo erede per fantasia, classe e tecnica, una pronta guarigione dopo l’ operazione subita domenica sera presso Villa Stuart a Roma in seguito al grave infortunio alla caviglia subito nella partita contro l’ Empoli.
I medici sono ottimisti di metterlo a disposizione di Marcello Lippi in vista dell’ appuntamento mondiale di giugno.
postato da: chico75 alle ore 01:06 | link | commenti (10)
categorie: calcio, totti, mancini
domenica, 19 febbraio 2006

INTER, LA PUNTA CHE NON C'E'

La punta invocata da Mancini a gennaio non era un capriccio, come era stata presentato dalla stampa, anche su imbeccata di una gran parte della dirigenza nerazzurra, la stessa che sta premendo per fare terra bruciata attorno al tecnico jesino. La crisi che attanaglia Adriano e Martins, la strutturale fragilità muscolare di Recoba e la buona volontà di Cruz servono ampiamente a spiegare l’ unico punto in tre partite conquistato dai nerazzurri. Mi ripeto: in certe partite non conta molto l’ allenatore, ma i grandi campioni che ti fanno vincere le partite anche immeritatamente con un solo guizzo. Che l’ Inter non vincesse a Livorno era nell’ aria, non solo per le molteplici assenze: Veron, Cambiasso, Stankovic, Samuel, Favalli, Recoba e Julio Cesar, più la rinuncia a Figo, che non dimentichiamolo ha 33 anni e deve essere preservato. Innanzitutto si è capito perché Pizarro non è entrato in campo nel match contro la Juve: è completamente fuori condizione tecnica e mentale. Anche nell’ Udinese all’ inizio faticò molto: gli serve sentire una completa fiducia attorno per rendere al meglio. Quindi o si punta l’ anno prossimo su di lui come sostituto di Veron, oppure meglio venderlo, senza tanti altri discorsi. Cristiano Zanetti, Materazzi e Toldo hanno fatto una buona prestazione, mentre Solari e Kily sono onesti comprimari e nulla più. Inferiori a Cesar, che ha potuto debuttare nell’ ultimo quarto d’ora e che diventerà ben presto il primo cambio di Stankovic e Figo. Continua la paurosa involuzione delle due punte nerazzurre: se il migliore della Primavera non fosse Momentè, una zanzara che non ha grande talento per diventare in futuro una stella, si potrebbe pensare a puntare su un giovane. Tanto per precisare: se Lupoli, Rossi o Foti fossero la quinta punta interista lancerei uno di loro. I problemi di Adriano sono di natura personale innanzitutto: scoprire che la sua fidanzata aspetta da lui un bambino quando erano sull’ orlo di una separazione gli ha creato parecchi turbamenti. Lei porta avanti la gravidanza in Brasile dai suoi genitori e l’ auspicato riavvicinamento durante il suo ultimo viaggio in Brasile non c’è stato. Il non trovare il gol ha aumentato le sue insicurezze: è un ragazzo fragile che somatizza in maniera particolare i momenti no che attraversa. La reazione di Livorno, aggiunta a quella di Firenze su Brocchi, è sintomatica. Gli serve un gol importante per sbloccarsi. Martins semplicemente non ha colmato le lacune nel bagaglio tecnico e quest’ anno, tra infortuni e Coppa d’ Africa, sta ancora rincorrendo la migliore condizione. L’ unica colpa del Mancio è stata forse non puntare dall’ inizio su Cruz, ma l’ argentino non è che stia attraversando un gran periodo di forma: da gennaio in poi se si vanno a spulciare le prestazioni in campo viaggia ad una valutazione sotto la sufficienza. Contro un Livorno schierato soprattutto per non prenderle, con Lucarelli isolatissimo davanti, con tanti saluti al gioco spumeggiante di Donadoni, e con la insufficiente determinazione messa in campo, figlia della mancanza di vicinanza della dirigenza alla squadra, come spiegherò presto, serviva un gol su corner o punizione o un guizzo del singolo che non ci sono stati. Le spiegazioni tecniche ed ambientali a questo difficile momento nerazzurro ci sono in abbondanza, se poi si vuole imputare tutte le colpe a Mancini è un altro discorso.
postato da: chico75 alle ore 19:04 | link | commenti (21)
categorie: calcio, inter, mancini
giovedì, 16 febbraio 2006

