A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

La notizia è che Gianluca Galliani, famoso per essere sempre a fianco del padre che esulta come uno scalmanato nelle partite del Milan, è stato aggredito mentre cenava a Portofino, mica ai bagni Piero di Loano. La precisazione, che la Gazzetta dello Sport non ci fa mancare in prima pagina, è che non era solo uno squilibrato ma uno squilibrato tifoso dell’ Inter. Non poteva essere altrimenti. Nell’ estate in cui Guido Rossi è interista e ha dato lo scudetto alla sua squadra del cuore e in cui ci sono molti ignoranti, purtroppo solo ignoranti e non squilibrati, che pensano che Calciopoli sia stata una macchinazione di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera con le intercettazioni, il tifoso interista si trova al centro di un tiro al bersaglio che ora è pure superiore a quello subito dagli juventini nei primi 2 mesi di questa triste vicenda. Al di là della campagna mediatica orchestrata da chi era coinvolto nell’ inchiesta per spostare l’ attenzione sugli altri, dalla dirigenza Juve vecchia e nuova alle reti Mediaset passando per la Fiorentina del “povero” Della Valle, il casus belli è stato dare lo scudetto all’ Inter. Scudetto che per dovere di cronaca la maggioranza degli stessi supporters nerazzurri non voleva e che è stato a norma di regolamento assegnato da una commissione nominata ad hoc e che ha agito sulla base dell’ interpretazione delle norme Uefa. Senza una squadra campione l’ Italia avrebbe perso un posto in Champions League. Naturalmente di questo “piccolo” dettaglio tutti si sono dimenticati. Spazio allora ad avvocati, allenatori, calciatori, attori, ballerine e chi più ne ha più ne metta: basta dire che lo scudetto è stato ingiustamente e proditoriamente dato all’ Inter che ci scatta l’ intervista di ordinanza, specie sul Tuttosport. Con questo clima entriamo nell’ ultima settimana che precede l’ inizio della stagione e dappertutto ( tv, quotidiani, radio, internet ) si parla della crisi di Adriano, dell’ incostanza di Ibrahimovic, dei problemi di abbondanza, della mancanza di un regista, di Grosso che non sarà mai più quello del Mondiale, perfino dei rimpianti per le cessioni di Martins e Pizarro e del mancato arrivo di Ronaldo. Addirittura ci si ricorda solo del primo tempo della Supercoppa contro la Roma e non si fa più accenno alla rimonta della ripresa. Mettiamoci l’ elmetto e andiamo alla guerra: Calciopoli, senza esserne coinvolti, la pagheremo cara più noi del Milan.
Ronaldo, o quel che ne resta, e Ricardo Oliveira, non Lulù ma quasi. Prima ancora Buffon, Zambrotta, Henry, Eto’o, Ibrahimovic, Sobis. Cosa succede a Galliani e Braida, considerati dopo Moggi e Giraudo la coppia di dirigenti più capace e determinata del calcio italiano e ora sbeffeggiati in terra di Spagna non solo dalla dirigenza del Real Madrid ma anche dal vulcanico numero uno del Betis Siviglia? La mannaia di Calciopoli e il conseguente cazziatone privato di Berlusconi per il danno di immagine al Milan non può spiegare questa impasse e questa confusione nella individuazione degli obiettivi della società rossonera sul mercato. Dire che un altro Shevchenko non esiste è da un lato vero perché ha caratteristiche uniche, essendo una seconda punta che sa giocare al calcio e fare una trentina di gol a stagione, ma dall’ altro lato esistono altri attaccanti potenzialmente capaci di non farlo rimpiangere. Ibrahimovic era sul mercato, così come lo è Tevez, tanto per fare due nomi a caso. Invece, come ha dichiarato nel pomeriggio Ancelotti, o Oliveira o niente. 15 milioni di euro più lo svizzero Vogel è una valutazione sicuramente importante per un calciatore che finora si è dimostrato inferiore ad Inzaghi e Gilardino, paragonando gol fatti e trofei vinti. Quindi perché spendere così tanto per chi sulla carta è destinato a partire in seconda fila nel valzer delle punte? Acquistare Ronaldo a 25 milioni, accettandone tutti i rischi del caso, a questo punto era probabilmente più conveniente a livello tecnico ed economico: se raggiungesse anche solo il 70% del Fenomeno che fu sarebbe più decisivo di un Oliveira al 100%. Pronto a cospargermi il capo di cenere se il brasiliano di Andalusia di Oliveira avesse solo il cognome.

