CIAO GIACINTO

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sabato, 22 luglio 2006

NON SPERATECI, RITORNO AD AGOSTO

IOSTOCONMANCINI chiude per ferie.

A quei 37.600 circa di voi che da febbraio ad oggi lo hanno visitato, specie durante la settimana( nel weekend giustamente fate altro ), compagni di viaggio, soprattutto interisti, con cui spero nel futuro di interagire sempre di più ( un saluto speciale ai due aficionados che si collegano da Svezia ed Estonia ), do appuntamento ad agosto, presumibilmente dopo l' 8 ma forse dopo Ferragosto ( tornare in Pianura Padana dopo essere stato 14 giorni in Sardegna è sempre traumatizzante capitemi), probabilmente con qualche importante novità.

Ne dimenticavo uno fra i sogni che ho elencato prima. Questo**, sperando di vederlo al più presto!

BUONE VACANZE A TUTTI! ALE' MANCIO, ALE' INTER!

SIMONE NICOLETTI ( CHICO75 )

 

 

postato da: chico75 alle ore 20:19 | link | commenti (9)
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SPERANDO CHE NON SIANO SOGNI DI MEZZA ESTATE

Nelle prossime settimane  mi aspetto molte belle notizie.

JUVENTUS SOTTOZERO IN B O C

IL MILAN GIUSTAMENTE PUNITO ( Vignette di Totone )

QUEL CHE CI SPETTA

GRANDI GIOCATORI

   

 

...E CHE SIA UN PUNTO DI PARTENZA !!!!

postato da: chico75 alle ore 19:23 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter
venerdì, 21 luglio 2006

VIEIRA: PER VINCERE SUBITO, PUBALGIA PERMETTENDO

Chi c’era di meglio per sostituirlo? Per Gerrard il Liverpool ha detto no a 45 milioni offerti dal Chelsea, dal quale non si muove Lampard. Mascherano? Il Corinthians non ha bisogno di soldi e tra i suoi finanziatori c'è ben nascosto Abramovich, che ha una sorta di prelazione. Emerson? Si era promesso da tempo a Capello e costava di più. Diarra? Quotato dai 30 milioni in su. Deco? Incedibile. Riquelme? Il Villarreal non lo molla e lui non vuole partire. Ballack? Impossibile competere con il Paperone russo che gli garantisce all’ anno 3,5 milioni di euro in più del tetto salariale nerazzurro dei suoi migliori giocatori. Fabregas? L’ Arsenal non ha ceduto neppure alle lusinghe del Real Madrid. L’ addio di Veron aveva aperto un buco nel centrocampo che andava coperto o puntando su Pizarro o trovando un altro che avesse caratteristiche diverse e garantisse più personalità, più fisico e più esperienza internazionale del cileno. In sostanza Vieira è un grande giocatore, seppure in declino, Pizarro ancora no, e non escludo che possa anche chiedere di essere ceduto. Nell’ anno trascorso alla Juve ha convinto? Tecnicamente sì, ha dimostrato che può essere un giocatore determinante anche in serie A. Fisicamente? Purtroppo ha se possibile fatto peggio delle previsioni pessimistiche della vigilia. La pubalgia lo ha pian piano fatto passare in secondo piano nella cavalcata degli uomini di Capello, non ha mai ritrovato la forma mostrata nei primi mesi, se non ai Mondiali, conclusi però con un infortunio muscolare. Una casualità o un altro segnale preoccupante? Ho dei timori, di rivivere angosce antiche sul piano degli infortuni di alcuni giocatori fondamentali. Non è un regista come Veron, non ha il lancio né il passaggio smarcante, ma sa dettare i tempi giusti, ha senso della posizione e va a inserire centimetri e potenza in un settore in cui eravamo carenti. Consentirà a Cambiasso di sganciarsi ancora più spesso in area avversaria, senza contare che di testa in avanti sa fare male. Un investimento economico importante, destinato vista l’ età a non essere recuperato,
per un giocatore che solo per le condizioni fisiche è una incognita. Non è una colonna su cui si costruirà l’ Inter del futuro, ma viene per fare la differenza e per vincere subito. Se per i motivi più diversi non ci riuscirà si tratterà di una scommessa persa.

postato da: chico75 alle ore 17:55 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, vieira

LUCA TONI SEGNA PER NOI !

Luca Toni è in Thailandia a godersi le vacanze dopo il titolo di campione del mondo in Germania. Al suo ritorno non si unirà ai viola in ritiro a Folgaria, ma ai nerazzurri a Riscone di Brunico. Le conferme si sprecano nell’ ambiente del mondo del calcio. Si lavora per chiudere la trattativa entro il mese di luglio e ormai la differenza tra domanda e offerta è davvero minima. La Fiorentina sa dell’ accordo tra il giocatore e la dirigenza nerazzurra, che gli offre uno stipendio di 3,6 milioni di euro netti l’ anno, e le schermaglie verbali di questi giorni sono solo un tentativo per far avvicinare il più possibile Massimo Moratti alla richiesta di partenza di 25 milioni di euro. La Fiorentina pensa anche che vendere Luca Toni ad una cifra più che doppia rispetto ad un anno fa, per un giocatore prossimo ai 30 anni e che difficilmente raggiungerà la quota gol dell’ ultimo campionato quando tutti giocavano per lui, sia un affare a cui comunque difficilmente avrebbero rinunciato. Ecco il goleador che è mancato ai nerazzurri, italiano e campione del mondo. Come Grosso. Come Materazzi. Non è un fuoriclasse e quindi toccherà o ad Adriano o ad un eventuale altro acquisto dare quel qualcosa in più in termini di tecnica, classe, fantasia, colpi ad effetto ad un reparto che continuerà a contare sull’ utilità di Cruz, sugli scatti da centometrista di Martins ( sui piedi continuo a sperarci poco ) e su qualche invenzione di Recoba, quando non è infortunato. Solo in caso di cessione del brasiliano, per il quale le offerte concrete latitano, si affonderà il colpo per Ibra, ma su di lui presto parlerò in maniera specifica. Benvenuto Luca, a te toccherà quel ruolo di bomber puro, predatore delle aree di rigore, opportunista spietato, che dal tramonto di Vieri in poi è rimasto vacante. Forse il prezzo non sarà quello giusto, ma in attacco uno così nell' Inter non c'è.

postato da: chico75 alle ore 15:38 | link | commenti
categorie: calcio, inter, toni
giovedì, 20 luglio 2006

FRANCIA 3 ITALIA 2 : CI BATTONO SOLO COSI'

Nessuno soddisfatto, tutti soddisfatti. La sentenza sul caso Materazzi – Zidane ( 3 giornate di squalifica per il francese, 2 per l’ italiano, che salterà il 6 settembre la sfida per gli Europei a Parigi ) viene presa dalla FIFA sulla base di considerazioni geopolitiche che col calcio e i suoi regolamenti non hanno nulla a che fare e quindi è sbagliata. Tipico esempio in cui la legge non è uguale per tutti: il nome Zidane in qualche modo si doveva proteggere, specie se la stessa organizzazione internazionale pensa di sfruttare il suo nome come uomo immagine in futuro. Serve rimarcare agli smemorati che la manata di De Rossi a McBride, meno plateale e avvenuta durante uno scontro di gioco, è costata 4 turni. Per non parlare di quella famosa gomitata di Tassotti a Luis Enrique sfuggita agli arbitri ma non alle telecamere durante USA 94: 8 turni. In qualche modo la stucchevole vicenda si chiuderà, finalmente. I francesi continueranno a lamentarsi per la provocazione subita da uno dei pochi simboli della loro sbandierata integrazione, che poi visto quel che succede nelle periferie non deve funzionare così bene, e a considerare Materazzi un provocatore da stroncare se non peggio. Gli italiani faranno i conti con una giustizia palesemente ingiusta, giudicheranno più razionalmente Zidane come un grande giocatore ma con pesanti limiti caratteriali, ma si terranno stretta la Coppa del Mondo. La numero 4 della loro storia contro l’ unica della Francia, tra l’ altro vinta in casa. Coppa nella quale proprio Materazzi è stato decisivo in positivo e Zizou in negativo: il primo l’ ha sollevata fra le mani, il secondo è uscito a testa bassa vicino al tavolo che la sorreggeva durante i supplementari. Cancellandosi dai rigori, che, forse, sarebbero finiti diversamente. Questo resterà, oltre al successo dei siti fioriti da ogni dove ( l’ ultimo di grande seguito è www.difendiamomaterazzi.it ) sulla famosa testata. Tra l’ altro non nuova nel repertorio dell’ ex juventino ed ex madridista nella sua carriera. La prossima campagna della FIFA, dopo quelle contro il razzismo e il gioco duro, avrà come obiettivo la protezione delle madri e delle sorelle dei calciatori: offenderle è grave come prendere una gomitata in faccia o una testata sullo stomaco. Tranquilli ragazzi, basta saperlo: delle cugine e delle zie non importa nulla a nessuno. Per ora.

postato da: chico75 alle ore 16:10 | link | commenti (1)
categorie: calcio, materazzi, mondiali2006

ADDIO GERMANIA 2006: I VIDEO PIU' BELLI

Continuano fino alla chiusura estiva del blog on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Fabio Caressa e Beppe Bergomi, coppia di telecronisti SKY ITALIA, nel video che ripercorre il cammino mondiale. Andiamo a Berlinoooo!

 

 

postato da: chico75 alle ore 12:56 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, video gol, mondiali2006

BOBO STOP ?

