A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.
GIUSEPPE GAZZONI FRASCARA
Nel 2004 il presidente del Bologna era fianco a fianco con Antonio Giaraudo e la Juventus. La battaglia era quella contro il doping amministrativo, termine con il quale si intende sia la manipolazione di alcune voci di bilancio per migliorare i conti delle dissestate casse delle società calcistiche sia i mancati pagamenti dei debiti tributari, come Irpef, Iva, Irap o altro. Per la prima, si presuppone che le società abbiano ceduto i propri calciatori a prezzi gonfiati, per migliorare il risultato netto dell'esercizio. Questo escamotage permette ai presidenti di attenuare il rosso cronico dei club calcistici e di sborsare meno soldi nel caso di una obbligata, perché prevista dal codice civile, ricapitalizzazione della società. Un'acrobazia finanziaria che per anni ha permesso di salvare le società dal fallimento, ma che tuttavia presuppone il reato di falso in bilancio. I nemici a quel tempo erano Franco Carraro e Roma, Lazio e Parma, salvate dal fallimento dal decreto spalma debiti e dalle dilazioni per l’ Irpef ottenute grazie al governo e al deus ex machina di Capitalia Cesare Geronzi. Sempre in prima linea nella battaglia per i diritti tv, in particolare per il digitale terrestre, la sua parabola è finita malamente, con la incredibile retrocessione di un anno fa che ha avuto come conseguenza anche il fallimento della sua attività di imprenditore. Tra i primi ad essere chiamato dai magistrati di Napoli per metterlo al corrente delle macchinazioni del sistema Moggi che han portato alla salvezza della Fiorentina, è ormai un fiume in piena, tanto da ricordare come fu comprata la rielezione di Galliani alla Lega promettendo una ricca mutualità ai club di serie B. “Comanda la Piovra, che manovra il calcio non attraverso la primitiva compravendita delle partite - dice oggi Gazzoni - ma con sistemi più scientifici e raffinati. E non gratis, se no sarebbe da stupidi. Magari più avanti scopriremo operazioni estero su estero. Moggi e Giraudo sono la testa. Quanto ai tentacoli, facciamo prima a dire chi non c'entra, e cioè Moratti, Berlusconi, Cellino e il sottoscritto. Gli altri sono o complici, o alleati o sparring partner. Poi ci sono tre società - Messina, Reggina e Siena - che sono i terminali ultimi della Piovra e, al tempo stesso, i pesciolini di cui essa si nutre. Infine, ma non per importanza, arbitri e giornalisti. La verità è che avevamo paura che Moggi ci mandasse in serie B e non parlavamo”.
KARL HEINZ RUMMENIGGE
Ex grande giocatore degli anni Ottanta con le maglie di Bayern Monaco, Germania Ovest e Inter, è ora uno dei massimi dirigenti del club bavarese. La Juventus gli soffiò Kovac a parametro zero l’ estate scorsa e pochi mesi fa cercò di ripetere la stessa operazione con il francese Willy Sagnol, provocandone la reazione stizzita . “Luciano Moggi? Un mafioso. Ha agito in modo scorretto. Non mi e' piaciuto proprio come si e' comportato nella vicenda Sagnol, parlando al calciatore nei giorni delle partite di Champions che ci vedevano di fronte alla Juve. Doveva informare noi, come da regolamento. Cosa pensa, che a Monaco siamo tutti cretini? Tutti sanno chi e' Moggi e come lavora. L'unica replica che posso fare e' ripeterne il cognome: Moggi. Basta questo per qualificarlo". Negli ultimi giorni ha avuto la conferma di quel che già sapeva.
