CIAO GIACINTO

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martedì, 12 settembre 2006

NUOVO SITO. MI TRASFERISCO SU WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

MI SONO TRASFERITO SU:

WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

CON MANCINI. CON L' INTER.

WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

 

postato da: chico75 alle ore 20:47 | link | commenti (10)
categorie: calcio, inter, mancini

MOURINHO, IL GUFO INTERESSATO

Parte la Champions League e parla Josè Mourinho, che ha l’ obbligo di vincerla come Indiana Jones aveva quello di trovare il Santo Graal. Non sono bastate due Premier League in due anni più una Coppa di Lega per soddisfare il magnate russo Abramovich, che non si accontenta di dominare in Inghilterra ma vuole conquistare l’ Europa. Specie se si considera che nelle ultime due edizioni Liverpool e Arsenal, squadre dal potenziale nettamente inferiore, sono arrivate a giocarsi la finale. E’ pur vero che i Blues in entrambi i casi sono stati eliminati da coloro che poi hanno vinto il torneo, Reds prima e Barcellona poi, ma al ricco proprietario dell’ est questo non interessa. Così ha messo mano al portafoglio e ha portato a Stamford Bridge Sheva, Ballack, Cole, Bouhlahrouz, Kalou e Mikel. L’ antipatico ma vincente Josè, che una coppa dalle grandi orecchie ha già nel suo ricco palmares ai tempi del sorprendente Porto, è con le spalle al muro. L’ Inter è una di quelle società che gli piacciono molto in vista di un futuro professionale lontano da Londra, probabilmente non così lontano come potrebbe sembrare. I dirigenti nerazzurri hanno già avuto negli scorsi mesi una chiacchierata molto proficua e voci molto ben informate danno proprio Mourinho in pole position per la panchina dell’ Inter in caso di naufragio di Roberto Mancini. Le parti si sono date appuntamento in primavera per verificare le rispettive situazioni e non è un caso che nelle ultime settimane si siano succedute le sue interviste che tiravano in ballo i campioni d’ Italia. Prima la polemica per non aver vinto il campionato ed essere comunque in prima fascia nei sorteggi Champions, ora le dichiarazioni riportate oggi dalla Gazzetta dello Sport in cui li indica come la squadra favorita per la vittoria finale in Europa. Parole che sanno di provocazione e stilettata verso il Mancio: con quella rosa io vincerei. Quei giocatori che forse tra un anno potrebbero essere suoi.

 

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categorie: calcio, inter, mancini, mourinho

RICORDARE VILLARREAL

Nella conferenza stampa pre partita allo stadio Arvalade di Lisbona Roberto Mancini è partito da dove aveva finito la scorsa primavera. Dal “ submarino amarillo “, dal Villarreal e da Arruabarrena, sicuramente la pagina più brutta da quando il Mancio si è seduto sulla panchina nerazzurra. Fu completamente sbagliato l’ approccio al secondo tempo di quella partita, quando nell’ intervallo successero scintille tra Veron, Adriano e compagni, raccontate all’ esterno da quel Cristiano Zanetti che da mesi si era accordato con la Juve e fu poi aggredito dai tifosi al ritorno della successiva trasferta ad Ascoli. Sbagliarono tutti quella notte, la società, i giocatori e Roberto Mancini. Per questo non bisogna cancellare Villarreal, ma tenerla ben presente per non ripeterla. E’ un’ Inter che sembra molto diversa, sia a livello di qualità che di personalità, grazie agli innesti di giocatori di grande spessore internazionale. Proprio da uno dei nuovi, Ibrahimovic, reduce anche lui da una deludente annata europea con la Juventus, mi aspetto una grande prestazione che sia determinante per la squadra e soprattutto per il suo compagno di reparto. Adriano, salvo sorprese, dovrebbe tornare a recitare da prima punta, dando quella profondità e pericolosità che Crespo ha assicurato finora, senza svariare troppo sulla sinistra. Oltre a quelle progressioni micidiali e al tiro potente che ne fanno, o facevano, un calciatore unico. I portoghesi sono squadra ostica sul proprio campo, aggressiva, veloce e molto tecnica, ma in difesa concedono qualche sbavatura. E’ qui che il brasiliano e lo svedese dovranno essere bravi, a concretizzare le occasioni che capiteranno, limite che talvolta entrambi hanno ma che in Europa si paga ancora di più.

postato da: chico75 alle ore 10:00 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, ibrahimovic, mancini, adriano
lunedì, 11 settembre 2006

