CIAO GIACINTO

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giovedì, 13 luglio 2006

LIPPI, IL SUO ADDIO E UN GRAZIE DIMEZZATO

Chi vince ha sempre ragione. Soprattutto agli occhi dei ciechi. Il calcio in Italia non fa eccezione, specie se si tratta di riportare in Italia la Coppa del Mondo dopo 24 anni e una lunga serie di delusioni. Non conta nulla come si è vinto, la vittoria ha la capacità di trasfigurare i vincitori e trasformarli in eroi nazionali, cancellandone i vizi ed esaltandone le virtù. Marcello Lippi lo sa e non ci ha pensato due volte a lasciare l’ incarico di ct all’ indomani di Germania 2006. In realtà se ne sarebbe andato comunque: pochi giornalisti e questo blog ( vedere nei post sulla Nazionale “ Lippi se ne va. Dopo i Mondiali” in data 22 maggio ) lo avevano già anticipato quando gli azzurri erano ancora in ritiro a Coverciano. Una persona così orgogliosa come il nostro ct non aveva sopportato gli attacchi, financo legittimi, dell’ opinione pubblica e dei mass media per lo scandalo legato a calciopoli. Si era addirittura dovuto presentare ai giudici per difendere se stesso e suo figlio, procuratore GEA in attesa di giudizio che millantava corsie preferenziali per la Nazionale in caso di passaggio sotto l’ ala protettiva della società di procuratori ormai in liquidazione. Il ct non si è mai presentato e mai lo farà in conferenza stampa per chiarire bene se fosse a conoscenza di come si muovessero i suoi dirigenti e tutori alla Juventus. Si è sempre sottratto al fuoco di fila che è toccato agli altri coinvolti a vario titolo nell’ inchiesta. L’ ha salvato il Mondiale, prima e anche dopo, perché ora nessun giornalista avrà il coraggio di sporcare in qualche modo l’ immagine del ct campione del mondo. E’ anche questa una forma di amnistia, sotto certi aspetti. I tuoi peccatucci caro Marcello, qualunque essi siano, ti sono stati perdonati. Amen. Con questa uscita è inattaccabile, la sua impresa rimarrà scolpita nella storia come qualcosa di impensabile alla vigilia, nel pieno del ciclone che ha sconvolto il calcio italiano. E’ stato bravissimo, nulla da dire: in un Mondiale in cui, parole sue, nessuna squadra tecnicamente è stata superiore alle altre ha vinto chi ha mostrato quelle doti, umane, tattiche ed agonistiche, che in una competizione così corta fanno la differenza. Il suo gruppo le ha mostrate e ha vinto meritatamente. La sfida, forse, ancora più affascinante sarebbe stata quella di ringiovanire questa squadra e di presentarsi fra due anni agli Europei dimostrando al mondo che un certo atteggiamento coraggioso e propositivo è entrato stabilmente nel nostro DNA, riprendendo quel cammino interrotto dopo il Ghana a seguito delle non ottimali condizioni di forma di Totti e di molti altri azzurri chiamati a fare la differenza. Tanto per chiudere la bocca a quelli che paragonano questa impresa a quella della Grecia 2 anni fa, sia per estemporaneità che per qualità complessiva della competizione. Forse sarebbe stato troppo chiedere questo a Lippi: si è già tolto tutte le rivincite contro i suoi detrattori. Ha vinto, anche senza Moggi, lontano da Torino. Rimettersi in gioco, essere un sicuro punto di riferimento del nostro calcio in questo periodo delicato, specie dopo tutte le critiche ricevute per il suo brutto carattere e la sua maleducazione, sarebbe stato più simile ad un martirio che all’ ennesima sfida. Tranquilli, non gli spunterà l' aureola. Certo mister la avrei ringraziata più se avesse continuato che per la vittoria della Coppa in sé. Si accontenti per quel che vale dei miei complimenti e dell’ augurio di buone vacanze. E non si dimentichi di chiudere la porta quando esce.

postato da: chico75 alle ore 11:26 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale, lippi, fuorigioco mondiali
lunedì, 10 luglio 2006