VINICIO FIORANELLI
E’ uno tra i molti procuratori che si sono opposti e hanno presentato decine di esposti alle Procure della Repubblica contro la GEA, a seguito delle quali fu aperta una inchiesta per abuso di posizione dominante e illecita concorrenza con minaccia e violenza. Migrato in Svizzera qualche anno fa per "andarsene dal calcio italiano", dice la sua sulla Gea:" Adesso lavoro solo coi club stranieri - spiegò Fioranelli al quotidiano La Repubblica lo scorso febbraio - In Italia non esiste un mercato libero, oggi la Gea usa con prepotenza inaccettabile il potere che ha accumulato grazie ai silenzi della Federcalcio. Chi ha alzato la voce per segnalare l´anomalia della società del figlio di Moggi, il suo rapporto privilegiato con la Juve, il suo controllo sul calciomercato ha perso il lavoro. Escluso...". Secondo Fioranelli ci sarebbero state molte "vittime" illustri dello strapotere Gea, tra queste Franco Baldini:" è uno dei migliori uomini di mercato che ci sono in Italia - continua Fioranelli -la Fiorentina di Della Valle, dico la Fiorentina che sta facendo una dura battaglia con i poteri consolidati, la scorsa estate non ha potuto tesserarlo. L´avrebbero voluto, i veti sono stati più forti... poi c'è Pieroni - conclude il procuratore - disperato, ha denunciato il sistema di potere organizzato da Luciano Moggi. Poi, sempre disperato, con le case all´asta e i beni sequestrati, ha accettato l´offerta dell´Arezzo, in serie B, società vicina a Luciano Moggi. E´ tornato a fare il direttore sportivo, ha smesso di raccontare quello che sa del calcio italiano".
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Oggi vediamo chi sono i calciatori che hanno pubblicamente attaccato lo strapotere dei Moggi.
CORRADO GRABBI
Il più esplicito di tutti è Corrado Grabbi, 29 anni, a metà dei Novanta fenomeno delle nazionali giovanili: "Moggi mi ha distrutto perché non ho mai voluto lasciare l'agente che mi prese sotto tutela a 18 anni. Ho detto più volte "no" ad Alessandro Moggi e soprattutto al padre, presente, pressante. Ricordo il primo ritiro con la juve di Lippi, nel '94. Mi avvicinarono entrambi per dirmi: "Devi passare con noi, ti facciamo avere il contratto con la prima squadra". Altrimenti? "Te ne vai". Luciano mi convocava in ufficio sincerandosi sempre che fossi solo. Impazziva per i miei "no" alle sue intimidazioni: "Ci devi andare perché te lo dico io". Non era abituato ai rifiuti. Nel 1996 Luciano Moggi mi trattenne alla Juve fino alla chiusura del calcio mercato, per il gusto di lasciarmi senza squadra. Tentò di mandarmi al Prato, dove c'era il presidente Toccafondi, amico suo. Mi presentai a Milano mezz'ora prima della chiusura delle trattative e Toccafondi mi fece una proposta troppo bassa: non accettai. Moggi mi cacciò urlando: "Grabbi, giocherai solo nel giardino di casa tua" ". Profezia avverata. Quest’ anno Grabbi sta giocando nelle file del Genoa in serie C1
STEFANO ARGILLI
"Moggi controlla tutto il mercato, per chi non fa parte del suo giro è dura”. E’ storia recente, di poche settimane fa. Non ha peli sulla lingua Stefano Argilli. Lui, bandiera storica del Siena, che in maglia bianconera ha vissuto il doppio salto dalla C1 alla A, non avrebbe mai pensato di dover "cambiare aria". "La decisione non è dipesa da De Canio nè dal ds Perinetti - racconta dalle colonne dell' "Avvenire" - quanto invece dalla Gea. E precisamente dal signor Luciano Moggi. E' lui a fare il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po' ovunque. Del resto al calcio italiano evidentemente fa comodo un accentratore. Quello che è mostruoso nell'organizzazione di Moggi è il conflitto di interessi che si crea. Se all'interno di un club sia il ds che il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia. La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere". Poi, sulla possibilità di "favori" da parte del Siena alla Juve, Argilli aggiunge: "Credo che un ragazzo di 20 anni, nato e cresciuto nella Juve, a livello psicologico la viva male questa partita. Il fatto che il Siena abbia detto che se la giocherà è un segnale importante, ma non penso che basti... Col Siena ho affrontato la Juve sei volte: quattro in campionato e due in Coppa Italia e abbiamo sempre perso...". Per la cronaca anche l’ ultimo Siena – Juventus finisce con un eloquente 0 a 3 maturato nei primi 9 minuti di gioco, a 3 giornate dalla fine di questo campionato.
