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giovedì, 30 marzo 2006

ECCO COME TROVARE I BIGLIETTI PER I MONDIALI DI CALCIO

INCHIESTA: biglietti Mondiali Germania 2006, World Cup Germany 2006 tickets

La Coppa del Mondo un affare per ricchi? Biglietti ormai introvabili e non vendibili separatamente dai tour di viaggio organizzati? Non è completamente vero. Basta scandagliare la Rete e affidarsi alle agenzie di ticketing internazionali, quelle che professionalmente si occupano di vendere biglietti per gli spettacoli, sportivi e non, di tutto il mondo. Le principali si trovano in Inghilterra e Stati Uniti, Paesi in cui la professionalità e l’ organizzazione sulla gestione dell’ evento sportivo tout court raggiunge livelli ancora impensabili da noi. E’ il caso della TicketsNow ( www.ticketsnow.com ) , una delle più importanti a livello mondiale, che ha la sede principale in Illinois, Stati Uniti, con una sede periferica in Germania, che ha a disposizione ancora centinaia e centinaia di biglietti per assistere a tutte le partite del Mondiale. I prezzi? Naturalmente maggiorati, come la legge dello Stato americano permette a chi possiede regolare licenza. Per Italia – Repubblica Ceca ce ne sono ancora 200 e si va da un minimo di 390 dollari ad un massimo di 1.790 per il pacchetto all inclusive, che comprende anche l’ accesso alla sala ristorante, guida e trasporto allo stadio. Circa 220 i biglietti per Italia – Ghana, con cifre più contenute per i settori intermedi, mentre per la sfida contro gli Stati Uniti, molto sentita oltreconfine anche per la presenza di molti nostri connazionali, la forbice dei prezzi è tra i 790 e 2.000 dollari, con una disponibilità in rapida discesa ma ancora oltre i 150 posti. Per ordinarli è possibile servirsi del sito internet dell’ agenzia, garantito dai più moderni sistemi di protezione antifrode, mentre i tickets vengono spediti direttamente a casa con un sovrapprezzo per il nostro Paese di circa 40 dollari. Per chi volesse chiedere ulteriori informazioni, basta mettersi in contatto con il customer care, a cui gli operatori rispondono! , in lingua inglese o spagnola, ma anche sfruttare una live chat presente nel sito con una responsabile, come ho fatto io, aspettando l’ inezia di 7 secondi 7 e chiarendo con Vickie, davvero gentile e puntuale, ogni mio dubbio. Appassionati di Brasile, Argentina, Inghilterra o altre Nazionali? No problem, biglietti ce ne sono ancora centinaia, basta mettere in preventivo di pagare almeno 1.000 dollari per la categoria di posti più economica. Per molti potrà sembrare una pazzia, ma se si pensa che i Mondiali nel Vecchio Continente, dopo le previste edizioni in Sudafrica e Sudamerica, torneranno fra 12 anni…

postato da: chico75 alle ore 17:53 | link | commenti
categorie: calcio, inchieste, mondiali2006

COME IL MONDO HA VISTO INTER - VILLARREAL

Trasformandomi nel Klaus Davi della situazione, diamo una occhiata a come i media internazionali hanno titolato il post Inter – Villarreal, cominciando naturalmente da quelli spagnoli.

 As : “Sconfitta promettente . Il Villarreal incassa la prima sconfitta a San Siro contro un avversario di livello superiore, ma ugualmente gli mette paura tanto che l’ Inter si è dovuta accontentare di una vittoria esigua” .
 Marca : “ Il Villarreal conquista un buon risultato nonostante la sconfitta. L’ Inter è una macchina. Adriano è una macchina. Ma, come ogni macchina, bisogna scaldarli affinchè funzionino alla perfezione. E’ quello che ha fatto il Villarreal con un gol nel primo minuto di partita”
 SkySport : “ Una super Inter è in vantaggio. L’ Inter si riprende da un disastroso inizio e sconfigge il Villarreal in un incontro ricco di emozioni “
 The Guardian : “ L’ Inter colpisce due volte ma un sorprendente Villarreal segna un gol in trasferta. L’ Inter ha fatto una ottima figura ma il Villarreal ha ancora la possibilità di raggiungere la semifinale “.
 Equipe : “Piccolo vantaggio per l’ Inter. L’ Inter andrà al Madrigal con un vantaggio minimo la prossima settimana. I milanesi si sono imposti per 2 a 1 ma hanno sofferto e concesso un gol ad inizio partita che potrebbe fare la differenza “
 Record : “L’ Inter senza Figo batte il Villarreal ma la qualificazione resta aperta”
 Olè : “ Pupi football. Né Riquelme, né Veron, né Cambiasso. Il migliore di Inter – Villarreal è stato Zanetti che ha giocato come un Campione”
 Globo : “ Con un gol di Adriano l’ Inter batte il Villarreal. L’ attacco della Selecao sembra essere in sintonia. Dopo Ronaldo che ha trascinato il Real Madrid nella Liga, il quarto gol dell'anno di Adriano può segnare la svolta”
 Sports Illustrated : “L’ Inter accelera contro il Villarreal. Martins segna il gol della vittoria ed Adriano esce fuori dalla crisi nella vittoria contro gli spagnoli “
postato da: chico75 alle ore 13:14 | link | commenti
categorie: calcio, rassegna stampa, inter, villarreal

RIMONTA INTER, MA I GIOCHI SONO APERTI

Doveva andare meglio, poteva andare peggio. Prima della partita un successo per 2 a 1 sarebbe stato considerato un mezzo passo falso, ma dopo il gol subito al primo minuto aver rimontato e vinto contro una squadra non eccezionale ma molto ostica fa tirare un bel sospiro di sollievo. E’ stata un’ Inter discreta, super in Javier Zanetti e Stankovic, ha ritrovato i gol dei due attaccanti, ma che non ha sciolto i dubbi complessivi sull’ efficacia della manovra offensiva. La prestazione da grande squadra che punta ad andare in fondo a questa competizione insomma non c’è stata e questa è la preoccupazione maggiore per l’ immediato futuro. Assieme alla condizione precaria di Veron, molto statico ed impreciso, e a qualche amnesia difensiva di troppo ( Cordoba dov’ eri sul gol?). Senza la rete subita in apertura, la qualificazione si poteva ipotecare a Milano e non averlo fatto, come contro l’ Ajax, è un demerito. Gli spagnoli si confermano un gradino sotto ad Arsenal e Lione, avversarie delle italiane, come livello tecnico, Riquelme escluso( il migliore dei suoi con Gonzalo), ma come ho scritto da tempo sono molto insidiosi per chiunque da affrontare. Un gol lo fanno sempre, anche a Milano Forlan, a segno da 5 partite, ha timbrato il cartellino, ma anche lo prendono, e la difesa lo ha regalato ad Adriano. Sono pur sempre alla prima sconfitta in Champions League, è un dato da non dimenticare. Per una volta anche Roberto Mancini, che tatticamente ha preparato bene la sfida decidendo di sfondare nel lato di Sorin, non mi ha convinto nelle scelte: Wome in fase difensiva vale Gresko, non ha le capacità e l’ attenzione per fare la diagonale dietro e stasera si è fatto bruciare da Josè Mari dopo 30 secondi! Perché non Burdisso? Anche Cesar e poi Martins, fortunato nell’ occasione del 2 a 1, non mi sono sembrati all’ altezza di una partita così: perché non Cruz e Solari? La speranza è di recuperare Figo, Recoba e magari Favalli, del quale spesso si sottovaluta l’ importanza, per un ritorno che l’ Inter può affrontare agevolmente se gioca nell’ unico modo che sa: non aspettare ma aggredire e fare la propria partita, perché Adriano e soci ne hanno tutte le possibilità. Altrimenti nel piccolo Madrigal si potrebbe fare dura, specie se si va sotto di un gol. Un ultimo cenno al brasiliano: lontano dalla migliore condizione, come si è visto anche nelle conclusioni, prive della solita potenza, ma in netto progresso fisico e come determinazione. Nonostante tutto è’ ancora nettamente il migiore del reparto avanzato e quindi pensare di farne a meno sarebbe un suicidio.

postato da: chico75 alle ore 00:24 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, villarreal
mercoledì, 29 marzo 2006

INTER - VILLARREAL, 10 MOTIVI PER ESSERE OTTIMISTI

1 – L’ Inter è tecnicamente molto più forte del Villarreal, specie a centrocampo.
2 – Abbiamo una tradizione e una abitudine a giocare grandi sfide internazionali decisamente superiore.
3 – Non sono in un grande momento: nelle ultime 15 partite tra Liga, Champions e Copa del Rey hanno vinto solo 3 volte, pareggiato 7 e perso 5. Non vincono in trasferta dal 10 dicembre.
4 – Agli spagnoli mancano Tacchinardi, Josico, Josemi e Arruabarrena.
5 – Gioca Adriano e se si ritrova può fare la differenza.
6 – Se si escludono Figo e il lungodegente Favalli, l’ Inter non ha assenze di rilievo ed è in una buona condizione di forma.
7 – Nelle partite di Coppa l’ Inter di solito dà il meglio: Mancini ne ha vinte due ed è in lizza per vincerne altrettante.
8 – E’ una partita fondamentale della stagione, si gioca in casa e la spinta del pubblico di San Siro può essere determinante.
9 – Veron, il faro del gioco nerazzurro, ha la possibilità di prendersi una grande rivincita sul connazionale Riquelme, che gli ha tolto il posto in Nazionale argentina e sarà motivatissimo.
10 – La Juve ha perso malamente e questo deve dare ancora più rabbia e fiducia per fare strada in Champions League.

postato da: chico75 alle ore 11:22 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, villarreal
martedì, 28 marzo 2006

DOMANDE SENZA RISPOSTA: PATRICK VIEIRA

Chi ha fatto l' affare tra Juventus e Arsenal? La Juventus che lo ha preso per 20 milioni di euro con un contratto quadriennale da 5 milioni di euro netti l' anno oppure i Gunners che hanno incassato e puntato sul precoce talento del 18enne Cesc Fabregas ?

postato da: chico75 alle ore 23:49 | link | commenti (6)
categorie: calcio, juventus, domande senza risposta, vieira

CAPELLO, O IMPRESA O FALLIMENTO

Grande in Italia, pallida in Europa, specie in trasferta. E’ la storia della Juventus, la cui dimensione internazionale è di molto inferiore ad Ajax e Liverpool ad esempio. La fortuna aveva spinto i bianconeri negli ottavi, la sconfitta netta di Highbury riporta bruscamente alla realtà l’ ambiente torinese che si dovrà accontentare della supremazia nei confini nazionali, a meno di una grande prestazione nel ritorno a Torino. Se Roberto Mancini è stato preso per vincere o il campionato o la Champions, a Fabio Capello si chiedeva di vincere in campo internazionale. Gli acquisti di Vieira, Kovac e Mutu quest’ anno e Ibrahimovic, Emerson e Cannavaro l’ anno scorso sono stati fatti per conquistare la coppa dalle grandi orecchie. Non nascondiamoci la realtà: per vincere lo scudetto bastavano Trezeguet e Del Piero, Nedved e Camoranesi. Gli scudetti prima dell’ avvento di don Fabio erano 27 ed essere a 29 non cambia di molto la storia: li poteva vincere anche Lippi. Ma come è maturato questo 2 a 0? E’ spiegabile solo con la maggiore freschezza atletica degli inglesi e con un metro di giudizio arbitrale meno protettivo rispetto all’ Italia? Non solo: tatticamente Capello non è riuscito a trovare le contromosse per il 4-5-1 di Wenger, con il solo Henry punta e con Reyes a fare da spola tra attacco e centrocampo, supportato da Pires. Su quella fascia sinistra, da dove spesso parte anche l’ attaccante francese fortemente voluto da Moratti, Zebina viene travolto e Camoranesi non fornisce il solito apporto. In mezzo stupisce chi in Italia ancora non lo conosce il 18enne spagnolo Fabregas, che fa fare una figuraccia al suo maestro Vieira. Con l’ ultimo indisponente Ibrahimovic e Mutu annullato da Eboue, non ci sono spazi per creare gioco e per far arrivare uno straccio di palla a Trezeguet. Le espulsioni di Zebina e Camoranesi complicano il ritorno contro una squadra londinese che è a 28 punti dal Chelsea ed era senza Campbell, Cole e Lauren, tre titolari del reparto arretrato: bisognava fare di più. Lo spettro del Liverpool sembra tornare quando tutti già pensavano alla possibile semifinale contro l’ Inter e, in caso di eliminazione, Fabio Capello dovrà risponderne in prima persona.

postato da: chico75 alle ore 23:42 | link | commenti (2)
categorie: calcio, juventus, capello
lunedì, 27 marzo 2006

ANCHE SEVERGNINI STA CON MANCINI

 

Anche Beppe Severgnini, ironico e mai banale scrittore e giornalista, nella sua consueta rubrica Italians sul Corriere della Sera e al martedì sulla Gazzetta dello Sport, sollecitato da me sull' argomento, sta con Mancini. Potete leggere qui la sua risposta:

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-03-27/02.spm

postato da: chico75 alle ore 15:57 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, mancini

MANCIO, NON TENERE FUORI ADRIANO!

