A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Un calcio alla tradizione. Un gioco offensivo, anche gradevole e coinvolgente, con annessi contropiede subiti potenzialmente letali, un trequartista libero di inventare e prendersi le sue pause partecipando ben poco alla fase difensiva, due punte vere che stanno vicino all’ area e si preoccupano del gol e di poco altro, un regista dai piedi buoni davanti alla difesa che fino a qualche anno fa giocava trequartista, due centrocampisti che sanno contrastare ma soprattutto essere pericolosi incursori. Questa l’ Italia del debutto mondiale contro il Ghana, più vicina come mentalità alla scuola olandese e brasiliana che a quella di Bearzot, Maldini e Trapattoni. Meglio così, è quel che serviva ad una nazione stanca di essere schiava di catenacci tattici in campo e dialettici fuori, che si ritrova in strada a festeggiare una vittoria di buon auspicio ma per nulla indicativa sul proseguio del torneo. La voglia di liberarsi dal tunnel in cui ci ha ficcato la sporca combriccola di Moggi è evidentemente forte. Quindi diamo a Lippi quel che è di Lippi, l’ aver tenuto fede al suo ciclo azzurro e non aver abiurato questo dna offensivo pur con un Totti che ha limitato parecchio il suo raggio d’ azione, giocando poco la palla e cercando spesso il passaggio di prima, indice di una condizione ancora approssimativa. Non è una bestemmia calcistica dire che proprio il fatto di aver toccato pochi palloni da parte del capitano romanista ha favorito Andrea Pirlo, match winner con un gol e un assist e unico punto di riferimento per la manovra. Una regia illuminata e autorevole anche sotto il profilo della continuità, ben spalleggiato da un Perrotta inesauribile, in forma campionato. Un altro gallone al merito per il lavoro di Spalletti nella capitale. Contro un Ghana spuntato e dalla mira sballata, non si sono pagate certe situazioni in cui ci si è fatti prendere d’ infilata dalle penetrazioni dei centrocampisti che si sono trovati liberi di mirare alla porta di Buffon. Giocare con un centrocampo così tecnico e di default in inferiorità numerica è un rischio calcolato che si può prendere se come ieri Cannavaro e Nesta sono stati perfetti o se davanti Toni e Gilardino sono cecchini inesorabili, cosa che ieri invece non è successa. Lasciare questi spazi a Rosicky e Nedved non è consigliabile, quindi la scelta della ripresa di arretrare il raggio d’ azione è stata molto saggia e da allora, pur non creando molto, non si è corso più alcun rischio, con Essien, quasi sempre lui, costretto a tirare da fuori area. Non mi sorprenderei se nell’ ultima contro i cechi si rivedesse in campo Gattuso per puntellare la fase di contenimento. Per ora godiamoci questa cartolina che la Nazionale e i suoi appassionati tifosi spediscono in Italia da Hannover: l’ immagine del nostro calcio per una sera non è più quella furba e sparagnina del presente e del recente passato.
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