La notizia piomba nella tarda serata di un mercoledì in cui tutta l’ attenzione è per lo scandalo di Calciopoli e delle conseguenze, di mercato e non, sui club coinvolti. Sky Sport annuncia che Bobo Vieri sta pensando di ritirarsi dal calcio giocato. Ritiro di Bobo Vieri, nonostante solo pochi giorni fa sorridesse alla presentazione della sua nuova avventura in blucerchiato. Del vero Bobo Vieri si erano perse le tracce dalla fine della stagione 2002 – 2003. L’ anno in cui, nonostante gli infortuni e le 23 presenze totali, fece 24 gol in campionato. Senza contare i 3 in Champions League. Il 5 maggio era alle spalle ed Hector Cuper ancora in sella. L’ Inter finirà alle spalle della Juve, seconda, seppur mai veramente in corsa per il titolo, ma soprattutto ha la grande occasione di battere il Milan nelle semifinali di Champions League. Senza Bobo infortunato e con Crespo a mezzo servizio, il miracolo non riesce. Da allora inizia il progressivo declino del centravanti più prolifico degli ultimi 20 anni di storia nerazzurra, con un palmares molto inferiore al suo reale valore. Sì, perché se si escludono gli ultimi 2 anni in cui la media realizzativa è stata inferiore a causa dei ripetuti infortuni, Vieri ha segnato quasi un gol a partita in campionato in maglia nerazzurra. Eppure pochi ora se ne ricordano. I suoi bronci, le sue polemiche, il suo carattere introverso e un po presuntuoso, il suo passaggio al Milan con ricca buonuscita pagata da Moratti, i pochi mesi a Montecarlo nella vana ricerca dell’ ultimo Mondiale hanno cancellato nella mente di molti i suoi anni migliori. Come la sua vita non proprio da atleta, ma molto da calciatore famoso, da una velina all’ altra, dalla moda ai quotidiani di gossip: Bobo era ed è ovunque. In realtà è stato un centravanti goleador come pochi che è stato sfortunato: ha cambiato squadre nel momento sbagliato, anche per colpa sua ma non solo, perdendosi gran parte del ciclo lippiano, di quello milanista e di quello manciniano, come sembra. Anche in Nazionale: Lippi l’ avrebbe portato in Germania, ma un infortunio lo ha tolto di scena. Pochi giorni fa l’ inizio della sua avventura in maglia Samp, senza partire per il ritiro per continuare in Liguria il recupero dall’ infortunio al ginocchio. Ora, non vedendo la fine del tunnel, la voglia di dire basta. D’ altronde senza calcio non si annoierà, ma molti interisti per un attimo, vedendo la stagione appena conclusasi di Adriano e Martins, rimpiangeranno quel testardo e antipatico bue che però sapeva fare gol.

postato da: chico75 alle ore 01:21 | link | commenti (4)
categorie: calcio, inter, vieri
mercoledì, 19 luglio 2006

ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Continuano fino alla chiusura estiva del blog on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Oggi tocca allo speciale di SKY SPORT NEW ZEALAND, con una colonna sonora di un grande artista italiano. Clicca sulla freccia per vedere il video

 

postato da: chico75 alle ore 11:16 | link | commenti
categorie: calcio, video gol, mondiali2006
martedì, 18 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( TERZA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la terza parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

La stagione del ritorno di Materazzi al Perugia incomincia presto. Infatti il club umbro partecipa all’ Intertoto per volere di Gaucci che vuole conquistare l’ Europa. Mazzone, appena arrivato, non è molto convinto e scagliona gli arrivi dei giocatori, in modo tale da non spremere troppo le forze in vista del campionato. Purtroppo l’ avventura sarà sfortunata: dopo i macedoni del Pobeda capitano i turchi del Trabzonspor che, dopo aver perso in casa per 2 a 1, grazie ai gol di Olive e Nakata, ribaltano la situazione nel ritorno ai supplementari. Partita drammatica, con il gol del 2 a 1 giunto a due minuti dal termine dei tempi regolamentari, e chiusura anticipata per lancio di oggetti verso il guardalinee per due gol annullati ai padroni di casa in sospetto offside. Il campionato inizia con qualche alto e basso come risultati, ma Matrix nelle prime tre giornate è già a quota 2 gol realizzati, contro Milan e Cagliari. Gioca centrale con Calori nella difesa a 4 schierata da Mazzone, con Olive e Tedesco che fanno da cerniera di centrocampo e Nakata e Rapajc ad assicurare qualità dietro l’ unica punta, Amoruso o Melli. La svolta in negativo avviene a gennaio, quando Gaucci prima tratta e poi cede alla Roma il giapponese per qualche decina di miliardi, facendo infuriare il tecnico e sconvolgendo gli equilibri di formazione raggiunti in 6 mesi. Arrivano tra gennaio e febbraio 5 sconfitte, tra cui due 0 a 5 contro Inter ed Udinese, 3 pareggi e solo 2 vittorie, contro Parma e Venezia. La squadra scivola in classifica, arriva il terzo gol stagionale di Matrix, contro il Piacenza, e grazie alla vena realizzativa di Amoruso riuscirà comunque a conquistare un posto che vale l’ Intertoto. E’ l’ ultima giornata di quel campionato che rimarrà nella storia del calcio: la Juve, nella famosa partita del nubifragio dell’ intervallo che ha costretto Collina ad una lunghissima interruzione, perde partita e scudetto al Curi grazie al gol di Calori nel secondo tempo a favore della Lazio. L’ impresa non basta a Mazzone che si lascia con Gaucci in malo modo. Il vulcanico presidente umbro sceglie di lanciare il semi sconosciuto Serse Cosmi, proveniente dall’ Arezzo in C1: sarà la rivelazione dell’ anno e con lui Matrix, che giocherà centrale in una difesa a 3, diventa il più prolifico difensore della storia della serie A. La stagione non era iniziata nel migliore dei modi, con l’ eliminazione dallo Standard Liegi al primo turno di Intertoto e dalla Salernitana in Coppa Italia, ma nelle prime 5 giornate la banda degli esordienti, da Liverani a Monaco, da Pieri a Baiocco, ha già castigato il Parma di Malesani e la Fiorentina di Terim dopo un esaltante 4 a 3 al Franchi. Il greco Vryzas e il brasiliano Ze Maria si mostrano giocatori in grado di fare la differenza, ma è soprattutto capitan Materazzi a diventare l’ uomo in più. Insuperabile in difesa, bravo nell’ impostazione, diventa anche straordinario goleador: di testa, su punizione, su rigore. L’ anno solare si chiude addirittura con la vittoria sul campo del Milan per 2 a 1, risultato ribadito al ritorno. Qualche gol subito di troppo fa perdere alla Cosmi band qualche posizione, ma a 2 giornate dalla fine arriva la matematica salvezza, a cui in pochi l’ estate scorsa avrebbero creduto. Indimenticabile sarà l’ anno di Matrix: record di gol per un difensore, 12, in 30 presenze, debutto in Nazionale con il Trap nell’ amichevole vinta per 1 a 0 nel febbraio 2001 contro il Sudafrica e il trasferimento all’ Inter per 18 miliardi. Un nuovo capitolo nella sua storia si era aperto.

FINE TERZA PARTE

postato da: chico75 alle ore 13:09 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, nazionale, materazzi

ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Con la colonna sonora dei Pet Shop Boys, Go West, le immagini delle donne più belle viste al Mondiale negli stadi tedeschi. Tutte da vedere, anche se le svedesi....

 

postato da: chico75 alle ore 11:20 | link | commenti
categorie: calcio, video gol, mondiali2006
lunedì, 17 luglio 2006

QUANDO CAINO DEVE MORIRE

Si è toccato il fondo dello squallore. Luciano Moggi, alla deriva professionale in quel di Follonica ( a quella umana come si è visto ci era già arrivato da tempo ), sceglie Repubblica per scagliarsi con ancora più ardore contro l’ Inter. Accuse generiche, false, qualunquistiche, in linea con il personaggio. Fa parte di una strategia difensiva ad ampio raggio, della quale si fanno portavoce squallidi lacchè come Padovan e il suo giornale Tuttosport e altri personaggi rispettabili solo in apparenza, che serve per creare un clima favorevole per ottenere pene sempre più miti per lo scandalo di Calciopoli, sia in sede sportiva che quella ordinaria. Fumo negli occhi di chi non vuole o non sa guardare alla realtà, e purtroppo in Italia di gente così, incapace di farsi una propria opinione e che preferiscono mischiarsi in un gregge, ce ne sono troppe. Pecore al soldo dei pastori: molti tifosi juventini, fiorentini, laziali e milanisti sono di questa specie. Finalmente Massimo Moratti negli ultimi giorni ha abbandonato come auspicavo da tempo la tradizionale linea di aplomb e rispetto e oggi ha annunciato che querelerà Moggi per le sue dichiarazioni infamanti. Accusare Facchetti di essere coinvolto nella fideiussione falsa che ha usato la Reggina per difendersi, l’ Inter di essere la mente dietro al deflagrare di Calciopoli e addirittura di essere coinvolta in maniera più grave perché il presidente nerazzurro interloquiva con Bergamo, oppure rivangare ancora la storia del passaporto falso di Recoba per il quale l’ Inter ha già pagato, è troppo. Spero che ci si decida anche a far partire una causa civile risarcitoria verso la Juventus e i club coinvolti nello scandalo, perché in presenza di una colpevolezza accertata, ce ne sarebbero tutti i presupposti. Restino in B o in A, ma seppelliti da centinaia di milioni di euro da pagare come risarcimento danni. Voglio vedere poi dove troveranno questi soldi. Sicuramente non li tirerà fuori Moggi che ha scelto di non difendersi davanti alla giustizia sportiva non avendone la possibilità. Ora, da fuori, vuol diventare il rompicoglioni libero da condizionamenti e il depositario della verità assoluta. Troppo semplice, troppo facile, troppo nauseabondo. Moratti ha parlato di persone sempre più disperate che si difendono come possono cercando di deviare le attenzioni dell’ opinione pubblica, ossia coinvolgendo più persone possibili. La parte buona del Paese deve avere la forza di liberarsi di gente così. Lo si è parzialmente già fatto con Berlusconi, ora tocca all’ ex direttore generale della Juve e ai suoi compari. Prendamoci scudetto, i loro giocatori e i loro soldi. Tutto quello che si può, perchè di altro, ossia rispetto, onestà e dignità, in alcune persone e società non vedo traccia.

postato da: chico75 alle ore 15:00 | link | commenti (7)
categorie: calcio, juventus, moggi, calcipoli

INTER, VOLA COME HOWE!!!

Piacevole sorpresa a Riscone di Brunico. Ad allenarsi c'è anche Howe Besozzi, il giovanissimo reatino, una delle più grandi speranze italiane e mondiali dell' atletica leggera. Un saluto a Mancini e alla squadra, una intervista per Inter Channel e per il sito ufficiale www.inter.it da cui è riprodotta questa foto.

postato da: chico75 alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: calcio, inter

ADDIO GERMANIA 2006 - I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Non perdeteveli. Per una volta anche RaiSport si distingue e per ripercorrere la straordinaria cavalcata dell' Italia monta il video Italy, One Love. Ancora U2, ancora One, stavolta nella recente versione con May Jo Blidge.

