A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI
Marcello Lippi deve tutto alla Triade e alla Juventus e non se lo è mai dimenticato. Come ogni persona riconoscente dovrebbe fare. Luciano Moggi ha sempre creduto in quell’ uomo con la faccia da attore, che ci sapeva fare più con una canna in mano che con un pallone fra i piedi. Dopo le esperienze positive a Bergamo e Napoli lo ha portato nella grande piazza, ben sapendo che senza le spalle coperte da Lucianone non ce l’ avrebbe fatta. Lo ha difeso, sostenuto, indirizzato, plasmato. I successi in Italia ed Europa, poi dopo la prima stagione negativa ha rassegnato le dimissioni, perché la Juventus non è l’ Inter e voleva togliere i dirigenti dall’ imbarazzo di doverlo mandare via. Un anno alla guida della caotica squadra nerazzurra, senza le spalle coperte, salvato nello spareggio per la Champions dall’ odiato Roberto Baggio. Poi l’ Helsingborg e la Reggina, il famoso sfogo dei calci in culo da dare a tutti, giocatori e tecnico, ma senza rinunciare ai soldi che Moratti generosamente gli dava. Anche perché lui era sempre juventino, anche quando era all’ Inter. Lucianone gli lancia la ciambella di salvataggio, dà il benservito ad Ancelotti e lo riporta in alto. Vince ancora, solo in Italia però, avendo la Triade alle spalle sta tranquillo, mai una parola fuori dal coro e tantomeno quelle parolacce che per un toscano sono un normale intercalare. Fabio Capello, quello che non avrebbe mai allenato la Juve, cambia idea in mezzora e prende il suo posto, lasciandogli la strada spianata per la Nazionale, reduce dal doppio disastro trapattoniano. Il suo mentore al telefono non crede molto in lui senza la sua figura protettiva: al telefono dice al compare Giraudo che presto si farà raccomandare come un cane e che il suo successore non parla solo di pesca e fighe. Così Lucianone ci pensa lui e non manca di dargli i suoi preziosi consigli: non far giocare Cannavaro, fai fare solo un tempo a Zambrotta, Totti deve giocare al fianco di Gilardino. Nel supremo interesse della Juventus, mica siamo ancora all' Inter d'altronde. Gli sta vicino, come un padre fa col figliolo, per evitargli di sbagliare.E Marcello Lippi cosa fa? Gli da retta, come un cane con il suo padrone, perché sa che Carraro ha chiesto al suo iper protetivo papà di seguirlo più da vicino, forse anche al Mondiale come tutor per evitargli alcune fastidiose domande dei pochi giornalisti non allineati. Perché in fondo come ha pronunciato in una delle intercettazioni, forse anche in tono scherzoso, “…lui non è mica l’allenatore”. Il problema è che questa non è una battuta di un simpatico toscano, ma l’ amara verità.
