A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Parte la Champions League e parla Josè Mourinho, che ha l’ obbligo di vincerla come Indiana Jones aveva quello di trovare il Santo Graal. Non sono bastate due Premier League in due anni più una Coppa di Lega per soddisfare il magnate russo Abramovich, che non si accontenta di dominare in Inghilterra ma vuole conquistare l’ Europa. Specie se si considera che nelle ultime due edizioni Liverpool e Arsenal, squadre dal potenziale nettamente inferiore, sono arrivate a giocarsi la finale. E’ pur vero che i Blues in entrambi i casi sono stati eliminati da coloro che poi hanno vinto il torneo, Reds prima e Barcellona poi, ma al ricco proprietario dell’ est questo non interessa. Così ha messo mano al portafoglio e ha portato a Stamford Bridge Sheva, Ballack, Cole, Bouhlahrouz, Kalou e Mikel. L’ antipatico ma vincente Josè, che una coppa dalle grandi orecchie ha già nel suo ricco palmares ai tempi del sorprendente Porto, è con le spalle al muro. L’ Inter è una di quelle società che gli piacciono molto in vista di un futuro professionale lontano da Londra, probabilmente non così lontano come potrebbe sembrare. I dirigenti nerazzurri hanno già avuto negli scorsi mesi una chiacchierata molto proficua e voci molto ben informate danno proprio Mourinho in pole position per la panchina dell’ Inter in caso di naufragio di Roberto Mancini. Le parti si sono date appuntamento in primavera per verificare le rispettive situazioni e non è un caso che nelle ultime settimane si siano succedute le sue interviste che tiravano in ballo i campioni d’ Italia. Prima la polemica per non aver vinto il campionato ed essere comunque in prima fascia nei sorteggi Champions, ora le dichiarazioni riportate oggi dalla Gazzetta dello Sport in cui li indica come la squadra favorita per la vittoria finale in Europa. Parole che sanno di provocazione e stilettata verso il Mancio: con quella rosa io vincerei. Quei giocatori che forse tra un anno potrebbero essere suoi.

Nella conferenza stampa pre partita allo stadio Arvalade di Lisbona Roberto Mancini è partito da dove aveva finito la scorsa primavera. Dal “ submarino amarillo “, dal Villarreal e da Arruabarrena, sicuramente la pagina più brutta da quando il Mancio si è seduto sulla panchina nerazzurra. Fu completamente sbagliato l’ approccio al secondo tempo di quella partita, quando nell’ intervallo successero scintille tra Veron, Adriano e compagni, raccontate all’ esterno da quel Cristiano Zanetti che da mesi si era accordato con la Juve e fu poi aggredito dai tifosi al ritorno della successiva trasferta ad Ascoli. Sbagliarono tutti quella notte, la società, i giocatori e Roberto Mancini. Per questo non bisogna cancellare Villarreal, ma tenerla ben presente per non ripeterla. E’ un’ Inter che sembra molto diversa, sia a livello di qualità che di personalità, grazie agli innesti di giocatori di grande spessore internazionale. Proprio da uno dei nuovi, Ibrahimovic, reduce anche lui da una deludente annata europea con la Juventus, mi aspetto una grande prestazione che sia determinante per la squadra e soprattutto per il suo compagno di reparto. Adriano, salvo sorprese, dovrebbe tornare a recitare da prima punta, dando quella profondità e pericolosità che Crespo ha assicurato finora, senza svariare troppo sulla sinistra. Oltre a quelle progressioni micidiali e al tiro potente che ne fanno, o facevano, un calciatore unico. I portoghesi sono squadra ostica sul proprio campo, aggressiva, veloce e molto tecnica, ma in difesa concedono qualche sbavatura. E’ qui che il brasiliano e lo svedese dovranno essere bravi, a concretizzare le occasioni che capiteranno, limite che talvolta entrambi hanno ma che in Europa si paga ancora di più.

CAMBIASSO: IL TRENO GIAPPONESE. Puntuale nell’ inserimento dei due gol interisti. Mai in ritardo contro i centrocampisti viola. Efficace in occasione dell’ assist a Ibra.

MATERAZZI: IL CHEWING GUM SOTTO IL TAVOLO. Mancini lo appiccica a Toni e rimane così per gran parte della partita senza che qualcuno trovi il modo per staccarlo. Lo metti lì e sai che quando lo guardi lo trovi. Finchè qualcuno o qualcosa ti costringe a toglierlo.

TONI: IL TONNO LIBERATO. Preso nella rete preparata da Mancini e gettata da Materazzi. Si dispera, lotta e si sbatte fino in fondo. Quando forse sta per arrendersi la rete si apre, torna libero e fa vedere che è sempre di prima qualità.

