A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Dei nostri scandali. Dei nostri limiti tecnici. Di una serie di prestazioni buone per andare avanti ma non per entusiasmare. Della nostra atavica furbizia. Delle polemiche per una squalifica di Frings mai chiesta alla Fifa ma benedetta dall’ iniziativa di SKY e Repubblica. Della storia che ormai è datata per cominciare finalmente a scriverne un’ altra. Delle divisioni fra chi tifa Italia e chi, dopo Calciopoli, non riesce ancora a farlo. Della eccessiva prudenza e della mancanza di coraggio. Dell’ incapacità di pensare in grande. Stasera a Dortmund in una atmosfera quasi totalmente avversa serve una di quelle imprese che segnano la svolta e il fatto di poterla compiere contro una avversaria tradizionale come la Germania deve essere un ulteriore motivo di spinta. Non ci odiano ma nemmeno ci amano in quella terra, non mancando occasione di sottolineare i nostri difetti e trasformando anche i pregi in insulse macchiette. Calcisticamente ci temono perché profondamente diversi dal loro modo di giocare ma si sentono superiori e sono sicuri di batterci. Ho scritto che in questi Mondiali la Nazionale di Lippi è sembrata più teutonica nella filosofia calcistica, più collettivo e forza fisica che sprazzi di genio e fantasia del campione di turno, come era stato in passato con Roberto Baggio ad esempio. Stasera servirà un colpo di teatro del ct per sorprenderli ( due punte? Inzaghi a partita in corso? Spostare Zambrotta a sinistra quando entrerà Odonkor?) e una invenzione del Totti di turno ( un cucchiaio o un intero set con coltelli e forchette?) per cambiare la storia di un match in apparenza abbastanza bloccato e prevedibile con la Germania a spingere senza scoprirsi troppo e gli azzurri a cercare di imbrigliarli. Non ci sarebbe nulla di peggio di tornare a casa senza avere provato a giocarcela sfruttando le nostre qualità, che non sono solo Buffon, Cannavaro e organizzazione difensiva. Ci sono Inzaghi, Gilardino e persino Del Piero che, in caso di stallo o addirittura di svantaggio, devono essere sfruttati. Berlino non è così vicina, ma nemmeno così lontana come si poteva pensare un mese fa quando Lippi e gli altri entravano e uscivano dalle Procure. Forza Italia e, per una sera, forza Marcello. Come amava dire Hitchcock, non c’è terrore nello sparo, ma solo nella sua attesa.