Più di Inzaghi e di una Stella Rossa impresentabile hanno potuto le sentenze della giustizia sportiva. Il Milan rientra in Champions League dalla porta secondaria dei preliminari, porta che è stata riaperta sulla scia delle minacce di politici, sindaci, potentati economici e addetti ai lavori che stanno contribuendo a ridurre il più grande scandalo del calcio moderno in una tragicommedia all’ italiana. Ero partito per le vacanze con l’ auspicabile convinzione che pur tra mille difficoltà si sarebbe evitato di portare in Europa tutte e 4 le squadre coinvolte nell’ inchiesta, sia per il rispetto alla funzione affittiva della pena e ai dettami del codice di giustizia sportiva sia per presentare al mondo una immagine finalmente pulita e credibile del nostro Paese, pallonaro e non. Invece, in piena bagarre TAR e Camere di Conciliazione, non è stato così e la curva della Stella Rossa ha sinteticamente espresso il pensiero che in Europa hanno di noi e del Milan come nostro rappresentante. Non solo i tifosi ma anche le massime istituzioni della governance europea calcistica: come non ricordare le conclusioni dell’ Emergency Panel della Uefa che ha fatto chiaramente capire di non avere gli strumenti giuridici per escludere i rossoneri dalle loro manifestazioni, pur ritenendolo eticamente sacrosanto? Blatter, uno che di scheletri nell’ armadio ne ha parecchi, sta cercando in tutti i modi di farci capire di fermare le battaglie legali per evitare guai peggiori. Inutilmente. Così commentare una qualificazione della squadra di Ancelotti che non ci sarebbe dovuta essere, nel senso opposto a quello che ha dichiarato il mister, mi risulta difficile, essendone nauseato. La speranza che giustizia, in un modo o nell’ altro, sia fatta è quasi anche una certezza: non basterà acquistare Ronaldo per essere al livello delle grandi d’ Europa a questo Milan che, con Berlusconi tornato al timone e Galliani che ha ancora diritto di muoversi all’ interno del nostro calcio, potrà finalmente fregiarsi del titolo che merita. Quello scritto nello striscione ieri sera.
DA SETTEMBRE GRANDI NOVITA': IOSTOCONMANCINI DIVENTA SITO!
Le sentenze di primo grado sono arrivate e chi aveva letto i deferimenti di Palazzi aveva già da tempo intuito come sarebbe terminato il processo davanti alla CAF. Scrivere che la Juventus rischiasse la C o una pesante penalizzazione in B era nell’ ordine delle idee, in relazione alla gravità delle violazioni contestate. Anzi, si può sostenere senza termini di smentite che sia una sentenza che ha tenuto conto della storia e della situazione economica dei bianconeri, quindi particolarmente favorevole. Un paradosso? Solo in apparenza. Se sul piano sportivo concretamente non c’è questa differenza, specie in ottica futura, poiché l’ obiettivo dei giudici era quello di impedire che tornasse in A in un anno, finanziariamente la retrocessione in terza serie avrebbe significato quel fallimento che la B in ogni caso scongiura, sia per i maggiori introiti sia per la possibilità di tenere un numero maggiore di suoi calciatori sotto contratto. Inizia male la neo dirigenza juventina che prima con il suo avvocato fa capire di gradire una situazione di penalizzazione in B e poi grida allo scandalo puntando a portare avanti all’ infinito le sentenze di Calciopoli, ben oltre la giustizia sportiva. Il neo presidente Cobolli Gigli mi ricorda già quel Giraudo di cui si sono frettolosamente liberati, con la differenza che questo si deve far conoscere ed è in cerca di consensi: per questo si presenta davanti ai microfoni e ai tifosi radunati davanti alla sede per ergersi a paladino della causa juventina. Una recita patetica, non c’è che dire. Giustamente infuriati possono dirsi i tifosi viola e laziali perchè la pena comminata non rappresenta sufficientemente la grande differenza di colpevolezza tra la loro posizione e quella della Juve. Erano Moggi e Giraudo a tessere i fili, loro si sono piegati al potente di turno. In sé la sentenza è condivisibile ( non possono rimanere in A le squadre i cui presidenti hanno chiesto protezione per salvarsi ) ma cessa di esserlo se confrontata con quelli che ha ottenuto la Vecchia Signora, anzi la Vecchia Puttana ormai. Ma i motivi per cui non si è mandata la Juve in C li ho appena spiegati. Si deve ancora aprire il filone dei risarcimenti: e dove non ha fatto la giustizia sportiva potrebbero fare ancora più pesantemente le cause civili. Per il Milan il discorso è diverso: è stato furbo Galliani che ha lasciato Meani a sporcarsi le mani per poi disfarsene in sede processuale. Il deferimento per responsabilità oggettiva scelto da Palazzi difficilmente si sarebbe potuto punire con la stessa serie riservata alle altre accusate di illecito sportivo. Resta una indelebile vergogna, non la prima in verità, per i rossoneri: 44 punti di penalizzazione per lo scorso torneo, 15 per il prossimo, senza Coppe per un anno e l’ amministratore delegato nonché presidente di Lega inibito per un anno: mica male. Senza dimenticare la caduta di stile di chi si è preoccupato di fare i conti e sottolineare come sia possibile disputare la UEFA al posto dell’ Empoli. Uno squallore degno di Marsiglia. Come ha sottolineato Moratti nessuno tra i vari Moggi, Giraudo, Della Valle, Lotito, Carraro, Mazzini, Pairetto ha minimamente provato a chiedere scusa se non altro ai propri tifosi. “ Ho visto un aumento di arroganza, mentre è totalmente assente la vergogna…”. Chapeau Massimo. Vergogna che non manca anche ai parlamentari tifosi e ai sindaci delle città coinvolte, da Domenici a Chiamparino: tutti in cerca di popolarità e soprattutto di consenso e voti. Da tempo sono entrati anche loro sulla scena e promettono di farlo ancora più pesantemente una volta che sarà stata interpellata la giustizia ordinaria e amministrativa. Usando se necessario anche gli ultras da curva, pronti a scendere in piazza, da cui non sono molto diversi per prepotenza e arroganza. Non è finita per il nostro calcio e il Mondiale sembra già lontano, dopo soli 7 giorni. Quel che resta intatta è la speranza di farcela, contro pronostico come han fatto gli azzurri. Credo sia questo quel che di più bello ci abbia lasciato l’ avventura di Germania 2006.
