CIAO GIACINTO

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mercoledì, 15 marzo 2006

MISSIONE COMPIUTA, VILLARREAL ARRIVIAMO!

Se tutto va messo in relazione con il risultato, la qualificazione dell’ Inter ai quarti di Champions League per il secondo anno di fila non fa una grinza. L’ Ajax ha sfruttato nel migliore dei modi nella partita d’ andata il primo tempo orribile dei nerazzurri per scappare sul 2 a 0, ma era bastato semplicemente giocare per 45 minuti per acciuffare i lancieri e indirizzare sul binario giusto anche la partita di ritorno. Stasera non si è ripetuto lo stesso errore, ma era francamente difficile riuscire a non aver ragione di uno degli Ajax più deboli degli ultimi 20 anni. Quindi, al di là della soddisfazione per aver passato il turno, coerenza vuole che si sottolinei che pensare di fare molta strada giocando complessivamente come in questa doppia sfida contro gli olandesi sia una pia illusione. Tenere la qualificazione in bilico fino al quarto d’ora della ripresa va a demerito della squadra di Mancini, che conferma la solita difficoltà a trovare la via della rete e una condizione quantomeno deficitaria in alcuni dei suoi uomini chiave, come Veron, Cambiasso, Martins e lo stesso Adriano. Il brasiliano fino al rigore malamente sbagliato non si era mosso male, pur dovendo lasciare il centro dell’ area a Martins, scelta dettata dal fatto che si voleva sfruttare l’ arma del contropiede contro un Ajax che si sarebbe dovuto sbilanciare per cercare il gol. Fatto che non è avvenuto praticamente mai, così il nigeriano al di là di una girata finita sulla traversa ha continuato a pasticciare oltre il lecito, mentre l’ Imperatore, sfiduciato, è lentamente scomparso dal campo riapparendo solo a tempo scaduto sbagliando una comoda occasione per il raddoppio. Ritengo che Recoba e soprattutto Cruz abbiano fondati motivi per recriminare contro la scelta del Mancio. Veron da qui alla sfida contro gli spagnoli, fra 15 giorni, ha solo bisogno di recuperare lo smalto perduto per via dell’ infortunio, mentre Cambiasso e Figo sembrano quelli che avrebbero bisogno di tirare un po il fiato. Cristiano Zanetti e Cesar già domenica potrebbero trovare spazio contro la Lazio. I migliori sono stati Stankovic, più continuo del solito e determinante con il grande gol che fa il bis di quello di Amsterdam, e Materazzi, perfetto sullo spauracchio Huntelaar. Sotto con il Villarreal, da non sottovalutare, ma obiettivamente ad altri è toccato di peggio. L’ obiettivo deve essere Parigi, da stasera un po più vicino, ma principalmente è quello di fare finalmente una grande prestazione, cosa che in questa Champions ancora non si è vista.

postato da: chico75 alle ore 00:00 | link | commenti (8)
categorie: calcio, , inter
giovedì, 09 marzo 2006