ANDREA RUSSOTTO
Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, ad ottobre lanciò velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivaio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma a distanza di mesi ha chiarito come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio". Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea. De Mita negò risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Uscì dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".
Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.
FRANCO BALDINI
"Quello tra Moggi padre e figlio non e' un conflitto d'interessi, e' un concorso d'interessi. Potrei citare interventi concorsuali anti-Roma sulle storie di mercato, ma e' giunto il momento che siano i calciatori a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a denunciare. Il problema e' che la famiglia Moggi vive dentro un sistema, il calcio italiano, affetto da conflitto d'interesse permanente da Galliani a Carraro". Queste le dichiarazioni di Franco Baldini nel febbraio 205, quando era già ai margini del management della Roma su pressione del direttore generale juventino che, in cambio di un interessamento per favorire l’ accordo sui diritti tv per la società capitolina, ha chiesto un atteggiamento più morbido da parte della Roma nei suoi confronti. Con il patron Sensi malato e senza più forze per condurre battaglie contro il sistema, la figlia Rosella ha cambiato rotta e se non una alleanza ha stretto un accordo di non belligeranza con la Juventus, che le aveva appena portato via l’allenatore, Zebina ed Emerson. Le sue dichiarazioni contro comportamenti strani di certi arbitri sono la goccia che fa traboccare il vaso e dalla scorsa estate uno dei dirigenti più capaci del calcio italiano è senza squadra. Alessandro Moggi e Mariano Fabiani, all’ epoca ds del Messina e grande amico di Lucianone, si autocandidano al suo posto e gli arrivi di Kuffour, Nonda e Taddei, tutti già contattati e in orbita Juventus, dimostrano che l’ aria nella Capitale è davvero cambiata. Pochi giorni fa è stato sentito dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti e sembra abbia confermato sia le accuse di Pieroni sia ricostruito il clima nel quale si è trovato a lavorare negli ultimi suoi mesi di lavoro alla Roma.
GIGI SIMONI
Con i toni educati e mai sopra le righe che gli appartengono, Gigi Simoni ha provato sulla propria pelle cosa significhi avere a che fare con un sistema che controlla il calcio, sia ai tempi del famoso anno del contatto Ronaldo – Iuliano sia l’ anno scorso quando fu fatto fuori dalla panchina del Siena per far posto a Gigi De Canio, uomo GEA. Parlò così dopo l’ esonero: “La Gea ha colpito ancora. Non capisco come un tecnico possa affidarsi alla Gea. Anche perchè, a meno che un tecnico non sia davvero bravo, è difficile non avere dei disagi. I tecnici più giovani, magari, si trovano costretti ad accettare situazioni che io non condivido. Io ho lavorato per 31 anni di seguito, da solo. Forse mi sarebbe servito solo un buon avvocato. Ma sono contento così, ho sempre deciso quello che volevo in piena autonomia, ho la coscienza a posto. Anche a me, qualche tempo fa, era stato offerto di entrare a far parte della Gea, ma ho rifiutato. Sarebbe difficile poi non essere condizionati negli acquisti, e in tutto il resto”. Gigi Simoni in Italia non ricevette più serie proposte di lavoro.
ALDO AGROPPI
Il potere di Luciano Moggi si ramificava come ampiamente visto nelle intercettazioni anche nel mondo dei media. Così il direttore generale della Juventus si serviva del suo potere per eliminare dalle principali trasmissioni televisive opinionisti scomodi o poco asserviti. E’ stato il caso di Zibì Boniek ad esempio, ma anche di Aldo Agroppi, ex allenatore costretto al ritiro per il suo essere contro e anche allontanato dal palcoscenico della tv per un ricatto della Triade. “ Se c’è lui, nessun juventino in studio…” : finì come si può immaginare. In questi giorni ha rotto il silenzio a modo suo: “ E' troppo comodo parlare ora, lo fanno tutti, anche quelli che prima sapevano e stavano zitti. Io ho combattuto quando era il momento, ci ho messo la faccia e ho pagato".