 

postato da: chico75 alle ore 09:49 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale, video gol, mondiali2006
domenica, 16 luglio 2006

GLI ULTRAS IN ABITO SCURO E LA SPERANZA CHE NON MUORE

Le sentenze di primo grado sono arrivate e chi aveva letto i deferimenti di Palazzi aveva già da tempo intuito come sarebbe terminato il processo davanti alla CAF. Scrivere che la Juventus rischiasse la C o una pesante penalizzazione in B era nell’ ordine delle idee, in relazione alla gravità delle violazioni contestate. Anzi, si può sostenere senza termini di smentite che sia una sentenza che ha tenuto conto della storia e della situazione economica dei bianconeri, quindi particolarmente favorevole. Un paradosso? Solo in apparenza. Se sul piano sportivo concretamente non c’è questa differenza, specie in ottica futura, poiché l’ obiettivo dei giudici era quello di impedire che tornasse in A in un anno, finanziariamente la retrocessione in terza serie avrebbe significato quel fallimento che la B in ogni caso scongiura, sia per i maggiori introiti sia per la possibilità di tenere un numero maggiore di suoi calciatori sotto contratto. Inizia male la neo dirigenza juventina che prima con il suo avvocato fa capire di gradire una situazione di penalizzazione in B e poi grida allo scandalo puntando a portare avanti all’ infinito le sentenze di Calciopoli, ben oltre la giustizia sportiva. Il neo presidente Cobolli Gigli mi ricorda già quel Giraudo di cui si sono frettolosamente liberati, con la differenza che questo si deve far conoscere ed è in cerca di consensi: per questo si presenta davanti ai microfoni e ai tifosi radunati davanti alla sede per ergersi a paladino della causa juventina. Una recita patetica, non c’è che dire. Giustamente infuriati possono dirsi i tifosi viola e laziali perchè la pena comminata non rappresenta sufficientemente la grande differenza di colpevolezza tra la loro posizione e quella della Juve. Erano Moggi e Giraudo a tessere i fili, loro si sono piegati al potente di turno. In sé la sentenza è condivisibile ( non possono rimanere in A le squadre i cui presidenti hanno chiesto protezione per salvarsi ) ma cessa di esserlo se confrontata con quelli che ha ottenuto la Vecchia Signora, anzi la Vecchia Puttana ormai. Ma i motivi per cui non si è mandata la Juve in C li ho appena spiegati. Si deve ancora aprire il filone dei risarcimenti: e dove non ha fatto la giustizia sportiva potrebbero fare ancora più pesantemente le cause civili. Per il Milan il discorso è diverso: è stato furbo Galliani che ha lasciato Meani a sporcarsi le mani per poi disfarsene in sede processuale. Il deferimento per responsabilità oggettiva scelto da Palazzi difficilmente si sarebbe potuto punire con la stessa serie riservata alle altre accusate di illecito sportivo. Resta una indelebile vergogna, non la prima in verità, per i rossoneri: 44 punti di penalizzazione per lo scorso torneo, 15 per il prossimo, senza Coppe per un anno e l’ amministratore delegato nonché presidente di Lega inibito per un anno: mica male. Senza dimenticare la caduta di stile di chi si è preoccupato di fare i conti e sottolineare come sia possibile disputare la UEFA al posto dell’ Empoli. Uno squallore degno di Marsiglia. Come ha sottolineato Moratti nessuno tra i vari Moggi, Giraudo, Della Valle, Lotito, Carraro, Mazzini, Pairetto ha minimamente provato a chiedere scusa se non altro ai propri tifosi. “ Ho visto un aumento di arroganza, mentre è totalmente assente la vergogna…”. Chapeau Massimo. Vergogna che non manca anche ai parlamentari tifosi e ai sindaci delle città coinvolte, da Domenici a Chiamparino: tutti in cerca di popolarità e soprattutto di consenso e voti. Da tempo sono entrati anche loro sulla scena e promettono di farlo ancora più pesantemente una volta che sarà stata interpellata la giustizia ordinaria e amministrativa. Usando se necessario anche gli ultras da curva, pronti a scendere in piazza, da cui non sono molto diversi per prepotenza e arroganza. Non è finita per il nostro calcio e il Mondiale sembra già lontano, dopo soli 7 giorni. Quel che resta intatta è la speranza di farcela, contro pronostico come han fatto gli azzurri. Credo sia questo quel che di più bello ci abbia lasciato l’ avventura di Germania 2006.

postato da: chico75 alle ore 21:11 | link | commenti (1)
categorie: calcio, milan, juventus, moggi, galliani, intecettazioni, calcipoli
venerdì, 14 luglio 2006

MANCINI 3: LA RIVINCITA

Si è radunata l' Inter alla Pinetina con soli 3 volti nuovi e senza gli eroi mondiali. Tutte le attenzioni su Roberto Mancini, alla prima intervista della nuova stagione. Ma cosa ha detto di importante? Al di là dei complimenti per la vittoria della Nazionale, non sono mancati come sempre gli spunti interessanti. Eccoli, tratti da www.inter.it , come la foto.

Calciopoli

- Non credo che ci sarà il preliminare.  Mi aspetto che i prossimi campionati siano regolari. Mi aspetto che le regole siano uguali per tutti e che le cose siano fatte per bene in tutti i sensi. Ma credo che questo ora possa accadere. Lo scudetto di due anni fa credo sia giusto non assegnarlo perché è passato troppo tempo. Quello di quest'anno, visto che la stagione si è conclusa da due mesi, credo sia giusto assegnarlo all'Inter. Ma non lo vogliamo tanto per festeggiarlo, credo che sia giusto perché in tutti gli sport, se qualcuno vince barando, il premio va a quello che arriva dopo. È giusto premiare la squadra che ha fatto le cose per bene e che si è classificata dietro a chi non le ha fatte.

Adriano

- Adriano vuole giocare come unica punta? Vedo che iniziamo la stagione come l'avevamo finita, con domande su Adriano. In ogni caso le scelte tattiche spettano a me, lui deve solo impegnarsi e dare il massimo per la squadra, dentro e fuori il campo.

Materazzi

- E' sempre stato un giocatore importante per l'Inter, nonostante ogni tanto si lamenti perché non gioca. Marco è anche migliorato moltissimo negli ultimi anni ed ha acquisito esperienza. Raggiungere un obiettivo così importante come un Mondiale, può aiutarlo a migliorarsi ancora, non solo in campo ma anche fuori con certi comportamenti. Potrà essere molto più importante per la sua squadra. Lo scontro con Zidane ? Sono cose che non dovrebbero capitare, né la provocazione né la reazione. Ma purtroppo succedono e, a volte, bisogna subirle.

Tre punte

- Dipende anche da chi saranno i nuovi arrivi, attaccanti, centrocampisti o eventuali esterni. Quando avremo la rosa al completo valutremo le soluzioni migliori. Giocare con due o tre punte o con due moduli differenti non cambia più di tanto. Ho sempre pensato che una squadra forte deve saper giocare in più modi.

Mercato

- Moratti dice che arriverà un attaccante tra Toni, Ibrahimovic e Trezeguet? Se arrivano in due è meglio, qualcosa ancora manca alla squadra.

Avversari più pericolosi

- Non lo so, bisogna aspettare per dirlo. Però credo che la Roma sia una squadra forte con un tecnico bravo che ha già fatto bene la passata stagione. Sicuramente saranno competitivi. Per parlare degli altri bisognerà aspettare quello che succederà nei prossimi giorni.

Il calcio italiano senza Moggi

- Mi astengo da questa risposta

In sostanza, per Adriano e Materazzi nessuno sconto. Nessuna fiducia nelle punte a disposizione. Il 4-4-2 resta il modulo favorito. Non si aspetta di vedere Juventus e Milan in serie A. Crede in un campionato scorso fortemente condizionato e si aspetta che gli venga assegnato lo scudetto. Sta godendo come un riccio per quel che è capitato a Moggi.

In bocca al biscione Mancio!


 

 

postato da: chico75 alle ore 16:33 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, materazzi, moggi, mancini, adriano, calciopoli

ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Non perdeteveli. Oggi tocca allo speciale della BBC che riassume i momenti significativi della Nazionale inglese in terra tedesca. Una spedizione mediocre per il gioco espresso, pur in presenza di campioni autentici specie a centrocampo. Eriksson quindi capro espiatorio, ma con la giustificazione di aver perso nel momento clou Owen, Beckham e Rooney per vari motivi. I rigori e il Portogallo ormai stanno diventando un incubo per i supporter d' Oltremanica. Colonna sonora meravigliosa affidata ai Pet Shop Boys.

 

postato da: chico75 alle ore 14:40 | link | commenti
categorie: calcio, video gol, mondiali2006
giovedì, 13 luglio 2006

ADDIO GERMANIA 2006: I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Non perdeteveli. Si comincia con uno bellissimo: le immagini più belle montate con una colonna sonora da brivido: One, U2. Buon divertimento!

