A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI
Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.
GIUSEPPE GAZZONI FRASCARA
Nel 2004 il presidente del Bologna era fianco a fianco con Antonio Giaraudo e la Juventus. La battaglia era quella contro il doping amministrativo, termine con il quale si intende sia la manipolazione di alcune voci di bilancio per migliorare i conti delle dissestate casse delle società calcistiche sia i mancati pagamenti dei debiti tributari, come Irpef, Iva, Irap o altro. Per la prima, si presuppone che le società abbiano ceduto i propri calciatori a prezzi gonfiati, per migliorare il risultato netto dell'esercizio. Questo escamotage permette ai presidenti di attenuare il rosso cronico dei club calcistici e di sborsare meno soldi nel caso di una obbligata, perché prevista dal codice civile, ricapitalizzazione della società. Un'acrobazia finanziaria che per anni ha permesso di salvare le società dal fallimento, ma che tuttavia presuppone il reato di falso in bilancio. I nemici a quel tempo erano Franco Carraro e Roma, Lazio e Parma, salvate dal fallimento dal decreto spalma debiti e dalle dilazioni per l’ Irpef ottenute grazie al governo e al deus ex machina di Capitalia Cesare Geronzi. Sempre in prima linea nella battaglia per i diritti tv, in particolare per il digitale terrestre, la sua parabola è finita malamente, con la incredibile retrocessione di un anno fa che ha avuto come conseguenza anche il fallimento della sua attività di imprenditore. Tra i primi ad essere chiamato dai magistrati di Napoli per metterlo al corrente delle macchinazioni del sistema Moggi che han portato alla salvezza della Fiorentina, è ormai un fiume in piena, tanto da ricordare come fu comprata la rielezione di Galliani alla Lega promettendo una ricca mutualità ai club di serie B. “Comanda la Piovra, che manovra il calcio non attraverso la primitiva compravendita delle partite - dice oggi Gazzoni - ma con sistemi più scientifici e raffinati. E non gratis, se no sarebbe da stupidi. Magari più avanti scopriremo operazioni estero su estero. Moggi e Giraudo sono la testa. Quanto ai tentacoli, facciamo prima a dire chi non c'entra, e cioè Moratti, Berlusconi, Cellino e il sottoscritto. Gli altri sono o complici, o alleati o sparring partner. Poi ci sono tre società - Messina, Reggina e Siena - che sono i terminali ultimi della Piovra e, al tempo stesso, i pesciolini di cui essa si nutre. Infine, ma non per importanza, arbitri e giornalisti. La verità è che avevamo paura che Moggi ci mandasse in serie B e non parlavamo”.
KARL HEINZ RUMMENIGGE
Ex grande giocatore degli anni Ottanta con le maglie di Bayern Monaco, Germania Ovest e Inter, è ora uno dei massimi dirigenti del club bavarese. La Juventus gli soffiò Kovac a parametro zero l’ estate scorsa e pochi mesi fa cercò di ripetere la stessa operazione con il francese Willy Sagnol, provocandone la reazione stizzita . “Luciano Moggi? Un mafioso. Ha agito in modo scorretto. Non mi e' piaciuto proprio come si e' comportato nella vicenda Sagnol, parlando al calciatore nei giorni delle partite di Champions che ci vedevano di fronte alla Juve. Doveva informare noi, come da regolamento. Cosa pensa, che a Monaco siamo tutti cretini? Tutti sanno chi e' Moggi e come lavora. L'unica replica che posso fare e' ripeterne il cognome: Moggi. Basta questo per qualificarlo". Negli ultimi giorni ha avuto la conferma di quel che già sapeva.
VINICIO FIORANELLI
E’ uno tra i molti procuratori che si sono opposti e hanno presentato decine di esposti alle Procure della Repubblica contro la GEA, a seguito delle quali fu aperta una inchiesta per abuso di posizione dominante e illecita concorrenza con minaccia e violenza. Migrato in Svizzera qualche anno fa per "andarsene dal calcio italiano", dice la sua sulla Gea:" Adesso lavoro solo coi club stranieri - spiegò Fioranelli al quotidiano La Repubblica lo scorso febbraio - In Italia non esiste un mercato libero, oggi la Gea usa con prepotenza inaccettabile il potere che ha accumulato grazie ai silenzi della Federcalcio. Chi ha alzato la voce per segnalare l´anomalia della società del figlio di Moggi, il suo rapporto privilegiato con la Juve, il suo controllo sul calciomercato ha perso il lavoro. Escluso...". Secondo Fioranelli ci sarebbero state molte "vittime" illustri dello strapotere Gea, tra queste Franco Baldini:" è uno dei migliori uomini di mercato che ci sono in Italia - continua Fioranelli -la Fiorentina di Della Valle, dico la Fiorentina che sta facendo una dura battaglia con i poteri consolidati, la scorsa estate non ha potuto tesserarlo. L´avrebbero voluto, i veti sono stati più forti... poi c'è Pieroni - conclude il procuratore - disperato, ha denunciato il sistema di potere organizzato da Luciano Moggi. Poi, sempre disperato, con le case all´asta e i beni sequestrati, ha accettato l´offerta dell´Arezzo, in serie B, società vicina a Luciano Moggi. E´ tornato a fare il direttore sportivo, ha smesso di raccontare quello che sa del calcio italiano".
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Oggi vediamo chi sono i calciatori che hanno pubblicamente attaccato lo strapotere dei Moggi.
CORRADO GRABBI
Il più esplicito di tutti è Corrado Grabbi, 29 anni, a metà dei Novanta fenomeno delle nazionali giovanili: "Moggi mi ha distrutto perché non ho mai voluto lasciare l'agente che mi prese sotto tutela a 18 anni. Ho detto più volte "no" ad Alessandro Moggi e soprattutto al padre, presente, pressante. Ricordo il primo ritiro con la juve di Lippi, nel '94. Mi avvicinarono entrambi per dirmi: "Devi passare con noi, ti facciamo avere il contratto con la prima squadra". Altrimenti? "Te ne vai". Luciano mi convocava in ufficio sincerandosi sempre che fossi solo. Impazziva per i miei "no" alle sue intimidazioni: "Ci devi andare perché te lo dico io". Non era abituato ai rifiuti. Nel 1996 Luciano Moggi mi trattenne alla Juve fino alla chiusura del calcio mercato, per il gusto di lasciarmi senza squadra. Tentò di mandarmi al Prato, dove c'era il presidente Toccafondi, amico suo. Mi presentai a Milano mezz'ora prima della chiusura delle trattative e Toccafondi mi fece una proposta troppo bassa: non accettai. Moggi mi cacciò urlando: "Grabbi, giocherai solo nel giardino di casa tua" ". Profezia avverata. Quest’ anno Grabbi sta giocando nelle file del Genoa in serie C1
STEFANO ARGILLI
"Moggi controlla tutto il mercato, per chi non fa parte del suo giro è dura”. E’ storia recente, di poche settimane fa. Non ha peli sulla lingua Stefano Argilli. Lui, bandiera storica del Siena, che in maglia bianconera ha vissuto il doppio salto dalla C1 alla A, non avrebbe mai pensato di dover "cambiare aria". "La decisione non è dipesa da De Canio nè dal ds Perinetti - racconta dalle colonne dell' "Avvenire" - quanto invece dalla Gea. E precisamente dal signor Luciano Moggi. E' lui a fare il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po' ovunque. Del resto al calcio italiano evidentemente fa comodo un accentratore. Quello che è mostruoso nell'organizzazione di Moggi è il conflitto di interessi che si crea. Se all'interno di un club sia il ds che il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia. La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere". Poi, sulla possibilità di "favori" da parte del Siena alla Juve, Argilli aggiunge: "Credo che un ragazzo di 20 anni, nato e cresciuto nella Juve, a livello psicologico la viva male questa partita. Il fatto che il Siena abbia detto che se la giocherà è un segnale importante, ma non penso che basti... Col Siena ho affrontato la Juve sei volte: quattro in campionato e due in Coppa Italia e abbiamo sempre perso...". Per la cronaca anche l’ ultimo Siena – Juventus finisce con un eloquente 0 a 3 maturato nei primi 9 minuti di gioco, a 3 giornate dalla fine di questo campionato.
ANDREA RUSSOTTO
Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, ad ottobre lanciò velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivaio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma a distanza di mesi ha chiarito come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio". Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea. De Mita negò risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Uscì dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.
FRANCO BALDINI
"Quello tra Moggi padre e figlio non e' un conflitto d'interessi, e' un concorso d'interessi. Potrei citare interventi concorsuali anti-Roma sulle storie di mercato, ma e' giunto il momento che siano i calciatori a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a denunciare. Il problema e' che la famiglia Moggi vive dentro un sistema, il calcio italiano, affetto da conflitto d'interesse permanente da Galliani a Carraro". Queste le dichiarazioni di Franco Baldini nel febbraio 205, quando era già ai margini del management della Roma su pressione del direttore generale juventino che, in cambio di un interessamento per favorire l’ accordo sui diritti tv per la società capitolina, ha chiesto un atteggiamento più morbido da parte della Roma nei suoi confronti. Con il patron Sensi malato e senza più forze per condurre battaglie contro il sistema, la figlia Rosella ha cambiato rotta e se non una alleanza ha stretto un accordo di non belligeranza con la Juventus, che le aveva appena portato via l’allenatore, Zebina ed Emerson. Le sue dichiarazioni contro comportamenti strani di certi arbitri sono la goccia che fa traboccare il vaso e dalla scorsa estate uno dei dirigenti più capaci del calcio italiano è senza squadra. Alessandro Moggi e Mariano Fabiani, all’ epoca ds del Messina e grande amico di Lucianone, si autocandidano al suo posto e gli arrivi di Kuffour, Nonda e Taddei, tutti già contattati e in orbita Juventus, dimostrano che l’ aria nella Capitale è davvero cambiata. Pochi giorni fa è stato sentito dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti e sembra abbia confermato sia le accuse di Pieroni sia ricostruito il clima nel quale si è trovato a lavorare negli ultimi suoi mesi di lavoro alla Roma.
GIGI SIMONI
Con i toni educati e mai sopra le righe che gli appartengono, Gigi Simoni ha provato sulla propria pelle cosa significhi avere a che fare con un sistema che controlla il calcio, sia ai tempi del famoso anno del contatto Ronaldo – Iuliano sia l’ anno scorso quando fu fatto fuori dalla panchina del Siena per far posto a Gigi De Canio, uomo GEA. Parlò così dopo l’ esonero: “La Gea ha colpito ancora. Non capisco come un tecnico possa affidarsi alla Gea. Anche perchè, a meno che un tecnico non sia davvero bravo, è difficile non avere dei disagi. I tecnici più giovani, magari, si trovano costretti ad accettare situazioni che io non condivido. Io ho lavorato per 31 anni di seguito, da solo. Forse mi sarebbe servito solo un buon avvocato. Ma sono contento così, ho sempre deciso quello che volevo in piena autonomia, ho la coscienza a posto. Anche a me, qualche tempo fa, era stato offerto di entrare a far parte della Gea, ma ho rifiutato. Sarebbe difficile poi non essere condizionati negli acquisti, e in tutto il resto”. Gigi Simoni in Italia non ricevette più serie proposte di lavoro.
ALDO AGROPPI
Il potere di Luciano Moggi si ramificava come ampiamente visto nelle intercettazioni anche nel mondo dei media. Così il direttore generale della Juventus si serviva del suo potere per eliminare dalle principali trasmissioni televisive opinionisti scomodi o poco asserviti. E’ stato il caso di Zibì Boniek ad esempio, ma anche di Aldo Agroppi, ex allenatore costretto al ritiro per il suo essere contro e anche allontanato dal palcoscenico della tv per un ricatto della Triade. “ Se c’è lui, nessun juventino in studio…” : finì come si può immaginare. In questi giorni ha rotto il silenzio a modo suo: “ E' troppo comodo parlare ora, lo fanno tutti, anche quelli che prima sapevano e stavano zitti. Io ho combattuto quando era il momento, ci ho messo la faccia e ho pagato".
ERMANNO PIERONI
25 anni nel calcio in varie piazze d’ Italia come direttore sportivo, ma è a Perugia con Gaucci che ha la sua consacrazione. Alcuni affari come quello di Nakata, prelevato a Tokyo e rivenduto alla Roma per oltre 50 miliardi, restano il suo fiore all’ occhiello. E’ il presidente dell’ Ancona fallito nel 2004 quando viene cancellato dalla geografia calcistica per truffa e bancarotta fraudolenta. “Ho vissuto in un calcio corrotto, ma ho fatto il dieci per cento di quello che ho visto, a tutti i livelli. Ho pagato stipendi in nero, ho evaso le tasse, ma per questo ho fatto 53 giorni di carcere, 110 giorni di domiciliari. E la sera dell'arresto sono andato in ospedale con 43 agenti intorno". Coinvolto in sette inchieste, viene radiato ma poi riabilitato tanto che è tornato come dirigente in serie B nell’ Arezzo. Nel febbraio 2005 decide di vuotare il sacco e lo fa con una intervista a Repubblica. L'avversario più cinico, racconta, è stato Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Pieroni lo chiama il pescecane. E’ il direttore sportivo del Perugia gaucciano nella famosa partita contro la Juve che decise il campionato e anche lui finisce nel libro nero di Lucianone, tanto che convince Cimminelli, presidente del Toro ma amico di Giraudo, a fare marcia indietro e stracciare un contratto già depositato in Lega per farne il nuovo ds dei granata. Ecco uno stralcio di quella intervista: “Nella primavera 2002", una per tutte, "entrai in rotta di collisione con il figlio Alessandro sulla campagna acquisti. Io lavoravo per l'Ancona in serie B, Moggi junior procurava giocatori alla Ternana. "Se mi tocchi questa squadra", gli dissi, "ti porto dal pm Guariniello". Lui: "Lascia stare i tribunali, abbiamo conoscenze importanti, possiamo farti molto male"". “Luciano Moggi riesce a controllare attraverso suoi uomini otto squadre di serie A", assicura. "In queste settimane sta facendo pressioni per entrare nella Roma: vuole togliere di mezzo il direttore sportivo Franco Baldini per sostituirlo con Mariano Fabiani, oggi al Messina. Ha messo alla Lazio un "ds" fedele, Gabriele Martino. E ci sono suoi fidati all'interno di società apparentemente nemiche come la Fiorentina di Della Valle. Ha uomini - non solo rapporti stretti, uomini - in venti club tra serie B e C. Attraverso la Gea World presieduta dal figlio, duecento tra giocatori e allenatori sotto contratto, condiziona nemici e amici. Calciatori, dirigenti, qualche presidente. È storia di queste settimane: il Siena, penultimo in classifica, ha fatto il miglior mercato d'inverno. Ha preso sei uomini di peso, persino un difensore di prima fila della Juventus, Tudor, fin lì negato a tutti. Che cosa è successo? La Gea è riuscita a far cacciare Gigi Simoni, un gentiluomo del calcio italiano, per mettere in panchina un suo assistito, Luigi De Canio. Simoni si è sempre rifiutato di entrare nel parco Gea e ora paga. Moggi, sa, è riuscito a far litigare lo storico direttore sportivo del Siena, Nelso Ricci, con il presidente De Luca: la storia del rinnovo del contratto del brasiliano Taddei. Quindi, ha piazzato al suo posto il fido Perinetti, uno che di Moggi conosce tutti i segreti. Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma. Chiedete ai procuratori Canovi e Morabito come la Gea mette sotto contratto i giocatori. Li blandisce: "Se vieni con noi ti facciamo arrivare in nazionale". Poi li spaventa. Senta Grabbi, una promessa della Juventus, uno che con la Ternana in serie B ha fatto ventidue gol. Disse no a Moggi junior perché non voleva abbandonare il procuratore che l'aveva fatto crescere e adesso è a spasso". Padre manager e figlio procuratore, continua il racconto Pieroni, hanno sferrato l'attacco frontale la scorsa estate: "Ero con l'acqua alla gola e hanno tentato di portare l'Ancona sotto la loro ala. Erano quotidianamente informati dall'ex amministratore delegato, Vincenzo D'Ambrosio, e dal direttore sportivo Pietro Tomei. Agiscono così, ti sfiancano e ti sfilano la società. Tentai di rabbonirli prendendo in prestito un attaccante del giro Gea, Jardel, un pacco brasiliano in sovrappeso di 15 chili, 650 mila euro tra prestito e ingaggio". Di lui, ad Ancona, si ricorda la bellissima moglie. "Non è bastato. D'Ambrosio incontrò a mia insaputa Alessandro Moggi a Milano. E poi offrì all'antiquario vicentino Corona - l'imprenditore che aveva in mano la garanzia Iva da 13 milioni - un milione e 200 mila euro per comprare la sua quota in società: in contanti, tutti stipati in una valigia. Corona rifiutò". Nel calcio Luciano Moggi fa quello che vuole, chiude Pieroni. "Con me si è vantato di suggerire soluzioni all'attuale presidente federale, Carraro, tutti i giorni. Ha messo in pensione Picchio De Sisti e Aldo Agroppi, allenatori ostili. Il prossimo obiettivo è zittire Boniek, uno che alla Domenica sportiva ama dire la verità. Dal suo periodo trascorso a Torino ha ereditato amici decisivi: uno è il veterinario Pierluigi Pairetto, designatore degli arbitri. Oggi Moggi ha amicizie in tutti i gradi della Federcalcio: infatti non viene mai interrogato, deferito, punito".
Tanto per precisare molte cose dette da Pieroni nel febbraio 2005 si sono effettivamente realizzate : Baldini fu messo in un angolo e poi lasciò la Roma, Fabiani si spostò al Genoa ma tornò a Messina per la vicenda della combine, mentre alla Roma c’è Pradè, molto più morbido. Gigi Simoni ha confermato che il suo allontanamento fu deciso dalla GEA, Ricci lasciò anch’ esso il Siena, Taddei finì davvero alla Roma, Boniek non fu confermato alla Domenica Sportiva e l’ amicizia di Pairetto si è scoperto fin dove si era spinta..
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I più bravi, i più potenti, i più introdotti, i migliori. Il gruppo GEA WORLD diventato in pochi anni una anomalia di successo nello stantio e deregolato mondo delle procure sportive in Italia aveva un metodo di lavoro efficiente e sicuro che le procure di Roma e Napoli stanno finalmente svelando agli appassionati di calcio. Perché chi in quel mondo già lavorava lo conosceva benissimo e, non potendo fronteggiarlo, non si opponeva: se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico. D’ altronde chi poteva avere delle conoscenze così altolocate come il figlio di Moggi, il figlio di Calleri, la figlia di Tanzi, il figlio di De Mita, la figlia di Geronzi che negli anni hanno fatto parte di questa società ? Cerchiamo di approfondire questo famoso modus operandi, mettendo in luce quel che di non lecito c’è e ricordando come sia in arrivo anche una sentenza dell’ Antitrust sull’ abuso di posizione dominante della stessa. Un calciatore di una piccola squadra, legato ad un procuratore di seconda fascia, disputa una stagione ad alti livelli, attirando su di sé l’ interesse di alcuni grossi club di serie A. A questo punto, uno dei procuratori legati al gruppo GEA avvicina il calciatore, gli consiglia di affidarsi a loro in esclusiva, sventolando come garanzia il nome di Luciano Moggi e di altre figure che contano del nostro calcio e facendo credere al giocatore che se passa nella loro scuderia avrà più possibilità di vestire la maglia di una grande e di fare carriera. Nello stesso momento, quello stesso procuratore prende contatti con le squadre interessate e “chiede”, nel caso di positivo esito della trattativa, un riconoscimento economico per i loro buoni uffici e per la consulenza e mediazione. Da notare che sarebbe in teoria vietato fare pressioni o avvicinare giocatori che già hanno dato la procura ad altri e ricevere soldi da altri che non siano il calciatore assistito. Senza dimenticare che questi pagamenti delle società coinvolte avvenivano in nero e quindi non dichiarati, come ha fatto notare Luciano Gaucci nel caso del trasferimento di Fabio Liverani alla Lazio. In questo caso i soldi ai procuratori entrano dallo stesso giocatore come percentuale sull’ aumento dell’ ingaggio ottenuto, da Cragnotti per la preferenza accordata e dallo stesso Gaucci per avergli fatto guadagnare una cifra superiore per il cartellino di Liverani a seguito della loro, come dire, consulenza. Di questa anomalia ne approfittava primo fra tutti Luciano Moggi, che sfruttava la GEA per decidere i destini di giocatori, allenatori e dirigenti e,a chi avesse rifiutato questo status, avrebbe approfittato per mettergli bonariamente qualche bastone fra le ruota della carriera. Evidente il conflitto di interessi e la turbativa al corretto svolgimento del claciomercato: Lucianone è sempre stato un mago nel riuscire a piazzare i giocatori da cedere ma almeno negli ultimi anni ha avuto vita ancora più facile potendo garantirsi l’ aiuto e la copertura del figlio Alessandro e della sua società. Le indagini della Procura di Napoli stanno indagando anche sulla triangolazione di rapporti tra Moggi, GEA e sistema arbitrale e su eventuali aggiustamenti di partite del massimo campionato a partire dal 2004 – 05, che, se provati, configurerebbero senza alcuna possibilità di diversa interpretazione l’ illecito sportivo conclamato. Occhi puntati quindi sulle indagini delle due Procure del centro sud: il terremoto che potrebbe squassare il calcio italiano può venire solo da lì e non da Torino, dove a pagare sarebbero solo Moggi. Mazzini e Pairetto, mentre arbitri coinvolti e Juventus se la caverebbero sostanzialmente senza troppi problemi.