MOGGI, L' UOMO NERO E I SUOI COMPLICI

“ Vi chiedo la cortesia di non farmi domande, perche' non ho la voglia ne' la forza. Mi manca l'anima che mi e' stata uccisa. Da domani saro' dimissionario da direttore generale della Juventus e da stasera il mondo del calcio non e' piu' il mio mondo”. Era il 14 maggio 2006 e Luciano Moggi in piena recita teatrale stile melodramma napoletano, con la voce rotta dall’ emozione, brandiva i giornalisti nello stadio di Bari dopo la conquista sul campo dello scudetto, poi assegnato all’ Inter. Son passato 4 mesi e, dopo essere stato condannato al massimo della pena dalla giustizia sportiva e imputato in 3 processi che devono ancora iniziare, è già tornato nella perfetta forma del passato. Quella che prevedeva bugie, prepotenza, arroganza e mezze frasi con minacce più o meno velate. Ieri Simona Ventura, in teoria ancora una giornalista e sempre teoricamente costretta ad essere impaziale e corretta, gli ha regalato una patetica mezzora in una rete anche qui molto teoricamente del servizio pubblico, in cui ha risfoderato, senza dare la possibilità di controbattere all’ unico giornalista vero in sala, ,la litania del complotto ai suoi danni e le solite accuse a destra e a manca sui veri tenutari della cupola calcistica. Da stasera Fabio Ravezzani, direttore della redazione sportiva di un network di tv private che fa capo ad Antenna3 e Telelombardia, gli darà lo scranno di opinionista principale dei fatti del weekend pallonaro. Un po come se il cavalier Tanzi fosse invitato in una trasmissione televisiva che parla di risparmio o, fatte le debite proporzioni, il folle che ha tenuto segregata per otto anni la ragazza austriaca in una trasmissione sui diritti dell’ infanzia. In fondo etica professionale, coscienza critica e rispetto del pubblico sono valori ben meno importanti dell’ audience e della sudditanza più o meno interessata verso chi, dopo tutto quello che ha fatto, può ancora permettersi di parlare di calcio.

 

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categorie: calcio, moggi, calciopoli

LE CARTE DI FIORENTINA - INTER

CAMBIASSO: IL TRENO GIAPPONESE. Puntuale nell’ inserimento dei due gol interisti. Mai in ritardo contro i centrocampisti viola. Efficace in occasione dell’ assist a Ibra.

MATERAZZI: IL CHEWING GUM SOTTO IL TAVOLO. Mancini lo appiccica a Toni e rimane così per gran parte della partita senza che qualcuno trovi il modo per staccarlo. Lo metti lì e sai che quando lo guardi lo trovi. Finchè qualcuno o qualcosa ti costringe a toglierlo.

TONI: IL TONNO LIBERATO. Preso nella rete preparata da Mancini e gettata da Materazzi. Si dispera, lotta e si sbatte fino in fondo. Quando forse sta per arrendersi la rete si apre, torna libero e fa vedere che è sempre di prima qualità.

PRANDELLI: L’ALUNNO RIMANDATO A SETTEMBRE. E’ bravo, ma non ha studiato a sufficienza. Liverani trequartista, Gobbi ala destra, nessuna marcatura su Cambiasso, difesa imprecisa. Rimedia sul finire con i due cambi, ma è troppo tardi per ottenere subito la promozione.

 

FACCHETTI: L’ANGELO NERAZZURRO. C’è ma non si vede. Ispira l’ animo degli interisti con il ricordo del suo esempio. Protegge e custodisce le speranze dei tifosi.

 

 

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categorie: calcio, inter, materazzi, facchetti, mancini
domenica, 10 settembre 2006

