A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Ecco la traduzione dell’editoriale di oggi a firma di Joaquin Maroto del sito del quotidiano spagnolo AS ( www.as.com )dopo le ultime notizie sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche che coinvolge il direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. Un articolo che in Italia difficilmente sarebbe pubblicabile, ma che riscostruisce alcune passate situazioni poco chiare del deux ex machina del calcio italiano.
Quando negozio preferisco il coltello, la pistola fa troppo rumore." La frase è di Luciano Moggi, direttore sportivo della Juventus. C'arrivano notizie di un nuovo episodio sinistro di Moggi con gli arbitri. Niente di nuovo. Moggi fu già condannato a quattro mesi ed una multa di tre milioni di lire nella sua tappa nel Torino (1991-93); il giudice considerò che le traduttrici che metteva al servizio degli arbitri erano fin troppo sollecite. Ma le avventure di questo ex impiegato ferroviere provengono anche dal passato. In 1979 ci fu lo scandalo di un Ascoli-Roma nelquale gli arbitri danneggiarono pesantemente i marchigiani. La notte prima, il braccio destro del presidente della Roma (Moggi) aveva cenato col trio arbitrale. Durante l'UEFA di 1989-90, gli avversari del Napoli temevano di giocare al San Paolo; lì gli arbitri non erano casalinghi ( nel senso italiani ), bensì perfino casalinghi. Moggi, allora, lavorava per il Napoli.
Ora è stato Raffaelle Guariniello quello che ha scoperto l’andazzo. L'ha fatto nella sua doppia condizione di pubblico ministero antidroga ed antimafia di Torino. Perse il giudizio nel quale portò ai tribunali alla Juve per abuso dei farmaci, ed ora segue l'altra via. Guariniello, la frusta della Juve. Moggi, nel frattempo, prosegue, con Fabio Capello e Giraudo, tentando di portare avanti un campionato che si è fatto complicato. Un situazione limite. Un momento di quelli nei quali Luciano Moggi schiva il suo più temibile rivale, la dietrología: la scienza che studia le cause nascoste degli avvenimenti.
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