SINISA, SCOMMESSA VINTA

Sinisa si ritira. Uno dei fedelissimi di Roberto Mancini a fine stagione smetterà di fare il calciatore togliendosi maglietta e pantaloncini per infilare la tuta. Infatti entrerà a far parte del già nutrito staff tecnico del Mancio, chissà se ancora all’ Inter. Il suo arrivo un anno e mezzo fa dalla Lazio aveva suscitato un coro quasi unanime di critiche e perplessità, bollato dai più come spia di Mancini nello spogliatoio. Il serbo, ruvido e orgoglioso come pochi, ha continuato a lavorare nonostante il pessimo inizio suo e della squadra, nell’ anno del record dei pareggi, fino a firmare il gol decisivo per la conquista della Coppa Italia, trofeo sottovalutato solo quando non si vince e che nella bacheca milanese mancava da 23 anni. Nella stagione 2004/2005 ha collezionato 20 presenze e 4 gol, tutti con quel magico sinistro su calcio piazzato che per anni è stato un incubo per i portieri avversari. In 14 anni di serie A ha messo insieme 45 reti, non male per un difensore. Il mio giudizio su Mihajlovic è quello di un campione che all’ Inter è arrivato nella fase calante della sua carriera, a differenza di molti altri passati sotto le insegne nerazzurre , che grandi giocatori non lo sono mai stati. Il suo palmares resta invidiabile: 1 scudetto col Vojvodjna Novi Sad, 2 scudetti con la Stella Rossa, 1 scudetto con la Lazio, 3 Coppe Italia con Lazio ed Inter, 2 Supercoppe italiane con Lazio ed Inter, 1 Coppa Campioni e 1 Coppa Intercontinetale con la Stella Rossa ,1 Coppa delle Coppe e 1 Supercoppa europea con la Lazio. Condite da 63 presenze nella Nazionale jugoslava. La sua forte personalità gli ha spesso causato molti problemi, pagando in prima persona per le sue reazioni esagerate e scomposte e facendosi odiare sportivamente da quasi tutte le tifoserie avversarie. E’ stata una scommessa vinta, in relazione a quanto poteva dare a 33 anni suonati, anche se il suo nome resterà nella storia per i due cicli di vittorie con Stella Rossa e Lazio. Chissà che prima della fine dell’ anno la sua esperienza, il suo senso della posizione e soprattutto il suo piede sinistro possano servire ancora.
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categorie: calcio, inter, mancini, mihajlovic

GEA: ECCO UNA DELLE DENUNCE

La notizia dell’ apertura di una inchiesta giudiziaria nei confronti della GEA e dell’ iscrizione di Alessandro Moggi nel registro degli indagati era nell’ aria. L’ accusa è quella di “ illecita concorrenza con minaccia e violenza “ ( art. 513 bis cp ), in riferimento al sospetto di posizione dominante. Se l’ accusa di Gaucci era passata quasi in secondo piano perché proviene da un uomo che non dimentichiamolo è espatriato a Santo Domingo prima che le conseguenze del fallimento del Perugia Calcio lo travolgessero, è presumibile che una delle denunce presentate nei confronti della GEA abbia preso spunto dalle parole del giovane talento Russotto del Treviso di alcuni mesi or sono. Ripropongo la vicenda così come l’ ho pubblicata sul blog http://mondofootball.iobloggo.com
Chissà se sarà l’ occasione per alzare il velo su qualcosa di sicuramente poco pulito che gravitava attorno alla Lazio di Cragnotti ed ad alcuni centri del potere pallonaro.
 
