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lunedì, 10 luglio 2006

UNA VITTORIA, TANTI VINCITORI

Tra i tanti luoghi comuni specchio della realtà del nostro Paese uno molto in auge è che le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte son figlie di nessuno. Per una volta è bello che sia davvero così e che nella notte azzurra di Berlino e di ogni piazza d’ Italia si possano riconoscere tante storie che meritano di essere raccontate e a cui dire un riconoscente grazie.
E’ stata la vittoria del famoso gruppo, parola abusata e banale ma terribilmente efficace, dei calciatori azzurri, per una volta non sex symbol con veline al seguito ma uomini, veri, leali, seri, che dopo le vicende legate a Calciopoli hanno voluto dimostrare di poter essere la parte buona del nostro calcio da cui ripartire assieme ai milioni di tifosi delusi ma ancora innamorati del pallone.
E’ stata la vittoria di Marcello Lippi, presuntuoso, fortunato e arrogante, a cui si chiedeva di far vedere la propria bravura anche senza l’ ombrello protettivo della Juve e di Moggi in particolare; nell’ infuriare della tempesta mediatica e di piazza, ha saputo cementare una squadra solida, versatile, molto matura tatticamente, non dipendente dal singolo fuoriclasse perché fuoriclasse veri e propri non ce ne sono e coloro che erano chiamati a fare la differenza o erano reduci da un infortunio, Totti, oppure nella parabola discendente, Del Piero. Capendo di non avere la condizione fisica per proseguire nel progetto che prevedeva le due punte più un trequartista alle spalle, su suggerimento dei giocatori ha puntato ad ottenere il massimo dalla organizzazione difensiva inventandosi di volta in volta il match winner decisivo. Ora anche chi non gli mai risparmiato nulla, come il sottoscritto, ammette che ci troviamo di fronte a un allenatore che di diritto è nella storia del nostro calcio e dal quale, almeno nella gestione del gruppo, anche Roberto Mancini dovrebbe imparare.
E’ stata la vittoria dei Cannavaro e Buffon che, sebbene siano ancora eticamente criticabili per quanto è emerso dalle intercettazioni, sono i numeri uno nel loro ruolo e lo hanno dimostrato al Mondiale dopo averlo fatto nella Juve. Per il comportamento esemplare tenuto in Germania, il capitano azzurro è stato degno erede di Dino Zoff nell’ onore di poter alzare la Coppa.
E’ stata la vittoria di Marco Materazzi, il calciatore più odiato d’ Italia al quale la stessa Italia dovrà dire grazie. Certi eccessi in campo non saranno mai rimossi, ma a livello di nervi e personalità ha vissuto una trasfigurazione inimmaginabile, non protestando mai anche quando, contro Australia e Francia, ne avrebbe avuto ben donde, e facendo perdere la testa addirittura a Zidane. Tecnicamente poi è stato protagonista assoluto: sicuro dietro, 2 gol pesantissimi contro Rep. Ceca e Francia davanti. Sarà dura preferirgli Samuel caro Mancio.
E’ stata la vittoria di un buon terzino fluidificante scopertosi in un mese campione. Fabio Grosso e non Totti è la favola del Mondiale che ci ha portato a Berlino: conquistando un rigore contro gli aussie, segnando un gol da cineteca contro la Germania e mettendo l’ ultima e storica firma in finale. Un viso da ragazzo per bene, umile gregario con un bel sinistro e con una ottima facilità di corsa. Meno bravo dei campioni Facchetti e Maldini, ma nella storia come loro.
E’ stata la vittoria di Ringhio Gattuso, un altro che a volte trascende nei comportamenti in campo ma è mai banale nei 90 minuti e soprattutto fuori. Un trascinatore nato, un combattente che sa cosa sono i sacrifici e con quelli ha costruito la sua carriera. Non ha avuto in sorte i piedi di Zidane ma una famiglia che gli ha insegnato i valori della vita. Non è poco ed è un esempio da imitare.
