A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Cornuto e mazziato. Non è bastato essere stato chiuso da Giraudo e Moggi nello spogliatoio dopo Reggina - Juventus, senza prima essersi sorbito le loro offese e minacce e poi poterlo denunciare, aver dovuto telefonare per scusarsi e confessare a Borrelli e alla Procura di Napoli che per far carriera nel mondo arbitrale non si poteva andare contro alla Juve. Gianluca Paparesta, arbitro dichiaratamente piegato al sistema, si prende nel processo dell’ Associazione arbitrale altri 8 mesi di squalifica che, sommati ai 3 che gli ha inflitto la Corte Federale per omessa denuncia, fanno 11 mesi tondi tondi. Campionato finito ancora prima di cominciare e l’ avvertimento, nemmeno tanto velato, di non farlo più. Non di essere accondiscendente col potente di turno, ma di parlare e cercare di fare luce sul marcio del calcio in Italia. Perché se Carraro, presidente FIGC, come da intercettazioni, scomoda persino il ministro dell’ Interno affinché con Moggi faccia pressioni sulla sua rielezione o se dice chiaramente al designatore che è necessario dare una mano alla Lazio, viene condannato dai giudici che lui stesso aveva nominato a pagare una multa di 80.000 euro. Perché se Galliani, parlando con il kamikaze Meani, da lui profumatamente pagato per i suoi servigi con oltre 300.000 euro l’ anno, lo appoggia nelle sue pressioni per l’ elezione di alcuni vertici arbitrali o per la designazione di guardalinee amici, viene condannato a nove mesi di inibizione e comunque vola in Spagna per trattare Ronaldo. Non che l’ arbitro internazionale di Bari meritasse una pena più leggera, anzi, ma quel che sconcerta e disgusta è che chi ha il coraggio di alzare la testa trova sempre sulla sua strada chi, con nomi e volti diversi, gliela ricaccia sotto la sabbia. Vedere e dimenticare, sapere ma negare. Sempre. Poi si fanno inchieste sui perché siano crollati gli abbonati in Italia…
Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco i primi 3 nomi.
LUCIANO GAUCCI
Travolto dal crac finanziario del Perugia, si è rifugiato a Santo Domingo, da dove pochi mesi fa ha sparato i suoi strali contro il sistema calcio, individuando in Carraro, Moggi e Geronzi i pupari del movimento. Nel 2000 spinse i suoi giocatori a giocare alla morte l’ ultima di serie A contro la Juve, consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio, le cui azioni erano controllate da Capitalia, così come quelle del club perugino. Da allora la dirigenza juventina lo mise sul libro nero, ma dopo la battaglia giudiziaria combattuta per il ripescaggio del Catania in serie B anche il presidente Figc gliela giurò, convincendo anche Geronzi, suo principale in ambito lavorativo, a fare altrettanto. I suoi figli, arrestati per alcuni mesi, hanno confermato agli inquirenti le accuse del padre svelando in particolar modo i rapporti con la GEA nelle cessioni di giocatori come Liverani, Blasi, Nakata e Baiocco.
ZNEDEK ZEMAN
Il grande accusatore della Juve della Triade nella vicenda doping. Le sue dichiarazioni sull’ abuso dei farmaci spinsero il procuratore aggiunto di Torino Guariniello ad aprire l’ inchiesta che fece tremare le fondamenta della società juventina. Durante le intercettazioni per scoprire l’ abuso di sostanze nocive alla salute finalizzate alla frode sportiva si è scoperto questo nuovo filone di indagine, subito trasmesso ai vertici Figc e per conoscenza alla Uefa, per evitare un insabbiamento. Memorabile una sua risposta ad una frecciata della Triade: “ Non è vero che non mi piace vincere. Mi piace farlo rispettando le regole”. Dopo essere stato dimenticato dal calcio che conta per anni, l’ anno scorso va al Lecce e fa una stagione ottima, lanciando giocatori come Vucinic, Cassetti, Ledesma e Konan. I Semeraro però lo fanno fuori, probabilmente impauriti dalle conseguenze delle continue schermaglie verbali con la dirigenza juventina.
FRANCO DAL CIN

Il nome di Dal Cin è diventato famoso per gli appassionati di calcio la scorsa estate perché coinvolto, come amministratore delegato del Venezia, nella combine con il Genoa che costò al Grifone la retrocessione in serie C e ai lagunari il fallimento e la ripartenza dalla serie C2. Dal Cin fu squalificato per 5 anni a seguito di quella vicenda. L’ apice della sua carriera trentennale lo raggiunse negli anni Ottanta come direttore sportivo dell’ Udinese quando portò in Italia uno dei brasiliani più famosi di tutti i tempi, Zico, bandiera del Flamengo e della Nazionale verdeoro. Nell’ estate del 2004 Dal Cin dichiarò ai magistrati romani che nella vicenda legata al calcio scommesse che scoppiò quell’anno gli arbitri Gabriele e Palanca erano manovrati e facevano parte assieme ad altri fischietti di una “combriccola romana” della Can legata in qualche modo alla GEA WORLD di Alessandro Moggi. Da lì partì l’ inchiesta e le conseguenti intercettazioni che la procura di Roma ha portato avanti per oltre due anni e che vedono ora indagati i vertici della GEA, Moggi e alcuni arbitri.