 

postato da: chico75 alle ore 11:37 | link | commenti
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LIPPI, IL SUO ADDIO E UN GRAZIE DIMEZZATO

Chi vince ha sempre ragione. Soprattutto agli occhi dei ciechi. Il calcio in Italia non fa eccezione, specie se si tratta di riportare in Italia la Coppa del Mondo dopo 24 anni e una lunga serie di delusioni. Non conta nulla come si è vinto, la vittoria ha la capacità di trasfigurare i vincitori e trasformarli in eroi nazionali, cancellandone i vizi ed esaltandone le virtù. Marcello Lippi lo sa e non ci ha pensato due volte a lasciare l’ incarico di ct all’ indomani di Germania 2006. In realtà se ne sarebbe andato comunque: pochi giornalisti e questo blog ( vedere nei post sulla Nazionale “ Lippi se ne va. Dopo i Mondiali” in data 22 maggio ) lo avevano già anticipato quando gli azzurri erano ancora in ritiro a Coverciano. Una persona così orgogliosa come il nostro ct non aveva sopportato gli attacchi, financo legittimi, dell’ opinione pubblica e dei mass media per lo scandalo legato a calciopoli. Si era addirittura dovuto presentare ai giudici per difendere se stesso e suo figlio, procuratore GEA in attesa di giudizio che millantava corsie preferenziali per la Nazionale in caso di passaggio sotto l’ ala protettiva della società di procuratori ormai in liquidazione. Il ct non si è mai presentato e mai lo farà in conferenza stampa per chiarire bene se fosse a conoscenza di come si muovessero i suoi dirigenti e tutori alla Juventus. Si è sempre sottratto al fuoco di fila che è toccato agli altri coinvolti a vario titolo nell’ inchiesta. L’ ha salvato il Mondiale, prima e anche dopo, perché ora nessun giornalista avrà il coraggio di sporcare in qualche modo l’ immagine del ct campione del mondo. E’ anche questa una forma di amnistia, sotto certi aspetti. I tuoi peccatucci caro Marcello, qualunque essi siano, ti sono stati perdonati. Amen. Con questa uscita è inattaccabile, la sua impresa rimarrà scolpita nella storia come qualcosa di impensabile alla vigilia, nel pieno del ciclone che ha sconvolto il calcio italiano. E’ stato bravissimo, nulla da dire: in un Mondiale in cui, parole sue, nessuna squadra tecnicamente è stata superiore alle altre ha vinto chi ha mostrato quelle doti, umane, tattiche ed agonistiche, che in una competizione così corta fanno la differenza. Il suo gruppo le ha mostrate e ha vinto meritatamente. La sfida, forse, ancora più affascinante sarebbe stata quella di ringiovanire questa squadra e di presentarsi fra due anni agli Europei dimostrando al mondo che un certo atteggiamento coraggioso e propositivo è entrato stabilmente nel nostro DNA, riprendendo quel cammino interrotto dopo il Ghana a seguito delle non ottimali condizioni di forma di Totti e di molti altri azzurri chiamati a fare la differenza. Tanto per chiudere la bocca a quelli che paragonano questa impresa a quella della Grecia 2 anni fa, sia per estemporaneità che per qualità complessiva della competizione. Forse sarebbe stato troppo chiedere questo a Lippi: si è già tolto tutte le rivincite contro i suoi detrattori. Ha vinto, anche senza Moggi, lontano da Torino. Rimettersi in gioco, essere un sicuro punto di riferimento del nostro calcio in questo periodo delicato, specie dopo tutte le critiche ricevute per il suo brutto carattere e la sua maleducazione, sarebbe stato più simile ad un martirio che all’ ennesima sfida. Tranquilli, non gli spunterà l' aureola. Certo mister la avrei ringraziata più se avesse continuato che per la vittoria della Coppa in sé. Si accontenti per quel che vale dei miei complimenti e dell’ augurio di buone vacanze. E non si dimentichi di chiudere la porta quando esce.

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mercoledì, 12 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( SECONDA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la seconda parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

E’ il 15 luglio quando il trasferimento di Marco Materazzi all’ Everton diventa ufficiale. Luciano Gaucci accetta 10 miliardi delle vecchie lire per il suo difensore che, nonostante fosse dispiaciuto di non poter giocare in serie A, accettò con entusiasmo di misurarsi in un calcio che considerava molto compatibile con il suo modo di giocare. Firmò un quadriennale e fu il primo colpo di mercato del manager Walter Smith, appena arrivato dal Glasgow Rangers, club nel quale aveva apprezzato l’ esuberanza e la grinta del giovane Gennaro Gattuso, che consigliò a Matrix di provare l’ esperienza nel calcio britannico. Proprio il futuro milanista e il futuro interista avevano intrecciato le basi della loro amicizia due anni prima nel Perugia in serie A, quando entrambi erano solo due giovani di belle speranze. L’inizio della stagione fu abbastanza problematico: nel tour estivo in Belgio e Olanda Marco ebbe molti problemi di ambientamento nella difesa inglese, specialmente nei cambi di ritmo e nel mettere in moto le sue lunghe leve. A settembre però una serie di buone prestazioni e il gol decisivo in Coppa di Lega contro il Worthington gli permisero di ricevere i primi applausi e la nomina a giocatore del mese. Particolare curioso: nei Blues di Liverpool giocava anche un certo Olivier Dacourt, che salvo sorprese ritroverà come compagno in maglia nerazzurra la prossima stagione. La sua capacità di impostare il gioco e l’ abilità nelle chiusure, unita ad un fisico particolarmente adatto per il calcio inglese, erano una rarità nel panorama della Premier. Il problema era rappresentato però dall’ elevato numero di cartellini gialli e rossi che in quella stagione collezionò Materazzi. Alla fine furono complessivamente oltre 20, fatto che lo costrinse a saltare anche parecchie giornate di campionato. La stagione, iniziata con grandi speranze, finì con un mediocre quattordicesimo posto, ma rischiò di essere ben più drammatica per i problemi finanziari del club che obbligarono la dirigenza alla cessione della stella Duncan Ferguson a novembre. Arrivò in inverno Kevin Campbell dal Trabzonspor e con il 18enne Jeffers contribuì in maniera determinante alla salvezza. Matrix venne prima coinvolto nel momento nero della squadra per poi terminare in crescendo, con il secondo titolo di giocatore del mese a maggio. La necessità di fare cassa e i problemi della famiglia che non riuscì ad ambientarsi nella fredda e inospitale Liverpool posero fine alla sua avventura inglese e proprio Luciano Gaucci lo riprese per la stessa cifra con la quale l’ aveva ceduto un anno prima. A Perugia ritrova il calore dei tifosi e un allenatore, Carletto Mazzone, esperto e dal carattere forte, che sarà fondamentale per la sua crescita.

FINE SECONDA PARTE

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RECOBA E UN MOTIVO PER CONFERMARLO

Mi sono posto tante domande, tante possibili chiavi di lettura per capire e giustificare il rinnovo del Chino Recoba. Ho trovato un solo motivo gestionale comprensibile, al di là delle possibili implicazioni sentimentali di Massimo Moratti per il giocatore da lui stesso scoperto in videocassetta 9 anni fa quando era considerato uno dei massimi talenti uruguaiani. Per arrivare alla conclusione più logica, il motivo è esclusivamente finanziario, ho dovuto prima scartare tutte le ipotesi più prettamente tecniche. Recoba non è apprezzato né da Roberto Mancini, che gli ha concesso chance importanti nel momento clou della stagione ( l’ ultima in Champions nel doppio turno contro il Villarreal ), né dai responsabili dell’ area tecnica Branca ed Oriali, i quali, dopo aver ricevuto l’ input dal patron, stanno trattando da settimane al ribasso per trovare l’ accordo economico con Paco Casal. Recoba non è mai stato un titolare inamovibile e se questo accade da 9 anni, con diversi allenatori, significa che ci sono diverse motivazioni alla base: poco impegno negli allenamenti, ripetuti infortuni muscolari, indolenti prestazioni in campo, continuità nulla. Recoba non è uno dei leader dello spogliatoio, a livello caratteriale anzi ha una delle sue pecche, e nei momenti delicati raramente ci mette la faccia o la gamba. Recoba segna sempre meno ed è sempre meno decisivo con i suoi colpi: è da sei anni che non supera quota 10 gol in campionato e nell’ ultima stagione non si ricorda nemmeno uno di quei gol belli e impossibili che hanno fatto innamorare i suoi fan. Recoba non è stato un affare dal punto di vista economico, perché qualche anno fa Casal riuscì abilmente a spuntare un contratto pluriennale ricchissimo che ha poi scoraggiato qualsiasi altro club interessato ad acquistarlo; è stato sempre vittima del suo ingaggio, si potrebbe parlare di una prigione dorata nerazzurra per lui. Recoba ha litigato con tutti gli allenatori, spesso a mezzo stampa, contribuendo a minare la tranquillità nello spogliatoio. E allora? Perché proporre un triennale da 2 milioni di euro l’ anno, ad un giocatore che ha compiuto 30 anni? Tre anni fa l’ uruguaiano scelse autonomamente di ridursi l’ ingaggio e di spalmarne una consistente parte nell’ ultimo anno di contratto, ossia quello appena trascorso. Era la filosofia del piano Moretti, l’ allora direttore generale nerazzurro. Quindi, come è successo ad esempio con Toldo, la società ha preferito allungargli il contratto, diluendo quel che gli sarebbe ancora dovuto a livello di emolumenti in 3 anni e aggiungendo solo un piccolo sforzo economico per l’ ultimo anno, potendo al contempo contare sulle sue prestazioni. Recoba non perde quel che gli era dovuto ed è garantito fino ai 33 anni, quando potrà decidere di tornare in Uruguay. E’ pur vero che nella stessa situazione Moratti un anno fa preferì pagare la buonuscita a Vieri pur di non vederlo più in nerazzurro, ma i motivi in quel caso furono extracalcistici. La stragrande maggioranza dei tifosi che sono stanchi di aspettarlo se ne faranno una ragione: non c’è Moratti senza Recoba.

 

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martedì, 11 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( PRIMA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la prima parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