UNA VITTORIA, TANTI VINCITORI

Tra i tanti luoghi comuni specchio della realtà del nostro Paese uno molto in auge è che le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte son figlie di nessuno. Per una volta è bello che sia davvero così e che nella notte azzurra di Berlino e di ogni piazza d’ Italia si possano riconoscere tante storie che meritano di essere raccontate e a cui dire un riconoscente grazie.
E’ stata la vittoria del famoso gruppo, parola abusata e banale ma terribilmente efficace, dei calciatori azzurri, per una volta non sex symbol con veline al seguito ma uomini, veri, leali, seri, che dopo le vicende legate a Calciopoli hanno voluto dimostrare di poter essere la parte buona del nostro calcio da cui ripartire assieme ai milioni di tifosi delusi ma ancora innamorati del pallone.
E’ stata la vittoria di Marcello Lippi, presuntuoso, fortunato e arrogante, a cui si chiedeva di far vedere la propria bravura anche senza l’ ombrello protettivo della Juve e di Moggi in particolare; nell’ infuriare della tempesta mediatica e di piazza, ha saputo cementare una squadra solida, versatile, molto matura tatticamente, non dipendente dal singolo fuoriclasse perché fuoriclasse veri e propri non ce ne sono e coloro che erano chiamati a fare la differenza o erano reduci da un infortunio, Totti, oppure nella parabola discendente, Del Piero. Capendo di non avere la condizione fisica per proseguire nel progetto che prevedeva le due punte più un trequartista alle spalle, su suggerimento dei giocatori ha puntato ad ottenere il massimo dalla organizzazione difensiva inventandosi di volta in volta il match winner decisivo. Ora anche chi non gli mai risparmiato nulla, come il sottoscritto, ammette che ci troviamo di fronte a un allenatore che di diritto è nella storia del nostro calcio e dal quale, almeno nella gestione del gruppo, anche Roberto Mancini dovrebbe imparare.
E’ stata la vittoria dei Cannavaro e Buffon che, sebbene siano ancora eticamente criticabili per quanto è emerso dalle intercettazioni, sono i numeri uno nel loro ruolo e lo hanno dimostrato al Mondiale dopo averlo fatto nella Juve. Per il comportamento esemplare tenuto in Germania, il capitano azzurro è stato degno erede di Dino Zoff nell’ onore di poter alzare la Coppa.
E’ stata la vittoria di Marco Materazzi, il calciatore più odiato d’ Italia al quale la stessa Italia dovrà dire grazie. Certi eccessi in campo non saranno mai rimossi, ma a livello di nervi e personalità ha vissuto una trasfigurazione inimmaginabile, non protestando mai anche quando, contro Australia e Francia, ne avrebbe avuto ben donde, e facendo perdere la testa addirittura a Zidane. Tecnicamente poi è stato protagonista assoluto: sicuro dietro, 2 gol pesantissimi contro Rep. Ceca e Francia davanti. Sarà dura preferirgli Samuel caro Mancio.
E’ stata la vittoria di un buon terzino fluidificante scopertosi in un mese campione. Fabio Grosso e non Totti è la favola del Mondiale che ci ha portato a Berlino: conquistando un rigore contro gli aussie, segnando un gol da cineteca contro la Germania e mettendo l’ ultima e storica firma in finale. Un viso da ragazzo per bene, umile gregario con un bel sinistro e con una ottima facilità di corsa. Meno bravo dei campioni Facchetti e Maldini, ma nella storia come loro.
E’ stata la vittoria di Ringhio Gattuso, un altro che a volte trascende nei comportamenti in campo ma è mai banale nei 90 minuti e soprattutto fuori. Un trascinatore nato, un combattente che sa cosa sono i sacrifici e con quelli ha costruito la sua carriera. Non ha avuto in sorte i piedi di Zidane ma una famiglia che gli ha insegnato i valori della vita. Non è poco ed è un esempio da imitare.
E’ stata la vittoria degli attaccanti operai, che hanno messo più fiato per aiutare i centrocampisti che reti nelle porte avversarie. Un Mondiale sofferto per loro, tanti piccoli Ravanelli e Vialli di lippiana memoria, fra i quali anche un rapace come Inzaghi ha trovato poco spazio pur potenzialmente meritandone molto.
E’ stata la vittoria di una intuizione, di un trequartista schierato davanti alla difesa una estate e diventata segnale di una rivoluzione culturale. Andrea Pirlo ha cucito, ricamato e rammendato nella zona nevralgica del campo come un campione. A dispetto del nome e di un fisico non da Terminator, è stato il centrocampista più completo di Germania 2006.
E’ stata la vittoria, seppur non come loro sognavano, di due simboli romanisti e juventini come Totti e Del Piero, a cui la maglia azzurra rischiava una volta smesso col calcio
di lasciare loro solo ricordi negativi. A loro modo una traccia l’ hanno lasciata, anche se è stato il gruppo a trascinare loro e non viceversa.
E’ stata la vittoria di tanti tecnici italiani che continuano ad essere una elite nel mondo: penso ai vari Capello, Prandelli, Ancelotti e Guidolin che hanno plasmato molti dei novelli campioni.
E’ stata la vittoria del professor Rossi che, catapultato in un mondo mafioso e allo sbando culturale che non conosceva, ha preso decisioni sofferte ma giuste, come la riconferma di Lippi, facendo sentire la propria presenza, discreta ma forte, in tutta l’ avventura tedesca. Continui così, la strada è purtroppo ancora lunga. Al suo fianco la battagliera ministro dello sport Giovanna Melandri che, sebbene aspettiamo al varco per quel che farà per questo mondo, incarna un presente di onestà, bellezza e pulizia che ci fa dimenticare personaggi luridi e loschi come Franco Carraro, uomo di potere politico e di sport di un passato che spero non ritorni.
E' stata la vittoria della gente che aveva voglia di trovare un motivo per festeggiare e che andava nelle piazze già dopo la vittoria inaugurale con il Ghana. Il loro, il nostro entusiasmo e amore per questo sport, che ha finito per trascinare anche chi gufava per partito preso oppure per un forte sentimento tradito da Moggi e compagni, è il trade d’ union con i ragazzi di Lippi. Per una volta non c’ era tutta questa differenza tra campione e tifoso: il Gattuso che getta il cuore oltre l’ ostacolo non è nel gesto in sé molto diverso dall’ operaio che si fa un mazzo così dodici ore in fabbrica. Almeno per la magica notte di Berlino che ricorderemo per tutta la vita, come si fa con il giorno del primo bacio, del matrimonio, della laurea, del figlio che sta nascendo.
E’ il Mondiale di chi lotta e di chi alla fine vede riconosciuti e premiati i propri sforzi. Non succede sempre, anzi quasi mai, ma è bello sapere che ogni tanto, come nei sogni, accade. Perché dà speranza ad ognuno di continuare ad avere la forza e il coraggio di inseguirli. Sebbene siano irraggiungibili.

Simone Nicoletti ( chico75 )

( il post è dedicato a chi ha lottato, come il mio amico Enrico, e a chi continua a farlo )

postato da: chico75 alle ore 11:33 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
domenica, 09 luglio 2006

GIOCHIAMOCELA!!!

