A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI
Sono abituato a perdere scudetti, Champions League e derby, ma non avevo mai perso un fratello come te Ric. Proprio questo eri e sei ancora per me, quel fratello che non ho mai avuto e che fin da piccolo desideravo tanto avere. Ci siamo visti la prima volta quasi sei anni fa quando sono capitato a casa tua per conoscere la famiglia della tua splendida Stella ed ero un po in apprensione per la tua reazione, perché sapevo quanto fossi legato e protettivo con la tua sorella maggiore. La comune passione per il calcio, la semplicità, la voglia di divertirsi hanno innescato un feeling e una amicizia che è rapidamente cresciuta, fino a diventare una condivisione della tua lotta contro quel terribile “infortunio “ che ti ha portato via giusto una settimana fa. E’ stato un campionato infinito, giocato in campi infidi e ostili, con arbitri – medici non sempre all’ altezza della situazione e in condizioni sempre più difficili; è durato quasi quattro anni, in cui per le capacità, il coraggio, la dignità, l’ altruismo, la voglia di vincere che hai sempre dimostrato meritavi non solo la salvezza ma anche 100 Champions League, quella coppa che sportivamente la tua Juve non è riuscita a regalarti nemmeno quest’ anno. Il tuo sorriso e il tuo saper scherzare della malattia in ogni modo, senza mai arrendersi, sono un esempio che porterò sempre con me e che farò conoscere a compagni e avversari che incontrerò periodicamente nelle partite in casa e in trasferta della mia vita. Non abbiamo fatto in tempo a vedere un Inter – Juventus insieme allo stadio come sognavamo da tempo e a fare molte altre cose, piccole o grandi, più o meno importanti. Vorrà dire che entrambi le vivremo insieme in un altro piano, non quello della realtà, ma quello della fantasia e dei sogni, in cui anche l’ Inter vince qualcosa di importante. Lo hai ripetuto anche dopo il Villarreal che la società nerazzurra e i suoi giocatori non meritano tifosi così appassionati e fedeli. Ora sono io che ti ringrazio per avermi dato la tua amicizia, sperando di averla sempre meritata. CIAO RIC, e se puoi da lassù illumina con la tua bravura qualche mente offuscata, non solo calcisticamente. Non ti prometto di diventare juventino, sai che non potrei, ma di tifare affinchè la Juve di Capello, della Triade e di Del Piero ce la faccia a resistere alla rimonta del Milan. Con il tuo stesso carattere e, mi auguro, con i tuoi sorrisi.

Son passati quasi 15 giorni dal mio ultimo post. Riprendiamo la navigazione, commentando quel che di significativo è accaduto in questo ultimo periodo.
DERBY – Partita modesta tecnicamente e nemmeno troppo accesa dal punto di vista agonistico, in linea con l’ ora e il giorno in cui si è giocato. Il Milan ha fatto un po di più per vincerla e sfruttando una scivolata di Materazzi è riuscito a trovare il gol. Mancini, senza Cruz e Recoba, ha schierato il solo Adriano davanti, volenteroso ma sempre lontano dalla condizione migliore, e, come già successo l’ anno scorso, quando affronta i milanisti con una sola punta, per scelta o necessità, le busca sempre. La sensazione è che che anche fossero rimasti in campo per tutto il weekend pasquale non avrebbero trovato la sorpresa dentro l’ uovo. Ha provato a non perderla non potendo vincerla. Secondo posto quindi archiviato, la stagione rischia di essere addirittura peggiore di quella precedente in caso di vendetta della Roma, mai battuta in campionato.
DICHIARAZIONI ADRIANO E PIZARRO– Fortunatamente non smentite perché saremmo arrivati all’ assurdo. In macchina con l’ amico di sempre, si è sfogato senza peli sulla lingua, ben sapendo delle conseguenze: Adriano non è ( più ) ingenuo, forse non lo è mai stato, e tutto quel che dice e fa lo concorda con il procuratore Gilmar Rinaldi, che, come ho sempre scritto, lo vorrebbe portare via da Milano. Questa strategia del distacco non viene minimamente fronteggiata dalla società, alla quale fa forse comodo scaricare sul giocatore il probabile addio a fine campionato e allontanare da sé alcune colpe per quel che è successo. Le stesse dichiarazioni di Pizarro, critiche con il brasiliano, provano questa incandescente situazione in essere in seno al club. Quanto al merito, è stato sincero in alcune cose e meno in altre, come sul fatto di giocare nel derby. Quando si lamenta di essere il capro espiatorio delle sconfitte e di non essere difeso nei suoi momenti di scarsa forma,peraltro lunghissimi , si dimentica anche di suoi comportamenti poco professionali, come quando si presentò in ritiro sbronzo la mattina successiva alla nottata milanese con Ronaldinho e Martins.
DICHIARAZIONI MANCINI – Orgoglioso come sempre, non ci sta a passare per fesso, soprattutto nel caso Adriano. Non è il maggior colpevole di quanto successo quest’ anno, sbaglia quando si affida alle sensazioni dei giocatori sul loro stato di forma e quando non riconosce a mezzo stampa come nei momenti decisivi il salto di qualità, mentale ma anche nel gioco, sia mancato. E’ facile giocare bene e convincere quando non si ha più nulla da perdere, come nel finale di stagione scorso o sabato contro la Reggina. O ci sarà qualche cambiamento di rotta nello spogliatoio e in società, oppure il suo terzo anno, meno probabile di quanto si pensi negli ultimi giorni, non avrà in ogni caso successo.