Non c’ era molta erba a Marsala nel 1993. Sicuramente molta meno di quella verdissima e prestigiosa di Berlino 2006. La città siciliana e la capitale tedesca distano molto più dei 2.500 km che riportano le mappe stradali: è la distanza che passa tra il sogno e la realtà. Marco Materazzi lo sa bene perché nei 13 anni che sono trascorsi non gli ha regalato niente nessuno e ha dovuto lottare giorno per giorno per dimostrare fin dall’ inizio di non essere il solito raccomandato che gioca perché ha il padre allenatore. Beppe Materazzi è un tecnico serio e stimato, una buona carriera specialmente nella serie cadetta, con il picco della salvezza della Lazio nell’ annata del meno 9 in B. Marco inizia così nelle giovanili del club capitolino, quindi a Messina per poi finire addirittura nel Tor di Quinto nei dilettanti. Pochi credevano in lui e il cognome non è un lasciapassare ma probabilmente una zavorra. Il padre ha amici nel club del Marsala che milita nella vecchia Interregionale, ora CND, e chiede loro di visionare quel ragazzo testardo che si è messo in testa di diventare un calciatore professionista. Per capire la rabbia agonistica del neo campione del mondo, e fa un certo effetto chiamarlo così, bisogna partire da queste necessarie premesse. Da quelle 25 presenze e 4 gol di quell’ annata sui campi caldi e polverosi del sud, dove i tifosi sono così vicini che li senti respirare, quando va bene. Altrimenti è anche peggio. Materazzi si fa notare tanto da fare il doppio salto in serie C1 nelle file di un’ altra siciliana, il Trapani. A quel punto gli osservatori del Perugia lo seguono e poi a fine stagione lo acquisteranno; da lì, dopo una esperienza in C1 in prestito al Carpi dove fa 7 gol in 18 partite da difensore, la svolta nella sua carriera perché nel 1996 torna in Umbria, in serie A. Il club del vulcanico Gaucci è una neo promossa, in panchina c’è il profeta Galeone, e dal mercato arrivano rinforzi importanti come Di Chiara, Kocic, Rapajc, Kreek, Gautieri e Manicone. Ci sarebbe anche Vierchowod, ma se ne va già in estate. Sarà un anno tribolato, Scala subentra a Galeone ma non eviterà la retrocessione. L’ ex allenatore del Parma dei miracoli lancia Materazzi il 2 febbraio 1997 proprio contro l’ Inter e ditemi se non è destino. Un anno di B, con Castagner mister, è forse quel che gli serviva perché gioca da titolare e si fa apprezzare per le sue doti di elevazione ed agonistiche che attirano l’ attenzione dei principali club italiani e non solo. E’ l’ anno in cui i perugini a 3 giornate dalla fine sono distanziati di 5 punti dal Torino, quarto e all’ ultimo posto utile per salire in A. Lo scontro decisivo avviene al Curi alla penultima, preceduto da un clima incandescente con i tifosi locali che aggrediscono Casazza nell’ albergo del ritiro, portiere di riserva dei granata. Finirà 2 a 1 per il Perugia, con Materazzi che entra in maniera scomposta su Gigi Lentini, provocando le ire degli avversari. Sarà un drammatico spareggio fra le due squadre nel neutro di Reggio Emilia, finito ai rigori, a decidere l’ ultima promossa e l’ errore dal dischetto dell’ inglese Dorigo condanna i granata ad un altro anno di purgatorio. Sotto la curva Marco festeggia in mutande sventolando una enorme bandiera con il grifone perugino. I tifosi lo amano perché non molla mai, ma ancora non sanno che nell’ anno del ritorno in A proprio Materazzi non ci sarà. Destinazione Liverpool, sponda Everton, Premier League.

FINE PRIMA PARTE

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ECCO COSA SI SONO DETTI ZIDANE E MATERAZZI ( VIDEO )

E' l' episodio che rimarrà nella storia del Mondiale, tutto il mondo ne parla. Senza quasi ricordare che sono stati anche i due marcatori dei gol che hanno sancito la parità nei tempi regolamentari. Non sono così interessato a sapere cosa si siano detti i due, perchè qualunque cosa abbia detto Materazzi, un calciatore esperto come Zidane non doveva reagire: le provocazioni nel rettangolo verde fanno parte del gioco. Da segnalare che impazzano sul web anche video con i suoi falli e una ondata di antipatia, stavolta fuori dai nostri confini, si sta abbattendo su di lui. Però questo video scovato su You Tube penso possa fare definitivamente luce sull' episodio perchè ha una visuale frontale del dialogo in italiano fra i due. Sembra confermato che Zidane abbia detto a Materazzi che dopo gli avrebbe dato la maglietta, visto che gliela stava tirando in un contrasto, e che l' italiano abbia risposto che preferirebbe togliere la maglietta alla moglie del francese. Poi un altro insulto che un esperto di labiale potrebbe facilmente leggere e il vaffa finale, prima della testata di Zizou. Il miglior video per capire cosa Materazzi ha detto a Zidane: clicca  qui

 

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categorie: calcio, nazionale, materazzi, video gol

ITALIA - FRANCIA ( CRONACA IN SPAGNOLO )

Anche per la finale la bellissima e divertentissima telecronaca dei giornalisti sudamericani. Tutta da vedere e sentire. Italia campeon del mundo!!!

 

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lunedì, 10 luglio 2006

UNA VITTORIA, TANTI VINCITORI

Tra i tanti luoghi comuni specchio della realtà del nostro Paese uno molto in auge è che le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte son figlie di nessuno. Per una volta è bello che sia davvero così e che nella notte azzurra di Berlino e di ogni piazza d’ Italia si possano riconoscere tante storie che meritano di essere raccontate e a cui dire un riconoscente grazie.
E’ stata la vittoria del famoso gruppo, parola abusata e banale ma terribilmente efficace, dei calciatori azzurri, per una volta non sex symbol con veline al seguito ma uomini, veri, leali, seri, che dopo le vicende legate a Calciopoli hanno voluto dimostrare di poter essere la parte buona del nostro calcio da cui ripartire assieme ai milioni di tifosi delusi ma ancora innamorati del pallone.
E’ stata la vittoria di Marcello Lippi, presuntuoso, fortunato e arrogante, a cui si chiedeva di far vedere la propria bravura anche senza l’ ombrello protettivo della Juve e di Moggi in particolare; nell’ infuriare della tempesta mediatica e di piazza, ha saputo cementare una squadra solida, versatile, molto matura tatticamente, non dipendente dal singolo fuoriclasse perché fuoriclasse veri e propri non ce ne sono e coloro che erano chiamati a fare la differenza o erano reduci da un infortunio, Totti, oppure nella parabola discendente, Del Piero. Capendo di non avere la condizione fisica per proseguire nel progetto che prevedeva le due punte più un trequartista alle spalle, su suggerimento dei giocatori ha puntato ad ottenere il massimo dalla organizzazione difensiva inventandosi di volta in volta il match winner decisivo. Ora anche chi non gli mai risparmiato nulla, come il sottoscritto, ammette che ci troviamo di fronte a un allenatore che di diritto è nella storia del nostro calcio e dal quale, almeno nella gestione del gruppo, anche Roberto Mancini dovrebbe imparare.
E’ stata la vittoria dei Cannavaro e Buffon che, sebbene siano ancora eticamente criticabili per quanto è emerso dalle intercettazioni, sono i numeri uno nel loro ruolo e lo hanno dimostrato al Mondiale dopo averlo fatto nella Juve. Per il comportamento esemplare tenuto in Germania, il capitano azzurro è stato degno erede di Dino Zoff nell’ onore di poter alzare la Coppa.
E’ stata la vittoria di Marco Materazzi, il calciatore più odiato d’ Italia al quale la stessa Italia dovrà dire grazie. Certi eccessi in campo non saranno mai rimossi, ma a livello di nervi e personalità ha vissuto una trasfigurazione inimmaginabile, non protestando mai anche quando, contro Australia e Francia, ne avrebbe avuto ben donde, e facendo perdere la testa addirittura a Zidane. Tecnicamente poi è stato protagonista assoluto: sicuro dietro, 2 gol pesantissimi contro Rep. Ceca e Francia davanti. Sarà dura preferirgli Samuel caro Mancio.
E’ stata la vittoria di un buon terzino fluidificante scopertosi in un mese campione. Fabio Grosso e non Totti è la favola del Mondiale che ci ha portato a Berlino: conquistando un rigore contro gli aussie, segnando un gol da cineteca contro la Germania e mettendo l’ ultima e storica firma in finale. Un viso da ragazzo per bene, umile gregario con un bel sinistro e con una ottima facilità di corsa. Meno bravo dei campioni Facchetti e Maldini, ma nella storia come loro.
E’ stata la vittoria di Ringhio Gattuso, un altro che a volte trascende nei comportamenti in campo ma è mai banale nei 90 minuti e soprattutto fuori. Un trascinatore nato, un combattente che sa cosa sono i sacrifici e con quelli ha costruito la sua carriera. Non ha avuto in sorte i piedi di Zidane ma una famiglia che gli ha insegnato i valori della vita. Non è poco ed è un esempio da imitare.
E’ stata la vittoria degli attaccanti operai, che hanno messo più fiato per aiutare i centrocampisti che reti nelle porte avversarie. Un Mondiale sofferto per loro, tanti piccoli Ravanelli e Vialli di lippiana memoria, fra i quali anche un rapace come Inzaghi ha trovato poco spazio pur potenzialmente meritandone molto.
E’ stata la vittoria di una intuizione, di un trequartista schierato davanti alla difesa una estate e diventata segnale di una rivoluzione culturale. Andrea Pirlo ha cucito, ricamato e rammendato nella zona nevralgica del campo come un campione. A dispetto del nome e di un fisico non da Terminator, è stato il centrocampista più completo di Germania 2006.
E’ stata la vittoria, seppur non come loro sognavano, di due simboli romanisti e juventini come Totti e Del Piero, a cui la maglia azzurra rischiava una volta smesso col calcio
di lasciare loro solo ricordi negativi. A loro modo una traccia l’ hanno lasciata, anche se è stato il gruppo a trascinare loro e non viceversa.
E’ stata la vittoria di tanti tecnici italiani che continuano ad essere una elite nel mondo: penso ai vari Capello, Prandelli, Ancelotti e Guidolin che hanno plasmato molti dei novelli campioni.
E’ stata la vittoria del professor Rossi che, catapultato in un mondo mafioso e allo sbando culturale che non conosceva, ha preso decisioni sofferte ma giuste, come la riconferma di Lippi, facendo sentire la propria presenza, discreta ma forte, in tutta l’ avventura tedesca. Continui così, la strada è purtroppo ancora lunga. Al suo fianco la battagliera ministro dello sport Giovanna Melandri che, sebbene aspettiamo al varco per quel che farà per questo mondo, incarna un presente di onestà, bellezza e pulizia che ci fa dimenticare personaggi luridi e loschi come Franco Carraro, uomo di potere politico e di sport di un passato che spero non ritorni.
E' stata la vittoria della gente che aveva voglia di trovare un motivo per festeggiare e che andava nelle piazze già dopo la vittoria inaugurale con il Ghana. Il loro, il nostro entusiasmo e amore per questo sport, che ha finito per trascinare anche chi gufava per partito preso oppure per un forte sentimento tradito da Moggi e compagni, è il trade d’ union con i ragazzi di Lippi. Per una volta non c’ era tutta questa differenza tra campione e tifoso: il Gattuso che getta il cuore oltre l’ ostacolo non è nel gesto in sé molto diverso dall’ operaio che si fa un mazzo così dodici ore in fabbrica. Almeno per la magica notte di Berlino che ricorderemo per tutta la vita, come si fa con il giorno del primo bacio, del matrimonio, della laurea, del figlio che sta nascendo.
E’ il Mondiale di chi lotta e di chi alla fine vede riconosciuti e premiati i propri sforzi. Non succede sempre, anzi quasi mai, ma è bello sapere che ogni tanto, come nei sogni, accade. Perché dà speranza ad ognuno di continuare ad avere la forza e il coraggio di inseguirli. Sebbene siano irraggiungibili.