La Coppa del Mondo non è solo un evento sportivo. Non può esserlo una manifestazione che paralizza non solo le tre nazioni che sono direttamente coinvolte nella finale, come Francia, Italia e Germania, ma tutto il mondo con oltre 4 miliardi di persone che guarderanno Berlino. Dall’ Alaska all’ Australia, dalla Svezia al Sudafrica che stasera raccoglierà il testimone in nome di un intero continente, l’ Africa. E’ un momento di festa planetaria, di divisione sportiva ma paradossalmente uno dei rarissimi momenti di unità nazionale, specie in anni in cui le grandi ideologie nei Paesi democratici sono superate e obsolete. E’ il calcio, quel calcio che alcuni hanno tentato di uccidere decidendone le sorti al telefono e non su un rettangolo verde. In Italia infatti il cammino dei Lippi e dei Cannavaro è partito in sordina, oscurato dalle intercettazioni e dal più grande scandalo sportivo che si ricordi non solo a queste latitudini. Ma anche coloro che non sono riusciti a godersi l’ atmosfera mondiale per colpa di Moggi e compagni, non hanno potuto trattenere un urlo di gioia al momento del gol di Fabio Grosso, uno che fino a qualche anno fa giocava trequartista nel Chieti e su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che potesse non solo approdare in Nazionale ma anche giocare in serie A. Giusto così, la partita con la Germania entrerà nella storia di questo sport e chi l’ ha vista se la ricorderà per sempre: capita sempre con le emozioni più forti. Stasera si deve ripartire da lì, da quel patrimonio di convinzione ed entusiasmo costruito nei supplementari della semifinale. Anche tatticamente e come approccio mentale: potrebbe non bastare aspettarli e sperare che il goleador di turno inventi il gol decisivo. Se è vero che Domenech schiererà Trezeguet centravanti con Henry, Zidane e Ribery alle spalle è un chiaro segnale di voler fare la partita e giocarsi tutta la propria forza offensiva per vincere la partita più importante di tutte. Marcello Lippi,anche se il ct francese non lo farà, faccia lo stesso: un’ altra punta o un atteggiamento più coraggioso sono indispensabili. Le vittorie che entrano nella storia si compiono rischiando di perdere, non mi stancherò mai di ripeterlo. 90 lunghissimi minuti per dare un sorriso e una speranza per una notte ad una Nazione che ne ha bisogno e che da domani tornerà a fare i conti con i molti problemi di ogni suo cittadino. L’ Italia merita la Coppa, gli azzurri possono regalarcela. Si vince con il cuore, chi marcherà Zidane non mi interessa. Sognamocela, giochiamocela, andiamo a prendercela.

postato da: chico75 alle ore 19:00 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
mercoledì, 05 luglio 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: AUF WIEDERSEHEN DEUTSCHLAND

Finalmente l’ impresa. Dopo un cammino senza troppi squilli serviva la prestazione straordinaria per cambiare la storia del nostro mondiale tedesco. Grosso con un tiro e un urlo alla Tardelli e Del Piero con una rivincita sul destino l'hanno resa possibile. Non è un caso che sia arrivata contro i tedeschi e soprattutto nei supplementari. Come nel 1970 in Messico e come nel 1982 in Spagna. Marcello Lippi ha incominciato a vincerla quando ha rischiato di perderla, inserendo una seconda punta al posto di uno spento Camoranesi e addirittura una terza, Del Piero, al posto dell’ altro centrocampista di quantità Perrotta. Sono venuti due legni e due gol in 30 minuti quando le energie erano al lumicino: non è stata una casualità anche se anche Buffon con quella parata su Podolski ci ha messo del suo. Nei 90 minuti Italia e Germania si erano sostanzialmente equivalse con un tempo a testa: nel primo meglio gli azzurri con un superiore possesso palla e nella ripresa meglio i padroni di casa che specie negli ultimi 20 minuti sembravano averne di più, contemporaneamente al calo fisico di Camoranesi e Totti. La partita non è stata delle migliori tecnicamente, sulla scia di quasi tutte in questa manifestazione: ritmo basso, poche conclusioni verso la porta, molto agonismo e esasperati tatticismi. Sia Lippi che Klinsmann hanno cercato prima di tutto di non perderla, con gli unici due che potevano fare la differenza, Totti e Ballack, troppo lontani dalla porta avversaria per poter incidere. Così Toni è stato fermato nella morsa di Mertesacker e Metzelder che fisicamente gli sono simili, mentre Podolski e Klose si sono visti di più ma hanno sbattuto sulla nostra difesa, con Buffon e Cannavaro ancora sugli scudi. Se il man of the match è stato Pirlo per la Fifa, è Fabio Grosso ad avere deciso la partita con un sinistro che i giornalisti di qualche anno fa avrebbero descritto di rara bellezza. Il neo terzino interista, specificamente richiesto da Mancini dopo che Zambrotta ha informato di preferire il Milan, è sorprendentemente l’ uomo che nei momenti decisivi fa la differenza: con l’ Australia conquistò un rigore in pieno recupero con gli azzurri in 10 e con la Germania ha colpito all’ ultimo minuto evitando la roulette dei rigori. Anche questo non è un caso: in una squadra senza fuoriclasse Lippi ha costruito un gruppo solido e versatile che può mandare sotto i riflettori un personaggio diverso ogni volta. Gli manca una sola partita, la più importante, per entrare nella storia e ricevere i complimenti e i ringraziamenti da chi, come il sottoscritto, dichiaratamente non lo ama. Si ricordi del potenziale offensivo di questa squadra: provi a vincerla rischiando magari di perderla. I supplementari di Italia Germania ce lo hanno insegnato.

postato da: chico75 alle ore 01:40 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
martedì, 04 luglio 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: USCIAMO DALL'OMBRA