COMPATTI, SUPERIORI, VINCENTI

A Firenze si poteva perdere, specie alla prima di campionato e con il Milan ancora sottozero. L’ importante era dare l’ impressione di essere una squadra di personalità, solida e matura per una stagione in cui tutti ti aspettano al varco. Roberto Mancini doveva puntare su chi gli dava maggiori garanzie e così ha fatto, senza chiedersi come avrebbero reagito i vari Samuel, Grosso, Stankovic e Adriano all’ esclusione. E’ stato un successo su tutta la linea, pieno, meritato, convincente, per l’ Inter e per l’ allenatore. Per buona parte della gara la Fiorentina del tanto celebrato Prandelli è andata a sbattere sulla difesa nerazzurra imperniata su un Materazzi implacabile e su un centrocampo potente e ben affiatato, in cui Cambiasso è stata l’ arma tattica che ha deciso di fatto la partita. Sganciato da compiti di copertura grazie alla presenza di Dacourt, l’ argentino ha potuto mostrare con più lucidità le sue straordinarie qualità di incursore, senza che lo stesso tecnico viola riuscisse a trovare un rimedio. Sempre presente Crespo e Ibrahimovic già in netta crescita rispetto alle prime uscite: un gol e un intelligente assist confermano che è lui l’ uomo in più di questa squadra, il fuoriclasse che può far fare all’ Inter il salto di qualità negli ultimi 16 metri, il vero dramma dell’ anno scorso. Non può essere tutto perfetto, siamo alla prima di campionato e si giocava a Firenze. Sul piano della manovra sono ancora da trovare i giusti movimenti in fase offensiva, serve maggiore lucidità nei passaggi e una maggior copertura e utilizzo delle fasce laterali, dove Mutu e Reginaldo hanno trovato più di un varco. Sul calo degli ultimi 20 minuti hanno pesato gli infortuni di Matrix e Cambiasso e la stanchezza di un Vieira che aveva disputato due partite in 4 giorni con la sua Nazionale. Eppure c’è chi imputa a Mancini anche questo, di aver sbagliato i cambi, senza sapere che sono stati i giocatori a chiederlo. E’ proprio vero che non tutti i nemici hanno maglie diverse da quella nerazzurra, anche fra i tifosi. Se poi qualcuno pensa che questa squadra raggiungerà straordinari picchi nella spettacolarità del gioco, significa che non ha ancora compreso il pregio principale di questa Inter molto capelliana: la solidità e la potenza.

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categorie: calcio, inter, mancini
sabato, 09 settembre 2006

FIORENTINA - INTER IN STREAMING

A meno di 24 ore dalla partita non si sa ancora se SKY darà la partita in diretta. Solo in Italia può succedere una cosa del genere. Quindi, per chi non ha la possibilità di vederla attraverso il digitale terrestre oppure non vuole acquistarla da Alice, resta un’ altra possibilità: quella dello streaming. Il sito di riferimento è www.coolstreaming.us  , al centro di una battaglia legale con la stessa tv satellitare di Murdoch solo qualche mese fa dalla quale ne è uscita vincitrice. E’ necessario avere innanzitutto una buona connessione ADSL, non 56k tanto per intenderci, dotarsi di Windows Media Player 10 e di Real Player. Sul sito in questione, troverete tutte le info preliminari necessarie e soprattutto il download del Mediacenter, una sorta di consolle che contiene già il link ad una serie di tv straniere ed italiane sul web. Per poter vedere le partite del campionato italiano e non solo dovrete scaricare una serie di software come Pplive, PpStream, Tvkoo, SopCast, TvAnts i cui link vedrete nel Mediacenter stesso una volta installato nella parte bassa della home. Dopo averli installati, potete consultare lo schedale degli eventi, previa registrazione sullo stesso Coolstreaming, oppure su siti come www.rojadirecta.com , in cui trovate anche il link degli stessi software con le tv cinesi e americane che trasmettono la nostra serie. Fiorentina – Inter è trasmesso su Shanghai Sports ( contenuto nel bouquet TvAnts, Pplive, Tvkoo ), Guangdong Sports ( PpStream, SopCast, Mysee, TvAnts ), Fortune Sports ( PCast ), Shandong Sports ( PpLive ), 7Msport2 ( Pplive ). Ciccate sul canale corrispondente nel menu delle tv a disposizione dei vari software, collegandovi almeno mezzora prima dell’inizio della partita, e godetevi Fiorentina Inter, magari togliendo l’audio ed aiutandovi con InterChannel, programmi delle tv private o canali radiofonici.
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categorie: calcio, inter
venerdì, 08 settembre 2006