Simone Nicoletti ( chico75 )

( il post è dedicato a chi ha lottato, come il mio amico Enrico, e a chi continua a farlo )

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categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali

INTER-NAZIONALE CAMPIONE DEL MONDO

Grazie Marco. Grazie Fabio. La vittoria della Nazionale si colora di nero azzurro perchè sono proprio i difensori interisti a decidere la finale con la Francia con il gol del pari e l' ultimo rigore. Assieme al tricolore può legittimamente sventolare la bandiera nerazzurra e nessuno lo avrebbe mai creduto possibile.

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categorie: calcio, nazionale
domenica, 09 luglio 2006

GIOCHIAMOCELA!!!

La Coppa del Mondo non è solo un evento sportivo. Non può esserlo una manifestazione che paralizza non solo le tre nazioni che sono direttamente coinvolte nella finale, come Francia, Italia e Germania, ma tutto il mondo con oltre 4 miliardi di persone che guarderanno Berlino. Dall’ Alaska all’ Australia, dalla Svezia al Sudafrica che stasera raccoglierà il testimone in nome di un intero continente, l’ Africa. E’ un momento di festa planetaria, di divisione sportiva ma paradossalmente uno dei rarissimi momenti di unità nazionale, specie in anni in cui le grandi ideologie nei Paesi democratici sono superate e obsolete. E’ il calcio, quel calcio che alcuni hanno tentato di uccidere decidendone le sorti al telefono e non su un rettangolo verde. In Italia infatti il cammino dei Lippi e dei Cannavaro è partito in sordina, oscurato dalle intercettazioni e dal più grande scandalo sportivo che si ricordi non solo a queste latitudini. Ma anche coloro che non sono riusciti a godersi l’ atmosfera mondiale per colpa di Moggi e compagni, non hanno potuto trattenere un urlo di gioia al momento del gol di Fabio Grosso, uno che fino a qualche anno fa giocava trequartista nel Chieti e su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che potesse non solo approdare in Nazionale ma anche giocare in serie A. Giusto così, la partita con la Germania entrerà nella storia di questo sport e chi l’ ha vista se la ricorderà per sempre: capita sempre con le emozioni più forti. Stasera si deve ripartire da lì, da quel patrimonio di convinzione ed entusiasmo costruito nei supplementari della semifinale. Anche tatticamente e come approccio mentale: potrebbe non bastare aspettarli e sperare che il goleador di turno inventi il gol decisivo. Se è vero che Domenech schiererà Trezeguet centravanti con Henry, Zidane e Ribery alle spalle è un chiaro segnale di voler fare la partita e giocarsi tutta la propria forza offensiva per vincere la partita più importante di tutte. Marcello Lippi,anche se il ct francese non lo farà, faccia lo stesso: un’ altra punta o un atteggiamento più coraggioso sono indispensabili. Le vittorie che entrano nella storia si compiono rischiando di perdere, non mi stancherò mai di ripeterlo. 90 lunghissimi minuti per dare un sorriso e una speranza per una notte ad una Nazione che ne ha bisogno e che da domani tornerà a fare i conti con i molti problemi di ogni suo cittadino. L’ Italia merita la Coppa, gli azzurri possono regalarcela. Si vince con il cuore, chi marcherà Zidane non mi interessa. Sognamocela, giochiamocela, andiamo a prendercela.

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categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
venerdì, 07 luglio 2006

RINUNCIAMO ALLA CHAMPIONS

Rinunciamo alle coppe. Se è il prezzo da pagare per ottenere alla fine dei diversi gradi di giudizio, sportivo prima e amministrativa poi, un calcio italiano finalmente credibile. Per un anno o financo per tre, per quanto la Uefa riterrà opportuno. Gli strali di Della Valle e Lotito, espressioni della nuova imprenditoria che è terribilmente simile alla vecchia, i complotti politici evocati da Berlusconi e dal Milan, refrain trito e ritrito adattabile alle diverse situazioni, e l’ avvertimento della società Juve che fa capire che al di là di una pena accettabile o congrua che dir si voglia sarebbe disposta a dare battaglia fino all’ ultimo. Senza contare uomini politici e di sport in caccia di consensi, giornalisti leccaculo e tifosi accecati dal machiavellico fine che giustifica i mezzi. Un esercito di benpensanti e garantisti a comando che fa ribrezzo. Prepariamoci a questo teatrino che durerà tutta l’ estate non facendo un passo indietro dalla certezza che quelli del quartierino e dei salottini buoni devono pagare. Ed essere estromessi dal calcio. Quelli che schierano battaglioni di avvocati che presentano i loro clienti come buffoni patetici ed ignoranti. Sacrifichiamo la partecipazione alla Champions conquistata sul campo senza favori né imbrogli e poi chiediamo i danni a chi viola la clausola compromissoria e si rivolge alla giustizia ordinaria. Un risarcimento milionario a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e pazienza se qualcuno rischierà il fallimento. Un campionato con anche solo una di queste in serie A, tanto per capirci i rossoneri, senza una pesantissima penalizzazione, sarebbe una sconfitta epocale che non ci possiamo permettere. Sarebbe un modo per far uscire un Moggi dalla finestra oggi per farne rientrare un altro fra 2 o 3 anni. I tifosi delle squadre coinvolte che si schierano con i loro dirigenti sono pericolosi mezzi di pressione sull’ opinione pubblica e sulla libertà di giudizio di chi sarà chiamato ad esprimersi in camera di consiglio. Vanno disinnescati, con un movimento di opinione compatto, in primis da noi supporters nerazzurri, che dobbiamo sapere di poter perdere e vincere ma solo per demeriti o meriti della nostra società, dei giocatori e di Roberto Mancini. Noi tutti dobbiamo vigilare: l’ esercito dei disonesti è sempre più ampio e in questi giorni si mescola con gli italiani che festeggiano i successi della Nazionale. In una mano il tricolore, in tasca il passamontagna.

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E' SBARCATO A MILANO MAICON

E’ arrivato a Milano da due giorni e si è già incontrato con Dacourt nell’ hotel del centro che li ospita. Visite mediche per entrambi in vista del ritiro che comincerà la prossima settimana. Quindi la società nerazzurra ha sciolto gli ultimi dubbi e non potrà tesserare un nuovo extracomunitario avendo già Douglas Seisenado Maicon, 25 anni, prelevato dal Monaco per circa 6 milioni di euro dopo una lunga trattativa con il suo procuratore Mino Raiola. Contratto quadriennale, 1 milione di euro di ingaggio, entrerà in competizione con J. Zanetti e Figo per un posto sulla corsia destra, sia di difesa che di centrocampo. Due totem nerazzurri, una impresa non facile per l’ esterno verdeoro che è già da due anni nel giro della Nazionale, ma che ha perso il ballottaggio con Cicinho per il ruolo di vice Cafu a questi Mondiali, al termine di una stagione non brillantissima come tutto il club transalpino. Molto amico di Adriano che ne ha caldeggiato l’ acquisto, con il quale ha condiviso la vittoria della Coppa America e della Confederations Cup. Corsa, velocità, potenza e grandi capacità offensive: è così Maicon, che deve migliorare sia a livello tattico che in fase di copertura. Roberto Mancini intende proporre l’ anno prossimo una maggiore spinta sulle fasce e in questa via si inseriscono gli ingaggi anche di Grosso e Maxwell, al posto dei vari Favalli, Ze Maria e Wome a cui non è stato rinnovato il contratto. Poche parole in italiano di rito per Maicon, che ha espresso felicità e curiosità per la sua nuova avventura nerazzurra, dribblando qualsiasi domanda su Calciopoli. Potenzialmente sembra che non farà la fine di Gilberto, passato come una meteora da Milano e affermatosi altrove, ma il Mancio dovrà lavorarci ancora parecchio.

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categorie: calcio, inter, maicon
giovedì, 06 luglio 2006

DIFESE D' ITALIA

Un gol subito su autogol in sei partite, nonostante sia cambiata per due quinti rispetto alla partita d'esordio, complici l' infortunio di Nesta, la squalifica di Materazzi, l' accantonamento di Zaccardo.

Avvocato Juventus : "Una pena congrua ? Direi come le altre squadre coinvolte, retrocessione in serie B e penalizzazione". ( Non ci giurerei, ma mi sembra una ammissione di colpevolezza di illecito sportivo ).

Avvocato Milan : "Meani non era dirigente del Milan. Nemmeno un dipendente. Si può quasi dire fosse un precario" ( a oltre 250.000 euro all' anno, mica male ). "Galliani sta a sentire ma non reagisce, non dice nulla. Ci sono dei suoni totalmente insignificanti che si usano nell'intercalare, che sono senza alcun significato. Galliani non commenta. L'accusa non esiste nel mondo reale, nel mondo fisico dei suoni". ( quando dice spinga spinga a Meani per la raccomandazione di alcune nomine arbitrali che suono usa?)

Lotito: " ”Sono entrato in Lega calcio per la prima volta l’8 ottobre del 2004 e ho inaugurato questa linea di rottura rispetto al sistema, e per questo mi hanno dato del matto e del suonato. Ho parlato di moralizzazione, di calcio didascalico e di nuova genesi di questo sport". ( Uno che parla così in effetti un po suonato lo deve essere). "Mazzini e` un personaggio toscano di reminiscenza boccacesca. Non potevo certo utilizzare un linguaggio aulico e per questo sembra che ci sia una grande familiarita` nelle conversazioni telefoniche. per me era diventato una sorta di psichiatra, mi tranquillizzava. D' altronde è un medico e si sa, i medici tranquillizzano. Emerge che sono un po strano, lo so, ma ho voluto anche avvicinare il calcio alla cultura. Ho istituito anche il cappellano della Lazio, che officia la Santa Messa ogni giorno" ( Uno così non levatecelo, vi rego!)