La sconfitta di Parma ha lasciato più scorie a livello di pressione esterna su Mancini e sull’ Inter che all’ atto pratico sulla classifica e sulla sostanza della stagione. Il Milan è distante cinque punti, ma c’è ancora lo scontro diretto e un calendario abbastanza abbordabile, mentre la Roma, quinta in classifica, è sei punti più giù, con molti giocatori in infermeria e che sarà presto chiamata a uno scontro ad eliminazione contro gli stessi viola. Al di là dello sciagurato errore di Wome, giocatore che come ho sempre ripetuto vale Gresko, ci sono i 18 tiri indirizzati verso Bucci, 9 nello specchio e 9 fuori, che testimoniano come ancora una volta sia la difficoltà a sbatterla dentro il cronicizzato problema di questa squadra. Se si creano le occasioni, spesso con una manovra fluida, non si può criticare l’ allenatore, che sta ruotando tutte le punte senza cavarne un ragno dal buco: è quel che si legge anche nell’ articolo di oggi di Cecere sulla Gazzetta, che però i titolaristi del giornale di Corrado Verdelli stravolgono facendo passare la situazione attuale come colpa del mister. Chi mi legge sa che al primo passo falso il partito degli anti Mancini a prescindere dà fiato a trombe e tromboni compiacenti. Nessuna sorpresa quindi. Detto anche dell’ errore di Materazzi sul gol, Samuel e Cordoba in mezzo restano un’altra cosa, e della pessima serata di Veron, tenuto comunque in campo per fargli migliorare una condizione non ancora ottimale dopo l’ infortunio, torno subito a parlare della partita chiave di mercoledì contro il Villarreal, che, volenti o nolenti, catalizza tutte le attenzioni. Se delle sette qualificate che han giocato nel weekend nei rispettivi tornei nazionali, solo due hanno vinto, un motivo ci sarà. Sento aria di panchina per Adriano e spero che Roberto Mancini non cada in questo errore: il brasiliano è uno dei pochi che, anche se in crisi, può risolvere con una giocata il match e tenere in apprensione l’ intera retroguardia. Capirei se ci fossero delle alternative come ha il Milan con Inzaghi, ma né Martins, né Cruz mi sembrano in grado di cambiare il volto a questo attacco. Inoltre ritrovare la via della rete potrebbe servirgli per ritrovare quella sicurezza finita chissà dove e fargli assaggiare la panchina nella partita decisiva, come già successo nel derby, porterebbe dietro una serie infinita di problematiche, prime fra tutte la sua permanenza a Milano. Personalmente punterei su di lui sia per l’ andata che per il ritorno, rischiando per una volta le tre punte in caso di situazione difficile. Per l’ eventuale sostituzione di Figo, non stravolgerei l’ assetto base e o avanzerei J. Zanetti o darei una chance a Solari, altro abituato a gare di livello internazionale, che probabilmente meritava già sabato al posto di un Cesar troppo lontano da quello vero. C’è molta tensione alla vigilia, ma se correttamente incanalata può fare da traino per un approccio determinato e voglioso contro un Villarreal che verrà qui per chiudersi e ripartite in velocità. Diamo fiducia a questa Inter.

postato da: chico75 alle ore 15:44 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, mancini, adriano, villarreal
venerdì, 24 marzo 2006

MANCINI RISPONDE A PARREIRA E INVOCA QUEL QUALCOSA IN PIU'

Le conferenze stampa di Roberto Mancini non sono quasi mai inni alla banalità come per la maggior parte dei suoi colleghi. Una delle qualità, che spesso è considerata difetto non solo nel mondo del calcio, dell’ allenatore nerazzurro è quella di prendere posizione su temi anche spinosi dell’ attualità pallonara. Così se Parreira poche ore prima aveva insinuato che Adriano e compagni conservassero energie in vista del Mondiale, il Mancio ha dichiarato che si dovrebbe dare la possibilità ai calciatori di rinunciare alla convocazione e rimanere a riposare. Un parere interessato, ma condivisibile. Come non ricordare il tour de force dell’ Imperatore nei mesi invernali? L’ Inter ha pagato carissimo già una volta, con Ronaldo ai Mondiali ’98, il dazio di un gravissimo infortunio al suo calciatore di maggior prestigio, fatto che ha condizionato negativamente il destino sportivo della società di via Durini. Non fosse accaduto, scudetti e Champions League molto probabilmente avrebbero trovato posto in bacheca. Ne sono convinto. Personalmente non mi schiero dalla parte degli affaristi dei club del G14 che vorrebbero ridurre al minimo gli impegni delle selezioni nazionali, ma alcuni ct, con l’ ausilio della stampa dei loro Paesi, tengono letteralmente sotto scacco i calciatori, che non possono mancare nemmeno in una amichevole in Kuwait. Ogni riferimento ai brasiliani è puramente voluto. Un altro passo interessante della conferenza stampa è l’ ammissione che la squadra deve fare qualcosa in più per puntare ai grandi traguardi: una accusa nemmeno tanto velata alle punte? Il mister jesino le difende, predica tranquillità, ma a precisa domanda sulle qualità di Martins lo invita senza tanti giri di parole a mostrarle in fretta perché nel calcio d’ oggi le partite importanti passano. Spazio a Recoba quindi a fianco di Adriano. Parma è importante per il secondo posto, ma è indubbio che è con il Villarreal che si deve dimostrare quel qualcosa in più invocato da Mancini.

postato da: chico75 alle ore 21:43 | link | commenti (4)
categorie: calcio, inter, mancini

LA PORRA DEI TIFOSI DEL VILLARREAL. COME FINIRA' PER VOI ?

Stanno per arrivare. E ci credono. I tifosi del Villarreal sono pronti a invadere Milano per continuare a sognare nella loro prima avventura in Champions League. Nel sondaggio lanciato dal forum degli appassionati del “ submarino amarillo “ ( www.forogroguet.com ) ben l’ 80 % di loro non credono di uscire sconfitti da San Siro e, molti di quelli che hanno pronosticato una sconfitta, hanno la sensazione di riuscire a ribaltare il risultato nella bomboniera del Madrigal. Confidando nella vena realizzativa di Riquelme, la stella della squadra, e del redivivo Forlan, a segno nelle ultime quattro gare, ma anche sperando nel centrocampista Senna o nelle altre due punte Josè Mari e Franco. Come scritto la scorsa settimana, è una squadra molto ostica da affrontare quella allenata dal cileno Pellegrini: pareggia spesso, segna pochi gol ma ne subisce altrettanti. Per questo il risultato più pronosticato dai tifosi, circa il 50%, per la partita d’ andata è quello di un pareggio. Il Villarreal è reduce dall ‘ 1 a 1 in casa del Valencia, salvato da Canizares che con una prodezza ha parato il rigore di Riquelme, ma in classifica la zona Uefa è ancora da conquistare e così nel match contro il Betis non potrà far riposare i titolari. Ora tocca a noi: come finirà Inter – Villarreal ?

 Las porra de aficionados de Villarreal

postato da: chico75 alle ore 12:27 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, villarreal, post en espanòl
giovedì, 23 marzo 2006

PARREIRA: ADRIANO E GLI ALTRI PENSANO AL MONDIALE!

Vi sorprendete per le pessime prestazioni e il precario stato di forma di Adriano, Ronaldo, Roberto Carlos, Dida, Cafu, Julio Cesar ? Il ct del Brasile Parreira dice quello che molti pensano e che il solo Ronie ha avuto spudoratamente il coraggio di dichiarare davanti a un microfono dopo l’ eliminazione in Champions League. “Stanno risparmiando energie in vista del Mondiale, in particolare Ronaldo, a cui le critiche saranno da stimolo per trascinare la Selecao in Germania”. Premesso che è un fenomeno tutt’ altro che nuovo per la galassia calcistica, queste affermazioni si vanno a inserire nel già infuocato clima tra la Fifa e il G14, l’organismo che raggruppa i principali club europei e che ha chiesto un risarcimento forfettario di 860 milioni per aver finora messo a disposizione i propri giocatori per le selezioni nazionali. Certamente, per restare ad Adriano, sarebbe quantomeno fastidioso per i tifosi nerazzurri vederlo tornare in grande forma nel prossimo giugno indossando la prestigiosa casacca verdeoro. Avere al fianco Ronaldo e dietro Kakà, Ronaldinho ed Emerson aiuterà sicuramente, ma solo un finale di stagione all’ altezza delle sue qualità potrebbe togliere qualche brutto pensiero a chi lo incita dalle tribune di San Siro e a chi lo paga ogni 27 del mese.

postato da: chico75 alle ore 12:26 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, adriano

LE DOMANDE SENZA RISPOSTA: CRISTIANO ZANETTI

Cos' ha di diverso la panchina nerazzurra da quella juventina ?

postato da: chico75 alle ore 11:31 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, domande senza risposta, zanetti c

RISERVE SONO E RISERVE RIMANGONO

25 minuti a buon ritmo, un gol fatto e almeno tre mancati, poi voglia, motivazioni e anche fiato sono venuti meno. Come è già successo in altre uscite stagionali in Coppa Italia e in Champions, a qualificazione già assicurata. Sono queste le riserve di cui qualcuno invoca maggiore spazio? A parte Julio Cesar, che visibilmente non ha assorbito mentalmente la decisione di Mancini di puntare su Toldo, praticamente tutti gli altri non meritano di trovare spazio nelle partite chiave della stagione, infortuni e/o squalifiche permettendo. Non è un caso che i migliori siano stati Samuel, che riserva non è, e Mihajlovic, che ha ancora motivazioni nonché classe da vendere. Esaltarsi per un gol comunque molto bello di Solari e vederlo poi sbagliare passaggi e cross in serie non lascia tranquilli, anche perché gli altri esterni che sono stati impiegati, da Kily a Cesar, che in quindici minuti ha fatto capire di essere lontano anni luce da una condizione presentabile, non costituiscono serie minacce a Stankovic e Figo. Gli stessi Pizarro e Cristiano Zanetti nel corso della ripresa sono lentamente scomparsi dal gioco lasciando ai friulani una sterile supremazia che solo per l’ incapacità degli avversari non ha procurato rischi maggiori. Pallido pure Cruz, che soffre i giocatori fisicamente imponenti come Natali, un capitolo a parte merita Martins: che fine ha fatto quel furetto un po pasticcione ma tremendamente veloce e fastidioso per i difensori che gli giocavano contro? Mi ripeto, come per Adriano: prima della condizione psicologica serve ritrovare quella fisica, seguendo ancora più rigorosamente le regole ferree della vita da atleta. Non tocca a Mancini, che vedendo i suoi attaccanti vorrebbe rimettersi in scarpette e calzoncni, vigilare, ci sono dirigenti chiamati a farlo. Resta palese dove si deve correggere la rosa: uno/due grandi giocatori e sostituti maggiormente motivati e con più talento. Magari italiani.