RUSSOTTO : “Senza GEA non vai avanti ! ”
 
Ancora veleno sugli scambi di mercato che ruotano attorno ai giovani talenti nostrani. Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, lancia velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivavio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma ora intervistato da Radioincontro chiarisce come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio".
Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea.
De MIta nega risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Mentre si profila un'inchiesta federale sulla vicenda, esce dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore, ora in forza al Treviso, a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".
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mercoledì, 15 febbraio 2006

NESSUNO TOCCHI CAINO

Sarà arrogante, potente, presuntuoso, furbo, spietato e magari in qualche occasione non si sarà comportato da educanda. Anche Lui però merita una tutela, un giudice difensore. Un Taormina non si nega a nessuno. Insomma quasi. Sto parlando di Luciano Moggi, al centro di roventi polemiche calcistiche e, come se non bastasse, preoccupato dall’ inchiesta giudiziaria che coinvolge quel figliolo così bravo e ambizioso, Alessandro, presidente della impresa di famiglia, la GEA, che sta ripercorrendo i suoi passi. Il direttore generale juventino è vittima di un vero e proprio fuoco di fila. Si è cominciato con le polemiche interiste dei presunti favori arbitrali contro Udinese e Parma, tanto da costringerlo a minacciare e annunciare ad urbe et orbi la rivelazione di un dossier comprendente gli errori delle giacchette nere, anzi nerazzurre, un po come le toghe rosse per intenderci. La Juventus favorita? La solita invidia. Intanto un ormai ex campione, ex Real, ex Barcellona, ex Pallone d’ Oro, tale Figo, che dieci anni prima si permise di far saltare il suo trasferimento in Italia orchestrato da Moggi stesso, ha cominciato ad alludere al timore dei giornalisti di sfidarlo, mettendolo in difficoltà con domande scottanti. Luciano si è arrabbiato perché uno che ha lavorato nella stazione di Civitavecchia, nel  Napoli di Ferlaino, nel Toro di Borsano, nella Roma di Ciarrapico e nella Juve di Agnelli non può aver paura di nulla. Figo,  o meglio quel che ne è rimasto, l’ ha poi accusato di essere salito nello spogliatoio dell’ arbitro prima del big match domenica sera , facendone ritardare l’ inizio di ben 4 minuti. Nulla di più falso: se avesse voluto condizionarlo gli avrebbe inviato in hotel signorine compiacenti per un po di innocente compagnia come ai tempi della Coppa Uefa dei granata. Stanco di queste ingiustizie, lo ha deferito alla Federazione: ci pensi l’ Ufficio Indagini a ristabilire l’ onorabilità sua e della Famiglia. Del Padrino. Lucianone nostro, per dimostrare che i piangina sono altri, ha addirittura aspettato ben una settimana per diffidare tutti quelli che vestono di bianconero, carcerati compresi quindi, a frequentare quel salotto pieno di falchi e avvoltoi che è il Processo di Biscardi. Trasmissione notoriamente con una credibilità pari al Premier quando disegna autostrade e ferrovie da Vespa. Obiettivo era difendersi dalle subdole macchinazioni di Tronchetti Provera, numero due interista, notorio centro di potere calcistico. E’ già previsto un lieto fine: nella sua magnanimità sarà ospite del Biscardone nazionale, siederà al suo fianco e accetterà la beatificazione della sua Juve. Rimane quel ragazzino maleducato e impenitente, quel Roberto Mancini, lingua lunga come la sua spocchia, che non ha fatto la gavetta come lui e che si permette di rispondergli con la stessa falsa ironia. Ci penseranno gli scagnozzi di big Luciano a farlo fuori, anzi lo stanno già facendo. Dio piacendo, anzi, Moggi piacendo.
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martedì, 14 febbraio 2006

BOBAN COME MANCINI: NEDVED FA SCENEGGIATE!