QUEI TRE DAVANTI CHE L' INTER NON HA

Kakà – Inzaghi – Shevchenko. La netta vittoria del Milan sul Bayern, altra squadra che come Chelsea e Juventus fa del gioco, della solidità e della continuità i propri punti di forza, si spiega così e fa capire perché l’ Inter si ritrovi con 4 punti di ritardo in campionato sui rossoneri dopo essere stata avanti di 6 fino alla partita con la Fiorentina. Come ho scritto ieri, nell’ ambito di un progetto tecnico riconoscibile e vincente, cosa che non ha da tempo il Real Madrid, ma che hanno le tre grandi italiane, Inter compresa, sono i grandi giocatori del reparto offensivo a farti vincere le partite in cui ti giochi tutto in 90 o 180 minuti. Non c’è papera di Dida che tenga se davanti hai tre draghi del genere, senza contare Gilardino che tutto è tranne che una riserva, così come ininfluente sono stati gli errori di Julio Cesar nelle sconfitte contro i viola e contro i bianconeri. Il nostro trio d’ assi che dovrebbe fare la differenza, Figo – Adriano – Martins, è monco per due terzi da tempo e senza di loro non c’è Capello o Mancini che tenga. Non si va avanti, né in Champions né in campionato. Ritrovarsi, già a partire da martedì contro l’ Ajax, non è impossibile, specie se l’ Imperatore ritrova la via del gol, come fece un anno fa di questi tempi contro il Porto, schiantato nel ritorno a San Siro da una fantastica tripletta. Anche allora si giocò una settimana dopo gli altri, e speriamo che le coincidenze non si fermino qui. Lo stesso trio juventino, Nedved – Trezeguet – Ibrahimovic, a cui si aggiunge Del Piero, cifre alla mano, è stato molto più determinante di quello nerazzurro, nel quale il solo Cruz ha fatto compiutamente la sua parte. L’ Ajax si deve battere, come non conta, in attesa che il sorteggio di domani non regali nell’ eventuale turno successivo un altro derby italiano. Due considerazioni sul turno di Champions. Completamente sbagliate le scelte tecnico tattiche di Magath del Bayern e di Lopez Caro del Real Madrid: il tedesco ha impostato una gara d’ attesa, difensiva, senza averne gli uomini, specie sugli esterni, lasciando possesso palla e iniziativa ad una squadra tecnicamente superiore come il Milan, che quando può attaccare va a nozze. Il carneade spagnolo ha puntato sui senatori Raul e Ronaldo, entrambi per motivi diversi completamente fuori forma, sbugiardando il mercato di questa stagione e i soldi investiti sui rampanti Baptista ma soprattutto Robinho e Cassano, entrati solo nel finale. L’ eliminazione è meritata e definitiva fine del ciclo madridista, che dovrà rifondare sacrificando qualche grande nome ormai sul viale del tramonto. La seconda è che Barcellona e Lione, maggiori artefici del calcio spettacolo in Europa, sono i veri spauracchi di tutti nel sorteggio. Non trovarli davanti sarebbe già un successo, Ajax permettendo.

postato da: chico75 alle ore 11:43 | link | commenti (5)
categorie: calcio, milan, , inter
giovedì, 23 febbraio 2006

INTER, INFERNO E RITORNO

 
La convalescenza continua. La linea verde dell’ Ajax ha rischiato di far saltare in aria il progetto Mancini perché le conseguenze psicologiche di un tracollo in terra olandese sarebbero stati dilanianti. Non è la prima volta quest’ anno che la squadra ha un approccio molle e discutibile con la partita: Palermo, Roma, Siena e in parte Juventus in campionato, Oporto in Champions, tanto per citare i casi più clamorosi. La sensazione è che sia una squadra che si specchi troppo in se stessa, conscia di avere grande qualità tecniche e che fatichi a entrare nel clima di battaglia della partita. Le tossine psico-fisiche conseguenti all’ uscita dal giro scudetto non sono ancora state superate e probabilmente la sfida contro i bianconeri andava preparata in un clima più sereno, perché ora la squadra gira in riserva. In un discorso generale, il primo tempo dell’ Inter non è stato molto diverso da quello di Milan e Juventus, a conferma di una sempre difficile ri-abitudine ai climi “ da dentro o fuori “ tipici della Coppa. Su quotidiani e tv viene messa in risalto solo la fatica dell’ Inter, un po perché l’ avversario non era dei più forti, un po per la solita ambasce a criticare apertamente le due squadre più potenti. Roberto Mancini si è preso qualche colpa per l’ atteggiamento generale, dribblando poi le domande sull’ impiego di Cesar e la rinuncia a Pizarro dall’ inizio. Aveva preparato tutta un’ altra partita il mister nerazzurro, confidando di reggere la prevedibile iniziata sfuriata degli olandesi e ripartire con veloci contropiede orchestrati sugli esterni per le due torri Cruz e Adriano. La mancanza di pressing in mezzo e la libertà degli esterni di avanzare indisturbati ha fatto saltare i piani, in aggiunta al pasticcio sul secondo gol avversario. Finalmente positivo il cileno, entrato dall’ inizio della ripresa: Mancini non era quello che aspettava troppo a fare sostituzioni? Nulla di trascendentale, ma vanno sottolineati i cambi azzeccati quando si fanno, compreso quella del brasiliano, a cui la squalifica in campionato può tornare utile per dedicarsi completamente all’ allenamento. Piuttosto c’è da ritrovare una certa compattezza nello spogliatoio, perché la poca serenità di Adriano e  il diverbio fra allenatore e Materazzi sono stati visti da tutti in campo. Fra 3 settimane a San Siro bisogna ripartire da questo secondo tempo, spegnendo fin da subito le velleità di rimonta di un Ajax che sta ricominciando un ciclo con giovani davvero molto interessanti, come Maduro, Rosales e Huntelaar, già ora più di semplici promesse.
postato da: chico75 alle ore 14:42 | link | commenti (2)
categorie: calcio, , inter
mercoledì, 22 febbraio 2006