Dei nostri scandali. Dei nostri limiti tecnici. Di una serie di prestazioni buone per andare avanti ma non per entusiasmare. Della nostra atavica furbizia. Delle polemiche per una squalifica di Frings mai chiesta alla Fifa ma benedetta dall’ iniziativa di SKY e Repubblica. Della storia che ormai è datata per cominciare finalmente a scriverne un’ altra. Delle divisioni fra chi tifa Italia e chi, dopo Calciopoli, non riesce ancora a farlo. Della eccessiva prudenza e della mancanza di coraggio. Dell’ incapacità di pensare in grande. Stasera a Dortmund in una atmosfera quasi totalmente avversa serve una di quelle imprese che segnano la svolta e il fatto di poterla compiere contro una avversaria tradizionale come la Germania deve essere un ulteriore motivo di spinta. Non ci odiano ma nemmeno ci amano in quella terra, non mancando occasione di sottolineare i nostri difetti e trasformando anche i pregi in insulse macchiette. Calcisticamente ci temono perché profondamente diversi dal loro modo di giocare ma si sentono superiori e sono sicuri di batterci. Ho scritto che in questi Mondiali la Nazionale di Lippi è sembrata più teutonica nella filosofia calcistica, più collettivo e forza fisica che sprazzi di genio e fantasia del campione di turno, come era stato in passato con Roberto Baggio ad esempio. Stasera servirà un colpo di teatro del ct per sorprenderli ( due punte? Inzaghi a partita in corso? Spostare Zambrotta a sinistra quando entrerà Odonkor?) e una invenzione del Totti di turno ( un cucchiaio o un intero set con coltelli e forchette?) per cambiare la storia di un match in apparenza abbastanza bloccato e prevedibile con la Germania a spingere senza scoprirsi troppo e gli azzurri a cercare di imbrigliarli. Non ci sarebbe nulla di peggio di tornare a casa senza avere provato a giocarcela sfruttando le nostre qualità, che non sono solo Buffon, Cannavaro e organizzazione difensiva. Ci sono Inzaghi, Gilardino e persino Del Piero che, in caso di stallo o addirittura di svantaggio, devono essere sfruttati. Berlino non è così vicina, ma nemmeno così lontana come si poteva pensare un mese fa quando Lippi e gli altri entravano e uscivano dalle Procure. Forza Italia e, per una sera, forza Marcello. Come amava dire Hitchcock, non c’è terrore nello sparo, ma solo nella sua attesa.

postato da: chico75 alle ore 11:09 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, lippi, fuorigioco mondiali
sabato, 01 luglio 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: CARRARMATO ITALIA

Quasi senza accorgersene siamo nella semifinale Mondiale. In un girone con Usa, Rep. Ceca e Ghana potevamo eliminarci solo per nostra incapacità. Idem dicasi per Australia e Ucraina che dell’ elite calcistica non hanno mai fatto né faranno mai parte. Si arriva alla infinita sfida contro la Germania che storicamente, sia nel 1970 che nel 1982, ci ha detto sempre bene( Lippi e compagni pensino a toccarsi) senza un vero banco di prova della nostra forza. La prima sfida di un certo livello è proprio quella che ci attende e se la fallissimo sarebbe giustificato dire che abbiamo disputato comunque un buon Mondiale? Non credo. E’ una Nazionale che si fa apprezzare per una straordinaria compattezza e solidità difensiva, uno spirito di gruppo raramente così coeso e per la intercambiabilità di uomini e schemi senza che il risultato cambi. Una squadra che trae la sua forza dal collettivo più che dal singolo fuoriclasse: un filo conduttore abbastanza estraneo nella storia azzurra. Non ha però ancora offerto una prestazione travolgente, trascinante, per meglio dire emozionante. Il passo è stato quello del carrarmato, lento, sicuro, inesorabile: più tedesco che italiano. L’ occasione per dare la svolta a questo tran tran capita martedì contro una scuola che di guerre e carrarmati è più esperta di noi per storia e DNA, non solo futbolistico. Non basterà controllare le operazioni dall’ alto della propria superiorità difensiva e tattica perché questa superiorità non c’è. Ci vorrà più coraggio per sorprenderli, così come capitato nell’ amichevole di marzo, una mentalità più offensiva e più tecnica stile Ghana per far saltare i panzer sul tereno minato di gioco. Pensare di lasciare a Cannavaro, Zambrotta e Buffon, i nostri fuoriclasse qui in Germania, il compito di disinnescare Klose e Podolski come arma principale per ottenere la qualificazione sarebbe deleterio e pericoloso, a meno di pensare di essere sempre accompagnati da una buona dose di fortuna. Gira e rigira si torna a Totti e agli attaccanti: il primo dovrà essere più continuo e inventarsi quella personalità che negli appuntamenti importanti gli è sempre mancata, gli altri, a chiunque tocchi, dovranno sfruttare al massimo le occasioni che saranno create come ha fatto Toni stasera. Appuntamento al 4 luglio a Dortmund in uno stadio che sarà quasi completamente ostile: la notte ideale per aggiungere un nuovo capitolo al romanzo popolare che è sempre stato Italia – Germania.

postato da: chico75 alle ore 00:17 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
martedì, 27 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: GROSSO REGALO