postato da: chico75 alle ore 11:26 | link | commenti (2)
categorie: calcio, coppa italia, inter
mercoledì, 22 marzo 2006

L' INTER STASERA NELLA COPPA ITALIA DA RIFONDARE

Andreolli, Mihajlovic, Solari, Kily, Cristiano Zanetti, gli stessi Cruz, Martins e Pizarro. Parlare di un’ Inter infarcita di riserve stasera nella semifinale di Coppa Italia contro la disastrata Udinese, anch’ essa con molti titolari lasciati a casa come Iaquinta, non è sbagliato. Difficilmente si arriverà alle 15.000 presenze a San Siro e testimonia se ce ne fosse bisogno il fallimento di una manifestazione che per importanza dovrebbe essere la seconda in Italia e invece spesso non raggiunge il numero degli spettatori del Trofeo Berlusconi o del Trofeo Tim in pieno agosto. Roberto Mancini, che ne ha vinte ben nove nella sua lunga carriera, parla di una partita più importante della trasferta di Parma e sul piano formale non ha torto: pur sempre si tratta di una coppa e all’ Inter la bacheca non è che sia così piena di recente. Dopo la vittoria dell’ anno scorso riconquistarla però assumerebbe grande valore solo in caso di una accoppiata con la Champions League, la coppa dalle grandi orecchie che manca da Milano da una quarantina di anni e ha un valore mediatico dieci volte superiore a uno scudetto. Cosa fare per non rassegnarsi al coma profondo di questa Coppa? Due le possibilità: o ricalcare la formula di Coppa d’ Inghilterra e Copa del Rey, con partita unica ed entrata in scena delle grandi fin dai primi turni magari contro squadre di serie C1, C2 e serie D, o far accedere alla fase finale solo le prime otto della classifica della serie A alla fine del girone d’ andata o a dicembre, come già avviene nel basket, in modo tale da avere sempre sfide di grande richiamo e fascino, magari fermando il campionato per due settimane, svolgendo tutte le partite in quel periodo con semifinali in sede unica. Purtroppo i contratti tv garantiti e la cecità di certi dirigenti hanno blindato questa formula ancora per alcuni anni, impedendone di fatto il suo successo. Poi ci si chiede perché la gente si allonatana dagli stadi…

postato da: chico75 alle ore 14:34 | link | commenti (2)
categorie: calcio, coppa italia, inter, mancini

TRIADE E ANCELOTTI, DUE CONFERME SENZA CERTEZZE

 

La Triade che resterà ai vertici della Juventus, con la conseguente conferma di Fabio Capello, e il rinnovo fino al 2008 di Carlo Ancelotti sulla panchina milanista. Due conferme che giungono in un momento delicato per le due società, sia a livello sportivo, con i quarti di Champions League la prossima settimana, sia a livello politico e societario, con un appuntamento elettorale alle porte e con la definizione di nuove strategie da parte della finanziaria Ifil, che controlla tra gli altri la società bianconera, ma anche la Fiat. Tutto si conclude nel migliore dei modi, quindi? Oppure c’è sotto qualcosa di poco chiaro o quantomeno di ancora irrisolto? Partiamo dalla Juve. La notizia fatta filtrare attraverso il giornale di casa Agnelli, la Stampa, non è uscita per caso e serve per passare la patata bollente nelle mani soprattutto di Giraudo, che da mesi vorrebbe disimpegnarsi dal club bianconero, stufo di doversi praticamente inventare manovre spericolate come la cessione della sede per racimolare i soldi per il bilancio e la campagna acquisti. Un importante incarico nel ramo immobiliare e un ruolo di responsabilità nel comitato per l’ organizzazione degli Europei 2012: queste le offerte lavorative da tempo sul piatto del manager. La sua risposta evasiva ieri alle domande dei cronisti sulla sua riconferma ne sono una riprova: o decide di continuare alle stesse condizioni oppure si prende la responsabilità di andarsene. La precisazione di oggi della stessa Ifil della volontà di proseguire il rapporto, ma con la necessità di trovare ancora un accordo, confermano questa tesi. Staremo a vedere. Per quanto riguarda Ancelotti invece, il rinnovo quando si è in piena lotta per il secondo posto, a meno dieci dalla prima in classifica e con un difficile quarto di finale contro il Lione in Europa, non può essere visto solo come un segnale di stima e fiducia per il lavoro svolto, tantomeno come garanzia di riconferma. Piuttosto mi sembra sia stato fatto per calmare le voci sempre più insistenti degli abboccamenti con il Real Madrid, mai smentiti, nonché come una mossa che possa rafforzare il gradimento per Berlusconi in vista delle prossime elezioni. Uscire con i campioni di Francia, dopo Istanbul, rimescolerebbe le carte. Quindi la sua situazione non resta molto diversa da quella di Roberto Mancini, sotto contratto fino al 2007, riconfermato in pectore da Moratti e dalla dirigenza, ma che, in caso di fallimento contro il Villarreal, tornerebbe percilosamente sulla graticola. Con o senza secondo posto e Coppa Italia.


postato da: chico75 alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: calcio, milan, juventus, mancini
martedì, 21 marzo 2006

GLI AFFARI DI MERCATO: JUAN SEBASTIAN VERON ( 1 )

Si parla sempre negativamente dell’ Inter in chiave di mercato, chiaramente a volte non a torto. Il fatto poi di non vincere un campionato o una Champions da molto tempo contribuisce a vivisezionare al microscopio soprattutto gli errori, a discapito dei buoni affari che, soprattutto negli ultimi due anni, sono stati nettamente superiori alle scelte sbagliate. Sia in fase di acquisto che in quella di cessione. Merito agli operatori di mercato Branca e Oriali, che hanno dovuto anche abbassare il monte ingaggi nerazzurro( ora è inferiore a quello di Milan e Juve ), ma anche e soprattutto al progetto tecnico di Roberto Mancini, da subito improntato su giocatori di grande tecnica a centrocampo e di innesti mirati che facessero fare il salto di qualità nel reparto arretrato. Molti dei nuovi arrivi erano già stati compagni o alle dipendenze del Mancio, fatto che gli ha sempre creato non poche critiche, ma che alla prova del campo si è mostrato vincente. Dimostreremo che con il tecnico jesino la società di Massimo Moratti per la prima volta da anni ha investito meno in proporzione di quello che è stato poi il valore sul campo dei nuovi acquisti. Partiamo da Juan Sebastian Veron, forse il caso più eclatante, gocatore per il quale tecnicamente stravedo. Era il 3 giugno 2004 quando il sito ufficiale annunciò l’ approdo in prestito gratuito per un anno del centrocampista argentino, reduce da una stagione tormentata in maglia Blues culminata con una operazione alla schiena e finito nella lista degli indesiderati di Mourinho. Assieme a Crespo, che, con la stessa formula, è finito al Milan. Veron in Italia aveva lasciato un grande ricordo, 140 presenze disseminate con le maglie di Samp, Parma e Lazio e arricchite da uno scudetto, una Coppa Uefa, due Coppe Italia, una Supercoppa europea e una italiana. Passò poi al Manchester United per 40 milioni di euro, con un rendimento con alti e bassi, e poi al Chelsea per 26 milioni, voluto fortissimamente da Ranieri. Per ritrovarsi scelse ancora la serie A, l’ Inter, ma soprattutto Roberto Mancini, suo ex compagno sia a Genova che a Roma, con il quale c’è sempre stata una profonda stima reciproca. Nella sua prima stagione fatica a ritrovare l’ antico smalto e a prendere in mano le redini del gioco nerazzurro, tanto da essere schierato più di una volta sulle fasce e a lasciare il mezzo alla coppia di frangiflutti Cambiasso – Cristiano Zanetti. La squadra mostra subito nella difesa il suo reparto più fragile e non sopporta un giocatore portato più a impostare che a difendere. I tanti pareggi allontanano in fretta l’ Inter dalla vetta, la manovra di gioco è a tratti brillante a tratti macchinosa, senza inventiva nel mezzo e involuta sulle fasce. Il mister punta con convinzione sulle sue idee di gioco e, registrata la difesa anche grazie a Mihajlovic, sposta la Brujita nel mezzo: segue un lungo filotto di successi che riporta l’ Inter al terzo posto, la squadra è malamente eliminata dalla Champions dal Milan, con Veron schierato trequartista nel ritorno, ma vittoriosa in Coppa Italia contro la Roma. In estate il Chelsea riprende Crespo ma lascia Veron all’ Inter con una formula mai del tutto chiarita, prolunga fino al 2007 con la società nerazzurra e mai scelta fu azzeccata. Il suo gol permette la conquista della Supercoppa italiana nella tana bianconera e finora ha avuto un rendimento costante e sempre ad altissimi livelli, detta i ritmi del gioco con precisione, classe e con quella maturità che forse non ha mai avuto. Non si limita a costruire ma offre un contributo dinamico in fase di ripiegamento impensabile, formando con Cambiasso una delle migliori coppie di centrocampo d’ Europa, non inferiore a Emerson-Vieira. I molti che credevano non potesse essere un regista adatto al 4-4-2 si devono ricredere e l’ argentino costringe alla panchina anche il neo acquisto Pizarro, con il quale la convivenza tattica si è rivelata problematica. La notizia di un suo ritorno dettato da ragioni familiari in Argentina mobilita l’ ambiente che non manca occasione per ribadire stima e fiducia nel calciatore e nell’ uomo; è uno di quelli che non ha paura di metterci la faccia e prendere posizione contro i ritardi di Adriano di rientro dal Brasile. Un leader, in campo e fuori, come spesso ribadisce a ragione anche il Mancio. Costato zero euro, con un ingaggio “normale “ attorno ai 3 - 3,5 milioni di euro. Arrivato come un calciatore in declino e ora indiscusso signore del centrocampo. Stare con Mancini significa anche stare con Veron: diversamente difficilmente sarebbe arrivato a Milano e difficilmente rimarrebbe.

postato da: chico75 alle ore 00:52 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, mancini, veron, gli affari di mercato
lunedì, 20 marzo 2006