Dopo la requisitoria iniziale in cui Stefano Palazzi, contrariamente alle attese, è stato durissimo nei confronti del sistema orchestrato da Moggi, ecco le richieste di sanzione del procuratore federale che sostanzialmente avallano le indagini di Borrelli e del suo staff:
JUVENTUS : Serie C e 6 punti di penalizzazione. Revoca scudetto 2005 e non assegnazione scudetto 2006.
FIORENTINA e LAZIO : Serie B e 15 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno
MILAN : Serie B e 3 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno
MOGGI, GIRAUDO, CARRARO, BERGAMO, PAIRETTO, LANESE, MAZZINI, LOTITO, I DELLA VALLE, MEANI: 5 anni di squalifica più sanzioni pecuniarie
GALLIANI : 2 anni di squalifica
DE SANTIS, BERTINI, DONDARINI, RODOMONTI, MESSINA, ROCCHI E TAGLIAVENTO: 5 anni di squalifica con preclusione
PAPARESTA : 1 anno di squalifica
Tendenzialmente nel processo sportivo le richieste del procuratore federale vengono sostanzialmente accolte dall' organo giudicante, ma vista l'eccezionalità del caso, è probabile che le sentenze della CAF si possano anche discostare verso una minore linea dura. Certamente se le stesse venissero confermate sia in primo che in secondo grado, è sicuro il ricorso al TAR e alla giustizia ordinaria di tutte e quattro le società coinvolte, violando la norma compromissoria di recente istituzione e aprendo nuovi delicati scenari per il calcio italiano.
Le indagini di Borrelli sono pubblicate e scaricabili dal sito on line di Repubblica e particolarmente interessante è la parte che riguarda il Milan. Il procuratore Palazzi si è sostanzialmente uniformato alle indagini condotte dall' ex capo di Mani Pulite con una sola notevole eccezione: la posizione dei rossoneri e del loro vice presidente. Rispondere al motivo per cui si sia discostato in maniera così netta, provocando lo stupore se non l' irritazione dello stesso Borrelli e del suo staff e non seguendo la prassi, non è dato saperlo e forse lo scopriremo nei prossimi giorni. Giova però ricordare cosa ha scritto proprio Borrelli nella sua relazione relativamente alla posizione del Milan per dimostrare che quelle pubblicate dai giornali erano indiscrezioni fondate e non parte di un complotto per colpire i rossoneri come alcuni vorrebbero far credere.
Galliani e Meani
Per quanto riguarda il Milan, Borrelli certifica "l'emersione di una influenza, diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali (...) Per il Milan non può parlarsi di una organizzazione strutturata come quella juventina: ciò non toglie, comunque, l'emersione di una influenza diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali". Adriano Galliani "si è sforzato di prendere le distanze dal suo collaboratore Meani, riconducendo le sue attività ad iniziative di carattere personale... dove il ruolo del Meani risulta essere parte integrante (al di là della qualificazione formale) del Milan".
La morte del Papa
Per Borrelli la dimostrazione dell'influenza che il Milan poteva esercitare per il tramite dei suoi dirigenti diventa palese in una conversazione tra Galliani e Meani in cui "si ricorda che, nel corso della telefonata, lo slittamento del campionato, motivato dalla morte del Papa, viene determinato anche per consentire il recupero dei calciatori del Milan infortunati".
Anti Juve ma non solo
"Meani collaboratore con specifiche mansioni di addetto agli arbitri attiva il proprio giro di conoscenze, derivante dalla sua precedente attività quale arbitro, con il fine non solo di compensare i favoritisimi voluti dalla squadra bianconera, ma di fatto tentando di ottenerne favori ed a vantaggio del Milan (...) Proprio perché Meani non ricopriva cariche dirigenziali sarebbe immotivato ed inspiegabile l'iperattivismo dimostrato nell'avvicinare ed istruire arbitri ed assistenti, attività che invece trova significato nell'affidamento di tale incarico ad un semisconosciuto come Meani senza esporre direttamente la società".

(Super - Mean è un' idea degli amici di Interisti.org )
Non ci sono dubbi. O è più furbo di Lupin o più fesso di Gatto Silvestro. Adriano Galliani ieri sera ha perso la poltrona da presidente di Lega che legittimamente, perché votato dai presidenti, ma in palese conflitto di interessi, perché massimo dirigente del Milan, occupava dal 9 luglio 2002. Dallo scandalo intercettazioni però ne esce quasi pulito e comunque senza alcun addebito di illecito sportivo. Si finge indignato ed arrabbiato davanti ai giornalisti, nell’ ufficio dell’ avvocato Cantamessa ha tirato un sospirone di sollievo. Di quelli tipici di chi pensava di finire in galera perché ha fatto una rapina in banca e invece lo accusano di aver rubato una mela al mercato. Metafore a parte, il castello accusatorio messo in piedi dai carabinieri di Napoli da una parte e da Borrelli dall’ altra è stato per metà smontato dal procuratore Palazzi. O almeno non considerato sufficientemente suffragato dai fatti per un deferimento per illecito sportivo in base all’ Art.6. Il mostro a due teste, Juventus con gli arbitri e i dirigenti federali e Milan con guardalinee e tv, che governava il calcio italiano non esisterebbe. Esagerando Moggi era Polifemo e Galliani solo un occhio dello stesso mostro: sapeva, si arrabbiava, avallava, ma non faceva direttamente. Il buon Meani che prometteva trapianti di capelli ma anche nomine ai vertici delle strutture della CAN si muoveva motu proprio, non eseguiva ordini del vice presidente rossonero. Che è stato deferito perché conosceva questi metodi ma non faceva nulla per fermarli. Se non si trattasse di calcio, argomento tremendamente serio in Italia, mi verrebbe da liquidare il tutto con una sonora risata. E’ possibile che in una società organizzata, efficiente, rigorosa come quella milanista un semplice ristoratore come Meani potesse decidere autonomamente di combattere il sistema Juve, formato da Moggi, Giraudo, Carraro, Mazzini, De Sanctis, Pairetto e Bergamo, insomma non proprio da timide verginelle, da solo? E’ possibile che Galliani ne fosse solo sommariamente informato, che fosse convinto che il suo collaboratore millantasse molto ma combinasse poco, tanto da non avere voce in capitolo per avere un trattamento più favorevole per il Milan? Un manager a detta di tutti così capace come Galliani così poco avveduto? Oppure semplicemente preferiva dire certe cose a quattr’occhi, magari davanti a un risotto, nel ristorante del suo tesserato? Finirà che Meani si occuperà solo di vini e dessert e cancellerà i numeri di telefono degli arbitri. Lui, Zio Fester, lascerà il proscenio al ritorno di Cocoon Berlusconi alla guida del Milan ed esulterà come sempre come un pazzo invasato ad ogni gol del Milan in tribuna a San Siro o nello stadio che vuol costruire Ligresti a sud di Milano. Con buona pace di Borrelli e della Procura di Napoli.
Prima Giraudo e Moggi erano due amici, la vicenda solo un pissi bau bau. Poi Berlusconi ha invocato la restituzione degli scudetti meritati sul campo e Luciano Moggi ha dichiarato che il vero potere è quello di chi detiene i diritti televisivi e che le intercettazioni sono state tolte dall’ insabbiamento della FIGC per una ritorsione di Galliani per un suo approdo in via Turati. Prima non c’ era nessuna intercettazione che riguardava Zio Fester, dimettersi dalla presidenza di Lega era impensabile e vietato da Berlusconi, Leonardo Meani era un ristoratore di Lodi che nel tempo libero si occupava degli arbitri che transitavano da San Siro. Poi son venute fuori le pressioni sistematiche su Mazzei e sui guardalinee, Meani è a tutti gli effetti tesserato col Milan, sentiva spesso l’ amministratore delegato rossonero facendosi portavoce delle sue incazzature e ottenendo l’ assenso per la nomina di dirigenti arbitrali e per le designazioni, Borrelli e Rossi sono l’ espressione dell’ occupazione isituzionale della sinistra, da ogni dove chiedono le dimissioni dalla Lega per l’ evidente coinvolgimento nello scandalo e l’ insostenibile conflitto di interessi. Siamo agli ultimi giorni: da Villasimius, nell’ occasione in cui vengono coccolati sponsor e giornalisti amici, ancora Zio Fester grida al complotto di una certa stampa per coinvolgere a tutti i costi il Milan, l’ avvocato Leandro Cantamessa è intervistato ogni giorno nella fascia pomeridiana di Studio Sport su Italia Uno dal fido Pellegatti per tranquillizzare i tifosi del Diavolo e Silvio Berlusconi, dall’ alto o dal basso della sua posizione di ex presidente del consiglio trombato per la legge elettorale voluta a tutti i costi, che, facendo spregio di ogni elementare principio democratico e giuridico, sbraita che “ o è colpa di tutti o di nessuno”. Delle due l’ una: o l’ ignaro e indifeso Milan, espressione di uno dei centri di potere più influenti in Italia, è al centro di una cospirazione che al confronto quelle narrate dal Codice da Vinci sono barzellette, oppure, usando una metafora, il ladro è stato scoperto con le mani nella marmellata e si giustifica dicendo che lo fanno tutti. Si salvi chi può.
Molti, non solo tifosi poco avvezzi di regolamenti e di giustizia sportiva, non riescono o vogliono capire dove sta la prova dell’ illecito, quella che volgarmente viene chiamata la valigetta con i soldi. Premesso che nel 2006 questi sono mezzi obsoleti, se escludiamo quel che è accaduto l’ anno scorso al Genoa e che fa capire come nel mondo del calcio si fosse così sicuri di una impunità diffusa da commettere reati alla luce del sole, lo scandalo delle intercettazioni ha mostrato come la rete messa in piedi da Moggi e Giraudo per primi e da Meani e Galliani come conseguenza, fosse di tipo sistemico o ambientale che dir si voglia. Ossia chi voleva far carriera nel mondo arbitrale o nel calcio in generale, doveva piegarsi alle regole imposte da quella Piovra a due teste che ho già descritto nei post precedenti. La Federazione, la Lega Calcio, i designatori, gli arbitri, i guardalinee, financo i calciatori e gli allenatori attraverso la GEA, per finire ai giornalisti e ad uomini dello Stato o delle istituzioni: tutti sapevano a chi dovevano raccomandarsi. Torniamo all’ illecito sportivo e alle prove che tutti invocano della colpevolezza di Juventus e Milan. L'Art. 6 dal titolo ILLECITO SPORTIVO E OBBLIGO DI DENUNZIA recita quanto segue:
1. Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo.
2. Le società, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui sopra, ne sono responsabili.
E’ stato provato dalle indagini dei carabinieri e dalle intercettazioni che Luciano Moggi, legale rappresentante della Juve in quanto direttore generale, interveniva direttamente, tramite telefonate e incontri, sui designatori per indirizzare il sorteggio, tanto che gli stessi uomini dell’ Arma riuscivano in anticipo ad indovinare gli abbinamenti. Cosa avevano in cambio Pairetto e Bergamo? Rimanere al loro posto, ossia guadagnare qualche centinaia di migliaia di euro, più regalie e favori vari, dalla Maserati in giù. Gli stessi arbitri sapevano che per fare carriera, e quindi guadagnare con i gettoni presenza, dovevano avere un occhio di riguardo per la Vecchia Signora, e la prova è nella sistematica squalifica che ricevevano i diffidati avversari nel match precedente a quello contro la Juve. Nella seconda parte del paragrafo 2 dell’ Art. 6 c’è l’ ipotesi che inchioda Fiorentina e Lazio, ma anche a quanto sembra Reggina, Siena, Empoli: Lotto e Della Valle, ad esempio, chiedendo protezione a Moggi e ai designatori, consentono che altri compiano a loro nome o nel loro interesse fatti che alterano il risultato di una gara. Lo stesso pari tra Lecce e Parma all’ ultima giornata decisivo per la salvezza dei viola, gestito da De Santis, è una prova schiacciante.
Veniamo al Milan. I toni di Adriano Galliani si fanno man mano più alti e severi, quindi significa che il rischio di pesante coinvolgimento sta crescendo. Il fatto che sia Leonardo Meani, dirigente rossonero, a influenzare le scelte soprattutto nelle designazioni dei guardalinee, il cui ruolo è sempre più importante nel calcio moderno, rientra nell’ ipotesi di responsabilità oggettiva e non diretta della società ( Art. 9 comma 1. Le società sono responsabili, a titolo di responsabilità oggettiva, dell’operato e del comportamento delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori sia sul proprio campo, intendendosi per tale anche l’eventuale campo neutro, che su quello delle società avversarie). Le frequenti telefonate fra Galliani e Meani dimostrano in maniera all’ apparenza inequivocabile come l’ amministratore delegato del Milan fosse a conoscenza e anzi spingesse il suo dirigente a fare pressioni. In questo caso starebbe alla società dimostrare nel processo sportivo il contrario: se non ci riuscissero ai rossoneri sarebbe applicabile lo stesso articolo del codice che inchioda la Juventus. La designazione degli assistenti secondo i voleri di Meani è la prova dell’ illecito, non conta che effettivamente sul campo sia avvenuta in maniera palese. Certo la gravità è sicuramente minore rispetto alla Juve, che rischia davvero la serie C. I due scudetti che voleva Berlusconi sembrano cronaca di mesi fa…
Il 25 maggio sta diventando un incubo per tutti i tifosi milanisti, come fosse una beffa crudele del destino.Solo un anno fa a quest’ ora si era alla vigilia della finale di Champions League, affrontata con i crismi dei favoriti e suffragata da un sensazionale primo tempo in cui la rete di Maldini e la doppietta di Crespo avevano già chiuso la contesa. Nella ripresa i Reds trasformarono in leggenda la finale, rimontando 3 gol in 7 minuti e vincendo ai rigori grazie a quel pazzo del portiere polacco Dudek, che visse la sua notte da leone ipnotizzando i rigoristi rossoneri. Un 5 maggio moltiplicato per 5, in diretta tv mondiale nella competizione europea più importante. Ci vollero mesi per superare quel trauma, la società ha protetto allenatore e squadra nel migliore dei modi, bisogna riconoscerlo, come non sarebbe stata capace quella nerazzurra, e l’ ottimo finale di campionato e le vittorie prestigiose contro Bayern e Lione in Champions sono figlie di questo clima. Nessun successo in bacheca, Barcellona e Juventus sul campo sono stati superiori, o almeno questo si pensava. Ora, neanche il tifoso milanista più scaramantico, avrebbe potuto pensare che il 25 maggio 2006 potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti: la pubblicazione delle intercettazioni che coinvolgono il dirigente Meani di oggi fanno scricchiolare l’ ottimismo che tuttidispensavano a piene mani come da comandamento berlusconiano e, come se non bastasse, oggi Shevchenko potrebbe chiedere ufficialmente di considerare chiusa la sua lunga e felice esperienza in Italia, per volare a Londra per una di quelle scelte di vita tipiche dei calciatori. Si evince abbastanza chiaramente che per non essere vittime del sistema e per evitare di subire altri torti, la società rossonera avrebbe fatto pressioni sui designatori per ottenere arbitri ma soprattutto guardalinee più “intelligenti”. Galliani lasciava il lavoro sporco a Meani, il quale teneva i suoi rapporti con Mazzei, designatore dei guardalinee, e Manfredo Martino, segretario della commissione arbitrale. Particolarmente felice il rossonero per la designazione di Pugliesi, evidentemente tifoso perché intercettato alla vigilia della semifinale Champions in cui auspicava che “ l’ importante è che si riesce a fare il culo a sti interisti”. Poteva mancare la politica ? Spunta un dossier presentato dal vicepresidente rossonero a Gianni Letta, con conseguente telefonata del’ indefesso Meani all’ arbitro Paparesta per informarlo e per consigliargli di telefonare a Galliani per ringraziarlo dell’ interessamento della vicenda che lo riguarda. Ora le parole dei magistrati che parlavano di grumo di potere attorno a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina cominciano ad avere un senso. La moglie di Sheva e lo stesso ucraino potrebbero avere un motivo in più per chiedere di andarsene. Un incubo? Sì, è il 25 maggio.
Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?

Il sistema di potere che è stato svelato e che ruota attorno a Luciano Moggi e alla sua corte ricorda per molti versi quello della della criminalità organizzata. Un boss riconosciuto, temuto e che controlla i destini di milioni di persone attraverso una fitta rete di affiliati e connivenze, tanto da essere addirittura visto come endemico da chi in quel territorio vive. Talmente rispettato se non adorato che chi è stato abituato a crescere e proliferare con quelle regole e quei metodi non solo non può farne a meno ma nemmeno lo vuole. Si sa chi comanda e cosa bisogna fare se si vuole stare tranquilli, se si vuole ricevere di tanto in tanto qualche regalo e sentirsi protetti in caso di sgarri del destino o di qualche avversario scomodo. “ Stai tranquillo, ci penso io” : era una delle frasi tipiche di Luciano Moggi nelle migliaia delle intercettazioni delle procure. Anche Robin Hood troppo finti per essere veri, come Sensi prima e Della Valle e Lotito poi, si sono ben presto piegati a questa logica, accontentandosi di battaglie di retroguardia per incassare più soldi dai diritti televisivi. Una allenza sinergica con l’ altro potentato di turno, quello rappresentato da Berlusconi e dal suo braccio destro Galliani, per dividersi equamente soldi e onori, in modo tale che per tutti gli altri restassero solo le briciole. Ho descritto questo clima per far capire come mai finora nessuno degli indagati si sia deciso a parlare o ammettere le proprie colpe, anche davanti a prove schiaccianti nelle quali c’è ben poco da capire. Paura ? Piuttosto convinzione che dare addosso alla Cupola prima che sia seppellita non è conveniente. Quindi tutti sulla stessa linea del boss e negare tutto, come nelle migliori tradizioni malavitose. Sperando che finisca come Tangentopoli. A proposito epocale e patetica la figuraccia fatta da Diego Della Valle in tv prima a Matrix e poi a Controcampo, sbugiardato da Di Pietro e dal direttore de Il Romanista Riccardo Luna. Sullo stesso piano vergognoso l’ex presidente del consiglio in pectore che in un baleno si dimentica di essere iper garantista e rivendica da una posizione quantomeno poco trasparente quel che non merita: se l’ imputato è lui parla di toghe rosse, se lo sono altri è giustizialista e parla di furti subiti. Non intendo parlare di giornalisti come Mughini e Sposini, che spero siano solo obnubilati dalla cieca passione bianconera quando vanno in tv a difendere e ringraziare la Triade e non siano nei pensieri generosi di Moggi. Mi voglio soffermare piuttosto sull’ atteggiamento di migliaia di tifosi bianconeri che esultano per una vittoria finta e che espongono striscioni nei quali si ricorre a citazioni machiavelliche per giustificare il loro operato. La vittoria ad ogni costo, anche calpestando la regola base dello sport e della vita: la lealtà: questa la stella polare di tutti questi, juventini e non , che temono, come ho descritto all’ inizio, che senza la Triade e forse senza la Fiat, senza il sistema insomma, tornino ad essere uguali agli altri e non più i privilegiati. Alle scene di festeggiamento, in campo e fuori, e alle solite dichiarazioni senza pudore e presuntuose di Fabio Capello, Roberto Mancini, in collegamento da SKY, ha dissentito scuotendo la testa e con un sorriso amaro che valeva più di cento commenti. A Bari non c’è stata una festa, ma il funerale di chi crede nel calcio e nello sport.
MANCINOMETRO : I cambi di opinione di Massimo Moratti sono frequenti come quelli climatici nel Nord Europa. Preoccupato dal danno di immagine che avrebbero lui e l’ Inter nel portarsi a casa un allenatore che della Triade fino in fondo è stato convinto assertore, sembra che abbia congelato la trattativa per portarlo a Milano, iniziata con uno o più incontri fra le parti nelle ultime settimane. Ciò non significa la conferma automatica di Mancini, che potrebbe anche decidere di andarsene da vincente della situazione, sia come vittorie sia come nemico di Moggi ante litteram. Probabilità in risalita, ma non oltre il 50 %.

11 maggio 2006: l’ era della Triade, travolta dallo scandalo, è finita. Esempio di efficienza e potere per oltre un decennio, Moggi, Giraudo e Bettega escono, speriamo non solo momentaneamente, dal calcio con un marchio di infamia difficilmente cancellabile. Il titolo Juve crolla di quasi il 10% in borsa, solo il 28 giugno si insedierà il nuovo Cda. Nel frattempo nella riunione della Lega a Milano, tra tanti bisbigli e rare prese di posizione, spicca la spaccatura tra Galliani e Zamparini. Per il presidente del Palermo sarebbe necessario un azzeramento dei vertici anche della Lega per affidarne la gestione a manager esterni, ma l’ amministratore delegato del Milan frena e minimizza la vicenda intercettazioni parlando solo di “pissi pissi bau bau”. Ha parlato di nuovo codice etico, ma visto il conflitto di interessi che lo investe da anni dubito che sappia cosa voglia dire. Della auspicabile ma probabilmente effimera rivoluzione che dovrebbe attraversare il nostro calcio Galliani è uno di quelli che avrebbe tutto da perdere. Cosa aspettarsi da uno che avrebbe respinto le dimissioni di Carraro, facendo finta che l’ ex presidente federale per mesi ha nascosto l’ intera vicenda e solo l’allontanamento di Pairetto dalla Uefa lo ha costretto a renderla pubblica?
E’ letteralmente disgustante vedere i protagonisti del mondo del calcio non prendere posizione nella vicenda delle intercettazioni o peggio non compiere uno dei pochi atti che in questi momenti sarebbero necessari: fare un passo indietro e recitare il mea culpa. Se ci fate caso nessuno di quelli coinvolti nello scandalo ha finora ammesso come ,almeno sul piano morale ed etico, ci siano stati grave mancanze, per usare un eufemismo. Anzi, in alcuni casi, come per Antonio Giraudo, si è pure indetta una conferenza stampa aggredendo verbalmente coloro che hanno montato questo processo mediatico senza prima informarli del contenuto delle intercettazioni. Nessuno dei componenti della Triade si è dimesso, Pairetto è stato fatto fuori dalla Uefa e dalla Figc, il vice presidente Mazzini è stato privato di ogni potere, Carraro ha sì presentato le dimissioni ma non esclude di poter tornare al suo posto se ciò gli venga chiesto, naturalmente per il bene del calcio. Persino alcuni componenti della GEA, come Franco Zavaglia, sulla cui scrivania è stato trovato un appunto in cui faceva riferimento alle minacce sui calciatori per cambiare scuderia di procuratori, ha trovato il modo di dichiarare che si sono stufati di essere nell’ occhio del ciclone e che eventualmente torneranno a svolgere la professione individualmente. Sperare che almeno la maggioranza degli altri addetti ai lavori, calciatori, dirigenti e giornalisti, si indignassero e protestassero apertamente contro questo status era lecito, ma la paura di possibili ritorsioni future e forse di essere correi fa tenere posizioni di apparente garantismo. Non parlo solo di giornalisti come Tosatti e Biscardi che si sono presentati normalmente in tv a pontificare e cavalcare la polemica, senza accennare alla loro scomoda posizione, o ai loro colleghi che per fregiarsi dell’ amicizia di Don Luciano e a non perdere il posto di lavoro erano disposti a farsi dettare i pezzi da scrivere o a chiudere entrambi gli occhi. Piuttosto, se si escludono i Prandelli, i Mancini e gli Ancelotti, i dirigenti come Gardini del Treviso retrocesso, nonché i reietti del sistema, come Gigi Simoni, Pieroni, De Sisti che hanno pagato per non essersi schierati con il potentato, il silenzio ma anche le parole di stima di Adriano Galliani verso Giraudo, Moggi e Carraro sono inaccettabili. Perchè il gerente del Milan aveva bisogno di chiedere agli avvocati che comportamento tenere? Una semplice ma ferma condanna morale era così difficile da pronunciare? Oppure è piuttosto il caso di pensare che il bue non possa dare del cornuto all’ asino? Dove sono finiti Facchetti, Moratti, Della Valle, Sensi, Lotito, Lippi e i suoi nazionali? Tutti chiusi nel loro silenzio pubblico, mentre forse in privato si informano preoccupati sugli sviluppi dell’ inchiesta di Roma e Napoli e telefonano agli accusati manifestando la loro solidarietà. Perché, in fondo, da questa situazione hanno tutti da perderci qualcosa.

Tutto si potrà dire di Roberto Mancini tranne che sia uno che è omologato o servo al potere di turno, che poi da anni è sempre lo stesso.Si è sempre comportato come si sentiva, pagando in prima persona nei casi in cui, specie quando calcava ancora i campi di calcio, è andato sopra le righe. Giustamente. Ero stupito anzi che nell’ intervista pre partita di sabato avesse voluto sostanzialmente glissare sull’ argomento usando l’ arma dell’ ironia, come già successo peraltro altre volte in occasione delle punzecchiature reciproche avute specialmente con Luciano Moggi. Si è voluto togliere qualche sassolino dalle scarpe l’ allenatore dell’ Inter ? In parte credo di sì e sarebbe pure normale. Esaminando nel merito quanto detto, ha espresso un pensiero che è condiviso da tutti quelli che non sono coinvolti direttamente dalla vicenda, ossia juventini che preferisconochiudere gli occhi perché temono che dietro ci sia molto altro e addetti ai lavori , giornalisti, dirigenti e calciatori, che con Moggi hanno avuto a che fare o che in futuro potrebbero ancora avere. E’ normale avere paura e rispetto nei confronti del boss del tuo mondo, anche quando la sua era potrebbe essere finita. La colpevolezza non sta ( ancora ) nell’ illecito sportivo vero e proprio, ossia la conferma che le partite sono state comprate. Lo sdegno è nel vedere che non è stato rispettato il principio base dello sport, quello della onestà e lealtà, perché l’ intreccio che è stato smascherato dimostra senza ombra di dubbio che non tutti partivano alla pari ad inizio stagione. Condizionamenti, ricatti, giochi sporchi, malcostume diffuso sul piano morale sono acquisiti e certi. Questo basta a dar ragione a Mancini quando sostiene che sono fatti gravissimi, sui quali bisogna vergognarsi. Non c’è da aspettare altre intercettazioni, interrogatori e indagini federali che stabiliscano concretamente quanto hanno inciso quelle parole sui campionati. Bastano i dubbi e i sospetti per chi vive lo sport come un fatto sentimentale e passionale, sia per chi ci gioca sia per chi lo segue. E il dubbio su tutto il periodo di gestione della Triade è pesante: dopo la chiacchierata tra Moggi e Baldas in cui il moviolista di Biscardi si faceva suggerire chi promuovere e bocciare in una trasmissione tv che ha la credibilità di un soldo bucato, come non ricordare che nel famoso anno del mancato rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo il designatore fosse proprio Baldas ? Tanto per citare uno dei mille esempi che si potrebbero fare su cui avere dubbi è legittimo. “Io non ci sto”: una volta di più sto dalla parte di Mancini. Edè stridente che il presidente federale, che con i protagonisti di queste intercettazioni è sempre stato legato a doppio e triplo filo, si presenti davanti alla stampa per dire che farà una indagine seria e rigorosa. Ed è stridente che il presidente della Lega, nonché amministratore del Milan e legato a doppio e triplo filo con la Juventus della Triade,si faccia consigliare da un avvocato e non si dissoci almeno moralmente da questo andazzo. Forse perché in fin dei conti a questo sistema non è estraneo? Forse perché non può o non vuole ? Aspettiamo il lavoro delle Procure, ma la condanna morale dovrebbe impedire a queste persone di lavorare ancora nel calcio e nello sport. Ma una morale ce l’ hanno ?