Nel referendum dei Mondiali è un SI’ stentato e risicato per la qualificazione dell’ Italia ai quarti di finale in compagnia dell’ elite futbolistica. Una sola grande emozione per il rigore di Totti al 94’ in una partita tutto sommato non molto intrigante sul piano spettacolare , come molte finora a Germania 2006. Marcello Lippi alla vigilia aveva alzato i toni della polemica contro i giornalisti, sintomo di non molta serenità e grande arroganza, fatto non insolito nelle conferenze azzurre alla fase finale di grandi manifestazioni: come non ricordare lo show, benedetto dalla Federazione, di Vieri contro i giornalisti proprio pochi giorni prima dell’ eliminazione ad Euro 2004? Il timore di un deja vu dello scorso Mondiale c’era eccome a Kaiserslautern: lo stesso furbo allenatore contro, Hiddink, come avversarie due squadre con simili caratteristiche atletiche e tattiche, notevoli, e tecniche, scarse, la stessa inferiorità numerica, allora Totti, oggi Materazzi, gli stessi supplementari, allora una realtà oggi solo un incubo. Quel che di diverso c’è stato è una compattezza di gruppo e anche caratteriale che riconosco questa Nazionale sembra avere, oltre ad una organizzazione difensiva che ha in Cannavaro, Buffon e Zambrotta straordinari baluardi. Per il resto è entrato in campo il fattore fortuna che si è materializzato in pieno recupero quando Grosso ha messo fuori il naso dalla sua zona per una penetrazione tanto incisiva quanto coraggiosa in area ed è stato stoltamente steso da una scivolata che un difensore intelligente non deve mai fare contro un avversario in dribbling. Che non vede l’ ora di trovare un rigoriretto, come ha detto Gattuso, un po generoso ma tecnicamente che ci può stare. Stessa leggerezza commessa 35 minuti prima da Materazzi che non ha toccato Bresciano nel suo intervento ma dovrebbe imparare( anche se oramai è senza speranza..) che le entrate a piedi uniti in campo internazionale sono severamente punite. Confesso che mi chiedevo ad un certo punto della partita come fosse possibile avere in campo in un momento chiave come punte Iaquinta e Del Piero, e fuori tutte le altre quattro che sono a loro superiori. Qualcosa non è funzionato nelle scelte del mister. Non ci spero ormai più di rivedere una partita arrembante come contro il Ghana, mi arrendo alla tecnica attendistica predisposta da Lippi con l’ avallo dei giocatori con improvvise fiammate offensive anche contro nazionali sicuramente inferiori tecnicamente. Più per una condizione fisica approssimativa che per mancanza di coraggio, forse. Certo che giocare in questo modo e lasciare fuori l’ unico che pur camminando può avere quelle invenzioni che ti risolvono la partita, ossia Totti, è una palese incongruenza. Ora l’ Ucraina, per un’ altra probabile vittoria di misura senza troppi squilli, prima di arrivare al “redde rationem” in semifinale contro tedeschi o argentini. Quando un “rigoretto” al minuto 94 non basterà.

postato da: chico75 alle ore 10:38 | link | commenti (2)
categorie: calcio, nazionale, lippi, fuorigioco mondiali
giovedì, 22 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: LA PAURA FA ITALIA

Italia – Repubblica Ceca è una questione di teste. Quella d’ oro di Materazzi, probabilmente il calciatore più odiato del Bel Paese pallonaro, che spiana la strada alla qualificazione e che si toglie una rivincita contro tutti quelli che eufemisticamente non lo amano, chiamandolo sì testa, ma di altro. Quella più veloce della luce di Inzaghi che sa sempre dove andrà il pallone e che sbaglia due gol quasi fatti ma uno poi lo fa sempre. Quella vuota di Marcello Lippi, che fa tutto per far uscire subito la Nazionale trasmettendo paure antiche e nuove ai suoi giocatori. Solo poche ore fa temevo che il ct sbugiardasse se stesso rinnegando un progetto tecnico tattico lungo due anni e facendo ripiombare gli azzurri nel Medioevo calcistico. Così è stato, purtroppo. Difesa a oltranza, poca personalità, iniziativa agli avversari che hanno permesso a Buffon di ritornare Superman e abbandonare i panni del fesso che perde un milione e mezzo nelle scommesse, non si sa ancora quanto legali. I cechi, trascinati da un Nedved protagonista di un superbo canto del cigno, hanno avuto sei occasioni sei da rete, l’ Italia se escludiamo le due reti ha sporcato i guanti di Cech solo con un tiro da fuori di Totti. A proposito del romanista, in perdurante ritardo di condizione e a volte irritante nel provare cucchiai e chinchevaglie varie poco utili alla manovra. Lippi si asciughi la fronte per il pericolo scampato e ritrovi in fretta quel coraggio perso cammin facendo e che è l’ unico che può proiettarci avanti in questo torneo. A proposito, anche l’ Inter doveva arrivare agevolmente in semifinale di Champions League: giocando così Australia o Croazia faranno rima con Villarreal.

postato da: chico75 alle ore 18:26 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali

FUORIGIOCO MONDIALI: PREVIEW ITALIA - REPUBBLICA CECA

1 – Non aspettatevi che la Repubblica Ceca si scopra e parta subito all’ attacco. Aspetterà gli azzurri che dovrebbero partire bene per riscattare l’inizio con gli Usa e punterà a irretirli con un pressing alto su Pirlo e Totti con Galasek e Nedved.
2 – Giocheranno Grosso e Zambrotta sulle fasce e particolare attenzione al neo interista che avrà un duello molto combattuto con Poborsky che in attacco sa fare molto male. 5 maggio insegna.
3 – Come frenare Rosicky e Nedved che supporteranno con i loro devastanti inserimenti l’unica punta? Lippi ha paura dei loro centrocampisti che sanno tutti muoversi senza palla e quindi inserirà giocatori che sul piano della corsa e della quantità non si facciano sorprendere. Aspettatevi quindi in campo anche Camoranesi, uno a cui i nervi cedono anche più in fretta di De Rossi
4 – Inzaghi giocherà. Anche un solo spezzone di partita ma giocherà.
5 – Perrotta, Totti, Toni. Ne giocheranno solo due dall’ inizio. La speranza è che Lippi come ho scritto nel post precedente mandi all’ aria due anni di lavoro e sposti il romanista come punta.