Ci sono diversi modi di presentare una notizia. Nella Gazzetta dello Sport di oggi, a pagina 5, nella consueta rubrica settimanale Verticalizzazioni di Zvonimir Boban, protagonista spesso incompreso nel Milan degli anni Novanta, si parla ancora una volta del post Inter – Juve. L’ ex calciatore croato prima tesse le lodi di Ibrahimovic, giocatore che personalmente adoro, sperando che presto vinca il Pallone d’ Oro e poi prende spunto da questa premessa per lanciare una stoccata sul finale dell’ articolo a due ex Palloni d’ Oro come Figo e Nedved. Al portoghese vengono rimproverate le lamentele post partita nei confronti di Moggi e del potere bianconero, mentre al ceco sono riservate parole ancora più dure: “…Nedved ha mostrato ancora una volta carenza di fair play e continuità di sceneggiate”. La stessa opinione espressa a caldo da Mancini ai microfoni della sola Domenica Sportiva, in quanto il Mancio è in aperta polemica contro due giornalisti di casa Mediaset colpevoli di aver distorto in più occasioni le sue parole e non frequenta il salotto di Controcampo. Fatto questo che ha fatto imbestialire il capo dello sport della tv privata, che pare l’ abbia giurata al tecnico nerazzurro, come si evince dall’articolo di Franco Rossi sul suo sito www.francorossi.com, lasciando briglia sciolta al giornalista che si occupa di Inter durante StudioSport, ossia il pavese doc Paolo Bargiggia, per colpirlo appena possibile. Tornando alla Gazzetta, come pensate che abbiano titolato l’ intervento di Boban? “Ibra è un esempio, capito Figo?”. Nessun accenno a Nedved, sicuramente la parte più esplosiva dell’ intero pezzo e che avrebbe attirato l’ attenzione di molti più lettori. Non è un caso: tempo fa Boban si permise di consigliare a Silvio Berlusconi di lasciare tranquillo Ancelotti per il bene del Milan, non mettendolo sotto pressione con le sue esternazioni pubbliche. Scattò un putiferio, con un presumibile invito alla redazione della Rosea e a Boban di volgere verso altri lidi i suoi interessi. Come puntualmente è avvenuto.
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LE ACCUSE A MANCINI

In questo primo post voglio subito affrontare i capi d’ accusa che sono stati mossi a Roberto Mancini nelle ore immediatamente seguenti al big match perso contro la Juventus domenica sera.
Accuse che possono essere facilmente smontate o quantomeno affrontate alleggerendo di molto la posizione del tecnico.
 
I CAPI D’ ACCUSA
 
1 – L’ Inter fallisce gli appuntamenti importanti
2 – Ha già perso 5 volte in questa stagione contro le 2 dell’ anno scorso
3 – Ha sbagliato i cambi, ignorando Pizarro e dimenticando in panca Recoba
4 – Ha sbagliato ad accantonare Toldo, Cristiano Zanetti e Materazzi
5 – Ha avvelenato la sfida alimentando sospetti e favori alla Juventus
 