MANCINOMETRO - Rispetto a due settimane fa, le percentuali di conferma salgono al 20 %, non per i risultati, ma per le minori probabilità di disimpegno di Moratti, anche per la scadenza del decreto spalma debiti, e per la difficoltà di arrivare a Capello o Prandelli
Ogni giorno che passa calano le percentuali di conferma di Roberto Mancini all’ Inter. Non penso che ormai siano superiori al 10 %. Tre gli indizi pesanti che fano propendere per questa che non è una semplice ipotesi ma quasi una certezza.
1 – Il disimpegno di Moratti. Le sue dichiarazioni di voler farsi da parte, che siano vere o solo una mossa demagogica come già avvenuto in passato per allontanare da sé le contestazioni o per costringere dirigenti a dimettersi, non concedono molte speranze al tecnico jesino. Era stato Moratti a volerlo portare all’ Inter , nonostante il parere contrario di Facchetti, Branca e persino Tronchetti Provera. Le sue parole di oggi sulla speranza che non vada all’estero, senza un accenno al fatto che è ancora l’ allenatore dell’ Inter e ha un contratto anche per l’ anno prossimo, sono significative.
2 – Le dichiarazioni di Mancini dopo l’ aggressione. Affermare pubblicamente di voler anticipare la sua partenza per allenare all’ estero è un voler mettere le mani avanti e fa capire quanto ritenga conclusa per molte ragioni la sua avventura all’ Inter, spie o non spie. Inoltre basta guardare i suoi sguardi e le sue espressioni, anche oggi nelle interviste post partita, per capire come la batosta non sia stata ancora superata, senza che la dirigenza spenda una sola parola per ridargli credibilità agli occhi dello spogliatoio e dell’ opinione pubblica.
3 – L’ addio dei suoi fedelissimi. Mihajlovic si ritira e, dopo quanto successo, anche Veron ritiene conclusa la sua avventura nerazzurra. Come se non bastasse, anche Giuseppe Favalli, personalmente voluto dal Mancio, si sta accordando con la Fiorentina che lo acquisterà a parametro zero. Un Mancini che pensasse di avere ancora qualche speranza di allenare l’ Inter anche l’ anno prossimo non si sarebbe privato del suo apporto, anche perché il rinnovo era dato per scontato fino a un paio di settimane fa. Prima del Villarreal.

Ci eravamo lasciati con la vittoria in rimonta di Ascoli sabato sera. Son passati 3 giorni 3 e nel frattempo in ordine cronologico c’è stata una contestazione non solo verbale ai giocatori in piena notte alla Malpensa, la solidarietà del Milan vera o presunta che fosse che ha ritardato l’ ingresso in campo di 10 minuti alla domenica, la ferma presa di posizione di Facchetti contro la violenza, lo postamento del derby al venerdì, le dichiarazioni di Mancini sulla sua voglia di andare via dall’ Italia, le scritte contro il patron sui muri vicino alla Saras, le parole di Moratti sul desiderio di mollare tutto, la qualificazione per la finale di Coppa Italia, le critiche di Galeone ad un imbecille ( oramai sono state sdoganate tutte le offese ) nerazzurro che li ha irrisi per tutta la partita. Cose che in qualunque altro club di calcio del mondo sarebbero successe mediamente in 3 anni. Effetti della notte di Villarreal e di quelle 40 ore che hanno fatto cambiare il futuro prossimo dell’ Inter. Se a ciò si aggiunge in queste ore il post weekend elettorale con una situazione di sicura ingovernabilità e la cattura della primula rossa mafiosa latitante da oltre 40 anni, si potrà capire il peso praticamente nullo di una semifinale di coppa Italia giocata alle 15.30 di un martedì di lavoro. Solari ha messo subito al sicuro il discorso qualificazione nell’ ambito di una partita controllata abbastanza agevolmente e che si è vivacizzata nel finale con il gol di Obodo e il consueto pericoloso rilassamento di alcuni giocatori interisti. Nulla di nuovo insomma, anche se non ricordo da quanti decenni non si raggiungesse per due anni di seguito la finale di Coppa Italia. Purtroppo ogni discorso tecnico tattico a questo punto è irrilevante perché la situazione all’ Inter in questo momento è quella di un totale vuoto di potere che causa una incertezza sia nel breve che nel medio termine. Colpa di Massimo Moratti che con le sue parole dei giorni scorsi e di oggi, da tifoso deluso e non da proprietario di una società sportiva per azioni, sta buttando tutto a mare, progetto tecnico di Mancini compreso. Se questa fosse la premessa per la definitiva cessione della società potrei anche accettarla, ma se fosse l’ ennesima pantomima per ricevere consensi esterni alla sua gestione sarebbe davvero irritante. Decida in fretta cosa fare dell’ Inter e non la lasci alla deriva per troppo tempo, rischiando di affondarla ulteriormente venerdì, giorno tra l’ altro della Via Crucis cristiana. La nostra è ricominciata da ormai una settimana.

