A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Se tutto va messo in relazione con il risultato, la qualificazione dell’ Inter ai quarti di Champions League per il secondo anno di fila non fa una grinza. L’ Ajax ha sfruttato nel migliore dei modi nella partita d’ andata il primo tempo orribile dei nerazzurri per scappare sul 2 a 0, ma era bastato semplicemente giocare per 45 minuti per acciuffare i lancieri e indirizzare sul binario giusto anche la partita di ritorno. Stasera non si è ripetuto lo stesso errore, ma era francamente difficile riuscire a non aver ragione di uno degli Ajax più deboli degli ultimi 20 anni. Quindi, al di là della soddisfazione per aver passato il turno, coerenza vuole che si sottolinei che pensare di fare molta strada giocando complessivamente come in questa doppia sfida contro gli olandesi sia una pia illusione. Tenere la qualificazione in bilico fino al quarto d’ora della ripresa va a demerito della squadra di Mancini, che conferma la solita difficoltà a trovare la via della rete e una condizione quantomeno deficitaria in alcuni dei suoi uomini chiave, come Veron, Cambiasso, Martins e lo stesso Adriano. Il brasiliano fino al rigore malamente sbagliato non si era mosso male, pur dovendo lasciare il centro dell’ area a Martins, scelta dettata dal fatto che si voleva sfruttare l’ arma del contropiede contro un Ajax che si sarebbe dovuto sbilanciare per cercare il gol. Fatto che non è avvenuto praticamente mai, così il nigeriano al di là di una girata finita sulla traversa ha continuato a pasticciare oltre il lecito, mentre l’ Imperatore, sfiduciato, è lentamente scomparso dal campo riapparendo solo a tempo scaduto sbagliando una comoda occasione per il raddoppio. Ritengo che Recoba e soprattutto Cruz abbiano fondati motivi per recriminare contro la scelta del Mancio. Veron da qui alla sfida contro gli spagnoli, fra 15 giorni, ha solo bisogno di recuperare lo smalto perduto per via dell’ infortunio, mentre Cambiasso e Figo sembrano quelli che avrebbero bisogno di tirare un po il fiato. Cristiano Zanetti e Cesar già domenica potrebbero trovare spazio contro la Lazio. I migliori sono stati Stankovic, più continuo del solito e determinante con il grande gol che fa il bis di quello di Amsterdam, e Materazzi, perfetto sullo spauracchio Huntelaar. Sotto con il Villarreal, da non sottovalutare, ma obiettivamente ad altri è toccato di peggio. L’ obiettivo deve essere Parigi, da stasera un po più vicino, ma principalmente è quello di fare finalmente una grande prestazione, cosa che in questa Champions ancora non si è vista.

Kakà – Inzaghi – Shevchenko. La netta vittoria del Milan sul Bayern, altra squadra che come Chelsea e Juventus fa del gioco, della solidità e della continuità i propri punti di forza, si spiega così e fa capire perché l’ Inter si ritrovi con 4 punti di ritardo in campionato sui rossoneri dopo essere stata avanti di 6 fino alla partita con la Fiorentina. Come ho scritto ieri, nell’ ambito di un progetto tecnico riconoscibile e vincente, cosa che non ha da tempo il Real Madrid, ma che hanno le tre grandi italiane, Inter compresa, sono i grandi giocatori del reparto offensivo a farti vincere le partite in cui ti giochi tutto in 90 o 180 minuti. Non c’è papera di Dida che tenga se davanti hai tre draghi del genere, senza contare Gilardino che tutto è tranne che una riserva, così come ininfluente sono stati gli errori di Julio Cesar nelle sconfitte contro i viola e contro i bianconeri. Il nostro trio d’ assi che dovrebbe fare la differenza, Figo – Adriano – Martins, è monco per due terzi da tempo e senza di loro non c’è Capello o Mancini che tenga. Non si va avanti, né in Champions né in campionato. Ritrovarsi, già a partire da martedì contro l’ Ajax, non è impossibile, specie se l’ Imperatore ritrova la via del gol, come fece un anno fa di questi tempi contro il Porto, schiantato nel ritorno a San Siro da una fantastica tripletta. Anche allora si giocò una settimana dopo gli altri, e speriamo che le coincidenze non si fermino qui. Lo stesso trio juventino, Nedved – Trezeguet – Ibrahimovic, a cui si aggiunge Del Piero, cifre alla mano, è stato molto più determinante di quello nerazzurro, nel quale il solo Cruz ha fatto compiutamente la sua parte. L’ Ajax si deve battere, come non conta, in attesa che il sorteggio di domani non regali nell’ eventuale turno successivo un altro derby italiano. Due considerazioni sul turno di Champions. Completamente sbagliate le scelte tecnico tattiche di Magath del Bayern e di Lopez Caro del Real Madrid: il tedesco ha impostato una gara d’ attesa, difensiva, senza averne gli uomini, specie sugli esterni, lasciando possesso palla e iniziativa ad una squadra tecnicamente superiore come il Milan, che quando può attaccare va a nozze. Il carneade spagnolo ha puntato sui senatori Raul e Ronaldo, entrambi per motivi diversi completamente fuori forma, sbugiardando il mercato di questa stagione e i soldi investiti sui rampanti Baptista ma soprattutto Robinho e Cassano, entrati solo nel finale. L’ eliminazione è meritata e definitiva fine del ciclo madridista, che dovrà rifondare sacrificando qualche grande nome ormai sul viale del tramonto. La seconda è che Barcellona e Lione, maggiori artefici del calcio spettacolo in Europa, sono i veri spauracchi di tutti nel sorteggio. Non trovarli davanti sarebbe già un successo, Ajax permettendo.