Della Valle: "Nel deferimento ci sono un sacco di errori, Palazzi mi ha confuso più volte con un'altra persona. Poi scrive che sono stato a mangiare con Bergamo a Coverciano mentre ero altrove. Quando ero a Bagno a Ripoli, Palazzi scrive Bagno a Rivoli. Fa pure gli stessi refusi dei carabinieri. Chiedono la mia testa sulla base di un teorema, il teorema Palazzi, costruito attorno al disegno di tre carabinieri che hanno cucito le intercettazioni così come hanno voluto. Contro di noi ci sono solamente alcune intercettazioni di Innocenzo Mazzini, un personaggio che con noi faceva la parte del vicepresidente della Figc, poi alle nostre spalle millantava qualsiasi cosa. Non c'è nient'altro. E pensare che noi Mazzini lo tolleravamo solo perché sapevamo che era quello che era.Io sono convinto che ci sia un filo conduttore con l'uscita della Roma dalla corsa alla Champions League. E non è un caso che le intercettazioni siano uscite sul Romanista proprio quando noi siamo entrati in Champions". ( Quella sul complotto l' ho già sentita...uhm..dove...)

Berlusconi: " Le indagini di Borrelli e le richieste di Palazzi dimostrano un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport" ( Ah già..ecco chi gridava al complotto..ma Berlusconi e Della Valle sono davvero così diversi ?).

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mercoledì, 05 luglio 2006

IL GOL DI GROSSO ( CRONACA IN LINGUA ARABA )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla divertente e unica telecronaca in lingua araba.

 

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GOL DI GROSSO ( CRONACA IN LINGUA CINESE )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca agli incredibili telecronisti in lingua cinese.

 

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I GOL DI GROSSO E DEL PIERO ( CRONACA IN INGLESE ESPN )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla telecronaca in inglese della rete americana ESPN.

 

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I GOL DI GROSSO E DEL PIERO IN SPAGNOLO ( SUDAMERICA )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla inconfondibile telecronaca in spagnolo dei giornalisti sudamericani.

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GOL DI GROSSO E DEL PIERO ( CRONACA IN INGLESE BBC )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla telecronaca in inglese della BBC.

 

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IL GOL DI GROSSO ( CRONACA IN TEDESCO )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Cominciamo, noblesse oblige, proprio dai toni funerei del telecronista tedesco.

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FUORIGIOCO MONDIALI: AUF WIEDERSEHEN DEUTSCHLAND

Finalmente l’ impresa. Dopo un cammino senza troppi squilli serviva la prestazione straordinaria per cambiare la storia del nostro mondiale tedesco. Grosso con un tiro e un urlo alla Tardelli e Del Piero con una rivincita sul destino l'hanno resa possibile. Non è un caso che sia arrivata contro i tedeschi e soprattutto nei supplementari. Come nel 1970 in Messico e come nel 1982 in Spagna. Marcello Lippi ha incominciato a vincerla quando ha rischiato di perderla, inserendo una seconda punta al posto di uno spento Camoranesi e addirittura una terza, Del Piero, al posto dell’ altro centrocampista di quantità Perrotta. Sono venuti due legni e due gol in 30 minuti quando le energie erano al lumicino: non è stata una casualità anche se anche Buffon con quella parata su Podolski ci ha messo del suo. Nei 90 minuti Italia e Germania si erano sostanzialmente equivalse con un tempo a testa: nel primo meglio gli azzurri con un superiore possesso palla e nella ripresa meglio i padroni di casa che specie negli ultimi 20 minuti sembravano averne di più, contemporaneamente al calo fisico di Camoranesi e Totti. La partita non è stata delle migliori tecnicamente, sulla scia di quasi tutte in questa manifestazione: ritmo basso, poche conclusioni verso la porta, molto agonismo e esasperati tatticismi. Sia Lippi che Klinsmann hanno cercato prima di tutto di non perderla, con gli unici due che potevano fare la differenza, Totti e Ballack, troppo lontani dalla porta avversaria per poter incidere. Così Toni è stato fermato nella morsa di Mertesacker e Metzelder che fisicamente gli sono simili, mentre Podolski e Klose si sono visti di più ma hanno sbattuto sulla nostra difesa, con Buffon e Cannavaro ancora sugli scudi. Se il man of the match è stato Pirlo per la Fifa, è Fabio Grosso ad avere deciso la partita con un sinistro che i giornalisti di qualche anno fa avrebbero descritto di rara bellezza. Il neo terzino interista, specificamente richiesto da Mancini dopo che Zambrotta ha informato di preferire il Milan, è sorprendentemente l’ uomo che nei momenti decisivi fa la differenza: con l’ Australia conquistò un rigore in pieno recupero con gli azzurri in 10 e con la Germania ha colpito all’ ultimo minuto evitando la roulette dei rigori. Anche questo non è un caso: in una squadra senza fuoriclasse Lippi ha costruito un gruppo solido e versatile che può mandare sotto i riflettori un personaggio diverso ogni volta. Gli manca una sola partita, la più importante, per entrare nella storia e ricevere i complimenti e i ringraziamenti da chi, come il sottoscritto, dichiaratamente non lo ama. Si ricordi del potenziale offensivo di questa squadra: provi a vincerla rischiando magari di perderla. I supplementari di Italia Germania ce lo hanno insegnato.

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martedì, 04 luglio 2006

CALCIOPOLI: LE 10 FAQ DEL PROCESSO SPORTIVO IN CORSO

1 - Che valore hanno le richieste di Stefano Palazzi ? Come si svolgerà il processo ?

Nel processo sportivo Stefano Palazzi rappresenta la Procura federale e di fatto svolge il ruolo della pubblica accusa con cui si dovranno confrontare gli avvocati delle difese di tutti gli imputati. Dopo la requisitoria iniziale che si è svolta oggi e nella quale ha spiegato l’impianto accusatorio e in linea generale le sanzioni che richiederà, comunque ancora modificabili, hanno iniziato ad essere ascoltati gli imputati, a partire da Moggi, che non si è presentato, e Giraudo. Dopodiché ci sarà la requisitoria finale dell’ accusa ( ancora Palazzi ) e le arringhe degli avvocati delle 4 società coinvolte nonché dei singoli imputati, prima che il collegio giudicante si ritiri in camera di consiglio per la decisione. Da ricordare che Stefano Palazzi svolse il ruolo di pubblica accusa anche nel caso Genoa chiedendo per i Grifoni la retrocessione in serie C.

2 - Nel processo sportivo le sentenze dei giudici sono molto diverse dalla pubblica accusa?

Normalmente no. Può esserci una minore pesantezza nel quadro di una sanzione specifica ma pensare che arrivi una assoluzione, ad esempio per il Milan, è quasi impossibile. Questo vale soprattutto per questo grado di giudizio, ma non mi aspetto grandissime differenze nemmeno in secondo grado, anche se è nella facoltà dell’ organo giudicante di secondo grado riformare in tutto o in parte la decisione impugnata. Il fatto che per essere accusati di un illecito non sia necessario che esso sia andato a buon fine ma basti il semplice tentativo, fa sì che il valore e il peso giuridico delle intercettazioni sia decisamente maggiore rispetto ad un processo ordinario. E non sia semplice confutarlo. Infatti nel giudizio sportivo vige l’ inversione dell’ ordine delle prove per cui spetterà agli imputati difendersi portando le prove della propria innocenza e non alla Procura portare le prove della colpevolezza.

3 - Ma dove sono le prove dell’ illecito?

Come già scritto nel processo sportivo per essere condannati per illecito è sufficiente che esso sia anche solo tentato. Il fatto che sia consumato effettivamente è una aggravante. Comunque Palazzi è convinto che il sistema partisse da Moggi e Giraudo e, quindi, dalla Juventus: "La sofisticazione di questo sistema - spiega nella sua requisitoria - si desume dall'intervento favorevole degli arbitri soprattutto nei casi dubbi. Questo va valutato in modo particolare. La maliziosità del sistema si evince dal sistema di condizionamento finalizzata a non creare un'evidenza di favori nell'opinione pubblica. Una condotta anche a livello mediatico che lo stesso Moggi portava avanti". Quindi il fatto di telefonare ai designatori, di incontrarsi in luoghi segreti o a cena aveva lo scopo di determinare arbitraggi favorevoli alla società bianconera. E’ quello che hanno svelato le intercettazioni che hanno spiegato ad esempio come fosse possibile in anticipo già per i carabinieri sapere gli arbitri prima del sorteggio.


4 - Quali saranno gli altri gradi di giudizio?

In questo caso straordinario il commissario Rossi ha previsto, come da sua facoltà, che l’ organo giudicante di secondo grado sia la Corte Federale e non sia prevista la possibilità di rivolgersi alla Camera di conciliazione e arbitrato del Coni. E’ però probabile che le difese, specie in presenza di pene molto severe, violino la clausola compromissoria relativa all’ autonomia dell’ ordinamento sportivo e si rivolgano al TAR e ai giudici amministrativi per la violazione di interessi legittimi extrasportivi. In questo caso il TAR potrebbe bloccare la sentenza sportiva e farla disapplicare. Se lo stesso TAR desse però ragione alla giustizia sportiva, i club che hanno violato la clausola compromissoria si vedrebbero applicati ulteriori penalizzazioni.

5 - Per la Juve è stata chiesta la serie C1?

No, ma l’ esclusione dal campionato di competenza, una delle pene più gravi del codice di giustizia sportiva. Spetterà al commissario Rossi decidere a quale campionato assegnarla e quindi ipoteticamente anche alla serie C2.

6 - Come mai Moggi non è stato radiato?

Perché in questa fase del procedimento il procuratore Palazzi poteva solo prevedere la possibilità di preclusioni come ha fatto, ossia la radiazione, e non richiederla direttamente. E’ probabile comunque che lo faccia nella requisitoria finale. Non solo per Moggi.

7-  Perché per il Milan è stata chiesta la serie B ? Potrebbe rimanere ancora in A ?

Perché secondo Palazzi Galliani sapeva, come risulta da alcune telefonate, e approvava la condotta di Meani, tesserato Milan addetto agli arbitri e non collaboratore esterno, per fare pressione sui designatori per ottenere guardalinee compiacenti. La prova che i magheggi di Meani sono andati a buon fine è stata l’ assegnazione di Babini e Pugliesi richiesta a Mazzei dallo stesso Meani e puntualmente verificatasi. Quindi il Milan per responsabilità oggettiva diretta è stato condannato alla B. Le probabilità che rimanga in A con penalizzazione restano comunque buone, anche perché la tendenza è sempre quella di sentenze più morbide delle richieste della accusa.