FORMAZIONE ITALIA CONTRO REP. CECA

SICURI : Buffon, Zambrotta, Nesta, Cannavaro, Grosso, Pirlo, Gattuso, Camoranesi, Gilardino.

IN BALLOTTAGGIO : Perrotta ( 60 % ), Totti ( 80 % ), Toni ( 40 % ), Inzaghi ( 10 % ), Iaquinta ( 10 % )

postato da: chico75 alle ore 12:12 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali

FUORIGIOCO MONDIALI: USCIAMO DAL VICOLO CECO

Siamo maestri nel complicarci la vita. E’ un vizio nazionale, non solo degli azzurri. La Repubblica Ceca, che poteva essere affrontata senza troppi patemi, diventa un anticipato appuntamento con il dentro o fuori che le grandi squadre dovrebbero conoscere dagli ottavi in poi di questa manifestazione. E’ evidente che l’ Italia di Lippi una grande squadra non sia, come non è la Francia che rischia più di noi l’ eliminazione, in una prima fase di Germania 2006 caratterizzata da poche sorprese e da molte conferme. Argentina, Inghilterra, Germania, Brasile, Spagna, Portogallo, Olanda erano già al sicuro dopo due partite, tanto per fare dei nomi. Il gruppo E è un girone equilibrato perché non c’è una nazionale che prevale sulle altre, che ha valori tecnici e tattici così superiori da poter chiudere la contesa dopo 180 minuti. Marcello Lippi, senza un tutore come Moggi alle spalle e senza una Federazione forte, rischia di fare naufragio visto che non sa gestire le situazioni con una componente emotiva elevata, come paradossalmente è stata quella contro gli Stati Uniti in cui l’ approccio mentale fu completamente sbagliato. In un editoriale sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport di oggi si consiglia al ct di fare le scelte di testa propria, senza sentire i suggerimenti di chi vorrebbe Totti o Inzaghi in campo, le tre punte piuttosto che le un centrocampo più folto. Il problema è proprio questo: che farà di testa sua. Sacrificare una punta per presentare un centrocampo più fisico significa togliere le poche certezze che si erano create in questo biennio di lavoro, ossia quelle di una squadra con 3 giocatori offensivi sempre in campo. Inoltre togliere una punta ad una formazione che finora non ha ancora fatto un gol su azione è anche sbagliato tecnicamente. Il limite, da Maldini a Trapattoni, è stato quello di adattarci agli avversari, non quello di imporre comunque il proprio modo di giocare e lasciare agli altri questa preoccupazione. Lippi non cada in questa falsa tentazione. Forse che Parreira ha tolto uno tra Ronaldo e Adriano? Pur se la squadra forse ne avrebbe beneficiato ha preferito non buttare a mare lo schema su cui ha puntato fin dall’ inizio e i fatti gli daranno ragione. Dopo il Ghana finalmente ci si sentiva orgogliosi di una Nazionale che finalmente aveva una mentalità offensiva e che se la giocava puntando sui propri giocatori migliori. Ora, se si abiurerà questa filosofia, torneremo nel ghetto in cui siamo finiti dopo le figuracce negli ultimi Mondiali ed Europei. Anche in caso di qualificazione.

postato da: chico75 alle ore 11:52 | link | commenti
categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
mercoledì, 21 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: LA NAZIONALE ORFANA DI MOGGI

Cassano? Panucci ? De Rossi ? Un Totti in forma ? Niente di tutto questo. Contro la Repubblica Ceca a Marcello Lippi mancherà soprattutto Luciano. Non il giocatore del Chievo. Proprio Moggi, il suo mentore, l’ unico che lo avrebbe protetto nei confronti dell’ opinione pubblica e indirizzato nelle scelte e nella gestione del gruppo dei giocatori. Proprio Luciano ai Mondiali doveva esserci. Il ruolo ufficialmente di team manager ma di fatto responsabile della spedizione azzurra insieme a Carraro: si è lavorato per mesi su questa ipotesi. Peccato che le intercettazioni si siano fermate nel giugno 2005 perché sicuramente ne avremmo avuto quella conferma che forse scopriremo più avanti nel tempo. Nel famoso incontro a Palazzo Grazioli si parlò anche di questo: Silvio Berlusconi era favorevole a questa opzione e riteneva che la sua benedizione a questa candidatura gli avrebbe anche assicurato un buon ritorno d’ immagine in vista delle elezioni. Il presidente operaio, elettricista ecc ecc. che ama la Nazionale e pensa a come renderla vincente come fatto col Milan. Ora può sembrare assurdo, ma la Cupola scoperchiata dai magistrati voleva mettere un tutore a Marcello Lippi, che era nell’ occhio del ciclone della critica, quando stentava nelle qualificazioni e le partite amichevoli contro Olanda e Germania erano ancora ben lontane dal regalargli una certa serenità nei mesi pre-mondiali. La stampa, o buona parte di essa, è stato dimostrato era succube se non connivente del sistema Moggi e avrebbe evitato qualche siluro o qualche mal di stomaco che togliesse la serenità al ct, che, parole dello stesso ex dg juventino, si sarebbe presto sputtanato senza il loro ombrello protettivo. Ci siamo persi decine di puntate del Processo di Biscardi con Moggi in collegamento da Duisburg e chissà quante migliaia di telefonate con il cellulare in cui decideva gli ospiti e suggeriva ai moviolisti cosa far vedere. Chi ce le restituirà? Probabilmente avremmo anche saputo gestire meglio i peana di mass media e tifosi che hanno finito con il far perdere la giusta concentrazione a Totti e compagni che pensavano di essere diventati il nuovo Brasile. Probabilmente De Rossi sarebbe stato preso da parte da Moggi nel ritiro per ricordargli che con la maglia della Nazionale ci si comporta con meno foga e più professionalità. Probabilmente Oddo e Inzaghi non sarebbero sempre stati sempre in panchina dopo le prime due partite. Probabilmente Del Piero sarebbe partito dalla panchina ma non avrebbe dichiarato di essere al 100% della forma e di sentirsi come il nuovo Achille. In fondo, come detto in una telefonata da Lippi, chissà quanto scherzando, non era lui il ct dell’ Italia. Senza Moggi quindi abbiamo perso anche il vero allenatore.