VERON E RECOBA ESALTANO L'ORCHESTRA INTER

Il partito dei disfattisti e di coloro che stanno contro Mancini e l’ Inter a prescindere da tutto dovrà aspettare per levare nuovamente le proprie voci a mezzo stampa e tv. Ieri contro la Lazio, avversario tradizionalmente ostico, vittoria numero 20 in campionato su 30 partite, manovra piacevole e fluida e atteggiamento di grande personalità e sicurezza per tutti i 90 minuti. L’ ennesima risposta per chi, anche in questo blog, continua a lamentare che Mancini non ha dato un gioco a questa squadra e che si viva sulle invenzioni e sui colpi dei singoli, pur bellissimi come Figo ieri. Il merito del mister è quello di aver creato attorno a calciatori di grande tecnica un complesso che si muove con buona continuità nelle trame offensive e con precisi meccanismi nella fase difensiva. Mentre dietro la solidità è sostanzialmente mantenuta anche con Materazzi al posto di uno dei due centrali titolari e ultimamente anche con Wome sulla fascia, in mezzo Juan Sebastian Veron dimostra con i fatti di essere un elemento insostituibile per classe e geometrie. Sta probabilmente vivendo uno dei migliori momenti della sua carriera, che ne fanno senza ombra di dubbio uno dei centrocampisti più forti d’ Europa. Affronterò uno dei prossimi giorni il tema, ricordo bene lo scetticismo che accompagnò il suo acquisto. Pekermann è uno dei pochi che insiste nel tenerlo lontano dalla Nazionale per non creare pressione a Riquelme. La Brujita si è infortunato alla mezzora di Inter Juventus sul punteggio di 0 a 0: non è esagerato dire che le cose sarebbero probabilmente andate diversamente. L’ assist per il secondo gol di Recoba è un’ altra risposta a chi, poco tempo fa, mi scrisse che l’ argentino non sa verticalizzare. A proposito del Chino: ha sfruttato al meglio la possibilità della seconda maglia consecutiva da titolare in campionato entrando in tutte e tre le reti nerazzurre e mostrando quel che dovrebbe e potrebbe far vedere più spesso.Il motivo dei rimproveri e dell’ insoddisfazione del Mancio nei suoi confronti è proprio quello di chi conosce per esperienza diretta i giocatori tecnicamente dotati e si arrabbia se non vengono sfruttate appieno queste qualità. Il suo atteggiamento non è mutato da quando è all’ Inter: vuole vederlo decisivo e continuo per non sprecare quel meraviglioso sinistro. Come scrissi sabato, da buon profeta, ha finalmente l’ occasione per dare un senso positivo alla sua avventura italiana all’ Inter, ossia guidandola a un grande successo. Se non si infortuna e si esprime così, non c’è concorrenza che tenga ora come ora con gli altri attaccanti della rosa. All’ appello manca ancora Adriano e a questo punto non so più quale sia la strategia da seguire per recuperarlo, visto che si sono provate tutte; è il momento che trovi dentro di sé la serenità e la voglia per ritrovarsi. Il fatto di averlo visto sbagliare una deviazione di testa da posizione favorevole non essendo riuscito a staccarsi da terra in maniera adeguata, ricordandomi il peggior Vieri, mi fa pensare che la brillantezza fisica ancora non ci sia. Questo l’unico motivo di preoccupazione della domenica che sfata il tabù Lazio.

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sabato, 18 marzo 2006

VIGNETTE PER SPORT

( vignette Marini, fonte Datasport )

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categorie: vignette

L'ULTIMO CANTO DEL CHINO

A 30 anni appena compiuti, con il contratto in scadenza e dopo 9 anni ricchi più di delusioni e promesse non mantenute che di altro. Uno scenario desolante per ogni giocatore che al’ inizio della carriera fosse considerato un potenziale fuoriclasse. Eppure Alvaro Recoba ha davanti i due mesi più importanti da quando è all’ Inter, l’ occasione che aspettava per lasciare un segno nella sua avventura nerazzurra e fare il sospirato regalo al suo primo tifoso Massimo Moratti. La rincorsa ad un ruolo da protagonista assoluto spero possa ripartire domenica contro la Lazio, quando Mancini dovrà scegliere il compagno di reparto di Adriano e, dopo le ultime pallide prestazioni di Martins, il Chino è in vantaggio su Julio Cruz. L’ ennesimo infortunio muscolare sembra alle spalle, serve solo uno dei suoi gol capolavoro o qualche assist per risvegliare definitivamente dal lungo letargo invernale Adriano e il posto contro il Villarreal sarà suo. Il mister non aspetta altro, un segnale che gli dimostri che può finalmente contare su di lui e, in questo senso, il surplus di allenamento fisico che sta facendo in questi ultimi giorni è un segnale di disponibilità che ha accolto positivamente. Moratti, l’ unico che non ha mai smesso di aver fiducia nel suo fatato piede sinistro, ha lasciato perdere la possibilità a gennaio di arrivare a Cassano, per non togliergli ulteriore spazio. In effetti la concorrenza stagionale non è molto agguerrita: Adriano e Martins sono al loro peggiore anno da quando sono in Italia e il solo Cruz, che peraltro ha caratteristiche diverse, è stato all’ altezza della situazione. Per un motivo o per l’ altro però Recoba non è riuscito a lasciare il segno, sempre alla ricerca di quelle 4 partite da titolare che non ha mai avuto a disposizione qui a Milano e di una condizione fisica accettabile. 17 presenze, spesso spezzoni di partita, e 3 gol in campionato, appena 5 con 1 gol, nei preliminari, in Champions League. Per la prima volta c’è la concreta possibilità che possa lasciare l’ Inter, nonostante da mesi sia già pronto un rinnovo biennale a circa 2,5 milioni di euro all’ anno. Il probabile arrivo di una nuova punta e la sensazione che l’ appuntamento con il destino non arrivi mai potrebbero portarlo in Spagna o a ricongiungersi con Novellino, dovunque vada. Proprio nei giorni che si parla del ritorno di Ronaldo, la mente corre a quel 31 agosto 1997, giorno del debutto in campionato del Fenomeno, ma che si trasformò nella scoperta per il pubblico nerazzurro di quel ragazzo uruguaiano di cui si era innamorato Moratti in videocassetta. L’ ingresso nel secondo tempo, con i nerazzurri sotto di un gol, e due perle che mandarono in visibilio San Siro, compreso il sottoscritto, presente allo stadio, e che permisero a Simoni di allontanare le voci di un imminente esonero. Sembrava l’ alba di una carriera splendente, invece a tutt’oggi è stato il suo canto del cigno. Eppure mai come oggi il sogno di far ricredere molti sul suo conto è forte: è uno dei pochi che con una giocata, un calcio piazzato può cambiare le sorti del match. Mancini non gli neghi questa ultima possibilità e gli faccia subito un regalo: la maglia di titolare contro la Lazio.

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venerdì, 17 marzo 2006

I VIDEO GOL DELLA CHAMPIONS LEAGUE

Dopo il link dei gol della serie A, ecco il video del gol di Stankovic contro l' Ajax e gli altri video dei gol di Champions.

Clicca qui: http://www.champions-league.org

 

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categorie: calcio, video gol

LA FORZA DI RONALDO E GLI STRISCIONI ORGANIZZATI

La telenovela è appena iniziata e ha già anche una fine. O almeno una data entro il quale quasi sicuramente si rincorreranno voci e trattative, ma non ci sarà nulla di definitivo. Ronaldo ha già fatto sapere che dopo il Mondiale sceglierà dove andare. E’ un giocatore sotto contratto con il Real Madrid, ma la rottura con l’ ambiente e la società è ormai netta e il Fenomeno dei tempi andati, che tutto è tranne che ingenuo, ha già mosso i fili della sua strategia per preparare l’ ennesimo trasloco della sua corte. Con reciproca soddisfazione. E’ già successo ai tempi del Psv, del Barcellona e dell’ Inter: una motivazione buona per l’ opinione pubblica( prima Cuper, ora i tifosi del Bernabeu) per mascherare una scelta personale, ancorchè legittima, se è vero che lasciò l’ Inter per una società che gli desse più prestigio e opportunità di vincere. La maledizione della Champions League però ha continuato a tormentarlo e nemmeno in maglia blanca è riuscito a vincere la più importante manifestazione europea per club. Quel che trovo interessante nella vicenda Ronaldo – Inter bis è che le voci sono alimentate dalle varie anime della società nerazzurra: Massimo Moratti rilascia dichiarazioni sul tema con cadenza quasi giornaliera, Facchetti, contrario come Branca ma si sa quanto contano, gli ha già spedito due frecciatine tutt’altro che amichevoli, i giocatori rispondono senza problemi esprimendo più o meno direttamente la loro opinione e anche i tifosi, sia quelli da poltrona, sia quelli da stadio fanno sentire la loro voce. Per questi ultimi cambia naturalmente il mezzo: i primi intervengono nei sondaggi promossi dai media, gli altri alzano striscioni e fanno cori al Meazza o addirittura alla Pinetina. Esemplare quello a favore del suo ritorno esposto al campo d’ allenamento: troppo mediatico per essere spontaneo, qualcuno che non vuole o non può esporsi mediaticamente, nelle varie correnti interne al cda nerazzurro, ha voluto far sapere la propria opinione. Cose che succedono da sempre: in cambio di favori più o meno leciti, alcuni tifosi si prestano a contestazioni, anche violente, per indirizzare il dissenso o il sostegno al proprietario della società. Questo accade maggiormente nei club in cui c’è un presidente che fa tutto di testa sua, lasciando alla dirigenza un potere operativo meramente di facciata. Come Moratti. Tanto per restare nell’attualità basta ricordare il sostegno degli ultras della Lazio, a cui Lotito ha tolto molte impunità e vantaggi commerciali come la gestione del merchandising, alla misteriosa cordata ungherese di Chinaglia, che sa tanto di truffa, in cambio del ripristino di quei favori. Tornando a Ronaldo, è bene ricordare che gode ancora di una tale popolarità e forza commerciale che può permettersi di aspettare il momento opportuno per sedersi al tavolo delle trattative. Il Real Madrid fa buon viso a cattivo gioco, sperando che un grande Mondiale rialzi le sue quotazioni: in questo momento infatti, con lo stipendio che percepisce, è assai probabile che sia costretto a regalarlo a parametro zero. Ho già scritto qui dieci motivi per cui sono contrario al ritorno di Ronaldo(clicca sulla tag Ronaldo nella parte destra della home), ma è chiaro che se le alternative si chiamano Iaquinta o Babel preferisco riprovare e rischiare con Ronie. Se si parla di Henry, Fernando Torres o Eto’o il discorso allora cambia. All’ Inter servono i fuoriclasse che decidano le partite chiave e diano una immagine planetaria alla squadra: di mezzi giocatori e campioni ne ho a sufficienza.

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mercoledì, 15 marzo 2006

LE DIECI COSE DA SAPERE SUL VILLARREAL

Per non farsi trovare impreparati quando milanisti e juventini ti chiederanno che razza di squadra si troverà di fronte nei quarti di Champions.

1 – Villarreal si trova a 35 km da Valencia. E’ una città di appena 45 mila abitanti e, nonostante abbia molti monumenti romani, non è un classico posto da villeggiatura. Per divertirsi meglio puntare su altre città della costa Blanca.
2 – E’ alla prima esperienza in Champions League ed è ancora imbattuta in questa edizione. Ha eliminato nei preliminari l’ Everton, ha vinto il gironcino con Lilla, Manchester United e Benfica e negli ottavi ha fatto fuori con due pareggi i Rangers, non senza soffrire. Battiamoli ed entriamo nella ( loro ) storia.
3 – Hanno ben dieci sudamericani nella rosa e la colonia argentina è quella più numerosa. L’ undicesimo è il mister, il cileno Pellegrini, l’ artefice del miracolo Villarreal, quarto l’anno scorso in Liga ed eliminato in semifinale della Coppa Uefa. Superfluo dire che in campo si parlerà spagnolo e sarà quasi un clasico.