Con un occhio alla caccia alla talpa e uno ai possibili scenari futuri, non c’è stato tempo per pensare all’ Ascoli. Eppure era una sfida molto delicata perché storicamente l’ Inter dopo una batosta come è stata quella contro il Villarreal tende a sbracare completamente e a finire la stagione sulla stessa falsariga. Il primo tempo sembrava confermare questa tendenza, finchè nella ripresa Figo e Mihajlovic, oltre ai soliti urlacci di Mancini, hanno trascinato i compagni ad una rimonta in cui pochi credevano. Si possono discutere le loro prestazioni, ma come personalità e leadership sono quelli che si stagliano sul resto del gruppo in maniera netta; purtroppo uno smette a giugno e il portoghese ha 32 anni, quindi ha già imboccato la parabola discendente, seppur splendente. La delusione per la Champions e il tradimento di un progetto tecnico ben delineato restano intatti, ma finire la stagione in maniera positiva è un dovere. Il derby è una partita a sé e trarre indicazioni in vista della sfida del Venerdì Santo è fuorviante vista anche l’ incostanza di questa squadra a livello mentale, tarlo che si è riproposto martedì nell’ occasione sbagliata. Peccato per l’ assenza di Cruz che priva l’ attacco della pedina più continua di tutta la stagione, che fa aumentare qualche rimpianto per averlo visto in campo martedì solo nel finale. E Adriano? Infortunio muscolare a parte, è probabile che avrebbe visto la partita con l’ Ascoli dalla panchina, sia per la pessima forma atletica sia per l’ oggettivamente difficile condizione psicologica. Non so se voglia recuperare il rapporto con allenatore, compagni e tifosi o sia già pronto a lasciarsi alle spalle l’ avventura milanese per cercare il riscatto da un’ altra parte, magari dopo un Mondiale da protagonista.Alla fine di quest’anno scade il periodo in cui pensava di vincere qualcosa di importante: non è successo, anche se per colpa sua. Le percentuali di una sua partenza restano alte, con o senza la conferma di Mancini. Il brasiliano sarebbe stato in buona compagnia ad Ascoli: Recoba, Stankovic, Figo tra i peggiori in Europa fuori dall’ undici iniziale, come Veron, che è infortunato, ma penso avrebbe fatto la stessa fine. Un segnale importante, preso non solo per la stanchezza accumulata in terra spagnola. Un segnale che vedremo se sarà riproposto venerdì.
E ora? Cosa ci si deve aspettare nei prossimi 40 giorni, quando finirà la seconda stagione nerazzurra di Roberto Mancini? Premesso che a tutt’ oggi molto probabilmente quel che accadrà è sconosciuto persino alla mente di Massimo Moratti, proviamo a immaginare tre possibili scenari, così verosimili da avere ognuno una parte di realtà e un pizzico di ironia.
SCENARIO 1
Massimo Moratti non dorme più, non rilascia dichiarazioni tutti i giorni ai giornalisti, sta ore al telefono con Facchetti, Corso, Suarez, Boninsegna, Beccalossi, Ronaldo, il figlio di Ronaldo, Trochetti Provera, Afef, Branca, Oriali, Hodgson e Lucescu. A tutti chiede consigli e tutti “disinteressatamente” gliene danno, compreso quello che gli riga ogni macchina la macchina sotto gli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto riprende il controllo della situazione, punta finalmente su Pizarro e vince in rimonta il derby inserendo nella ripresa Adriano che fa una doppietta con due azioni magnifiche prendendo in velocità quattro giovanotti come Costacurta, Maldini, Cafu e Serginho. Il Milan viene eliminato dal Barcellona, la Juve vince lo scudetto ma è dilaniata dalle polemiche tra Capello e la tifoseria e il secondo posto dell’ Inter e la conquista della seconda coppa Italia di fila fanno tornare la voglia a Moratti. Il patron si affida alla coppia dirigenziale ex Roma Lucchesi e Baldini, fa finta di mandare via Branca e Oriali ma continua a pagarli e disegna la nuova Triade nerazzurra confermando Facchetti, informato dei cambiamenti 5 minuti prima della conferenza stampa di presentazione. Mancini rimane così come Adriano, che fa un Mondiale in crescendo, diventa papà e di notte resta sveglio solo per i vagiti del neonato e non per andare all’ Hollywood. Se ne vanno in molti, tra cui Recoba, Martins, Materazzi, Julio Cesar, Cristiano Zanetti e soprattutto Veron, che dopo l’ infortunio non tornerà più in campo. I colpi di mercato sono quelli di Henry e Riquelme, ai quali si aggiungono italiani come Tavano, Amelia, Grosso e Barone.
SCENARIO 2
Massimo Moratti non dorme e non mangia più, non rilascia dichiarazioni nemmeno a sua moglie Milly e alla sorella Bedy, sta ore davanti al pc a scrivere nei forum interisti post offensivi contro i giocatori e Mancini, ma poi, pentendosi, ne scrive altrettanti giustificandoli perché son ragazzi. Legge tutti i commenti che ci sono nel forum e decide di accettare tutti i loro consigli, anche se in contrasto fra di loro, compresi quelli di chi ogni mattina gli sputa nel caffè nel bar in centro davanti agli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto, lasciato solo da quel che resta della società, non riesce a invertire la rotta, cade male nel derby e difende a stento il terzo posto dal ritorno di Fiorentina e Roma. Vince la Coppa Italia, ma lo spogliatoio è ormai lacerato ed è impossibile superare alcune fratture con molti giocatori, in particolare con Adriano, che finisce spesso in panchina prima di un infortunio muscolare che gli fa saltare il finale di stagione e che lo fa partire anzitempo per il Brasile per preparare il Mondiale. Facchetti, informato 5 minuti prima della decisione di Moratti, lo chiama per esonerarlo, e viene sostituito da Eriksson, che torna in Italia dopo i rifiuti incassati da Prandelli, Capello, Spalletti, Mourinho, Hiddink, Trapattoni, Suarez ed Helenio Herrera. L’ arrivo dell’ ex ct inglese, che ha conteso la Coppa al Brasile in finale, fa tornare la voglia al patron che si fa un regalo aspettato da tempo: Ronaldo, al quale viene garantita la protezione della società per tutelare la sua riservatezza nelle nottate passate all’ Hollywood, al Casablanca, al Luminal ed all’ Old Fashion. Adriano alla fine sceglie il Real Madrid, mentre Recoba, Martins e Cruz rimangono. Veron, Favalli, Cesar e tutti gli ex laziali se ne vanno , mentre l’ altro grande colpo è quello dell’ acquisto di Victoria Beckham, felice di lasciare Madrid per Milano, che sarà accompagnata dal marito, in rotta col Real Madrid. Arrivano quasi solo stranieri, viene promosso Andreolli dalla Primavera e ci sono pochi innesti in un mercato condotto "sapientemente" ancora da Branca, che porta a parametro zero Poulsen e Roberto Carlos.