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domenica, 18 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: DIS - UNITI

Ritorno al passato. Alla disorganizzazione, tattica e di manovra. Alle crisi di nervi incomprensibili a certi livelli, addirittura in una situazione di risultato e di classifica non certo drammatica. All' approccio molle derivante dalla sicurezza di essere comunque superiori ai rivali, che nelle due ultime edizioni dei mondiali, giova ricordarlo, son andati meglio di noi. Allo scarso livello tecnico complessivo di una Nazionale tra le più povere della storia. Agli errori del ct, che non ci ha capito nulla, sia prima della partita, non accorgendosi del mancato recupero fisico di alcuni reduci della partita col Ghana, sia durante ' incontro, con i mancati ingressi di Camoranesi e di un Inzaghi che nelle partitelle a detta dei presenti è sempre tra i migliori. Onore agli Stati Uniti che, come avevo indicato nella preview del gruppo E, si sarebbero giocati con noi il passaggio del turno. Non pensavo che i cechi crollassero in maniera tanto netta contro il Ghana, ma l' assenza di Koller e Baros ha pesato e la freschezza fisica di una Nazionale giovane e tecnica si è rivelata un ostacolo insormontabile. Tornerò al più presto su un dato tecnico che non può passare inosservato. Le Nazionali che stanno facendo meglio, Argentina, Spagna, Olanda, Germania, si sono presentati con una rosa dall' età media bassa e che può vantare talenti con un tasso tecnico molto alto. Quello che l' Italia non ha e se si lasciano a casa i Cassano, i Marchionni e i Maresca, tra i pochi giovani in grado di fare la differenza, certo non aiuta a fare molta strada.

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mercoledì, 14 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: QUELLI CHE SI COMPLICANO LA VITA

  

Vedere Trezeguet 90 minuti in panchina e Adriano e Ronaldo in campo sono uno di quei misteri del calcio che si possono spiegare solo facendo riferimento a situazioni che esulano da questioni tecniche. Come rinunciare ad uno dei goleador più prolifici per eccellenza in una partita che non si riesce a sbloccare? Semplice, il clan dominante nella nazionale transalpina che supporta Domenech è convinto che Henry si esprima meglio giocando da unica punta, come avviene nell’ Arsenal, e che con Trezeguet non ci sia feeling. Tecnico e caratteriale. Meglio Wiltord, Saha o il debuttante Ribery. Nel Brasile di ieri le sconcertanti prestazioni dei due attaccanti, l’ arrancare del povero Emerson in copertura e l’ affollamento di giocatori nel mezzo avrebbero dovuto suggerire a Parreira che c’ era da cambiare qualcosa. Non togliendo una punta fantasma per un’ altra punta, ma far entrare uno come Juninho, Ricardinho o Gilberto Silva per riequilibrare lo schieramento e liberare l’ estro di Ronaldinho e Kakà. Ma il Brasile è la patria del calcio offensivo ed economico e tifosi e sponsor male avrebbero visto una mossa del genere. Ai verdeoro è bastata una prodezza di uno dei loro fuoriclasse per vincere, la qualificazione era assicurata già prima di giocare. A proposito di complicarsi la vita, anche in Italia siamo maestri. Ci si sorprende del nervosismo di Del Piero, ma è pienamente comprensibile. O si punta su di lui oppure, dopo le fallimentari esperienze precedenti negli Europei e nei Mondiali, in cui ha fatto la spola tra campo e panchina, si lasciava a casa. Qui non siamo alla Juve in una stagione lunga 8 mesi, possibilità di risalire nelle gerarchie ce ne sono poche in una manifestazione che al massimo dura un mese, specie dopo un debutto del genere. Se non avesse un ricco contratto milionario con una azienda che da mesi lo porta nelle case italiane con l’ ex miss Italia probabilmente si sarebbe fatto da parte da solo. Evidentemente non può, ma che brutto vederlo sbagliare un gol fatto e falciare un ragazzino nella partitella a Duisburg....

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martedì, 13 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: SBILANCIATI E FELICI