4 – El submarino amarillo, il sottomarino giallo, è il soprannome del club, dal colore della loro divisa da gioco. La base del sottomarino è il Madrigal, 23 mila posti, stadio piccolo e ribollente di entusiasmo, campo da gioco con misure al limite del regolamento. Affondiamoli.
5 – Pareggia spesso e ci ricorda la prima stagione di Mancini: in Champions sei volte nelle ultime otto partite, in Liga dieci volte in un totale di 27 incontri. Occhio però perché in trasferta quasi sempre fa un gol: per questo fondamentale sarà non subirne nella partita d’ andata
6 – Non segnano molto, ma sanno difendersi molto bene. Sono la terza migliore retroguardia nella Liga e nel girone di qualificazione hanno subito solo una rete. Difesa e contropiede: questa la semplice ricetta di Pellegrini. Difficile prendano più di un gol a partita.
7 – Veron ha l’ occasione per prendersi una rivincita contro Riquelme che, su decisione del ct Pekermann, ha preso il suo posto nel centrocampo biancoceleste. Sono i due giocatori maggiormente in grado di influenzare la manovra delle rispettive squadre. Bloccare Riquelme, scartato dal Barcellona ed esploso proprio in camiseta amarilla, significa aver già mezza qualificazione in tasca. In Liga 11 gol e 5 assist.
8 – Un altro scarto, stavolta del Manchester United, l’ uruguaiano Forlan, è la punta di diamante, anche se, dopo un anno straordinario con 25 centri nella Liga, quest’ anno è fermo a 8 gol complessivi. La distribuzione del gol è quindi molto varia e per la gran parte è frutto di una manovra collettiva e non di azioni individuali.
9 – Ci sono ben 3 vecchie conoscenze del nostro calcio: uno è l’ ex juventino Tacchinardi, che si alterna tra campo e panchina e che salterà l’ andata per squalifica. Gli altri due sono l’ esperto Josè Mari, due stagioni in rossonero, e l’ argentino Sorin, ex Lazio e Juventus. Proprio quest’ ultimo non è da sottovalutare perché se è in giornata con le sue incursioni dalla sinistra può far male
10 – Prima della sfida di andata non potrà permettersi di rilassarsi in campionato: è ad un punto dalla zona Uefa e sarà impegnato nelle sfide contro Atletico Madrid, Valencia e Betis. La condizione psicofisica non potrà quindi essere delle migliori, al contrario dell’ Inter che può programmare un minimo di turnover.

 LAS 10 COSAS DE SABER SOBRE EL VILLARREAL

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MISSIONE COMPIUTA, VILLARREAL ARRIVIAMO!

Se tutto va messo in relazione con il risultato, la qualificazione dell’ Inter ai quarti di Champions League per il secondo anno di fila non fa una grinza. L’ Ajax ha sfruttato nel migliore dei modi nella partita d’ andata il primo tempo orribile dei nerazzurri per scappare sul 2 a 0, ma era bastato semplicemente giocare per 45 minuti per acciuffare i lancieri e indirizzare sul binario giusto anche la partita di ritorno. Stasera non si è ripetuto lo stesso errore, ma era francamente difficile riuscire a non aver ragione di uno degli Ajax più deboli degli ultimi 20 anni. Quindi, al di là della soddisfazione per aver passato il turno, coerenza vuole che si sottolinei che pensare di fare molta strada giocando complessivamente come in questa doppia sfida contro gli olandesi sia una pia illusione. Tenere la qualificazione in bilico fino al quarto d’ora della ripresa va a demerito della squadra di Mancini, che conferma la solita difficoltà a trovare la via della rete e una condizione quantomeno deficitaria in alcuni dei suoi uomini chiave, come Veron, Cambiasso, Martins e lo stesso Adriano. Il brasiliano fino al rigore malamente sbagliato non si era mosso male, pur dovendo lasciare il centro dell’ area a Martins, scelta dettata dal fatto che si voleva sfruttare l’ arma del contropiede contro un Ajax che si sarebbe dovuto sbilanciare per cercare il gol. Fatto che non è avvenuto praticamente mai, così il nigeriano al di là di una girata finita sulla traversa ha continuato a pasticciare oltre il lecito, mentre l’ Imperatore, sfiduciato, è lentamente scomparso dal campo riapparendo solo a tempo scaduto sbagliando una comoda occasione per il raddoppio. Ritengo che Recoba e soprattutto Cruz abbiano fondati motivi per recriminare contro la scelta del Mancio. Veron da qui alla sfida contro gli spagnoli, fra 15 giorni, ha solo bisogno di recuperare lo smalto perduto per via dell’ infortunio, mentre Cambiasso e Figo sembrano quelli che avrebbero bisogno di tirare un po il fiato. Cristiano Zanetti e Cesar già domenica potrebbero trovare spazio contro la Lazio. I migliori sono stati Stankovic, più continuo del solito e determinante con il grande gol che fa il bis di quello di Amsterdam, e Materazzi, perfetto sullo spauracchio Huntelaar. Sotto con il Villarreal, da non sottovalutare, ma obiettivamente ad altri è toccato di peggio. L’ obiettivo deve essere Parigi, da stasera un po più vicino, ma principalmente è quello di fare finalmente una grande prestazione, cosa che in questa Champions ancora non si è vista.

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lunedì, 13 marzo 2006

ADRIANO, MEGLIO TARDI CHE MAI

Il 25 febbraio scrissi in questo blog “come una eventuale squalifica di Adriano sia forse più salutare di un suo impiego contro l’ Udinese: ha assoluto bisogno di allenarsi con esercizi mirati per recuperare esplosività e brillantezza in vista del ritorno della Champions, lontano poco meno di 3 settimane”. Il riferimento era alla manata al livornese Grandoni, che dopo un paradossale balletto tra organi giudicanti sportivi, portò alla conferma dei 2 turni di assenza. La prestazione contro la Sampdoria, specie dopo il gol liberazione, è stata un continuo crescendo, sia di convinzione sia di forma: gli serviva allenarsi e gli serviva fare un gol decisivo. Quello contro la squadra di Novellino non varrà nulla di importante, ma permette di rosicchiare 2 punti al Milan e 3 alla Roma ed è un ottimo viatico in termini di fiducia e serenità per tutto l’ambiente per la sfida contro l’ Ajax. Confido in un’ altra prestazione importante del brasiliano e di tutta la squadra martedì sera, con una partenza sprint per mettere alle corde la resistenza e l’ entusiasmo dei giovani lancieri. Per farlo Roberto Mancini punterà anche su Veron a centrocampo , restato in campo ben oltre le aspettative, Materazzi in difesa, al posto dello squalificato Cordoba, Toldo inporta, che ha ormai sorpassato Julio Cesar nelle gerarchie, e uno presumibilmente tra Recoba e Cruz davanti. Al di là degli uomini, basta giocare come sempre, ossia per vincere: l’ Inter non è una squadra che può lasciare l’ iniziativa agli avversari perché quando l’ ha fatto spesso ha perso o ci è andata molto vicina. Il passaggio del turno servirebbe anche a zittire quella gola profonda che, al termine della chiacchierata di Mancini alla squadra lo scorso mercoledì, pensò bene di informare subito l’ amico giornalista. Fatti che succedono dappertutto ( come non ricordare i metodi della vecchia guardia rossonera quando si son trovati di fronte allenatori non graditi come Tabarez, Terim o il ritorno di Capello ) ma all’ Inter di più perché, come più volte spiegato, non c’è una struttura societaria credibile, unita e univoca. Come non ricordare quando un giocatore nerazzurro, durante una sera all’ Hollywood, rivelò al figlio di un famoso giornalista la fuga di Vieri e Di Biagio dal ritiro? Chiudo ricordando, ai tanti che sono forse ciechi o non vogliono vederlo, come l’ Inter continui a viaggiare a più dodici punti rispetto allo scorso campionato, quando a questo punto Juve e Milan, in testa appaiate, avevano un vantaggio di sedici punti sui nerazzurri, che tra l’altro avevano Udinese e Sampdoria alle costole. Il miglioramento mi pare evidente e raggiungere i quarti in Champions, eguagliando il risultato dell’ anno scorso con la prospettiva di superarlo, darebbe l’ impulso necessario per convincere tutti della bontà del progetto tecnico.

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sabato, 11 marzo 2006

PERCHE CAPELLO NON VENNE ALL'INTER

Molti si sono chiesti perchè l’ Inter, quando decise di non continuare con Zaccheroni, non prese in considerazione Fabio Capello, in partenza da Roma e poi finito sulla panchina juventina. Lo stesso tecnico campione d’ Italia rivelò che era disposto a lavorare per il club di Moratti lasciando intendere che ci fu più di un abboccamento, ma poi, vista l’ indecisione del patron, si accordò con Luciano Moggi e Antonio Giraudo in un paio di giorni. Quel che spinse l’ Inter ad abbandonare la pista Capello furono le richieste economiche e tecniche di don Fabio da Pieris. Al di là di un contratto pari a quello delle stelle della squadra, chiese l’ acquisto di 4 grandi giocatori, la cessione di alcune pedine importanti della rosa nerazzurra e addirittura la ridefinizione di alcuni ruoli in società. Alla Juventus è riuscito ad avere voce in capitolo nella campagna acquisti, cosa mai successa prima, e ha preteso un grande nome per ogni settore del campo: arrivarono Cannavaro ( pagato zero euro all’ Inter ma che ha un ingaggio al lordo delle tasse di quasi 10 milioni l’anno), Emerson e Ibrahimovic, che sono costati alla Triade bianconera un non facile programma di risanamento che addirittura è sfociato nella cessione della sede ed ha avuto come conseguenza uno dei pochi bilanci in rosso. I nerazzurri, che hanno imboccato la via del risanamento dopo anni di follie ed errori sul mercato, non potevano nè vollero accontentarlo e Moratti, che già ammirava Mancini da tempo, sciolse i dubbi e puntò sul tecnico jesino. Ora lo stesso sta accadendo al Real Madrid che non può più permettersi di sbagliare dopo il flop della strategia dei Galacticos. Don Fabio ha chiesto un ingaggio superiore di un euro a quello delle stelle della squadra, la cessione di Ronaldo, Roberto Carlos, Zidane, Salgado ed Helguera e l’acquisto di almeno 4-5 grandi assi mondiali: Vieira, Gerrard, Adriano e Ibrahimovic e un difensore da scegliere in una rosa ristretta che comprende tra gli altri Chivu e Cannavaro. In alternativa sarebbero graditi anche i giovani spagnoli Fabregas dell’ Arsenal e Xabi Alonso del Liverpool, ma solo se questo sacrificio fosse necessario per arrivare ad altri grandissimi colpi. E’ vero che ha i risultati dalla sua parte e che il Real è il club più ricco del mondo, ma con giocatori di questo livello saprebbero vincere in molti. Forse anche il tanto criticato Zeman, ma anche il tutt’ altro che suo amico Mancini. Il quale firmò un triennale da circa 10 milioni netti in totale, un terzo di Capello, che chiese per il primo anno l’ arrivo dei suoi fedelissimi Favalli, Mihajlovic e Veron, tutti a parametro zero, che ha puntato su Cambiasso, costato zero e in cui quasi nessuno credeva, e si è pure trovato il non richiesto Davids. Quest’ anno poi, sulla scia del successo in Coppa Italia e del buon finale, aveva indicato come necessario l’ arrivo di un grande difensore ( scelse Luisao del Benfica, ma poi si spalancò la possibilità di prendere Samuel) , di un portiere ( accettò Julio Cesar portato al Chievo da Branca), di un esterno ( voleva Cesar, accettò Solari, Figo fu scelto da Moratti )e di un regista che potesse prendere gradualmente il posto di Veron, ossia Pizarro. Come si nota richieste ben diverse da quelle di Capello e soprattutto la condivisione di un programma di ridimensionamento delle spese e dei costi, scommettendo comunque sulla sua convinzione di portare l’ Inter ad una grande vittoria nel giro di due-tre anni e di cambiare radicalmente la filosofia di gioco. Ha portato, finora, due trofei nei due anni che l’ Inter ha speso meno, facendo vedere significativi progressi sul piano della qualità della manovra. Un piccolo miracolo in fondo l’ ha già compiuto, anche senza chiamarsi Capello.