SCENARIO 3
Massimo Moratti non dorme, non mangia e non beve più, tanto che sia la moglie, sia la sorella sia i giornalisti lo scambiano per Pannella e gli chiedono solo delle elezioni, di quando finirà il digiuno e soprattutto stavolta per cosa lo fa. Sta ore nel suo ufficio davanti al televisore e vede e rivede cento volte Villarreal – Inter e tutte le altre grandi sconfitte, dall’ Alaves al Lugano, dall’ Helsingborg allo Schalke, dallo 0 – 6 col Milan al 5 maggio. Si addormenta e fa incubi tremendi in cui gli appaiono il suo giardino senza Recoba e le sue raffinerie senza petrolio. Decide così, dopo una seduta spiritica in cui vengono evocati gli spiriti di Prisco, Meazza e Bramieri, di lasciare l’ Inter e lo fa all’ unica persona a cui la potrebbe mai lasciare: l’ amico Tronchetti Provera, che ai rossi di bilancio di Pirelli e Telecom aggiunge quello della società nerazzurra. Roberto Mancini nel frattempo vince il derby, arriva secondo ma perde la finale di Coppa Italia, evita i preliminari come il Milan perché vince la Champions League in finale contro il Villarreal grazie ad un autogol d Arruabarrena. A giugno però si dimette per il cambio di proprietà, assieme a tutti gli altri dirigenti e allo staff tecnico, ma Moratti gli paga comunque anche l’ ultimo anno di contratto. Tronchetti vuole Fabio Capello, ma la Juventus non lo molla e si accontenta di strappare Prandelli alla Fiorentina per iniziare un nuovo progetto tecnico con un mix di giovani e campioni affermati. Adriano è felice e rimane, mentre la spalla del brasiliano in avanti sarà proprio Bojinov, lungamente inseguito a gennaio, al quale si aggiungerà la giovane stella argentina Aguero. Arrivano anche Pasqual sempre da Firenze e Diarra a centrocampo, con Pizarro che raccoglie il testimone da Veron. Se ne vanno molti ultratrentenni e si inizia una progressiva italianizzazione della rosa. Il colpo di mercato a sorpresa è quello di Cristiano Ronaldo, reduce da un Mondiale da protagonista,e strappato a suon di milioni al Manchester United, dal responsabile del mercato Sartori, ex Chievo.

Nella speranza che un giorno un giornalista rivolga queste domande a Luciano Moggi e non sia discriminato, che non gli venga impedito l’ accesso al campo di allenamento o che addirittura la sua carriera non sia in pericolo, ecco ciò che vorrei chiedere al direttore generale della Juventus dopo l’ eliminazione dalla Champions League, a cui ieri la Gazzetta dello Sport non ha nemmeno dedicato il titolo di apertura.
1 – Fischiare o criticare apertamente la Juventus, rientra nella libertà di espressione o è un delitto di lesa maestà da punire con il silenzio stampa?
2 – La situazione di Ibrahimovic, tecnica, contrattuale ed ambientale, è così diversa da quella di Adriano? Come è possibile che questo svedese si permetta di insultare Capello mentre esce dal campo e ricattare proprio lei don Luciano chiedendo il quadruplo del suo ingaggio quando la scadenza è ancora lontana?
3 – Lo sa che a Londra sono in semifinale guidati da un 18 enne costato 20 volte meno di Vieira e che lei su di lui ha investito 80 milioni di euro al lordo?
4 – Ha notato che nel momento cruciale della stagione per due anni di fila è finita in anticipo la benzina? Non è che si è pentito di aver mandato via su precisa richiesta di Capello mister creatina Ventrone ? Oppure è stato l’ unico epurato per via della vicenda doping?
5 – C’è un nesso tra la constatazione che la Juventus non ha una dimensione europea e l’ influenza molto limitata sua e della GEA fuori dai nostri confini?
6 – Ha notato che in Champions League il numero dei cartellini gialli e rossi a carico dei suoi giocatori per situazioni di gioco come può essere un intervento da dietro è notevolmente superiore rispetto alla serie A ?
7 – Mi conferma che da Capello si aspettasse che vincesse altri due scudetti e che si facesse eliminare meritatamente e senza discussioni da Liverpool e Arsenal nei quarti di finale in Europa?
8 – Camoranesi spesso in preda a vere e proprie ribellioni, Del Piero che bofonchia per non essere mai stato titolare nelle partite che contano, Vieira e Ibrahimovic che sembrano due fantasmi da mesi, Nedved che sostiene che ci vorrebbe uno psicologo, Buffon che flirta con il Milan e a cui non è piaciuto non essere stato difeso dall’ ambiente quando è tornato dall’ infortunio, Thuram in panchina nella partita decisiva con l’ Arsenal. Non è che Capello si è già fatto odiare da mezza squadra come è successo in passato a Roma e Milano?
9 – Dopo aver venduto anche terreni e immobili per fare cassa, investire oltre 120 milioni di euro lordi in due anni nel mercato e pagare uno dei monte ingaggi più alto di tutta Europa, superiore a quello dell’ Inter, come pensate lei e Giraudo di trovare i soldi qust’anno avendo fallito ancora la remunerativa Champions? Anticiperete anche stavolta la riscossione dei soldi dei diritti tv degli anni futuri, aggiustando così il bilancio ?