ERMANNO PIERONI
25 anni nel calcio in varie piazze d’ Italia come direttore sportivo, ma è a Perugia con Gaucci che ha la sua consacrazione. Alcuni affari come quello di Nakata, prelevato a Tokyo e rivenduto alla Roma per oltre 50 miliardi, restano il suo fiore all’ occhiello. E’ il presidente dell’ Ancona fallito nel 2004 quando viene cancellato dalla geografia calcistica per truffa e bancarotta fraudolenta. “Ho vissuto in un calcio corrotto, ma ho fatto il dieci per cento di quello che ho visto, a tutti i livelli. Ho pagato stipendi in nero, ho evaso le tasse, ma per questo ho fatto 53 giorni di carcere, 110 giorni di domiciliari. E la sera dell'arresto sono andato in ospedale con 43 agenti intorno". Coinvolto in sette inchieste, viene radiato ma poi riabilitato tanto che è tornato come dirigente in serie B nell’ Arezzo. Nel febbraio 2005 decide di vuotare il sacco e lo fa con una intervista a Repubblica. L'avversario più cinico, racconta, è stato Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Pieroni lo chiama il pescecane. E’ il direttore sportivo del Perugia gaucciano nella famosa partita contro la Juve che decise il campionato e anche lui finisce nel libro nero di Lucianone, tanto che convince Cimminelli, presidente del Toro ma amico di Giraudo, a fare marcia indietro e stracciare un contratto già depositato in Lega per farne il nuovo ds dei granata. Ecco uno stralcio di quella intervista: “Nella primavera 2002", una per tutte, "entrai in rotta di collisione con il figlio Alessandro sulla campagna acquisti. Io lavoravo per l'Ancona in serie B, Moggi junior procurava giocatori alla Ternana. "Se mi tocchi questa squadra", gli dissi, "ti porto dal pm Guariniello". Lui: "Lascia stare i tribunali, abbiamo conoscenze importanti, possiamo farti molto male"". “Luciano Moggi riesce a controllare attraverso suoi uomini otto squadre di serie A", assicura. "In queste settimane sta facendo pressioni per entrare nella Roma: vuole togliere di mezzo il direttore sportivo Franco Baldini per sostituirlo con Mariano Fabiani, oggi al Messina. Ha messo alla Lazio un "ds" fedele, Gabriele Martino. E ci sono suoi fidati all'interno di società apparentemente nemiche come la Fiorentina di Della Valle. Ha uomini - non solo rapporti stretti, uomini - in venti club tra serie B e C. Attraverso la Gea World presieduta dal figlio, duecento tra giocatori e allenatori sotto contratto, condiziona nemici e amici. Calciatori, dirigenti, qualche presidente. È storia di queste settimane: il Siena, penultimo in classifica, ha fatto il miglior mercato d'inverno. Ha preso sei uomini di peso, persino un difensore di prima fila della Juventus, Tudor, fin lì negato a tutti. Che cosa è successo? La Gea è riuscita a far cacciare Gigi Simoni, un gentiluomo del calcio italiano, per mettere in panchina un suo assistito, Luigi De Canio. Simoni si è sempre rifiutato di entrare nel parco Gea e ora paga. Moggi, sa, è riuscito a far litigare lo storico direttore sportivo del Siena, Nelso Ricci, con il presidente De Luca: la storia del rinnovo del contratto del brasiliano Taddei. Quindi, ha piazzato al suo posto il fido Perinetti, uno che di Moggi conosce tutti i segreti. Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma. Chiedete ai procuratori Canovi e Morabito come la Gea mette sotto contratto i giocatori. Li blandisce: "Se vieni con noi ti facciamo arrivare in nazionale". Poi li spaventa. Senta Grabbi, una promessa della Juventus, uno che con la Ternana in serie B ha fatto ventidue gol. Disse no a Moggi junior perché non voleva abbandonare il procuratore che l'aveva fatto crescere e adesso è a spasso". Padre manager e figlio procuratore, continua il racconto Pieroni, hanno sferrato l'attacco frontale la scorsa estate: "Ero con l'acqua alla gola e hanno tentato di portare l'Ancona sotto la loro ala. Erano quotidianamente