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venerdì, 10 marzo 2006

AJAX E VILLARREAL, OCCASIONE DA NON PERDERE!!

Scampato il derby, evitate Barcellona, Lione e Arsenal. Non si può dire che sia stato un brutto sorteggio quello di Parigi, anche se la storia del calcio, la pazzia congenita di questa società e la scaramanzia impongono di concentrarsi esclusivamente sull’ avversario di martedì, l’ Ajax. Certo è che se qualche mese fa avessero prospettato per ottavi e quarti della Champions League la possibilità di due sfide contro i lancieri e il Villarreal tutti avrebbero messo la firma. Non nascondiamoci la realtà, è una occasione da non perdere, a patto di ritrovare la vera Inter che per molti mesi di questa stagione ha marciato ad un ottimo ritmo e offerto buone trame di gioco. L’ operazione Champions non può prescindere dal recupero di Veron in mezzo al campo e di Adriano davanti, con la possibile sorpresa di un Recoba che possa finalmente essere determinante nei destini di questa società. Nel Villarreal gioca l’erede della Brujita in Nazionale, quel Roman Riquelme molto apprezzato anche dallo staff tecnico nerazzurro, attorno al quale girano le fortune del club valenciano. Piedi buoni, grande visione di gioco e intelligenza, ha trovato nell’ ambiente senza troppe pressioni di questa squadra, rivelazione degli ultimi anni in Liga, il posto ideale per la sua consacrazione. Riuscire a limitarlo, significherebbe ridurne del 50 % il potenziale offensivo, che, dopo la perdita di Figueroa, è nei piedi dell’ uruguaiano Forlan e dell’ ex milanista Josè Mari. Non sempre titolare Tacchinardi, che come Josico salterà l’andata per squalifica. Altri ottimi giocatori sono i due argentini, il giovane difensore centrale Gonzalo Rodriguez, due anni fa vicino ai nerazzurri, e Sorin, un passato anche nella Lazio cragnottiana. Una squadra ostica, che gioca in velocità, molto difficile da affrontare, che sa chiudersi molto bene in difesa e ripartire in contropiede. E’ alla portata di J. Zanetti e compagni, ma bisognerà stare attenti a non fare un passo falso nella partita d’ andata in casa perché si potrebbe fare molto dura. Semprechè martedì Huntelaar non si trasformi in uno dei peggiori incubi della storia recente interista: Mancini non potrà permettere altri pericolosi rilassamenti alla sua truppa. Sperando in una giornata finalmente da grande Adri, che si dice si sia allenato finalmente bene in quest’ultima settimana. Guardare alla semifinale e al possibile primo storico incrocio europeo con la Juventus è prematuro e farebbe venire inutili capogiri. Ajax martedì e poi Villarreal. Avanti!

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giovedì, 09 marzo 2006

BUON COMPLEANNO INTER!

Oggi, 9 marzo, è il 98esimo compleanno dell’ Inter. Cosa vorreste come regalo, possibile o impossibile che sia ??

La conferma di Mancini, della gran parte della rosa attuale e 1-2 interventi mirati sul mercato

Il ritorno di Ronaldo

L’ arrivo del duo Fabio Capello – Luciano Moggi dalla Juve

L’ addio di Massimo Moratti

Una Federazione, una Lega Calcio e il sistema calcio in generale, arbitri e media compresi, non manipolati e condizionati dai soliti noti

 

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QUEI TRE DAVANTI CHE L' INTER NON HA

Kakà – Inzaghi – Shevchenko. La netta vittoria del Milan sul Bayern, altra squadra che come Chelsea e Juventus fa del gioco, della solidità e della continuità i propri punti di forza, si spiega così e fa capire perché l’ Inter si ritrovi con 4 punti di ritardo in campionato sui rossoneri dopo essere stata avanti di 6 fino alla partita con la Fiorentina. Come ho scritto ieri, nell’ ambito di un progetto tecnico riconoscibile e vincente, cosa che non ha da tempo il Real Madrid, ma che hanno le tre grandi italiane, Inter compresa, sono i grandi giocatori del reparto offensivo a farti vincere le partite in cui ti giochi tutto in 90 o 180 minuti. Non c’è papera di Dida che tenga se davanti hai tre draghi del genere, senza contare Gilardino che tutto è tranne che una riserva, così come ininfluente sono stati gli errori di Julio Cesar nelle sconfitte contro i viola e contro i bianconeri. Il nostro trio d’ assi che dovrebbe fare la differenza, Figo – Adriano – Martins, è monco per due terzi da tempo e senza di loro non c’è Capello o Mancini che tenga. Non si va avanti, né in Champions né in campionato. Ritrovarsi, già a partire da martedì contro l’ Ajax, non è impossibile, specie se l’ Imperatore ritrova la via del gol, come fece un anno fa di questi tempi contro il Porto, schiantato nel ritorno a San Siro da una fantastica tripletta. Anche allora si giocò una settimana dopo gli altri, e speriamo che le coincidenze non si fermino qui. Lo stesso trio juventino, Nedved – Trezeguet – Ibrahimovic, a cui si aggiunge Del Piero, cifre alla mano, è stato molto più determinante di quello nerazzurro, nel quale il solo Cruz ha fatto compiutamente la sua parte. L’ Ajax si deve battere, come non conta, in attesa che il sorteggio di domani non regali nell’ eventuale turno successivo un altro derby italiano. Due considerazioni sul turno di Champions. Completamente sbagliate le scelte tecnico tattiche di Magath del Bayern e di Lopez Caro del Real Madrid: il tedesco ha impostato una gara d’ attesa, difensiva, senza averne gli uomini, specie sugli esterni, lasciando possesso palla e iniziativa ad una squadra tecnicamente superiore come il Milan, che quando può attaccare va a nozze. Il carneade spagnolo ha puntato sui senatori Raul e Ronaldo, entrambi per motivi diversi completamente fuori forma, sbugiardando il mercato di questa stagione e i soldi investiti sui rampanti Baptista ma soprattutto Robinho e Cassano, entrati solo nel finale. L’ eliminazione è meritata e definitiva fine del ciclo madridista, che dovrà rifondare sacrificando qualche grande nome ormai sul viale del tramonto. La seconda è che Barcellona e Lione, maggiori artefici del calcio spettacolo in Europa, sono i veri spauracchi di tutti nel sorteggio. Non trovarli davanti sarebbe già un successo, Ajax permettendo.

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mercoledì, 08 marzo 2006

IL VALORE AGGIUNTO DI KULOVIC E RONALDINHO

Solo la fortuna, materializzatasi in un clamoroso errore del portiere Wiese a due minuti dalla fine, ha impedito alla Juventus di fare la fine del Chelsea. La solidità e la continuità dei bianconeri e dei Blues nei rispettivi campionati sono qualità che nella formula ad eliminazione diretta contano fino ad un certo punto. I colpi risolutori dei fuoriclasse e dei giocatori dotati di maggior estro e fantasia, nonché i singoli episodi che possono incidere sul normale svolgersi di una partita, fanno la differenza a questo punto della Champions League. Non si vuole criticare due società vincenti che sono ai vertici mondiali, ma sottolinearne le loro caratteristiche strutturali. Dire che la Juventus avrebbe comunque meritato la qualificazione è come riconoscere un qualche valore alla vittoria ai punti in una partita di calcio. Il Werder Brema era stato bravo nella partita d’ andata a sovvertire nel finale il risultato dopo che il gol di Trezeguet del provvisorio 2 a 1 aveva quasi chiuso la qualficazione e nella partita di Torino non si è snaturato chiudendosi in difesa a protezione dell’ esiguo vantaggio. Ha segnato con Micoud e ha sfiorato in almeno altre tre occasioni la rete probabilmente decisiva, pur subendo come normale specie nella ripresa il predominio dei bianconeri. Non sarebbe stata scandalosa per nulla la qualificazione tedesca, mentre Fabio Capello deve ringraziare la Dea Bendata che gli ha permesso di gioire nonostante avesse completamente sbagliato sia le scelte di formazione sia l’ approccio tattico e tecnico. Ha ammesso a fine partita che non si aspettava la loro pressione né di subire a tal punto il fuorigioco esasperato orchestrato da Schaaf. In quel di Barcellona invece a decidere è stata la magia di Ronaldinho che ha sbloccato un match che i blaugrana hanno controllato a loro piacimento fin dall’ inizio. Timido e monocorde l’ atteggiamento del Chelsea che si è presentato al Nou Camp come se dovesse difendere lo 0 a 0. Mourinho non è riuscito ad inventarsi nulla e ha sperato che un episodio potesse dare il la alla rimonta Con Lampard malconcio, Robben e Drogba annullati da Marquez e compagni c’ era poco da sperare, specie se non si rischia di giocare con due punte nemmeno nel secondo tempo. Il tecnico portoghese ha ragione quando ricorda l’ espulsione dell’ andata come episodio condizionante la qualificazione, ma la sua squadra non si è dimostrata mai al livello tecnico di questo Barcellona; forse cederà alla tentazione di portare a Stamford Bridge qualche grande nome, magari meno incline alla disciplina tattica, ma più decisivo in queste partite. Capello per questo spera di recuperare Ibrahimovic, croce e delizia, nella migliore forma: sa che senza le sue invenzioni difficilmente potrà sperare di arrivare fino a Parigi. A meno che la fortuna ci metta ancora una grossa mano.

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martedì, 07 marzo 2006

SPERO DI VEDERTI PRESTO COSI'!FORZA PRINCIPESSA!

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CHELSEA BATTE BARCELLONA 339,2 A 105,6 (MILIONI)

  

Tra i tanti motivi che fanno di Barcellona – Chelsea di stasera l’ ottavo di finale più interessante di Champions League, ho trovato significativa l’ inchiesta pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo Deportivo, che mette a confronto la rosa delle due squadre relativamente a quanto sono costati alle loro società. Il risultato, peraltro prevedibile, dimostra come si possa essere ai vertici dei rispettivi campionati da ormai due anni seguendo sul mercato due strategie totalmente diverse. Abramovich non ha badato a spese per seguire le indicazioni dei suoi allenatori, offrendo cifre spesso superiori al necessario per convincere le altre società a privarsi delle loro stelle o presunte tali. Joan Laporta e lo staff blaugrana hanno puntato molto sulla valorizzazione del vivaio, riuscendo a mettere a segno anche ottimi affari sui giocatori a parametro zero, e investendo decine di milioni di euro solo sulle grandi stelle, investimento per altro inferiore al valore di mercato attuale e in riferimento al loro rendimento in campo. Nel Chelsea solo sei giocatori della rosa erano già nelle file dei Blues prima dell’ avvento del magnate russo: Cudicini, Terry, Gallas, Huth, Lampard e Gudjohnsen, addirittura ben dieci neo acquisti sono costati più del portoghese Deco, pagato 15 milioni di euro dopo il brillante Europeo portoghese, mentre i compagni Ferreira e Carvalho, voluti da Mourinho, sono stati pagati rispettivamente 20 e 30 milioni di euro. La partita di stasera non sarà solo la possibilità per gli spagnoli di consumare la vendetta dopo l’ eliminazione dell’ anno scorso: è un modo per mostrare al mondo che si può vincere anche spendendo meno ma facendolo meglio. Vediamo la tabella che mette a confronto le due rose, con l’ anno di acquisto o di approdo in prima squadra e il costo in milioni di euro.