10 – Non mi aspetto che mi dica se l’ha mai fatto, conoscendo la sua fama. Qualche telefonata a giornalisti compiacenti o ad amici nell’ ambiente per mettere i bastoni fra le ruote a Zeman o Roberto Mancini ha mai pensato di farla?

Prima della partita. L’ atmosfera è tesa, sia sul pullman sia nello spogliatoio. Mancini chiede ai suoi di non partire troppo arretrati, a Cambiasso di occuparsi in prima battuta di Riquelme, a Recoba di mettersi tra le linee e ad Adriano, molto silenzioso, di farsi vedere per suggerire il passaggio e far salire la squadra. Gli argentini sentono molto la sfida con molti dei loro connazionali, in particolare Veron e Samuel.
Primo tempo. Il Villarreal inizia forte, ma pian piano l’ Inter conquista campo e non rischia mai seriamente. La palla arriva facilmente alla trequarti ma Adriano si vede pochissimo e Recoba perde una infinità di palloni, così molto velocemente il pallone torna dietro. Sulle punizioni ci va sempre il Chino ma il piede non è caldo. Figo si accentra troppo, ma le urla di Mancini sono soprattutto per le punte e fa scaldare Cruz e Martins. Veron inizia la sua gara nella gara con Sorin, è molto agitato e si arrabbia due tre volte per i suoi suggerimenti non capiti. Cambiasso soffre contro Riquelme, ben spalleggiato da Tacchinardi e Senna e chiede a Stankovic di aiutarlo. Molto fallosi Samuel e Materazzi, ma regge lo zero a zero, nonostante qualche brivido nel finale.
Intervallo. Roberto Mancini sente puzza di bruciato e si arrabbia specie con le punte, ma è Veron, in trance agonistica, spalleggiato da alcuni compagni, a spronare energicamente Adriano. Il brasiliano non sta zitto, risponde pesantemente e intervengono lo staff tecnico e dirigenziale, Mihajlovic e Zanetti a fare da cuscinetto tra i due. Volano spintoni e urla, Adriano ha una piccola crisi isterica e colpisce borsoni e zaini, stufo di essere il capro espiatorio. Anche quelli del Villarreal sentono quel che sta succedendo. Materazzi, Mihajlovic e Zanetti i più attivi nel far tornare la calma, Mancini parla ancora e richiama ognuno alle proprie responsabilità. Subito dopo vengono informati Moratti e Tronchetti Provera di quel che è successo.
Secondo tempo. L’ Inter arretra il raggio d’azione sulla spinta del Villarreal e Mancini fa entrare Martins per Recoba. Riquelme continua a dettare calcio finchè batte una punizione che pesca Arruabarrena solissimo, lasciato da Veron che doveva marcarlo, e supera Toldo che ha sbagliato l’ uscita. Increduli per il gol, scende il gelo tra i calciatori che non riescono quasi mai ad alzare il baricentro del gioco. L’ attacco non tiene palla, a centrocampo c’è un pressing asfissiante e la difesa rincula ancora di più: la paura blocca le gambe e Materazzi perde la testa . Mancini e Orsi, senza più Recoba e con Veron poco illuminato in regia, inseriscono Mihajlovic e gli chiedono di tirare ogni punizione e affidarsi ai suoi lanci. Toldo salva altre volte il risultato, entra Cruz per l’ infortunato Veron e qualche suo colpo di testa permette ai compagni di risalire. Il tiro di Stankovic e un presunto rigore su Martins, prima del fischio finale.
Post partita. Shock generale, tutti a testa bassa nello spogliatoio, Mancini è stravolto e inizia una dura requisitoria. Entra, accompagnato da Branca, anche Moratti, che ascolta le parole del suo allenatore, il quale tra le altre cose dice di sentirsi tradito e di non riconoscere più la sua squadra. Come primo responsabile della situazione informa i dirigenti di essere pronto a qualsiasi soluzione , ma mai parla di dimissioni. Il patron ascolta e pronuncia poche ma delusissime parole sul comportamento di alcuni senza mai fare nomi. Si decide di congelare la situazione nell’ immediato, Facchetti rappresenta la società nelle interviste, con il mister che si assume ogni responsabilità e solo Zanetti e Cordoba parlano con la stampa, gli altri filano nel pullman, 45 minuti dopo la fine della partita. Adriano in fondo da solo, I-pod e testa bassa, non parla con nessuno dei compagni, il più vicino è Martins. I capi della Nord al seguito della gara scelgono la linea dura e preparano la contestazione diretta innanzitutto verso i calciatori e Mancini. Primo atto all’ aeroporto di Valencia, dove un gruppetto di supporters tenta di assaltare i giocatori che vengono difesi dalla polizia. Il secondo a Malpensa alle 3 dove i capi rimasti in Italia si accordano per non far del male a nessuno, ma con l’ obbligo dei giocatori di passare davanti a loro, tra due ali di poliziotti, comunque meno di venti. Cori di scherno, insulti, qualche sputo, pochi i risparmiati tra cui J. Zanetti, Figo e Cambiasso. Adriano si fa venire a prendere come sempre dall’ amico italiano che lo riporta a casa e parla con Gilmar, il suo procuratore, informandolo della situazione e dicendogli di esporsi mediaticamente per far sapere il suo stato d’ animo.