FIORENTINA-INTER: L' OBBLIGO DI SCEGLIERE I MIGLIORI, NON DI VINCERE

Finalmente campionato, finalmente Fiorentina. Il debutto più difficile sotto il profilo tecnico ed ambientale che ci potesse capitare è in realtà un vantaggio per Roberto Mancini, da qualunque parte la si analizzi. In caso di vittoria o di pareggio con una prestazione positiva, il morale ma soprattutto la convinzione di essere una grande squadra crescerà in maniera esponenziale, dando lo slancio per affrontare un girone di Champions in cui,se si sbaglia all’ inizio,le possibilità di recupero sono drasticamente minori. In caso di debacle, si potrà assorbire meglio la sconfitta guardando il Milan, il vero rivale per lo scudetto, ancora sotto il livello del mare, anche se l’ arbitrato CONI condonerà buona parte della penalizzazione. Sarebbe un passo falso ampiamente rimediabile, tenendo presente che comunque quest’ anno tutti i non interisti saranno sempre pronti a soffiare sul vento delle polemiche. Una vittoria della Fiorentina amplificherebbe queste voci, ma i giocatori devono essere consapevoli che sarà il leit motiv della stagione. Roberto Mancini può perdere, ma non deve fare scelte azzardate, né di schemi né di uomini. Visto che si gioca contro la Fiorentina e non contro l’ Ascoli in campo deve andarci chi da’ più garanzie. Quindi schema a rombo, che ha permesso la rimonta in Supercoppa, con Maicon , Cordoba e Crespo titolari. A far loro posto uno tra Grosso e J. Zanetti, uno tra Samuel e Materazzi e Adriano, sebbene le voci provenienti da Appiano lo diano reduce da una ottima e fruttuosa settimana di allenamenti. Scegliere chi sta meglio a livello di condizione toglie una opportunità ai cecchini di professione di sparare sul nostro mister. Spazio per tutti ce ne sarà a sufficienza, con 27 partite da qui alla pausa
invernale.E’ bene ricordare che il Franchi per i nerazzurri è un campo stregato: una sola vittoria negli ultimi 17 anni e i viola sono sempre andati a segno nella gestione Prandelli sul proprio terreno. Se a ciò aggiungiamo le motivazioni extra calcistiche per l’ affaire Toni e Calciopoli, aspettiamoci un arrembaggio all’ arma bianca nella prima mezzora. E’ probabile che se riusciremo ad arginarlo, tornare a casa con un risultato positivo sarà molto più facile.

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categorie: calcio, inter, fiorentina, mancini
giovedì, 07 settembre 2006

DONADONI HA MENO COLPE DI LIPPI

Non potevano cambiare le cose in quattro giorni. E’ stata una sconfitta tanto netta quanto inevitabile che però non pregiudica le nostre possibilità di qualificazione. Perdere in Francia il 6 settembre senza aver cominciato il campionato, altra conseguenza negativa di Calciopoli, ci sta: la lotta sarà con Scozia e Ucraina e su di loro si dovranno fare i calcoli. In questo caso il calendario ci dà una mano proponendo subito la nostra sfida con gli ucraini e i transalpini per gli scozzesi: il 7 ottobre potremmo già aver ripreso in mano la situazione. Roberto Donadoni, a cui va concesso un periodo di apprendistato come accaduto ai suoi predecessori, non può inventarsi una condizione fisica ed agonistica che non c’è, non avendo mai visto all’ opera i suoi calciatori in una serie di partite ufficiali. Non è un caso che anche la Spagna, con un sola giornata di Liga alle spalle, sia crollata a Belfast contro l’ Irlanda del Nord. Si può discutere sulla scelta di inserire Semioli o di far entrare Inzaghi troppo tardi, ma viste le prestazioni dei vari Zambrotta, Cannavaro, Grosso, Gattuso, Perrotta e Cassano sperare di fare meglio nel catino parigino era difficile. A pesare sulla Nazionale non sono le capacità o l’ esperienza dell’ ex tecnico del Livorno, o meglio non solamente. Come non ricordare lo sdegnoso ed egoistico rifiuto di Marcello Lippi di proseguire il lavoro così brillantemente portato avanti ai Mondiali quando c’era una nazione intera a chiederglielo, lasciando Rossi ed Albertini nei guai a metà luglio? Sapeva, forse troppo bene, delle insidie del girone di qualificazione agli Europei e che salto nel buio sarebbe stato cambiare la guida tecnica dopo aver vinto una manifestazione così importante. La sua conoscenza del gruppo lo avrebbe aiutato a gestire al meglio la sbornia post Berlino, sapendo già su quali nuovi innesti puntare e da dove ripartire in relazione ai punti fermi nello schema e nella formazione titolare. Invece ci troviamo di fronte ad un cantiere aperto che inevitabilmente ci costringerà ad affrettare i lavori. Con il rischio che, senza le giuste fondamenta, il castello crolli alla prima folata di vento.