BARCELLONA
Giocatore Anno Costo in Mil. Euro
Valdes 2002 0
Jorquera 2003 0
Belletti 2004 4
Marquez 2003 5
Puyol 1999 0
V.Bronckorst 2003 0
Gabri 1999 0
Oleguer 2002 0,5
Edmilson 2004 6,2
Silvinho 2004 2,4
Van Bommel 2005 0
Motta 2001 0
Xavi 1998 0
Deco 2004 15
Iniesta 2002 0
Ezquerro 2005 0
Giuly 2004 7
Eto'o 2004 27
Ronaldinho 2003 30
Messi 2004 0
Larsson 2004 0
Maxi Lopez 2005 6,5
TOTALE 105,6

CHELSEA
Giocatore Anno Costo in Mil. Euro
Cech 2004 11
Cudicini 2000 0
Ferreira 2004 20
Carvalho 2004 30
Terry 1997 0
Del Horno 2005 12
Geremi 2003 10,3
Huth 2002 0
Gallas 2001 9
Johnson 2003 9
Makekele 2003 24
Essien 2005 38
Lampard 2001 16
Diarra 2005 4,5
Maniche 2005 0
Gudjohnsen 2000 7,3
Cole 2003 9,9
Drogba 2004 38
Robben 2004 20
Wright-Phillips 2005 31,5
Crespo 2003 25,2
Duff 2003 25,5
TOTALE 339,2

 

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categorie: calcio, barcellona, chelsea
lunedì, 06 marzo 2006

RIPARTE LA STRATEGIA MEDIATICA CONTRO MANCINI

Il giorno dopo Roma – Inter riparte la strategia mediatica contro Roberto Mancini, mentre nessuno sotolinea che la squadra nerazzurra è stata la prima a fermare la striscia di 11 vittorie consecutive della Roma dominando per buona parte dell’ incontro in un campo ostico come quello dell’ Olimpico dove ci lasciò la pelle il Milan e la Juve , prima di far sua la partita, fu brava a non prendere gol nell’ arrembraggio iniziale di Totti e compagni. Trascurando chi ha ripreso le solite boutade dei giornali inglesi su Benitez, meritano in particolare un cenno i due totem delle vendite in Italia, ossia i quotidiani RCS Gazzetta dello Sport – Corriere della Sera, che dall’ arrivo di Verdelli alla direzione della Rosea hanno aumentato considerevolmente il numero degli interscambi fra le redazioni nella firma di editoriali e rubriche, nonché i gadget, vedi collana dei dvd sui comici. Mentre sulle pagine del Corriere per una volta la prima firma dello sport, il buon Tosatti, risparmia critice feroci all’ Inter e a Mancini, limitandosi a definirlo fortunato al cospetto del povero e bravissimo Spalletti, viene consegnato l’ onere e l’ onore di attaccare il mister a Umberto Zapelloni, ex responsabile dei servizi sportivi dello stesso giornale e noto per essere un profondo conoscitore del mondo della Formula Uno e della Ferrari in particolare, tanto che due anni fa scrisse anche un libro sulla Rossa. Nel suo editoriale di prima pagina Zapelloni scrive: “Una prova di carattere, dicono quelli che se ne intendono ( quindi non lui aggiungo io).Ma che carattere può avere una squadra che in un mese è quasi sparita dall’ alta classifica? Una squadra che in 5 partite ha totalizzato 5 punti…..Partite cominciate male, corrette in corsa, giocatori che si ricordano di essere da Inter solo nel secondo tempo dopo prestazioni a dir poco imbarazzanti….torna in mente la frase pronunciata da Moggi dopo il confronto diretto di San Siro…Aveva capito tutto.Intuito lo sgonfiamento del sufflè. O forse aveva soltanto letto il suo dossier”. Un attacco durissimo, ripetuto per tutto il pezzo, a Mancini e alla società Inter. Con tanto di richiamo alla frase di Don Luciano in pagina 2 a mò di sfottò. Il rispetto per le opinioni altrui è sacrosanto, ma quando Moratti si indigna per il trattamento che la Federazione gli riserva dovrebbe aprire gli occhi anche davanti a questi attacchi mezzo stampa tramite delatori più o meno affermati e credibili. Un articolo del genere è impensabile contro Juventus e Moggi, che per molto meno inibì l’ ingresso ad un paio di giornalisti circa due anni fa al centro sportivo, colpevoli di aver scritto notizie infondate, sempre secondo Don Luciano. Per molto meno Galliani ha già rimproverato la Gazzetta perché colpevole di aver detto che il Milan segue Frey e vedrete che ci sarà un cambiamento di linea evidente. Per molto meno lo stesso Milan pretese e ottenne che un giornalista sportivo di Italia Uno fosse dirottato a seguire l’ Inter perché non gradito, per molto meno giornalisti come Franco Rossi oppure opinionisti come Agroppi non vengono più invitati in trasmissioni Mediaset. Nemmeno un cenno nell’ editoriale al 57% di possesso palla all’ Olimpico, agli 11 tiri verso Doni, al fatto che all’ Inter mancavano 5 titolari e almeno 3 erano acciaccati e fermi per quasi tutta la settimana. Nemmeno un cenno ai 12 punti in più rispetto alla stagione precedente e alla partita ufficiale numero 100 di Mancini sulla panchina nerazzurra, con sole 10 sconfitte e con una bacheca rispolverata con due coppe e con buone probabilità di proseguire il cammino in Champions quest’ anno. Semplici dimenticanze che non possono o devono intaccare il teorema di Roberto Mancini pompato, perdente e arrogante. Chi sarà la prossima volta lo Zapelloni di turno?

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categorie: calcio, inter, mancini

DA ROMA CON UN PUNTO E UN BICCHIERE MEZZO PIENO

Due erano gli errori da evitare nella partita contro la Roma. Iniziare con un approccio molle stile Ajax, Juve, Palermo e compagnia bella e prendere conseguentemente una rete consentendo ai capitolini di fare il gioco che prediligono, ossia recuperare palla e verticalizzare sui centrocampisti che si incrociano e inseriscono senza palla velocemente verso l’area avversaria. Passano meno di 10 minuti e puntualmente accade il patatrac, con Materazzi che lascia via libera al brasiliano Mancini e Wome che si fa addirittura passare fra le gambe l’ assist per Taddei. A proposito, apro una parentesi sul terzino camerunense: siamo ai livelli di Gresko e Marco Branca, che lo presentò come una sua scommessa, penso si sia ricreduto in fretta. Un Mancini infuriato ha così chiesto a Figo, rimasto in panchina perché visibilmente malconcio, di entrare già attorno alla mezzora per Kily Gonzalez, impalpabile come molti altri. Seconda parentesi: dopo averlo criticato per i cambi troppo ritardati, ora si accusa il mister di porre rimedio troppo in fretta ai suoi errori. Un po di onestà intellettuale, please. Comunque la partita, dal 35’ in poi, è stata quasi costantemente in mano ai nerazzurri, che in alcuni tratti hanno letteralmente schiacciato nella loro area Chivu e compagni, il cui argine ha retto, grazie alle pretsazioni maiuscole di Mexes e De Rossi in particolare che di testa hanno disinnescato Cruz, chiamato spesso in causa a fare da sponda per gli inserimenti dei compagni. In una situazione del genere è normale aver rischiato due tre contropiede pericolosi, ma Toldo non ha praticamente toccato palla dopo il gol, quindi per nove decimi di partita. A differenza di Doni, che, non senza qualche sbavatura, ha chiuso la sua porta fino al colpo di testa di Materazzi su cross proprio di Figo. Parentesi numero tre: Materazzi per questa squadra è importante sia sotto il profilo tecnico che temperamentale , ma resta di una spanna sotto Samuel, quindi se vuole giocare abbandoni l’ illusione di farlo col Milan e opti per una squadra appena al di sotto delle tre grandi. Oppure rimanga a Milano e riuscirà a ritagliarsi il proprio spazio come quest’anno. Alla resa dei conti il pareggio ci sta, ma la differenza di valori in campo è parsa per buona parte dei 90 minuti di gioco abbastanza netta. Come sempre manca una punta che si inventi il gol, come ha fatto Inzaghi contro l’ Empoli. O Adriano ritrova lo smalto di dicembre o si fa dura per il secondo posto, che comunque domenica sera dovrebbe essere più vicino dopo Juve-Milan. I cinque punti nelle ultime cinque partite sono la logica conseguenza di questo. Questo sia che in panca sieda Mancini o ci fosse stato chiunque altro al posto suo. Che ieri ha forse sbagliato a dare fiducia a Wome e Kily, ma ha fatto un po di turn over per le condizioni non brillanti di Figo, Burdisso e Martins, sommate alle assenze di Samuel, Adriano, Julio Cesar, Favalli e Veron. Non dimentichiamolo. Teniamoci il punto e guardiamo il bicchiere mezzo pieno: sabato sera la Samp e poi il ritorno con l’ Ajax. Prima in Champions qualche vittima illustre potrebbe essere già caduta.

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categorie: calcio, inter
sabato, 04 marzo 2006

A ROMA SERVE UNA GRANDE INTER

Ha molti significati la partita di domenica sera con la lanciatissima Roma di Spalletti. Per Roberto Mancini, nonchè per i molti ex biancocelesti in rosa,  le sfide con i giallorossi ricordano le amarezze nei derby di campionato trascorsi sulla panchina laziale, ma anche la prima vittoria in una competizione ufficiale su quella nerazzurra nella finale di Coppa Italia. Quest’ anno la partita di andata è stato probabilmente uno dei crocevia negativi della stagione perché la sconfitta a San Siro per 3 a 2 fu l’ inizio di un mini ciclo negativo in cui l’ Inter conquistò solo 2 punti nelle due partite successive contro Samp e Lazio. Lì la Juve prese definitivamente il largo e il distacco non si è più concretamente ridotto, specie dopo la famosa sconfitta nello scontro diretto a Milano. Montella, Totti e Taddei sorpresero un’ Inter che non ebbe il giusto approccio con la partita, fatto che si è purtroppo ripetuto più volte in altri primi tempi quest’ anno. Le 11 vittorie consecutive della banda Spalletti hanno riportato la Roma a soli 4 punti di distanza in classifica ed una eventuale sconfitta all’ Olimpico, unita alla vittoria della Fiorentina contro il Siena, riaprirebbe addirittura i giochi per la qualificazione Champions. Una trasferta delicata, da affrontare senza Samuel, Veron, Adriano, Favalli e probabilmente Julio Cesar. L’ Inter ha la possibilità di interrompere questa striscia di successi? Sicuramente, a patto di non concedersi supinamente come un agnello sacrificale al probabile arrembaggio ad inizio partita. La chiave è a centrocampo con il pressing portato da De Rossi e Dacourt che, in assenza di Totti, dovranno verticalizzare velocemente per Montella( spesso a bersaglio quando vede la Beneamata) e per i tagli dalle fasce di Taddei e Mancini. Occhi puntati su Cambiasso e Pizarro che dovranno far valere il loro superiore tasso tecnico in mezzo per mettere in moto Figo e le due punte, in cui l’ unica certezza è Cruz. Storicamente le sfide tra giallorossi e nerazzurri sono ricche di gol e quella di domenica non dovrebbe sottrarsi alla statistica, anche se l’ assenza di Totti e Veron toglie dalla contesa i giocatori di maggior classe. Mancio chiede una prestazione importante che dia lo slancio per la conquista del secondo posto e per proseguire il cammino nelle Coppe. Luci sull’ Olimpico: domenica è una delle partite da non fallire.

