A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

“ Vi chiedo la cortesia di non farmi domande, perche' non ho la voglia ne' la forza. Mi manca l'anima che mi e' stata uccisa. Da domani saro' dimissionario da direttore generale della Juventus e da stasera il mondo del calcio non e' piu' il mio mondo”. Era il 14 maggio 2006 e Luciano Moggi in piena recita teatrale stile melodramma napoletano, con la voce rotta dall’ emozione, brandiva i giornalisti nello stadio di Bari dopo la conquista sul campo dello scudetto, poi assegnato all’ Inter. Son passato 4 mesi e, dopo essere stato condannato al massimo della pena dalla giustizia sportiva e imputato in 3 processi che devono ancora iniziare, è già tornato nella perfetta forma del passato. Quella che prevedeva bugie, prepotenza, arroganza e mezze frasi con minacce più o meno velate. Ieri Simona Ventura, in teoria ancora una giornalista e sempre teoricamente costretta ad essere impaziale e corretta, gli ha regalato una patetica mezzora in una rete anche qui molto teoricamente del servizio pubblico, in cui ha risfoderato, senza dare la possibilità di controbattere all’ unico giornalista vero in sala, ,la litania del complotto ai suoi danni e le solite accuse a destra e a manca sui veri tenutari della cupola calcistica. Da stasera Fabio Ravezzani, direttore della redazione sportiva di un network di tv private che fa capo ad Antenna3 e Telelombardia, gli darà lo scranno di opinionista principale dei fatti del weekend pallonaro. Un po come se il cavalier Tanzi fosse invitato in una trasmissione televisiva che parla di risparmio o, fatte le debite proporzioni, il folle che ha tenuto segregata per otto anni la ragazza austriaca in una trasmissione sui diritti dell’ infanzia. In fondo etica professionale, coscienza critica e rispetto del pubblico sono valori ben meno importanti dell’ audience e della sudditanza più o meno interessata verso chi, dopo tutto quello che ha fatto, può ancora permettersi di parlare di calcio.