PRANDELLI: L’ALUNNO RIMANDATO A SETTEMBRE. E’ bravo, ma non ha studiato a sufficienza. Liverani trequartista, Gobbi ala destra, nessuna marcatura su Cambiasso, difesa imprecisa. Rimedia sul finire con i due cambi, ma è troppo tardi per ottenere subito la promozione.
FACCHETTI: L’ANGELO NERAZZURRO. C’è ma non si vede. Ispira l’ animo degli interisti con il ricordo del suo esempio. Protegge e custodisce le speranze dei tifosi.

A Firenze si poteva perdere, specie alla prima di campionato e con il Milan ancora sottozero. L’ importante era dare l’ impressione di essere una squadra di personalità, solida e matura per una stagione in cui tutti ti aspettano al varco. Roberto Mancini doveva puntare su chi gli dava maggiori garanzie e così ha fatto, senza chiedersi come avrebbero reagito i vari Samuel, Grosso, Stankovic e Adriano all’ esclusione. E’ stato un successo su tutta la linea, pieno, meritato, convincente, per l’ Inter e per l’ allenatore. Per buona parte della gara la Fiorentina del tanto celebrato Prandelli è andata a sbattere sulla difesa nerazzurra imperniata su un Materazzi implacabile e su un centrocampo potente e ben affiatato, in cui Cambiasso è stata l’ arma tattica che ha deciso di fatto la partita. Sganciato da compiti di copertura grazie alla presenza di Dacourt, l’ argentino ha potuto mostrare con più lucidità le sue straordinarie qualità di incursore, senza che lo stesso tecnico viola riuscisse a trovare un rimedio. Sempre presente Crespo e Ibrahimovic già in netta crescita rispetto alle prime uscite: un gol e un intelligente assist confermano che è lui l’ uomo in più di questa squadra, il fuoriclasse che può far fare all’ Inter il salto di qualità negli ultimi 16 metri, il vero dramma dell’ anno scorso. Non può essere tutto perfetto, siamo alla prima di campionato e si giocava a Firenze. Sul piano della manovra sono ancora da trovare i giusti movimenti in fase offensiva, serve maggiore lucidità nei passaggi e una maggior copertura e utilizzo delle fasce laterali, dove Mutu e Reginaldo hanno trovato più di un varco. Sul calo degli ultimi 20 minuti hanno pesato gli infortuni di Matrix e Cambiasso e la stanchezza di un Vieira che aveva disputato due partite in 4 giorni con la sua Nazionale. Eppure c’è chi imputa a Mancini anche questo, di aver sbagliato i cambi, senza sapere che sono stati i giocatori a chiederlo. E’ proprio vero che non tutti i nemici hanno maglie diverse da quella nerazzurra, anche fra i tifosi. Se poi qualcuno pensa che questa squadra raggiungerà straordinari picchi nella spettacolarità del gioco, significa che non ha ancora compreso il pregio principale di questa Inter molto capelliana: la solidità e la potenza.

Finalmente campionato, finalmente Fiorentina. Il debutto più difficile sotto il profilo tecnico ed ambientale che ci potesse capitare è in realtà un vantaggio per Roberto Mancini, da qualunque parte la si analizzi. In caso di vittoria o di pareggio con una prestazione positiva, il morale ma soprattutto la convinzione di essere una grande squadra crescerà in maniera esponenziale, dando lo slancio per affrontare un girone di Champions in cui,se si sbaglia all’ inizio,le possibilità di recupero sono drasticamente minori. In caso di debacle, si potrà assorbire meglio la sconfitta guardando il Milan, il vero rivale per lo scudetto, ancora sotto il livello del mare, anche se l’ arbitrato CONI condonerà buona parte della penalizzazione. Sarebbe un passo falso ampiamente rimediabile, tenendo presente che comunque quest’ anno tutti i non interisti saranno sempre pronti a soffiare sul vento delle polemiche. Una vittoria della Fiorentina amplificherebbe queste voci, ma i giocatori devono essere consapevoli che sarà il leit motiv della stagione. Roberto Mancini può perdere, ma non deve fare scelte azzardate, né di schemi né di uomini. Visto che si gioca contro la Fiorentina e non contro l’ Ascoli in campo deve andarci chi da’ più garanzie. Quindi schema a rombo, che ha permesso la rimonta in Supercoppa, con Maicon , Cordoba e Crespo titolari. A far loro posto uno tra Grosso e J. Zanetti, uno tra Samuel e Materazzi e Adriano, sebbene le voci provenienti da Appiano lo diano reduce da una ottima e fruttuosa settimana di allenamenti. Scegliere chi sta meglio a livello di condizione toglie una opportunità ai cecchini di professione di sparare sul nostro mister. Spazio per tutti ce ne sarà a sufficienza, con 27 partite da qui alla pausa
invernale.E’ bene ricordare che il Franchi per i nerazzurri è un campo stregato: una sola vittoria negli ultimi 17 anni e i viola sono sempre andati a segno nella gestione Prandelli sul proprio terreno. Se a ciò aggiungiamo le motivazioni extra calcistiche per l’ affaire Toni e Calciopoli, aspettiamoci un arrembaggio all’ arma bianca nella prima mezzora. E’ probabile che se riusciremo ad arginarlo, tornare a casa con un risultato positivo sarà molto più facile.