Ieri. La squadra torna ad allenarsi, Veron e Stankovic usciti malconci fanno solo terapie. Mancini, dopo una notte insonne, sceglie di non tornare sull’ argomento di ieri e prepara la trasferta di Ascoli, facendo capire che ci sarà qualche cambio. Bocche cucite, solo Facchetti parla informalmente con alcuni giornalisti, i quali grazie a procuratori e a gole profonde all’ interno della società vengono a conoscenza di tutto quel che è successo. L’ attenzione è tutta per Moratti il quale, molto deluso, dai suoi uffici fa sapere di non voler parlare e sente telefonicamente non solo lo staff dirigenziale, ma anche amici e consiglieri del CDA nerazzurro, sfogandosi e raccogliendo anche molti inviti a far piazza pulita e disfarsi di Mancini per non perdere Adriano. Si prende tempo, in attesa del doppio appuntamento pre pasquale contro Ascoli e Milan. Unico sorriso la vittoria in Coppa Italia Primavera contro il Milan. In ambienti vicini alla curva c’ è chi spinge per altre clamorose azioni dimostrative di aperto dissenso contro Moratti per convincerlo a lasciare.
Oggi. La squadra si allena normalmente alla Pinetina. Finalmente parla Moratti che definisce inspiegabile e inaspettato il comportamento di alcuni giocatori, primi responsabili del fallimento di una stagione che doveva essere quello della conquista di qualcosa di importante. In particolare difende Veron e non nomina mai Adriano. “Assolve” Mancini, tradito, ma non può considerare un successo la sua gestione. Parlando di punti fermi, cita se stesso tra quelli che non ci sono e, nonostante la voglia ancora immensa di Inter, mette in dubbio la sua presenza futura. Insomma, farà esonerare Mancini da qualcun altro. Intanto l’ allenatore rilascia una breve intervista a InterChannel e Sky, scusandosi a nome della squadra con tifosi e società per il modo in cui è venuta l’eliminazione. Ribadisce di non dimettersi e lancia una frecciatina, probabilmente all’ interno della società, a chi vorrebbe un epilogo di questo tipo.
Questa la cronaca, abbastanza realistica e verificata, di quello che è successo da quella maledetta sera di due giorni fa fino ad oggi pomeriggio. Le 40 ore che hanno fatto tornare l’ Inter all’ inferno.
GIANLUCA ROSSI
GIGI SIMONI
MARCO LOMBARDO
DOMINIQUE ANTOGNONI
FRANCO ROSSI

Questo blog nacque a poche ore dalla sconfitta contro la Juventus che ha mandato in soffitta anche per quest’anno il sogno di rivincere uno scudetto. Già allora la panchina di Roberto Mancini subì un primo robusto scossone, ma non è nemmeno paragonabile a quella di queste ultime ore. Giustamente, perché se la Juventus comunque si può tranquillamente considerare più forte, il Villarreal è un ottimo complesso, molto ostico da affrontare, ma con un solo grande giocatore attorniato da un manipolo di buoni gregari. Se a ciò si aggiunge il modo in cui questa eliminazione è venuta, non ci si può sorprendere se un progetto tecnico lungo due anni venga messo in discussione in 90 minuti. Ma cosa ha sbagliato Mancini? La sua assunzione di responsabilità nelle dichiarazioni post partita corrisponde alla realtà dei fatti? Non sto da una parte per partito preso, per difendere la ragione stessa di esistenza di questo blog: non ha funzionato nulla ieri sera e quindi anche l’ allenatore è da chiamare sul banco degli imputati. Ecco le sue colpe.
- L’ approccio mentale alle partite decisive. Se tutta la squadra non ha un minimo di reazione, è bloccata dalla paura di sbagliare e non riesce a dare il meglio di sé nelle occasioni più importanti, significa che anche l’ allenatore non riesce a preparare questo aspetto. Non è un problema di motivazioni, perché in gare del genere vengono naturali; piuttosto se l’ allenatore dichiara prima della partita che l’ atteggiamento sarà quello di fare la partita e puntualmente accade il contrario, perlomeno non è riuscito a convincere anche la truppa.
- La mancata sostituzione di Veron. Dopo l’ infortunio l'argentino non ha più ritrovato la condizione. Ieri sera, ad una regia imprecisa e di piccolo cabotaggio, si è aggiunta una condizione psicologica deleteria per la squadra: ha avuto battibecchi per tutto il match con Sorin, capitano dell’ Argentina e colpevole di aver perorato la causa di Riquelme con il ct Pekermann. Anche prima della punizione sfociata nel gol, era intento a litigare con un avversario tanto da perdersi Arruabarrena che ha uccellato Toldo.
- Inserire Mihajlovic invece di Cruz. Togliere un centrocampista offensivo per un difensore quando sei sotto di un gol non può mai essere una mossa condivisibile perché, agli occhi di tutti, è un non sense calcistico. In finali del genere gli schemi saltano, si gioca con i lanci lunghi e le torri dell’ argentino sarebbero state più utili di una punizione.
Quelle le colpe che gli riconosco, ora le accuse per cui il Mancio, sempre secondo la mia opinione, è da considerare innocente.
- La formazione iniziale. E’ quella che tutti avrebbero schierato, con Figo recuperato, con Recoba che ha potuto giocare per 4 partite di fila, con la coppia titolare Veron – Cambiasso in mezzo, con la miglior punta della rosa Adriano e senza Wome a far danni dietro, inserendo Materazzi.
- La gestione delle punte. Ha puntato tutto su Adriano, l’ unico che poteva cambiare l’ inerzia della partita con un colpo da campione, ed in cambio ha avuto un indisponente silenzio. Ha chiesto a Recoba di muoversi tra le linee di centrocampo e attacco e lanciare il brasiliano e il Chino si è competamente perso. Ha messo Martins che nell’ unica azione degna di questo nome è scivolato al momento del tiro. Inzaghi e Sheva sono nell’ altra sponda del Naviglio.