8 - Napoli, Bologna e Brescia potrebbero essere ripescate?

In base alla normativa vigente, recentemente modificata da Carraro, non ne hanno i requisiti. Potrebbero però rivalersi economicamente.

9 - Alcune società rischiano il fallimento ?

Teoricamente sì, specie la Lazio, quotata in borsa, che ha già un piano di rateizzazione ultradecennale col fisco e che potrebbe vedere ridiscussi i contratti in essere e quindi non poter contare su entrate fino a poco tempo fa sicure e probabilmente già messe a bilancio. Se a ciò si aggiunge che l’ anno prossimo il decreto spalma debiti non sarà più in vigore, gli azionisti di riferimento dovranno probabilmente ricapitalizzare per evitare problemi.

10 - Perché uno scudetto è stato revocato e uno non assegnato alla Juve ?

Quello del campionato 2004 – 2005 è stato revocato perché considerato falsato come provato dalle intercettazioni. Sul campionato appena concluso non sono state fatte intercettazioni ma si presume che sia stato pesantemente condizionato dal sistema ancora in vigore. Viene lasciata la scelta al commissario Rossi se assegnarlo alla prima squadra in classifica non coinvolta nello scandalo o lasciato vacante.
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ULTIM' ORA CALCIOPOLI: PALAZZI SMANTELLA LA CUPOLA

Dopo la requisitoria iniziale in cui Stefano Palazzi, contrariamente alle attese, è stato durissimo nei confronti del sistema orchestrato da Moggi, ecco le richieste di sanzione del procuratore federale che sostanzialmente avallano le indagini di Borrelli e del suo staff:

JUVENTUS : Serie C e 6 punti di penalizzazione. Revoca scudetto 2005 e non assegnazione scudetto 2006.

FIORENTINA e LAZIO : Serie B e 15 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno

MILAN : Serie B e 3 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno

MOGGI, GIRAUDO, CARRARO, BERGAMO, PAIRETTO, LANESE, MAZZINI, LOTITO, I DELLA VALLE, MEANI: 5 anni di squalifica più sanzioni pecuniarie

GALLIANI : 2 anni di squalifica

DE SANTIS, BERTINI, DONDARINI, RODOMONTI, MESSINA, ROCCHI E TAGLIAVENTO: 5 anni di squalifica con preclusione

PAPARESTA : 1 anno di squalifica

Tendenzialmente nel processo sportivo le richieste del procuratore federale vengono sostanzialmente accolte dall' organo giudicante, ma vista l'eccezionalità del caso, è probabile che le sentenze della CAF si possano anche discostare verso una minore linea dura. Certamente se le stesse venissero confermate sia in primo che in secondo grado, è sicuro il ricorso al TAR e alla giustizia ordinaria di tutte e quattro le società coinvolte, violando la norma compromissoria di recente istituzione e aprendo nuovi delicati scenari per il calcio italiano.

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FUORIGIOCO MONDIALI: USCIAMO DALL'OMBRA

Dei nostri scandali. Dei nostri limiti tecnici. Di una serie di prestazioni buone per andare avanti ma non per entusiasmare. Della nostra atavica furbizia. Delle polemiche per una squalifica di Frings mai chiesta alla Fifa ma benedetta dall’ iniziativa di SKY e Repubblica. Della storia che ormai è datata per cominciare finalmente a scriverne un’ altra. Delle divisioni fra chi tifa Italia e chi, dopo Calciopoli, non riesce ancora a farlo. Della eccessiva prudenza e della mancanza di coraggio. Dell’ incapacità di pensare in grande. Stasera a Dortmund in una atmosfera quasi totalmente avversa serve una di quelle imprese che segnano la svolta e il fatto di poterla compiere contro una avversaria tradizionale come la Germania deve essere un ulteriore motivo di spinta. Non ci odiano ma nemmeno ci amano in quella terra, non mancando occasione di sottolineare i nostri difetti e trasformando anche i pregi in insulse macchiette. Calcisticamente ci temono perché profondamente diversi dal loro modo di giocare ma si sentono superiori e sono sicuri di batterci. Ho scritto che in questi Mondiali la Nazionale di Lippi è sembrata più teutonica nella filosofia calcistica, più collettivo e forza fisica che sprazzi di genio e fantasia del campione di turno, come era stato in passato con Roberto Baggio ad esempio. Stasera servirà un colpo di teatro del ct per sorprenderli ( due punte? Inzaghi a partita in corso? Spostare Zambrotta a sinistra quando entrerà Odonkor?) e una invenzione del Totti di turno ( un cucchiaio o un intero set con coltelli e forchette?) per cambiare la storia di un match in apparenza abbastanza bloccato e prevedibile con la Germania a spingere senza scoprirsi troppo e gli azzurri a cercare di imbrigliarli. Non ci sarebbe nulla di peggio di tornare a casa senza avere provato a giocarcela sfruttando le nostre qualità, che non sono solo Buffon, Cannavaro e organizzazione difensiva. Ci sono Inzaghi, Gilardino e persino Del Piero che, in caso di stallo o addirittura di svantaggio, devono essere sfruttati. Berlino non è così vicina, ma nemmeno così lontana come si poteva pensare un mese fa quando Lippi e gli altri entravano e uscivano dalle Procure. Forza Italia e, per una sera, forza Marcello. Come amava dire Hitchcock, non c’è terrore nello sparo, ma solo nella sua attesa.

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lunedì, 03 luglio 2006

VIDEO DI IERI: ITALIA GERMANIA 1982

Sperando che la tradizione positiva ai Mondiali sia rispettata, ecco i gol dell' ultima sfida tra Italia e Germania allora Ovest, perchè la caduta del muro di Berlino era ancora ben lontana dall' avvenire.  Era l' 11 luglio 1982 e tutti sappiamo come finì. Allora le imprese contro Argentina e Brasile diedero fiducia e convinzione a una squadra partita tra mille difficoltà e che ringraziò un pareggio che ai molti parve aggiustato contro il Camerun per non tornare dalla Spagna già nella prima fase.  La semifinale contro la Polonia venne superata di slancio grazie al solito Rossi e in finale i tedeschi, reduci dalla massacrante sfida contro i francesi, vennero travolti dagli uomini di Bearzot.

Nella home page sulla sinistra il video di Italia Germania 1982.

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sabato, 01 luglio 2006

JUVE MARCIA

Tra poche ore il popolo bianconero sfilerà per le vie di Torino per urlare al mondo il proprio orgoglio juventino. Al di là del fatto che personalmente non sia un sostenitore delle manifestazioni di piazza e dei possibili confronti con la marcia granata di tre anni fa che vide una partecipazione oceanica quando il Toro retrocedeva ancora in B, la speranza è che tra coloro che sfideranno la calura di un sabato di luglio non ci siano quelli che festeggiarono l’ ultimo scudetto nonostante lo scandalo fosse già deflagrato e si fosse capito come quella vittoria fosse in realtà pesantemente taroccata. Quelli che si schierarono con la Triade e che ancora oggi credono che ci sia un complotto anti juventino alla base di quanto successo. La cultura della vittoria ad ogni costo è la filosofia che ha ispirato Moggi e Giraudo da più di dieci anni e che è diventata la realtà della squadra più amata e odiata in Italia. E’ questa l’ eredità più deleteria che proprio la Triade ci ha lasciato e che dovremo combattere non solo fino alla fine dei processi sportivi ma soprattutto dopo. Sventolino le bandiere come auspicio per un futuro diverso: la Juve del recente passato è stata la mela più marcia di un raccolto da buttare e da non ripetere. I tifosi juventini se lo ricordino e non trasformino una marcia di speranza in una patetica esibizione di fede ad ogni costo. Sarebbe davvero un incubo ben più grave di una retrocessione in B.

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FUORIGIOCO MONDIALI: CARRARMATO ITALIA

Quasi senza accorgersene siamo nella semifinale Mondiale. In un girone con Usa, Rep. Ceca e Ghana potevamo eliminarci solo per nostra incapacità. Idem dicasi per Australia e Ucraina che dell’ elite calcistica non hanno mai fatto né faranno mai parte. Si arriva alla infinita sfida contro la Germania che storicamente, sia nel 1970 che nel 1982, ci ha detto sempre bene( Lippi e compagni pensino a toccarsi) senza un vero banco di prova della nostra forza. La prima sfida di un certo livello è proprio quella che ci attende e se la fallissimo sarebbe giustificato dire che abbiamo disputato comunque un buon Mondiale? Non credo. E’ una Nazionale che si fa apprezzare per una straordinaria compattezza e solidità difensiva, uno spirito di gruppo raramente così coeso e per la intercambiabilità di uomini e schemi senza che il risultato cambi. Una squadra che trae la sua forza dal collettivo più che dal singolo fuoriclasse: un filo conduttore abbastanza estraneo nella storia azzurra. Non ha però ancora offerto una prestazione travolgente, trascinante, per meglio dire emozionante. Il passo è stato quello del carrarmato, lento, sicuro, inesorabile: più tedesco che italiano. L’ occasione per dare la svolta a questo tran tran capita martedì contro una scuola che di guerre e carrarmati è più esperta di noi per storia e DNA, non solo futbolistico. Non basterà controllare le operazioni dall’ alto della propria superiorità difensiva e tattica perché questa superiorità non c’è. Ci vorrà più coraggio per sorprenderli, così come capitato nell’ amichevole di marzo, una mentalità più offensiva e più tecnica stile Ghana per far saltare i panzer sul tereno minato di gioco. Pensare di lasciare a Cannavaro, Zambrotta e Buffon, i nostri fuoriclasse qui in Germania, il compito di disinnescare Klose e Podolski come arma principale per ottenere la qualificazione sarebbe deleterio e pericoloso, a meno di pensare di essere sempre accompagnati da una buona dose di fortuna. Gira e rigira si torna a Totti e agli attaccanti: il primo dovrà essere più continuo e inventarsi quella personalità che negli appuntamenti importanti gli è sempre mancata, gli altri, a chiunque tocchi, dovranno sfruttare al massimo le occasioni che saranno create come ha fatto Toni stasera. Appuntamento al 4 luglio a Dortmund in uno stadio che sarà quasi completamente ostile: la notte ideale per aggiungere un nuovo capitolo al romanzo popolare che è sempre stato Italia – Germania.

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