informati dall'ex amministratore delegato, Vincenzo D'Ambrosio, e dal direttore sportivo Pietro Tomei. Agiscono così, ti sfiancano e ti sfilano la società. Tentai di rabbonirli prendendo in prestito un attaccante del giro Gea, Jardel, un pacco brasiliano in sovrappeso di 15 chili, 650 mila euro tra prestito e ingaggio". Di lui, ad Ancona, si ricorda la bellissima moglie. "Non è bastato. D'Ambrosio incontrò a mia insaputa Alessandro Moggi a Milano. E poi offrì all'antiquario vicentino Corona - l'imprenditore che aveva in mano la garanzia Iva da 13 milioni - un milione e 200 mila euro per comprare la sua quota in società: in contanti, tutti stipati in una valigia. Corona rifiutò". Nel calcio Luciano Moggi fa quello che vuole, chiude Pieroni. "Con me si è vantato di suggerire soluzioni all'attuale presidente federale, Carraro, tutti i giorni. Ha messo in pensione Picchio De Sisti e Aldo Agroppi, allenatori ostili. Il prossimo obiettivo è zittire Boniek, uno che alla Domenica sportiva ama dire la verità. Dal suo periodo trascorso a Torino ha ereditato amici decisivi: uno è il veterinario Pierluigi Pairetto, designatore degli arbitri. Oggi Moggi ha amicizie in tutti i gradi della Federcalcio: infatti non viene mai interrogato, deferito, punito".
Tanto per precisare molte cose dette da Pieroni nel febbraio 2005 si sono effettivamente realizzate : Baldini fu messo in un angolo e poi lasciò la Roma, Fabiani si spostò al Genoa ma tornò a Messina per la vicenda della combine, mentre alla Roma c’è Pradè, molto più morbido. Gigi Simoni ha confermato che il suo allontanamento fu deciso dalla GEA, Ricci lasciò anch’ esso il Siena, Taddei finì davvero alla Roma, Boniek non fu confermato alla Domenica Sportiva e l’ amicizia di Pairetto si è scoperto fin dove si era spinta..
VINCERE CON LE SCOMMESSE ? SI PUO' CON BETKING
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Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco i primi 3 nomi.
LUCIANO GAUCCI
Travolto dal crac finanziario del Perugia, si è rifugiato a Santo Domingo, da dove pochi mesi fa ha sparato i suoi strali contro il sistema calcio, individuando in Carraro, Moggi e Geronzi i pupari del movimento. Nel 2000 spinse i suoi giocatori a giocare alla morte l’ ultima di serie A contro la Juve, consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio, le cui azioni erano controllate da Capitalia, così come quelle del club perugino. Da allora la dirigenza juventina lo mise sul libro nero, ma dopo la battaglia giudiziaria combattuta per il ripescaggio del Catania in serie B anche il presidente Figc gliela giurò, convincendo anche Geronzi, suo principale in ambito lavorativo, a fare altrettanto. I suoi figli, arrestati per alcuni mesi, hanno confermato agli inquirenti le accuse del padre svelando in particolar modo i rapporti con la GEA nelle cessioni di giocatori come Liverani, Blasi, Nakata e Baiocco.
ZNEDEK ZEMAN
Il grande accusatore della Juve della Triade nella vicenda doping. Le sue dichiarazioni sull’ abuso dei farmaci spinsero il procuratore aggiunto di Torino Guariniello ad aprire l’ inchiesta che fece tremare le fondamenta della società juventina. Durante le intercettazioni per scoprire l’ abuso di sostanze nocive alla salute finalizzate alla frode sportiva si è scoperto questo nuovo filone di indagine, subito trasmesso ai vertici Figc e per conoscenza alla Uefa, per evitare un insabbiamento. Memorabile una sua risposta ad una frecciata della Triade: “ Non è vero che non mi piace vincere. Mi piace farlo rispettando le regole”. Dopo essere stato dimenticato dal calcio che conta per anni, l’ anno scorso va al Lecce e fa una stagione ottima, lanciando giocatori come Vucinic, Cassetti, Ledesma e Konan. I Semeraro però lo fanno fuori, probabilmente impauriti dalle conseguenze delle continue schermaglie verbali con la dirigenza juventina.