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categorie: calcio, nazionale, lippi, donadoni
mercoledì, 06 settembre 2006

STILE INTER

postato da: chico75 alle ore 15:13 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, facchetti

SE PAPARESTA PAGA PIU' DI GALLIANI E CARRARO

Cornuto e mazziato. Non è bastato essere stato chiuso da Giraudo e Moggi nello spogliatoio dopo Reggina - Juventus, senza prima essersi sorbito le loro offese e minacce e poi poterlo denunciare, aver dovuto telefonare per scusarsi e confessare a Borrelli e alla Procura di Napoli che per far carriera nel mondo arbitrale non si poteva andare contro alla Juve. Gianluca Paparesta, arbitro dichiaratamente piegato al sistema, si prende nel processo dell’ Associazione arbitrale altri 8 mesi di squalifica che, sommati ai 3 che gli ha inflitto la Corte Federale per omessa denuncia, fanno 11 mesi tondi tondi. Campionato finito ancora prima di cominciare e l’ avvertimento, nemmeno tanto velato, di non farlo più. Non di essere accondiscendente col potente di turno, ma di parlare e cercare di fare luce sul marcio del calcio in Italia. Perché se Carraro, presidente FIGC, come da intercettazioni, scomoda persino il ministro dell’ Interno affinché con Moggi faccia pressioni sulla sua rielezione o se dice chiaramente al designatore che è necessario dare una mano alla Lazio, viene condannato dai giudici che lui stesso aveva nominato a pagare una multa di 80.000 euro. Perché se Galliani, parlando con il kamikaze Meani, da lui profumatamente pagato per i suoi servigi con oltre 300.000 euro l’ anno, lo appoggia nelle sue pressioni per l’ elezione di alcuni vertici arbitrali o per la designazione di guardalinee amici, viene condannato a nove mesi di inibizione e comunque vola in Spagna per trattare Ronaldo. Non che l’ arbitro internazionale di Bari meritasse una pena più leggera, anzi, ma quel che sconcerta e disgusta è che chi ha il coraggio di alzare la testa trova sempre sulla sua strada chi, con nomi e volti diversi, gliela ricaccia sotto la sabbia. Vedere e dimenticare, sapere ma negare. Sempre. Poi si fanno inchieste sui perché siano crollati gli abbonati in Italia…

postato da: chico75 alle ore 10:14 | link | commenti (2)
categorie: calcio, milan, carraro, calciopoli
martedì, 05 settembre 2006

COS'HA PROMESSO DELLA VALLE A TONI?

Oppure c’è ancora qualcuno che crede che Luca Toni sia rimasto volentieri a Firenze ? Alle dichiarazioni riportate oggi dal quotidiano La Nazione fatte dal centravanti a Londra alla presentazione del palinsesto SKY, che parlavano di una permanenza in viola almeno fino a gennaio, hanno replicato le classiche smentite ufficiali da parte dello stesso giocatore. In questi casi ci si chiede se il giornalista si sia inventato sua sponte lo scoop. Succede in alcuni casi, ma spesso si tratta di confidenze fatte a microfoni spenti o fatte filtrare dal procuratore che vuol mandare determinati messaggi a destinatari più o meno individuabili. Probabilmente questo è uno di quei casi e ci riporta direttamente al triangolo più chiacchierato dell’ estate Toni - Moratti – Della Valle. Inter e Toni avevano trovato l’ accordo molto prima del Mondiale, ma i rapporti fra le due società, su due fronti opposti nella vicenda Calciopoli, si sono incrinati a tal punto da far saltare il trasferimento. A tutto questo ha contribuito anche la sentenza della Corte Federale che ha riportato in A i viola e alla certezza del proprietario della Fiorentina che, o ricorrendo al TAR o attraverso un accordo in sede di conciliazione, aveva scommesso su una penalizzazione meno pesante di quella odierna, come alla fine sarà. Sono bastate queste convinzioni a far tornare nei ranghi Toni e fargli abbassare l’ ascia di guerra? Sicuramente no. Un adeguamento dell’ ingaggio e la promessa che se in futuro fosse arrivata un’ altra offerta economicamente importante, anche non al livello di quella nerazzurra, sarebbe stata presa in considerazione. Le parole di Londra, vere o suggerite da qualcuno, nonostante la smentita, servivano proprio a ricordare che almeno una di queste promesse non era stata ancora mantenuta.

postato da: chico75 alle ore 15:16 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, toni
lunedì, 04 settembre 2006

IL CAMPIONE, IL PRESIDENTE, L' UOMO

Sarti, Burgnich, Facchetti…Per quelli che sono stati come me adolescenti negli anni Ottanta e Novanta, avari di grande soddisfazioni, cresciuti a pane e Inter in una famiglia nerazzurra, i ricordi del nonno e della mamma partivano sempre così. Negli anni Sessanta la formazione tipo era ancora un dogma immutabile, come i numeri sulle maglie, le partite alla domenica pomeriggio e i giocatori bandiera. Quanta invidia per chi aveva vissuto il ciclo della Grande Inter di Angelo Moratti, di Italo Allodi, di Helenio Herrera e di quei campioni che ho scoperto poi nei libri, nelle videocassette in bianco e nero che periodicamente venivano messe in commercio, come se riscoprire il passato fosse la spinta per dimenticare il presente e guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Mi sedevo e ascoltavo, a bocca aperta, i loro racconti e la mia fantasia di bambino volava. Di Giacinto Facchetti mi dicevano che aveva inventato il ruolo di terzino goleador con le sue continue discese sulla fascia, i suoi cross, i suoi gol. Tutti i terzini sinistri che puntualmente venivano ad occupare quel ruolo nell’ Inter non erano lontanamente paragonabili a quell’ elegante atleta che spese tutta la sua carriera in nerazzurro. Che era sempre corretto in campo e fuori, che era stato espulso solo una volta ma per un eccesso di protagonismo dell’ arbitro. Quelli come me hanno conosciuto il Facchetti dirigente, riportato nell’ Inter da quel Massimo Moratti con cui ha condiviso la giovinezza, le gioie e i dolori degli anni Sessanta e Settanta. Ricordo anni fa le contestazioni alla società che aveva nei ruoli chiave gli ex giocatori di quella Grande Inter, ritenuti troppo compiacenti e troppo poco competenti per riportare l’ Inter al livello del Milan berlusconiano e della Juve degli Agnelli. Ricordo anche che prima di diventare presidente era l’ ambasciatore dell’ Inter nei rapporti con l’ Uefa e la Fifa, esempio di uomo leale, onesto, corretto, pacato, di classe. Un vero signore, nell’ aspetto e nei comportamenti, che non amava mostrarsi ma che sapeva prendere la scena solo con la sua presenza. Ricordo che quando divenne presidente ero poco convinto che Moratti davvero delegasse a lui le scelte più importanti ma ero fiero che occupasse quella poltrona lui, un vero interista. Come Peppino Prisco, come lui uomo d’ altri tempi e dall’ altro stile. Sapevo della malattia che lo aveva colpito e ne ero rimasto rattristato, avendo perso da pochi mesi un amico per lo stesso male incurabile, sapevo che non ce l’ avrebbe fatta. Ho provato rabbia e sconcerto quando personaggi a lui nemmeno accomunabili l’ hanno tirato in ballo nelle intercettazioni, lui, uomo lontano come la sua Inter da ogni truffa, da ogni slealtà, da ogni illecito, da ogni prepotenza. Ora provo la stessa commozione di tutti quelli che hanno questa squadra nel cuore e non mi sorprende che lo stesso sentimento sia comune ai tifosi di altri colore. Facchetti non era solo il campione o il presidente. Era l’ uomo da rispettare perché onesto ed educato. Al di là di qualunque bandiera. Proprio lui, una delle bandiere più belle dell’ Inter.

postato da: chico75 alle ore 19:37 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, facchetti

ADDIO E GRAZIE GIACINTO

E' stato il simbolo di un' Inter vincente e onesta, leale e corretta, educata e con stile. Lo stile Inter che soprattutto negli ultimi mesi ci ha fatto capire quanto siamo differenti dagli altri e sentire orgogliosi di appartenere a questa maglia e a questa società. GIACINTO FACCHETTI non poteva che essere INTERISTA.

postato da: chico75 alle ore 16:29 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, facchetti

QUANDO IL MERCATO LO FA DIO

 