- La condizione fisica. A detta di tutti era per gran parte della rosa più che buona, come si era visto all’ andata e in campionato col Messina. Un solo infortunato, solo Figo e Veron non erano nel migliore dei momenti di forma, a causa dei recenti infortuni. Erano comunque completamente recuperati sul piano fisico.
- Lo schieramento tattico. Quello abituale e che ha dato i frutti migliori anche all’ andata, quando aveva sfondato sulla sinistra individuando in Sorin l’ anello debole del sistema difensivo del Villarreal e sull’ altra fascia Zanetti era stato irresistibile. Martedì puntava su Figo e Stankovic che non si sono mai visti.
- Quel che è successo tra primo e secondo tempo. Semplicemente la conseguenza dell’ atteggiamento indulgente e passivo di Moratti e della società nei confronti di alcune presunte stelle del reparto avanzato e delle loro mancanze. Quel che ha impedito non solo a Mancini ma anche ai suoi predecessori di vincere qualcosa.
Due dei tre errori sono riferibili ai cambi a frittata fatta, ma non esiste la controprova che i sostituti avrebbero fatto meglio. Resta l' approccio mentale, ma mi affido a un paragone molto calzante. Se l' alunno non va bene in una materia può essere colpa dell' insegnante che non spiega bene, ma principalmente del ragazzo che non si applica a sufficienza. Al tirar delle somme, in una scala di responsabilità, a poco più di 24 ore dal tradimento Inter in terra di Spagna, Mancini ne ha meno di società e giocatori.

Non ci sono scusanti, l’ Inter ha fatto tutto l’ opposto di quello che doveva, come avevo puntualmente scritto, e il Villarreal ha meritato la qualificazione, non solo per quel che ha fatto nella ripresa stasera, quando i nerazzurri sono spariti dal campo. Tatticamente, tecnicamente, caratterialmente e fisicamente: è un k.o. su tutta la linea. Non solo non è arrivata quella grande prestazione che stavo aspettando dall’ inizio della manifestazione, ma nemmeno quella sufficiente delle ultime prove. E’ l’ ennesima sciagurata serata per una società che non solo con Mancini ma in tutta l’era Moratti ha mancato le occasioni chiave. Non serve parlare di migliori o peggiori, se si va fuori in questo modo ci vuole un ripensamento generale. Completamente incapaci di incidere i giocatori che dovevano fare la differenza: Figo, Veron, Stankovic, Recoba, Martins e Adriano, che sono quelli deputati alla manovra offensiva e a segnare. Se poi si vuol dare la colpa a Toldo per il gol o all’ arbitro che non ha fischiato un possibile rigore significa non voler guardare in faccia alla realtà che è ben più complessa. E’ una debacle che segna pesantemente in maniera negativa il progetto tecnico di Roberto Mancini, che avrà indubbiamente delle colpe, ma che non è il principale responsabile di questa situazione, ormai atavica. Ad un certo punto le colpe degli allenatori finiscono e iniziano quelle dei giocatori. Rimango dell’ idea che debba rimanere, ma solo con una chiara, forte e convinta presa di posizione dei vertici. Se dovesse essere confermato per mancanza di alternative prepariamoci a vivere un’ altra situazione simile a quella che portò Cuper all’ esonero. Quel che c’è da cambiare è come viene gestita questa società, in maniera dilettantesca, inefficiente e confusa, a cominciare dal rapporto con i giocatori. Nessun allenatore del mondo in questa situazione riuscirebbe a vincere una Champions o uno scudetto. Il contrasto con la qualificazione del Milan, indubbiamente fortunato ma ricco di giocatori decisivi messi in condizione di fare bene quando serve, è una coltellata al cuore dei tifosi che sanguina già da parecchio tempo.
1 – Non dimenticarsi di essere più forte del Villarreal.
2 – Non sbagliare l’ approccio alla partita, in termini di concentrazione, specie all’inizio.
3 – Non gestire il risultato, non avendo le caratteristiche per farlo.
4 – Non lasciare spazio a Riquelme.
5 – Non stravolgere l’ assetto difensivo.
6 – Non far giocare Wome e Cesar sulla fascia sinistra, specie dall’ inizio.
7 – Non dimenticare in panchina Recoba.
8 – Non perdere il controllo dei nervi, specie in caso di svantaggio.
9 – Non metterla sul piano fisico, ma puntare sulla tecnica dei vari Veron, Figo e Stankovic.
10- Non perdere questa grandissima occasione.
10 cosas que l' Inter no tiene que hacer esta noche
Ok, Mazzone è stato maleducato, ma lei non si è messo sullo stesso piano ? Ok, Zeman ha esagerato, ma non è forse vero che con la Juventus e il Milan non usa le stesse stilettate che riserva agli altri, in primis Roberto Mancini e l' Inter ?