BALLACK-HENRY: BISOGNA PROVARCI

 

La prima serata dell’ andata degli ottavi di Champions ha messo in vetrina due dei giocatori che servirebbero all’ Inter per fare l’ ultimo salto di qualità di cui ha bisogno, fermo restando la conferma di Adriano in avanti e Mancini in panchina: Michael Ballack e Thierry Henry. Facile a dirsi, non impossibile a farsi, almeno quest’ anno. Infatti il tedesco è in scadenza di contratto e il francese, per la nuova normativa europea sui trasferimenti, può svincolarsi dall’ Arsenal per una cifra attorno ai 6-8 milioni di euro. Il problema principale è superare la concorrenza degli altri grandi club europei: perché mai due stelle di prima grandezza dovrebbero venire all’ Inter che non si può dire sia una squadra vincente, né in Italia né in Europa? La motivazione economica quindi potrebbe fare la differenza: Ballack chiede un quadriennale da cinque milioni di euro netti l’anno, per un investimento lordo totale di 40 milioni di euro. La punta francese viaggia attorno alle stesse cifre, se non qualcosa di più, ai quali va aggiunta la spesa, seppur esigua in linea teorica, per il cartellino. Attenzione però: per un gentleman agreement fra i più grandi club europei  questa possibilità che le nuove norme offrono non è ancora stata utilizzata, quindi si dovrà passare per forza di cose attraverso una contrattazione diretta con i Gunners, che chiederanno verosimilmente una cifra attorno ai 15 milioni di euro nel caso in cui si rassegnino a lasciarlo andare. Molto dipenderà dall’ esito di questa Champions League. Se si proseguirà sulla linea di risanamento, è quantomeno improbabile l’ arrivo di entrambi, anche se potrebbe essere sacrificato qualcuno ( Martins ? Materazzi ? J. Zanetti ? ) per reperire contanti da investire sul mercato. Tecnicamente Ballack prenderebbe il posto di Veron, che torna in Sudamerica, e sarebbe il vertice avanzato di un rombo di centrocampo con Cambiasso vertice basso e Stankovic e Figo esterni. Henry, con la sua capacità di essere sia prima che seconda punta, potrebbe adattarsi bene con il brasiliano che spesso gira troppo al largo dal centro dell’ area. Spendere denaro per acquisti mirati e soprattutto di grande qualità, come è stato fatto per Samuel e Figo, più un paio di occasioni prese a parametro zero, come già fatto per Maxwell. Il mercato dell’ Inter è già delineato, nei ruoli e forse anche nei nomi. Sperando che la tentazione di non smontare tutto non prevalga, sull’ onda di qualche delusione sul campo.
 