FRANCO DAL CIN

Il nome di Dal Cin è diventato famoso per gli appassionati di calcio la scorsa estate perché coinvolto, come amministratore delegato del Venezia, nella combine con il Genoa che costò al Grifone la retrocessione in serie C e ai lagunari il fallimento e la ripartenza dalla serie C2. Dal Cin fu squalificato per 5 anni a seguito di quella vicenda. L’ apice della sua carriera trentennale lo raggiunse negli anni Ottanta come direttore sportivo dell’ Udinese quando portò in Italia uno dei brasiliani più famosi di tutti i tempi, Zico, bandiera del Flamengo e della Nazionale verdeoro. Nell’ estate del 2004 Dal Cin dichiarò ai magistrati romani che nella vicenda legata al calcio scommesse che scoppiò quell’anno gli arbitri Gabriele e Palanca erano manovrati e facevano parte assieme ad altri fischietti di una “combriccola romana” della Can legata in qualche modo alla GEA WORLD di Alessandro Moggi. Da lì partì l’ inchiesta e le conseguenti intercettazioni che la procura di Roma ha portato avanti per oltre due anni e che vedono ora indagati i vertici della GEA, Moggi e alcuni arbitri.

INCHIESTA: biglietti Mondiali Germania 2006, World Cup Germany 2006 tickets
La Coppa del Mondo un affare per ricchi? Biglietti ormai introvabili e non vendibili separatamente dai tour di viaggio organizzati? Non è completamente vero. Basta scandagliare la Rete e affidarsi alle agenzie di ticketing internazionali, quelle che professionalmente si occupano di vendere biglietti per gli spettacoli, sportivi e non, di tutto il mondo. Le principali si trovano in Inghilterra e Stati Uniti, Paesi in cui la professionalità e l’ organizzazione sulla gestione dell’ evento sportivo tout court raggiunge livelli ancora impensabili da noi. E’ il caso della TicketsNow ( www.ticketsnow.com ) , una delle più importanti a livello mondiale, che ha la sede principale in Illinois, Stati Uniti, con una sede periferica in Germania, che ha a disposizione ancora centinaia e centinaia di biglietti per assistere a tutte le partite del Mondiale. I prezzi? Naturalmente maggiorati, come la legge dello Stato americano permette a chi possiede regolare licenza. Per Italia – Repubblica Ceca ce ne sono ancora 200 e si va da un minimo di 390 dollari ad un massimo di 1.790 per il pacchetto all inclusive, che comprende anche l’ accesso alla sala ristorante, guida e trasporto allo stadio. Circa 220 i biglietti per Italia – Ghana, con cifre più contenute per i settori intermedi, mentre per la sfida contro gli Stati Uniti, molto sentita oltreconfine anche per la presenza di molti nostri connazionali, la forbice dei prezzi è tra i 790 e 2.000 dollari, con una disponibilità in rapida discesa ma ancora oltre i 150 posti. Per ordinarli è possibile servirsi del sito internet dell’ agenzia, garantito dai più moderni sistemi di protezione antifrode, mentre i tickets vengono spediti direttamente a casa con un sovrapprezzo per il nostro Paese di circa 40 dollari. Per chi volesse chiedere ulteriori informazioni, basta mettersi in contatto con il customer care, a cui gli operatori rispondono! , in lingua inglese o spagnola, ma anche sfruttare una live chat presente nel sito con una responsabile, come ho fatto io, aspettando l’ inezia di 7 secondi 7 e chiarendo con Vickie, davvero gentile e puntuale, ogni mio dubbio. Appassionati di Brasile, Argentina, Inghilterra o altre Nazionali? No problem, biglietti ce ne sono ancora centinaia, basta mettere in preventivo di pagare almeno 1.000 dollari per la categoria di posti più economica. Per molti potrà sembrare una pazzia, ma se si pensa che i Mondiali nel Vecchio Continente, dopo le previste edizioni in Sudafrica e Sudamerica, torneranno fra 12 anni…