In una serata già triste per un dramma vero come quello dell’atroce morte di un bimbo, ho trovato sinceramente ingiustificabile il comportamento riservato dalla curva Nord a Zoro. A Messina avevano esagerato tutti: Zoro stesso, che ha abbandonato il campo che per lui è luogo di lavoro, i tifosi, che si ostinano a ululare ai giocatori di colore, sia per razzismo sia per innervosirli, e il giudice, che ha diffidato per 5 anni 10 ultras, pena che non si vede infliggere nemmeno uno che aggredisce un poliziotto con un coltello. Una persona che minimamente dice di amare l’ Inter e il calcio, nonché minimamente intelligente, non tira fumogeni durante un derby europeo, massima espressione dello sport pedatorio, rischiando o di estrometterla dalle coppe o una esemplare squalifica del campo. Impedendo legittimamente agli altri, nonché a se stessi, di vederla, e accettando il verdetto sportivo, qualunque sia. Principio base dello sport stesso, purtroppo in Italia poco praticato. Per lo stesso motivo ieri sera comportarsi in quel modo non aveva alcun senso e sottolineo con piacere la sonora disapprovazione della maggioranza del pubblico di San Siro, che tra l’ altro di soldi ne spende anche di più. Non ho toccato il tema del razzismo, perché è una piaga sociale che purtroppo va al di là di un ululato durante una partita di calcio. Che in curva ci siano molti esponenti di estrema destra, le cui idee razziali sono conosciute da tutti, aggiunge un elemento alla discussione, che si intreccia con la considerazione, propria non solo degli ultras, che Zoro abbia cercato un po di facile pubblicità. A pensare male si fa peccato, ma, conosciuto il contenuto di una sua intervista nei giorni precedenti alla partita d’andata, il dubbio che il suo gesto fosse premeditato mi viene. Di fronte a gratuiti insulti come quelli di ieri, che offuscano tra l’ altro l’ immagine di un club che fa dell’ integrazione e della solidarietà valori assoluti e condivisi, mi piacerebbe che una società avesse il coraggio di non mettere in vendita i biglietti della curva, regalandoli gratuitamente a bambini e ragazzi accompagnati dai genitori. Ci sarebbero meno striscioni, fumogeni e meno pubblico al seguito della squadra lontano da San Siro, ma l’incitamento e il tifo dei bambini non sarebbero da meno. Per quanto riguarda Zoro, una scelta dettata dall’ intelligenza sarebbe stata quella di ignorarlo. Il silenzio spesso può essere molto rumoroso. Specie in una serata in cui la tv ha mostrato quanto può essere barbaro l’ animo umano.

Un sabato molto positivo, se non fosse per la morte di un piccolo innocente e per i cori contro Zoro, di cui parlerò a parte. La scelta di Mancini di far riposare quasi tutti i titolari in vista del ritorno col Villarreal ha pagato. Forse poteva essere fatta anche a Parma, dove, nonostante i 18 tiri verso la porta, alcuni giocatori non sono sembrati completamente concentrati sulla partita. Comprensibile, vista l’ importanza della Champions League. Così i 3 punti persi una settimana fa, sono stati in fretta recuperati sul Milan, caduto a Lecce con molte seconde linee che non giocando quasi mai non hanno il ritmo partita ( Amoroso, Rui Costa, Jankulowski ). La Coppa Italia tanto snobbata invece permette ai nerazzurri di far respirare l’ aria della competizione a chi viene meno impiegato e contro il Messina si è visto. Dopo uno svarione difensivo dovuto ancora a scarsa attenzione nei primissimi minuti, Pizarro ha macinato gioco e chiamato ripetutamente in causa gli esterni argentini Kily e Solari, tra i migliori in campo, assieme a Mihajlovic e Burdisso. Una notazione per l’ ex madridista: è tra quelli che ha sofferto maggiormente il trasferimento dal Real, soprattutto a livello fisico, non è mai stato un fenomeno né un mostro di continuità ma sicuramente, in caso di assenza di Figo o Stankovic, deve essere il primo cambio. E’ mancato solo il gol a Cruz, a differenza di Martins che è stato più preciso e lucido che nelle ultime settimane. In prospettiva Champions, sia Burdisso che Solari possono avanzare la loro candidatura, specie il primo visto che Wome in una linea a quattro continua a non convincermi in fase difensiva ( il meglio di sé in carriera lo ha fatto comeesterno di un centrocampo a 5 ). Se a Villarreal si riuscirà a resistere al submarino amarillo, l’ Inter resta in corsa per migliorarsi rispetto all’ anno scorso, sia in Italia che in Europa, e Mancini sarà sicuro della conferma, come mi auguro. Con tanti saluti agli avvoltoi di turno che vogliono affossare il primo progetto tecnico convincente dai tempi di Trapattoni.
ADRIANO : “ Mi è sempre piaciuto il Milan, un giorno potrei giocarci “.
MORATTI :“ Quest’ anno la mia favorita per lo scudetto è l’ Inter, anche se potrebbe sembrare che stia scherzando “.
RONALDO : “ I neroazzurri mi vogliono sempre bene, a partire dalla gente e dai tifosi che mi hanno voluto e mi vogliono ancora”.
ANCELOTTI : “ Poulsen? Un codardo. Ha colpito a tradimento Kakà per tutta la partita. Questo giustifica il comportamento di Totti all’ Europeo”.
GALLIANI : “Adesso capisco Totti all’ Europeo dopo aver visto Poulsen “.
CAPELLO : “ Io alla Juventus? Non andrei mai ad allenare i bianconeri. Rispetto la società, ma a me non interessa andare lì: sono scelte di vita".
MOGGI : “ In cosa consiste la nostra amicizia? Se ad esempio siamo entrambi su uno stesso giocatore, l'altro non si mette certo ad alzare il prezzo. Galliani e' il mio... miglior nemico”
VIERI : “ Io posso andare in giro a testa alta, io alla mattina mi posso guardare allo specchio, voi no, perché voi non avete la coscienza. Sono più uomo di tutti voi messi insieme".
ELKANN : "'Del Piero costa troppo per quello che rende. E' un lusso che non ci possiamo piu' permettere"
LOTITO : " In 3 anni risanerò la Lazio, bado anche ai valori, bisogna essere didascalici. Cosa significa?Dare l' esempio. Ho capito per primo che bisognava cambiare strada. Il Milan punta sulle stelle, noi sui giovani "