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categorie: calcio, inter
venerdì, 03 marzo 2006

MATERAZZI DOPO VIERI: UN'ALTRA RISERVA AL MILAN?

E’ da 5 anni all’ Inter e si è fatto apprezzare dai tifosi nerazzurri per la grande grinta e determinazione che ha sempre messo in campo, anche troppa alcune volte, facendosi al contempo odiare dagli avversari che lo insultano sistematicamente in ogni stadio d’ Italia. Non è mai stato all’ altezza dei grandi interpreti del ruolo, perché ha limiti tecnici e caratteriali abbastanza visibili, ma negli anni scorsi quando era disponibile ha sempre giocato a buoni livelli da titolare. Che Marco Materazzi sia e sia stato uno dei giocatori simbolo dell’ Inter in questi anni è fuor di dubbio e per questo le notizie sempre più insistenti di un suo trasferimento al Milan hanno scatenato un mezzo putiferio. Sia fra i tifosi nerazzurri, che non gliela perdoneranno, che fra quelli rossoneri, che in gran parte non lo sopportano. Gli screzi con Roberto Mancini quest’anno sono stati molteplici, ma in realtà dare ragione al giocatore è difficile guardando quanto è stato impiegato quest’ anno. 15 presenze in campionato, di cui 11 da titolare, la dodicesima sarà a Roma, che si sommano alle 7 presenze in Champions League non credo siano un motivo sufficiente per chiedere la cessione. Senza contare che il difensore è stato anche fermo per un infortunio muscolare subito contro i Rangers che l’ ha fatto fuori dai giochi per oltre un mese. Dopo un inizio difficile, per tornare a una forma accettabile dopo il periodo madridista, Walter Samuel è tornato ad essere uno dei difensori più forti del nostro campionato e con Cordoba forma una coppia molto solida come dimostrato dai numeri. Mancini ha fatto quello che avrebbero fatto tutti i suoi colleghi: far giocare i più forti. Non creda Materazzi che se andasse al Milan giocherebbe di più l’ anno prossimo: Galliani e Braida stanno cercando un giocatore di grande livello internazionale per sostituire Maldini e da schierare con Nesta e questo giocatore non potrà mai essere lui. Spero che la dirigenza nerazzurra, che ha in mano le redini del gioco, essendo Materazzi non in scadenza di contratto, si faccia pagare il giocatore per il suo valore, e non cada nella trappola orchestrata a suo tempo da Cannavaro e Moggi. Il Milan, dopo Vieri, sta rubando all’ Inter un’ altra riserva.

 

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categorie: calcio, inter, materazzi
giovedì, 02 marzo 2006

BALLACK-CHELSEA E LE ULTIME DI MERCATO

Una doccia fredda per chi credeva che Michael Ballack potesse essere ad un passo dall’ Inter. Infatti oggi pomeriggio in una intervista alla BBC il suo procuratore Becker ha dichiarato che il Chelsea è in pole position per il suo assistito, con una offerta quinquennale che si aggira attorno ai 40-45 milioni di euro. Cifre fuori dalla portata di ogni altro club che non abbia alle sue spalle un Abramovich, che ricordiamolo ha coperto personalmente un buco di gestione di oltre 200 milioni di euro dei Blues. Come scrissi qualche giorno fa le uniche possibilità che l’ Inter aveva di convincere il giocatore erano di natura economica, perché sul piano del prestigio internazionale la squadra nerazzurra non può purtroppo fornire alcuna garanzia di vittoria. Sono le stesse parole che ha usato oggi Becker per spiegare le ragioni dei contatti molto avviati con Peter Kenyon, amministratore delegato della squadra londinese, e con il Real Madrid, che resta in corsa, nonostante le incertezze societarie che di fatto rallentano ogni strategia. Abramovich può offrire garanzie sia sul piano tecnico che su quello economico, non c’è che dire. Difficile un ultimo rilancio di Moratti in persona, che si è sbilanciato pesantemente a favore del centrocampista del Bayern, come fece alcuni mesi fa solo con Messi. Chiaro comunque il tentativo del procuratore tedesco di alimentare un’ asta e di chiamare pubblicamente in gioco le squadre europee più importanti. Capitolo Ronaldo: nella società nerazzurra ci sono varie correnti pro e contro il ritorno del brasiliano, che sarebbe considerato interessante solo a fronte di un eborso economico per il suo cartellino non superiore ai 5 milioni di euro. Sussistono molti dubbi sia per la sua condizione fisica, sia per le sue motivazioni che per le reazioni del pubblico. L’ Inghilterra potrebbe essere la destinazione finale di Luis Nazario da Lima, anche se sia Wenger che Ferguson preferirebbero puntare su giocatori più giovani, mentre Mourinho si è già per tempo chiamato fuori da ogni interesse per il brasiliano. Il Liverpool e il Tottenham potrebbero superare la concorrenza. Non bisogna dimenticare che alla fine di questa stagione scade il periodo che Adriano si era dato per vincere qualcosa di importante con l’ Inter e che il ricco rinnovo firmato pochi mesi fa non sarebbe un ostacolo ad una sua eventuale partenza in caso di braccio di ferro stile Ronaldo. Una situazione che in via Durini temono molto, nonostante le prestazioni del giocatore quest’ anno non abbiano entusiasmato e che solo un Mondiale da protagonista potrebbero rilanciare, anche in chiave Real. Branca si sta muovendo ancora sul fronte dei parametri zero, dopo il brasiliano Maxwell che prenderà il posto nella rosa di Wome, mentre per l’ erede di Veron continua la corte a Roman Riquelme, regista della Nazionale e del Villareal, nonostante il club iberico ne abbia più volte annunciato l’ incedibilità. In Italia osservato speciale Almiron dell’ Empoli. Sempre dalla Spagna conferme dell’ interesse per l’ ex genoano Diego Milito, che sta disputando una ottima stagione nel Real Saragozza. Molto asado al fuoco per il prossimo futuro di un’ Inter che continuerà a parlare sudamericano e sempre meno italiano.

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categorie: calcio, inter, adriano, ronaldo, ballack

DIECI PIU' DI VIERI

Ho scritto che ci sono in Italia almeno dieci attaccanti meglio di Vieri, della cui esperienza e utilità Lippi ha dichiarato non ne vuole fare a meno. Per fortuna che con la sua solita magnanimità ci ha pensato Materazzi in allenamento ad azzopparlo, risparmiandoci il fondato dubbio che avrebbe potuto giocare dall’ inizio contro i tedeschi. Mi ripeto: fisicamente è alla ricerca della forma migliore da troppo tempo, segna pochissimo, non è mai stato un giocatore capace di fare la differenza entrando a partita in corso. Mai. Inoltre metterebbe pressione a due come Toni e Gilardino, che con una presenza ingombrante come quella verrebbero sacrificati per far entrare il Bobo musone nazionale al primo spiffero. E’ stato un grande bomber, meritava di vincere di più sia in maglia nerazzurra che con quella azzurra, ma Lippi si convinca che è meglio lasciarlo libero di girare per spiagge e locali notturni.
Chi sono i dieci attaccanti dieci italiani migliori di lui a tutt’oggi?
 
Luca Toni
Alberto Gilardino
Francesco Totti
Alessandro Del Piero
Antonio Cassano
Filippo Inzaghi
Cristiano Lucarelli
Vincenzo Iaquinta
Francesco Tavano
Francesco Flachi
 
Come caratteristiche tecniche i suoi concorrenti sono Toni, Lucarelli e Iaquinta, tutti più giovani, più sani e con più gol segnati di lui non solo in questo campionato, ma anche in quello precedente. In Germania Bobo ci vada per tifare l’ Italia dell’ amicone Lippi. A meno che il ct azzurro non debba ricompensare l' attaccante di qualcosa...
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categorie: calcio, nazionale, vieri

TROPPA ITALIA PER ESSERE VERA

Italia - Germania 4-1. Ma anche Croazia-Argentina 3-2, Francia-Slovacchia 1-2, Eire-Svezia 3-0. Per non parlare della Repubblica Ceca rimontata in Turchia di due gol negli ultimi minuti, dell’ Inghilterra che batte l’ Uruguay al 90’, del Brasile che vince in Russia solo con una deviazione di petto involontaria di Ronaldo e dell’ Olanda e della Spagna che vincono di misura con Ecuador e Costa d'Avorio. I risultati delle amichevoli, specie quelle che capitano in uno dei momenti chiave della stagione dei club , spesso sono poco veritieri e fuorvianti. Così come nel passato anche recente, in partite di qualificazione, si erano giustificate prestazioni poco convincenti con la motivazione che non fossero decisive, così non si deve credere che in un baleno l’ Italia sia la prima avversaria dei verdeoro per il titolo. Possono però servire per valutare uomini e schemi in vista dell’ appuntamento di giugno. A questo proposito il ct tedesco Klinsmann, ex panzer nerazzurro, non se la passa bene: imbarazzanti in difesa, poco mobili a centrocampo e inconcludenti davanti, i suoi uomini hanno offerto una prestazione disastrosa, senza quella compattezza e solidità anche caratteriale tipica dei teutonici. Troppo brutti per essere veri. Anche Michael Ballack, probabile prossimo nerazzurro,  ha fatto scena muta. Ci sarà da rivedere qualcosa, come la decisione di far fuori Woerns, per far giocare Huth, una delle riserve del Chelsea, o di non puntare da subito su elementi giovani e di classe come Metzelder e Schwiensteiger. Marcello Lippi avrà davanti mesi di tranquillità, in cui anche il partito pro Cassano troverà purtroppo pochi appigli nell’ opinione pubblica per muovergli qualche costruttiva critica. L’ ex allenatore juventino sembra aver cementato un buono spirito di gruppo, la squadra è solida e la scelta di puntare forte su Pirlo davanti alla difesa, come non aveva fatto Trapattoni, è corretta. Giocherà con le 3 punte anche al Mondiale, nel caso in cui Totti non recuperi? Se vuole pensare in grande, come l’ Italia deve fare, è auspicabile di sì, come lo è quello di puntare sui pochi giocatori di talento che abbiamo e che servono più di un mediano o di un terzino che completano la rosa. Sperando che Bobo Vieri sia ancora infortunato, in modo tale da togliergli un grande problema di gestione dello spogliatoio e di rispetto della gerarchia dei ruoli in attacco. Se porti uno come Bobo, non è per fargli giocare gli ultimi 20 minuti nel caso in cui si debba recuperare un risultato. Quindi o gioca, ma non è tra i primi dieci attaccanti italiani, oppure lo lascerei a casa, porterei Lucarelli e darei un segnale di grande stima a Toni e Gilardino. Lo stesso dicasi per Del Piero, per non rivivere quel che è già successo nelle precedenti competizioni della Nazionale. Servirà anche creare un cordone di protezione nei confronti di Lippi, che quando è lasciato da solo a combattere nel mare in tempesta, perde spesso la bussola, anzi la testa. Nella Juventus questo ruolo di difensore lo interpretava alla grande Luciano Moggi, lo farà anche in azzurro? La Nazionale “simpatia” di Lippi e Moggi sarà quella vincente?
postato da: chico75 alle ore 00:26 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale