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martedì, 21 marzo 2006

GLI AFFARI DI MERCATO: JUAN SEBASTIAN VERON ( 1 )

Si parla sempre negativamente dell’ Inter in chiave di mercato, chiaramente a volte non a torto. Il fatto poi di non vincere un campionato o una Champions da molto tempo contribuisce a vivisezionare al microscopio soprattutto gli errori, a discapito dei buoni affari che, soprattutto negli ultimi due anni, sono stati nettamente superiori alle scelte sbagliate. Sia in fase di acquisto che in quella di cessione. Merito agli operatori di mercato Branca e Oriali, che hanno dovuto anche abbassare il monte ingaggi nerazzurro( ora è inferiore a quello di Milan e Juve ), ma anche e soprattutto al progetto tecnico di Roberto Mancini, da subito improntato su giocatori di grande tecnica a centrocampo e di innesti mirati che facessero fare il salto di qualità nel reparto arretrato. Molti dei nuovi arrivi erano già stati compagni o alle dipendenze del Mancio, fatto che gli ha sempre creato non poche critiche, ma che alla prova del campo si è mostrato vincente. Dimostreremo che con il tecnico jesino la società di Massimo Moratti per la prima volta da anni ha investito meno in proporzione di quello che è stato poi il valore sul campo dei nuovi acquisti. Partiamo da Juan Sebastian Veron, forse il caso più eclatante, gocatore per il quale tecnicamente stravedo. Era il 3 giugno 2004 quando il sito ufficiale annunciò l’ approdo in prestito gratuito per un anno del centrocampista argentino, reduce da una stagione tormentata in maglia Blues culminata con una operazione alla schiena e finito nella lista degli indesiderati di Mourinho. Assieme a Crespo, che, con la stessa formula, è finito al Milan. Veron in Italia aveva lasciato un grande ricordo, 140 presenze disseminate con le maglie di Samp, Parma e Lazio e arricchite da uno scudetto, una Coppa Uefa, due Coppe Italia, una Supercoppa europea e una italiana. Passò poi al Manchester United per 40 milioni di euro, con un rendimento con alti e bassi, e poi al Chelsea per 26 milioni, voluto fortissimamente da Ranieri. Per ritrovarsi scelse ancora la serie A, l’ Inter, ma soprattutto Roberto Mancini, suo ex compagno sia a Genova che a Roma, con il quale c’è sempre stata una profonda stima reciproca. Nella sua prima stagione fatica a ritrovare l’ antico smalto e a prendere in mano le redini del gioco nerazzurro, tanto da essere schierato più di una volta sulle fasce e a lasciare il mezzo alla coppia di frangiflutti Cambiasso – Cristiano Zanetti. La squadra mostra subito nella difesa il suo reparto più fragile e non sopporta un giocatore portato più a impostare che a difendere. I tanti pareggi allontanano in fretta l’ Inter dalla vetta, la manovra di gioco è a tratti brillante a tratti macchinosa, senza inventiva nel mezzo e involuta sulle fasce. Il mister punta con convinzione sulle sue idee di gioco e, registrata la difesa anche grazie a Mihajlovic, sposta la Brujita nel mezzo: segue un lungo filotto di successi che riporta l’ Inter al terzo posto, la squadra è malamente eliminata dalla Champions dal Milan, con Veron schierato trequartista nel ritorno, ma vittoriosa in Coppa Italia contro la Roma. In estate il Chelsea riprende Crespo ma lascia Veron all’ Inter con una formula mai del tutto chiarita, prolunga fino al 2007 con la società nerazzurra e mai scelta fu azzeccata. Il suo gol permette la conquista della Supercoppa italiana nella tana bianconera e finora ha avuto un rendimento costante e sempre ad altissimi livelli, detta i ritmi del gioco con precisione, classe e con quella maturità che forse non ha mai avuto. Non si limita a costruire ma offre un contributo dinamico in fase di ripiegamento impensabile, formando con Cambiasso una delle migliori coppie di centrocampo d’ Europa, non inferiore a Emerson-Vieira. I molti che credevano non potesse essere un regista adatto al 4-4-2 si devono ricredere e l’ argentino costringe alla panchina anche il neo acquisto Pizarro, con il quale la convivenza tattica si è rivelata problematica. La notizia di un suo ritorno dettato da ragioni familiari in Argentina mobilita l’ ambiente che non manca occasione per ribadire stima e fiducia nel calciatore e nell’ uomo; è uno di quelli che non ha paura di metterci la faccia e prendere posizione contro i ritardi di Adriano di rientro dal Brasile. Un leader, in campo e fuori, come spesso ribadisce a ragione anche il Mancio. Costato zero euro, con un ingaggio “normale “ attorno ai 3 - 3,5 milioni di euro. Arrivato come un calciatore in declino e ora indiscusso signore del centrocampo. Stare con Mancini significa anche stare con Veron: diversamente difficilmente sarebbe arrivato a Milano e difficilmente rimarrebbe.

postato da: chico75 alle ore 00:52 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, mancini, veron, gli affari di mercato