C’è chi ha lasciato Torino per Madrid perché la moglie voleva abitare in un posto di mare ( Zidane ). Chi la lasciato Milano per Londra per imparare l’ inglese ( Shevchenko ). Chi ha rifiutato Montecarlo perché non c’era un ranch per i cavalli amati dalla figlia ( il turco Okan, ai tempi dell’ Inter ). Non è così raro accettare o rifiutare un trasferimento per i motivi più strampalati da parte dei calciatori, famosi o meno che siano, ma la storia di Lee Young Pyo è proprio da raccontare. Il terzino sinistro sudcoreano, che era in campo contro l’ Italia nella disfatta nippo coreana di 4 anni fa, gioca nel Tottenham con buon risultati, dopo una esperienza altrettanto positiva nel Psv Eindhoven. Era stato scelto da Rosella Sensi e Daniele Pradè per sostituire Cufrè come terzino nella Roma della nuova stagione e avevano trovato l’ accordo sia con la società londinese che con il procuratore del ragazzo. Addirittura era stato già prenotato il volo per l’ indomani. Poi nella notte nei sogni del religiosissimo Lee si era palesato Dio che gli aveva consigliato di non andare a Roma; telefonata riparatrice, contratto stracciato, giallorrossi senza l’ esterno sinistro. Sicuramente non era un Dio cristiano perché altrimenti non si spiegherebbe il no alla città del Papa, anche se nessuno è profeta in patria. Un caso isolato? Macchè. Anni fa capitò una cosa simile a Marcello Lippi, appena arrivato alla corte di Massimo Moratti a Milano. In quegli anni, per chi non se lo ricorda, nell’ Inter giocavano due nigeriani: Nwankwo Kanu, protagonista della famosa operazione al cuore e tornato miracolosamente al calcio giocato, e Taribo West, difensore fisicamente impressionante, ma un po fuori dalle righe, sia in campo che fuori. E’ noto a molti come in quei giorni West, alle prese con una conversione mistica che lo porterà anche alla predicazione, chiese un incontro con Lippi per parlare del suo futuro a Milano. Si presentò con una lunga tunica e con la Bibbia in mano. Disse al futuro ct campione del mondo che Dio gli aveva detto che doveva rimanere all’ Inter. Con il solito graffiante humour toscano l’ allenatore gli rispose che stranamente a lui non aveva detto nulla. Risultato: andò al Milan. Non tutti ascoltano Dio.

postato da: chico75 alle ore 10:37 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter

SE LO SQUILIBRATO NON POTEVA CHE ESSERE INTERISTA

La notizia è che Gianluca Galliani, famoso per essere sempre a fianco del padre che esulta come uno scalmanato nelle partite del Milan, è stato aggredito mentre cenava a Portofino, mica ai bagni Piero di Loano. La precisazione, che la Gazzetta dello Sport non ci fa mancare in prima pagina, è che non era solo uno squilibrato ma uno squilibrato tifoso dell’ Inter. Non poteva essere altrimenti. Nell’ estate in cui Guido Rossi è interista e ha dato lo scudetto alla sua squadra del cuore e in cui ci sono molti ignoranti, purtroppo solo ignoranti e non squilibrati, che pensano che Calciopoli sia stata una macchinazione di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera con le intercettazioni, il tifoso interista si trova al centro di un tiro al bersaglio che ora è pure superiore a quello subito dagli juventini nei primi 2 mesi di questa triste vicenda. Al di là della campagna mediatica orchestrata da chi era coinvolto nell’ inchiesta per spostare l’ attenzione sugli altri, dalla dirigenza Juve vecchia e nuova alle reti Mediaset passando per la Fiorentina del “povero” Della Valle, il casus belli è stato dare lo scudetto all’ Inter. Scudetto che per dovere di cronaca la maggioranza degli stessi supporters nerazzurri non voleva e che è stato a norma di regolamento assegnato da una commissione nominata ad hoc e che ha agito sulla base dell’ interpretazione delle norme Uefa. Senza una squadra campione l’ Italia avrebbe perso un posto in Champions League. Naturalmente di questo “piccolo” dettaglio tutti si sono dimenticati. Spazio allora ad avvocati, allenatori, calciatori, attori, ballerine e chi più ne ha più ne metta: basta dire che lo scudetto è stato ingiustamente e proditoriamente dato all’ Inter che ci scatta l’ intervista di ordinanza, specie sul Tuttosport. Con questo clima entriamo nell’ ultima settimana che precede l’ inizio della stagione e dappertutto ( tv, quotidiani, radio, internet ) si parla della crisi di Adriano, dell’ incostanza di Ibrahimovic, dei problemi di abbondanza, della mancanza di un regista, di Grosso che non sarà mai più quello del Mondiale, perfino dei rimpianti per le cessioni di Martins e Pizarro e del mancato arrivo di Ronaldo. Addirittura ci si ricorda solo del primo tempo della Supercoppa contro la Roma e non si fa più accenno alla rimonta della ripresa. Mettiamoci l’ elmetto e andiamo alla guerra: Calciopoli, senza esserne coinvolti, la pagheremo cara più noi del Milan.

postato da: chico75 alle ore 09:28 | link | commenti (4)
categorie: calcio, inter, galliani
venerdì, 01 settembre 2006

