A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Quasi senza accorgersene siamo nella semifinale Mondiale. In un girone con Usa, Rep. Ceca e Ghana potevamo eliminarci solo per nostra incapacità. Idem dicasi per Australia e Ucraina che dell’ elite calcistica non hanno mai fatto né faranno mai parte. Si arriva alla infinita sfida contro la Germania che storicamente, sia nel 1970 che nel 1982, ci ha detto sempre bene( Lippi e compagni pensino a toccarsi) senza un vero banco di prova della nostra forza. La prima sfida di un certo livello è proprio quella che ci attende e se la fallissimo sarebbe giustificato dire che abbiamo disputato comunque un buon Mondiale? Non credo. E’ una Nazionale che si fa apprezzare per una straordinaria compattezza e solidità difensiva, uno spirito di gruppo raramente così coeso e per la intercambiabilità di uomini e schemi senza che il risultato cambi. Una squadra che trae la sua forza dal collettivo più che dal singolo fuoriclasse: un filo conduttore abbastanza estraneo nella storia azzurra. Non ha però ancora offerto una prestazione travolgente, trascinante, per meglio dire emozionante. Il passo è stato quello del carrarmato, lento, sicuro, inesorabile: più tedesco che italiano. L’ occasione per dare la svolta a questo tran tran capita martedì contro una scuola che di guerre e carrarmati è più esperta di noi per storia e DNA, non solo futbolistico. Non basterà controllare le operazioni dall’ alto della propria superiorità difensiva e tattica perché questa superiorità non c’è. Ci vorrà più coraggio per sorprenderli, così come capitato nell’ amichevole di marzo, una mentalità più offensiva e più tecnica stile Ghana per far saltare i panzer sul tereno minato di gioco. Pensare di lasciare a Cannavaro, Zambrotta e Buffon, i nostri fuoriclasse qui in Germania, il compito di disinnescare Klose e Podolski come arma principale per ottenere la qualificazione sarebbe deleterio e pericoloso, a meno di pensare di essere sempre accompagnati da una buona dose di fortuna. Gira e rigira si torna a Totti e agli attaccanti: il primo dovrà essere più continuo e inventarsi quella personalità che negli appuntamenti importanti gli è sempre mancata, gli altri, a chiunque tocchi, dovranno sfruttare al massimo le occasioni che saranno create come ha fatto Toni stasera. Appuntamento al 4 luglio a Dortmund in uno stadio che sarà quasi completamente ostile: la notte ideale per aggiungere un nuovo capitolo al romanzo popolare che è sempre stato Italia – Germania.