Un calcio alla tradizione. Un gioco offensivo, anche gradevole e coinvolgente, con annessi contropiede subiti potenzialmente letali, un trequartista libero di inventare e prendersi le sue pause partecipando ben poco alla fase difensiva, due punte vere che stanno vicino all’ area e si preoccupano del gol e di poco altro, un regista dai piedi buoni davanti alla difesa che fino a qualche anno fa giocava trequartista, due centrocampisti che sanno contrastare ma soprattutto essere pericolosi incursori. Questa l’ Italia del debutto mondiale contro il Ghana, più vicina come mentalità alla scuola olandese e brasiliana che a quella di Bearzot, Maldini e Trapattoni. Meglio così, è quel che serviva ad una nazione stanca di essere schiava di catenacci tattici in campo e dialettici fuori, che si ritrova in strada a festeggiare una vittoria di buon auspicio ma per nulla indicativa sul proseguio del torneo. La voglia di liberarsi dal tunnel in cui ci ha ficcato la sporca combriccola di Moggi è evidentemente forte. Quindi diamo a Lippi quel che è di Lippi, l’ aver tenuto fede al suo ciclo azzurro e non aver abiurato questo dna offensivo pur con un Totti che ha limitato parecchio il suo raggio d’ azione, giocando poco la palla e cercando spesso il passaggio di prima, indice di una condizione ancora approssimativa. Non è una bestemmia calcistica dire che proprio il fatto di aver toccato pochi palloni da parte del capitano romanista ha favorito Andrea Pirlo, match winner con un gol e un assist e unico punto di riferimento per la manovra. Una regia illuminata e autorevole anche sotto il profilo della continuità, ben spalleggiato da un Perrotta inesauribile, in forma campionato. Un altro gallone al merito per il lavoro di Spalletti nella capitale. Contro un Ghana spuntato e dalla mira sballata, non si sono pagate certe situazioni in cui ci si è fatti prendere d’ infilata dalle penetrazioni dei centrocampisti che si sono trovati liberi di mirare alla porta di Buffon. Giocare con un centrocampo così tecnico e di default in inferiorità numerica è un rischio calcolato che si può prendere se come ieri Cannavaro e Nesta sono stati perfetti o se davanti Toni e Gilardino sono cecchini inesorabili, cosa che ieri invece non è successa. Lasciare questi spazi a Rosicky e Nedved non è consigliabile, quindi la scelta della ripresa di arretrare il raggio d’ azione è stata molto saggia e da allora, pur non creando molto, non si è corso più alcun rischio, con Essien, quasi sempre lui, costretto a tirare da fuori area. Non mi sorprenderei se nell’ ultima contro i cechi si rivedesse in campo Gattuso per puntellare la fase di contenimento. Per ora godiamoci questa cartolina che la Nazionale e i suoi appassionati tifosi spediscono in Italia da Hannover: l’ immagine del nostro calcio per una sera non è più quella furba e sparagnina del presente e del recente passato.

Vuoi rivedere e scaricare on line l' intera partita Italia - Ghana ? Oppure Repubblica Ceca - USA ? Tutte le partite del Mondiale e non solo ?

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lunedì, 12 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: LA EX NAZIONALE BIANCOROSSONERA

A poche ore dal debutto mondiale, leggendo la probabile formazione che sarà schierata stasera ad Hannover, spunta un dato eclatante: l’ Italia del blocco biancorossonero non c’è più. Spazzata via da infortuni, cali di forma e forse anche dallo scandalo intercettazioni, che ha prosciugato più di altri le energie psicofisiche degli azzurri di Juventus e Milan. Sono sopravvissuti a questa perestrojka calcistica solamente Buffon, Cannavaro, Nesta, Gilardino e Pirlo, e per ognuno di loro c’è chi, financo a ragione, invoca di far giocare un altro al loro posto. Il capitano della Nazionale travolto dalle dichiarazioni pro Moggi, Buffon dalle scommesse, Nesta che è stato praticamente sempre fermo ai box durante il ritiro premondiale,Gilardino che non è così intoccabile e il regista rossonero che non sembra in grado di reggere le sorti del centrocampo e sul quale non sono fugate le perplessità dell’ impiego simultaneo con Totti. Gli altri? Gattuso e Zambrotta out per guai muscolari, Camoranesi ha lasciato il posto a Perrotta, Del Piero novello Achille tornato nel posto che gli è stato abituale anche alla Juve, cioè in panchina, e Filippo Inzaghi che sembra addirittura superato nel gradimento del ct da Iaquinta, in ballottaggio con Lucarelli fino all’ ultimo per partecipare ai Mondiali. Se quindi ora ci sono come titolari tre romanisti, due palermitani e un fiorentino, perché tifare contro l’ Italia ? Fino a prova contraria più di calciopoli sembra aver fatto Marcello Lippi, non si sa quanto liberamente, per presentare una Italia nuova e si spera vincente e convincente.

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domenica, 11 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: L'AMARA VERITA' DI PARREIRA

Gioca. Non gioca. La margherita che sta sfogliando Marcello Lippi non sarebbe nemmeno presa in mano dal ct del Brasile Parreira. Che ha detto una verità che a chi ama il calcio italiano non può non far male. Nel Brasile dei Kakà e dei Ronaldinho Francesco Totti starebbe a guardare. In panchina, probabilmente con meno probabilità di entrare di Junino Pernambucano, stella del Lione, e di Robinho, l’ uomo dei prossimi Mondiali in Sudafrica. La considerazione sulla povertà tecnica di questa Nazionale, non a caso allenata da Marcello Lippi, uno che alla Juventus ha sempre puntato più sulla forza che sul talento, è esercizio di onestà intellettuale e calcistica che tutti dovrebbero fare. Il romanista, di gran lunga il migliore sotto il profilo tecnico dei nostri in Germania, è stato tra l’ altro nel biennio lippiano più una speranza che una certezza: tra un infortunio e l’ altro è stato presente per meno del 50% delle convocazioni. Senza dare mai l’ impressione di essere un leader del gruppo, né in campo con le sue prestazioni, né fuori, con l’ esempio comportamentale e le sue dichiarazioni. Il girone di qualificazione, l’ unico che conta poiché le amichevoli pur prestigiose non fanno mai testo, era impossibile da non superare per la modestia dei nostri avversari, ma già un gruppo con Repubblica Ceca, Stati Uniti e Ghana suscita molti timori. Come non sottolineare che Essien e Nedved nel nostro centrocampo sarebbero titolari? Senza scomodare Ronaldinho. Quindi le speranze di fare strada sono nei piedi degli uomini gol, su Toni e su Gilardino. Francesco Totti, atleticamente poco presentabile, è l’ anima e il leader della Roma in Italia, ma in campo internazionale e in azzurro, se si esclude la breve parentesi di Euro2000, rappresenta il Godot della situazione. Quello che tutti sperano, aspettano, ma non arriva mai.

Da oggi i post sul Mondiale anche su

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