Vi segnalo due blog da visitare, in lingua inglese e francese, su Ballack ed Henry, dove troverete anche tutti i link ai loro siti ufficiali:
 
postato da: chico75 alle ore 14:21 | link | commenti (5)
categorie: calcio, , inter, henry, ballack
lunedì, 20 febbraio 2006

AAA: FACCHETTI E BRANCA DOVE SIETE?

Mi sono riletto tutte le news del sito ufficiale nerazzurro www.inter.it per contare le dichiarazioni della dirigenza nerazzurra relative a Mancini o alla delicata sfida contro il Livorno dopo la pesante sconfitta contro la Juventus. Risultato, come ben sapevo : zero. Né Moratti, né Facchetti, né tantomeno Branca hanno speso o voluto spendere una sola parola per difendere l’ operato del proprio tecnico, del proprio gruppo di giocatori, spronandoli in vista degli impegni successivi. Nel frattempo però uscivano su stampa, tv e internet i nomi più disparati dei futuri tecnici nerazzurri, da Eriksson a Benitez, e Mancini era bersagliato da un fuoco di fila che, come ho scritto nei precedenti post, ha molti padri e padrini. Non che la società sia stata con le mani in mano: ha consigliato a Figo di ritrattare le dichiarazioni su Moggi, facendo come sempre riferimento ad errori di traduzione del giornalista di turno, e ha obbligato il mister a scusarsi pubblicamente per il suo comportamento nel post partita contro la Juve. Invece di metterci loro la faccia, insomma di fare quello per cui sono pagati, l’ hanno mandato allo sbaraglio, situazione non nuova per i passati tecnici che sono transitati dalla Pinetina. Ripetersi è diventato noioso, ma la vera differenza con Juventus e Milan è proprio questa: appena c’è un problema, ecco spuntare i faccioni di Moggi e Galliani dovunque c’è un giornalista o una telecamera a ridimensionare o rispedire le accuse e le polemiche al mittente. All’ Inter non si è mai capito davvero a chi tocca questa incombenza, perché Moratti parla quando e come vuole e nel frattempo ha un lavoro nel gruppo petrolifero di famiglia che spesso lo porta lontano. Facchetti, presidente nerazzurro, e Branca, responsabile dell’ area tecnica, sono spesso latitanti: perché?  Perché la vecchia gloria Giacinto non è ancora intervenuta? Perché l’ex cigno di Grosseto non spende cinque minuti a settimana per chiarire l’ operato della società? La risposta è semplice quanto disarmante: poiché Moratti spesso li scavalca nelle decisioni di calciomercato, nei rapporti con la stampa e con i calciatori, si sentono delegittimati e nei momenti delicati non si fanno vedere. Come non ricordare la multa di 100 Euro a Recoba per aver lasciato la panchina durante Inter-Roma o la medaglia d‘ oro consegnata a Fontana per la militanza nerazzurra  dopo essere stato messo fuori rosa per dichiarazioni violente e vergognose durante la stagione contro il suo allenatore? In queste situazioni si crea così un deficit di comunicazione e immagine in cui si inseriscono gli addetti ai lavori per colpire l’ obiettivo di turno, spesso l’ allenatore, che si trova solo a schivare gli attacchi più o meno violenti. Mancini poi ha la colpa di non fare confidenze sulla formazione, cene o regali ai giornalisti, di essere alquanto presuntuoso e ricco e di insultare Bettega nel tunnel degli spogliatoi perché non può stare lì. Al di là delle considerazioni tecniche, ecco spiegato ad esempio lo scarso spirito agonistico a Livorno di giocatori che non vengano “ guidati “, sotto tutti i profili, da una società lontana anni luce dall’ avere una struttura professionale ed efficiente. Vincere qualcosa di importante in questo ambiente assomiglia molto ad un miracolo.
postato da: chico75 alle ore 12:47 | link | commenti (25)
categorie: calcio, , inter