E’ stata la vittoria degli attaccanti operai, che hanno messo più fiato per aiutare i centrocampisti che reti nelle porte avversarie. Un Mondiale sofferto per loro, tanti piccoli Ravanelli e Vialli di lippiana memoria, fra i quali anche un rapace come Inzaghi ha trovato poco spazio pur potenzialmente meritandone molto.
E’ stata la vittoria di una intuizione, di un trequartista schierato davanti alla difesa una estate e diventata segnale di una rivoluzione culturale. Andrea Pirlo ha cucito, ricamato e rammendato nella zona nevralgica del campo come un campione. A dispetto del nome e di un fisico non da Terminator, è stato il centrocampista più completo di Germania 2006.
E’ stata la vittoria, seppur non come loro sognavano, di due simboli romanisti e juventini come Totti e Del Piero, a cui la maglia azzurra rischiava una volta smesso col calcio
di lasciare loro solo ricordi negativi. A loro modo una traccia l’ hanno lasciata, anche se è stato il gruppo a trascinare loro e non viceversa.
E’ stata la vittoria di tanti tecnici italiani che continuano ad essere una elite nel mondo: penso ai vari Capello, Prandelli, Ancelotti e Guidolin che hanno plasmato molti dei novelli campioni.
E’ stata la vittoria del professor Rossi che, catapultato in un mondo mafioso e allo sbando culturale che non conosceva, ha preso decisioni sofferte ma giuste, come la riconferma di Lippi, facendo sentire la propria presenza, discreta ma forte, in tutta l’ avventura tedesca. Continui così, la strada è purtroppo ancora lunga. Al suo fianco la battagliera ministro dello sport Giovanna Melandri che, sebbene aspettiamo al varco per quel che farà per questo mondo, incarna un presente di onestà, bellezza e pulizia che ci fa dimenticare personaggi luridi e loschi come Franco Carraro, uomo di potere politico e di sport di un passato che spero non ritorni.
E' stata la vittoria della gente che aveva voglia di trovare un motivo per festeggiare e che andava nelle piazze già dopo la vittoria inaugurale con il Ghana. Il loro, il nostro entusiasmo e amore per questo sport, che ha finito per trascinare anche chi gufava per partito preso oppure per un forte sentimento tradito da Moggi e compagni, è il trade d’ union con i ragazzi di Lippi. Per una volta non c’ era tutta questa differenza tra campione e tifoso: il Gattuso che getta il cuore oltre l’ ostacolo non è nel gesto in sé molto diverso dall’ operaio che si fa un mazzo così dodici ore in fabbrica. Almeno per la magica notte di Berlino che ricorderemo per tutta la vita, come si fa con il giorno del primo bacio, del matrimonio, della laurea, del figlio che sta nascendo.
E’ il Mondiale di chi lotta e di chi alla fine vede riconosciuti e premiati i propri sforzi. Non succede sempre, anzi quasi mai, ma è bello sapere che ogni tanto, come nei sogni, accade. Perché dà speranza ad ognuno di continuare ad avere la forza e il coraggio di inseguirli. Sebbene siano irraggiungibili.

Simone Nicoletti ( chico75 )

( il post è dedicato a chi ha lottato, come il mio amico Enrico, e a chi continua a farlo )

postato da: chico75 alle ore 11:33 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali

Commenti
#1   10 Luglio 2006 - 18:42
 
Senti.. puoi farmi un favore?
Ho visto che sei stato sul blog loscarsomaterazzi.. Io non riesco a commentare (nonostante sia utente splinder e il suo messaggio dice che gli utenti splinder possono commentare)..
GLi dici che è un buffone e che si deve vergognare? Ah e che riattivasse i commenti così la gente può esercitare l'art 21 della costituzione che anche lui riporta..
SCUSA DEL DISTURBO. GRAZIE!!
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