E’ letteralmente disgustante vedere i protagonisti del mondo del calcio non prendere posizione nella vicenda delle intercettazioni o peggio non compiere uno dei pochi atti che in questi momenti sarebbero necessari: fare un passo indietro e recitare il mea culpa. Se ci fate caso nessuno di quelli coinvolti nello scandalo ha finora ammesso come ,almeno sul piano morale ed etico, ci siano stati grave mancanze, per usare un eufemismo. Anzi, in alcuni casi, come per Antonio Giraudo, si è pure indetta una conferenza stampa aggredendo verbalmente coloro che hanno montato questo processo mediatico senza prima informarli del contenuto delle intercettazioni. Nessuno dei componenti della Triade si è dimesso, Pairetto è stato fatto fuori dalla Uefa e dalla Figc, il vice presidente Mazzini è stato privato di ogni potere, Carraro ha sì presentato le dimissioni ma non esclude di poter tornare al suo posto se ciò gli venga chiesto, naturalmente per il bene del calcio. Persino alcuni componenti della GEA, come Franco Zavaglia, sulla cui scrivania è stato trovato un appunto in cui faceva riferimento alle minacce sui calciatori per cambiare scuderia di procuratori, ha trovato il modo di dichiarare che si sono stufati di essere nell’ occhio del ciclone e che eventualmente torneranno a svolgere la professione individualmente. Sperare che almeno la maggioranza degli altri addetti ai lavori, calciatori, dirigenti e giornalisti, si indignassero e protestassero apertamente contro questo status era lecito, ma la paura di possibili ritorsioni future e forse di essere correi fa tenere posizioni di apparente garantismo. Non parlo solo di giornalisti come Tosatti e Biscardi che si sono presentati normalmente in tv a pontificare e cavalcare la polemica, senza accennare alla loro scomoda posizione, o ai loro colleghi che per fregiarsi dell’ amicizia di Don Luciano e a non perdere il posto di lavoro erano disposti a farsi dettare i pezzi da scrivere o a chiudere entrambi gli occhi. Piuttosto, se si escludono i Prandelli, i Mancini e gli Ancelotti, i dirigenti come Gardini del Treviso retrocesso, nonché i reietti del sistema, come Gigi Simoni, Pieroni, De Sisti che hanno pagato per non essersi schierati con il potentato, il silenzio ma anche le parole di stima di Adriano Galliani verso Giraudo, Moggi e Carraro sono inaccettabili. Perchè il gerente del Milan aveva bisogno di chiedere agli avvocati che comportamento tenere? Una semplice ma ferma condanna morale era così difficile da pronunciare? Oppure è piuttosto il caso di pensare che il bue non possa dare del cornuto all’ asino? Dove sono finiti Facchetti, Moratti, Della Valle, Sensi, Lotito, Lippi e i suoi nazionali? Tutti chiusi nel loro silenzio pubblico, mentre forse in privato si informano preoccupati sugli sviluppi dell’ inchiesta di Roma e Napoli e telefonano agli accusati manifestando la loro solidarietà. Perché, in fondo, da questa situazione hanno tutti da perderci qualcosa.
Effetto domino. Il presidente della Federcalcio ha visto crollare il suo castello fatto di protezioni e connivenze con il sistema e, senza più l’ ombrello di Silvio Berlusconi al governo, è rimasto solo. Petrucci, presidente del Coni, sembra abbia avuto carta bianca per mettere sotto pressione Franco Carraro, costretto a rassegnare le dimissioni, in quanto il suo conflitto di interessi avrebbe impedito di far luce sulle vicende in esame. Sarà Abete oppure Pagnozzi, segretario del Coni, a fare da nume tutelare per la Nazionale di Lippi, sempre più solo senza le sponsorizzazioni della dirigenza juventina, della GEA e dello stesso presidente federale ? Sono le avvisaglie delle intercettazioni della Procura di Napoli o un ulteriore scandalo che riguarderebbe alcune pesanti ipotesi di reato sul bilancio economico della Figc in una inchiesta promossa dal quotidiano QS in edicola nei prossimi giorni ? Solo Adriano Galliani, per ora, sembra resti saldo al suo posto, nonostante l’ evidente imbarazzo della sua duplice posizione di amministratore delegato del Milan e presidente di Lega.