LA DIFESA
 
1 – Chiariamo subito un concetto. L’ Inter non vince uno scudetto dal lontano 1988-89 e una Champions League nella rinnovata veste o Coppa Campioni in quella vecchia da oltre 30 anni. Nell’ era Moratti ci si era accontentati della Coppa Uefa nell’ anno di Simoni allenatore e Ronaldo protagonista di una annata straordinaria, poi solo delusioni, più o meno grandi, in larga parte per colpa delle scelte di Moratti stesso. Roberto Mancini ha di fatto rispolverato la bacheca dei trofei vincendo le due uniche finali che ha disputato, la Coppa Italia contro la Roma e la Supercoppa italiana a Torino contro i bianconeri. Questo è un dato oggettivo. Il primo anno in campionato ha fatto un girone d’ andata infarcito di pareggi per poi migliorare nettamente gioco e risultati nel ritorno, allo stesso ritmo di Juventus e Milan. E’ stato eliminato dal Milan in Champions, al termine di una doppia sfida in cui l’ attacco fu ridotto ai minimi termini e latitante, sbattendo contro la diga formata da Stam e Dida, sempre all’ altezza sul piano del gioco agli avversari . Quest’ anno nelle Coppe è ancora in corsa e fino a domenica sera era l’ unica in grado di riaprire il campionato, con la sconfitta di Firenze di mercoledì venuta dopo 11 vittorie e un pari in 12 partite. Partite importanti in cui ancora una volta sono mancati gli uomini chiamati a fare la differenza, ossia i presunti campioni, da Adriano a Martins, usciti con le ossa rotte dal confronto con Ibrahimovic. Contro viola e bianconeri ha schierato la formazione tipo, capace di quella striscia vincente: cosa doveva cambiare?
2 – Basta guardare la classifica: l’ Inter ha 11 punti in più dello scorso anno. Ha perso di più ma vinto molto di più. In un campionato a 3 punti un pari è una mezza sconfitta. Il distacco dalla Juventus è ampio perché i campioni d’ Italia stanno marciando a un ritmo insostenibile per tutti.
3 – Nessun dubbio sulla formazione titolare è stato sollevato dalla maggioranza di critici. Quanti avevano maledetto la partenza di Martins per la Coppa d’ Africa proprio quando aveva ripreso a segnare, tanto da immaginare improbabili voli aerei per riportarlo in Italia anche solo per una partita? Il problema grave è stata la sostituzione di Veron, vero faro del gioco di Mancini. Pizarro all’ andata fu letteralmente travolto dal duo Emerson – Vieira sul piano fisico e negli spezzoni in cui è stato impiegato, ma anche in Coppa Italia da titolare, aveva mostrato una involuzione preoccupante. Ci si è chiesti del perché non avesse schierato prima Recoba, ma non sappiamo come sia la sua forma in allenamento. Non credo che l’ allenatore non lo schieri per altri motivi che non siano la condizione palesata durante la settimana alla Pinetina. In fin dei conti ci si basa sulle doti balistiche dell’ uruguaiano, ma sul piano della prestazione sul terreno di gioco siamo convinti che avrebbe fatto meglio di altri?
4- L’ anno scorso ho sentito peste e corna su Mancini che, nonostante la pessima stagione di Toldo, non ha insistito su di lui preferendogli per un certo periodo Fontana. Ora che ha scelto come titolare Julio Cesar e di puntare su di lui, dandogli fiducia, ecco che spuntano i sostenitori dell’ italiano, in nome di una nuova alternanza. Serve coerenza. In realtà l’ Inter non ha un grandissimo interprete del ruolo, ma la stagione di Julio Cesar, se paragonata a quella di Dida o alle prestazioni di Buffon quando ha giocato, non è affatto peggiore, anzi. Il distacco dalla Juve non dipende minimamente dal portiere: se al posto di Abbiati ci fosse stato in porta Chimenti la Vecchia Signora sarebbe ugualmente nettamente prima. Materazzi ha giocato molto all’ inizio, è un bravissimo difensore ma Samuel è uno dei difensori più forti del mondo e si integra bene con Cordoba. Cristiano Zanetti ha subito i soliti problemi muscolari e ha davanti, come Pizarro, una delle migliori coppie centrali di centrocampo in Europa. Veron – Cambiasso. Chi togliereste per far posto al centrocampista italiano, che flirta con la Juve da mesi senza smentite di sorta dal suo procuratore?
5 – I favori alla Juventus nelle partite con Udinese e Parma sono stati sotto gli occhi di tutti, ma Mancini ha scelto da tempo la strada dell’ ironia di fatto non entrando direttamente nella querelle iniziata da Moggi con il presunto dossier pro Inter e alimentata ad arte da altri. Il tecnico jesino paga il fatto di rispondere a tono alle esternazioni di Moggi senza farsi intimidire, come gran parte dei giornalisti italiani che non possono rivolgere a Lucky Luciano domande scomode per ritorsioni professionali o per evidenti conflitti di interesse del giornale per cui scrivono ( i gadget ufficiali della Gazzetta, per non parlare di Tuttosport di Torino ). I sospetti li hanno alimentati altri sia dentro l’ ambiente nerazzurro, in primis Facchetti e Moratti, sia la carta stampata, che ha soffiato sul fuoco delle polemiche per ragioni comprensibili di vendita, in un anno nero per gran parte dei quotidiani nazionali.
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