RONALDINHO-MILAN: TRATTATIVA CHE NON ESISTE

Quale modo migliore per far digerire ai tifosi rossoneri un mercato senza il grande nome e l’ arrivo di Ricardo Oliveira al posto dei vari Ibrahimovic, Henry, Eto’o, Drogba e Ronaldo? Far credere, con la complicità di canali di informazione più o meno consapevoli e informati, che aver ingaggiato l’ attaccante brasiliano del Betis Siviglia che ha come procuratore Roberto de Assis, fratello di Ronaldinho, sia un modo per ottenere fra un anno una sorta di pole position per acquistare il fuoriclasse blaugrana. La realtà è molto diversa. Innanzitutto proprio oggi sul quotidiano spagnolo Sport lo stesso procuratore ha affermato che non ha mai fatto riferimento alla possibilità che vesta la maglia rossonera, semplicemente perché una trattativa non è mai esistita e il giocatore sta benissimo a Barcellona. Anzi i campioni d’ Europa e di Spagna, attualmente il club numero 1 al mondo, sono pronti a ridiscutere e prolungare il contratto che ha già scadenza nel 2011. Il presidente Laporta ha in mano il giocatore più famoso del pianeta, che con il suo sorriso e le sue magie incarna l’ ideale del calcio, una macchina da gol e da soldi, nonché il suo erede Lionel Messi: non avendo problemi economici e avendo appena ottenuto un plebiscito per la sua rielezione, pensate che abbia anche solo pensato a discutere una sua cessione al Milan? Sottolineare una lite tra Ronaldinho e Rijkaard e prenderlo come spunto per riaffermare che sia un ulteriore segnale di rottura verso i blaugrana e apertura verso i rossoneri, come ha fatto certa stampa, non è altro che la riproposizione dello stesso atteggiamento tanto criticato dalla società di via Turati e dagli stessi giornalisti italiani tenuto dai media spagnoli nella vicenda legata a Kakà e al suo passaggio al Real. Spazzatura insomma.

postato da: chico75 alle ore 16:46 | link | commenti (7)
categorie: calcio, milan, ronaldinho

NO A RONALDO: IL GRANDE SACRIFICIO DI MORATTI

Ora qualcuno crede che in realtà la trattativa per far tornare Ronaldo a Milano sia stata solo una invenzione giornalistica. Non è stato così, anzi il brasiliano è stato davvero sul punto di fare il percorso inverso rispetto a 4 anni fa. Chi si è tirato indietro? Cosa ha fatto saltare quello che sarebbe stato il trasferimento dell’ estate? Dalla Spagna i giornali vicini al Real parlano di un mancato accordo fra il Fenomeno, che chiedeva lo stesso trattamento economico garantitogli dal Milan, e la società di via Durini come causa principale del fallimento delle trattative. Pur nella complessità di un contratto con un giocatore che è ancora uno dei nomi più importanti del calcio mondiale, risulta difficile credere che Moratti e il suo staff si possano essere fermati davanti ad un problema di ingaggio. In realtà è stata proprio il patron a fare marcia indietro, facendo uno dei più grandi sacrifici da quando è subentrato a Ernesto Pellegrini. Scartata l’ ipotesi del semplice scambio di prestiti da parte delle merengues, la dirigenza blanca ha proposto la stessa formula che ha portato Reyes in Spagna e Baptista in Inghilterra: un duplice diritto di riscatto per trasformare a fine stagione i prestiti in acquisti veri e propri. In considerazione dell’ età e del potenziale ancora inespresso di Adriano, lo staff operativo nerazzurro pretendeva che il suo centravanti fosse valutato in maniera più importante dal punto di vista economico rispetto al campione del Real Madrid, che va verso i 30 anni e ha una storia clinica alle spalle sempre a rischio ricadute. Mijatovic e Baldini non hanno ceduto, valutando addirittura maggiormente il proprio giocatore rispetto all’ Imperatore. A questo punto è parso chiaro a tutti che un accordo sarebbe stato impossibile e Massimo Moratti ha ordinato lo stop alle trattative, anche in considerazione del poco tempo a disposizione prima della chiusura del calciomercato. Una scelta sentimentalmente difficile per lui, ma tecnicamente ed economicamente corretta per il bene dell’ Inter: si può ragionevolmente dire che il Moratti dirigente ha avuto la meglio sul Moratti tifoso. Finalmente.

postato da: chico75 alle ore 00:12 | link | commenti (11)
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