Oppure c’è ancora qualcuno che crede che Luca Toni sia rimasto volentieri a Firenze ? Alle dichiarazioni riportate oggi dal quotidiano La Nazione fatte dal centravanti a Londra alla presentazione del palinsesto SKY, che parlavano di una permanenza in viola almeno fino a gennaio, hanno replicato le classiche smentite ufficiali da parte dello stesso giocatore. In questi casi ci si chiede se il giornalista si sia inventato sua sponte lo scoop. Succede in alcuni casi, ma spesso si tratta di confidenze fatte a microfoni spenti o fatte filtrare dal procuratore che vuol mandare determinati messaggi a destinatari più o meno individuabili. Probabilmente questo è uno di quei casi e ci riporta direttamente al triangolo più chiacchierato dell’ estate Toni - Moratti – Della Valle. Inter e Toni avevano trovato l’ accordo molto prima del Mondiale, ma i rapporti fra le due società, su due fronti opposti nella vicenda Calciopoli, si sono incrinati a tal punto da far saltare il trasferimento. A tutto questo ha contribuito anche la sentenza della Corte Federale che ha riportato in A i viola e alla certezza del proprietario della Fiorentina che, o ricorrendo al TAR o attraverso un accordo in sede di conciliazione, aveva scommesso su una penalizzazione meno pesante di quella odierna, come alla fine sarà. Sono bastate queste convinzioni a far tornare nei ranghi Toni e fargli abbassare l’ ascia di guerra? Sicuramente no. Un adeguamento dell’ ingaggio e la promessa che se in futuro fosse arrivata un’ altra offerta economicamente importante, anche non al livello di quella nerazzurra, sarebbe stata presa in considerazione. Le parole di Londra, vere o suggerite da qualcuno, nonostante la smentita, servivano proprio a ricordare che almeno una di queste promesse non era stata ancora mantenuta.

Sarti, Burgnich, Facchetti…Per quelli che sono stati come me adolescenti negli anni Ottanta e Novanta, avari di grande soddisfazioni, cresciuti a pane e Inter in una famiglia nerazzurra, i ricordi del nonno e della mamma partivano sempre così. Negli anni Sessanta la formazione tipo era ancora un dogma immutabile, come i numeri sulle maglie, le partite alla domenica pomeriggio e i giocatori bandiera. Quanta invidia per chi aveva vissuto il ciclo della Grande Inter di Angelo Moratti, di Italo Allodi, di Helenio Herrera e di quei campioni che ho scoperto poi nei libri, nelle videocassette in bianco e nero che periodicamente venivano messe in commercio, come se riscoprire il passato fosse la spinta per dimenticare il presente e guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Mi sedevo e ascoltavo, a bocca aperta, i loro racconti e la mia fantasia di bambino volava. Di Giacinto Facchetti mi dicevano che aveva inventato il ruolo di terzino goleador con le sue continue discese sulla fascia, i suoi cross, i suoi gol. Tutti i terzini sinistri che puntualmente venivano ad occupare quel ruolo nell’ Inter non erano lontanamente paragonabili a quell’ elegante atleta che spese tutta la sua carriera in nerazzurro. Che era sempre corretto in campo e fuori, che era stato espulso solo una volta ma per un eccesso di protagonismo dell’ arbitro. Quelli come me hanno conosciuto il Facchetti dirigente, riportato nell’ Inter da quel Massimo Moratti con cui ha condiviso la giovinezza, le gioie e i dolori degli anni Sessanta e Settanta. Ricordo anni fa le contestazioni alla società che aveva nei ruoli chiave gli ex giocatori di quella Grande Inter, ritenuti troppo compiacenti e troppo poco competenti per riportare l’ Inter al livello del Milan berlusconiano e della Juve degli Agnelli. Ricordo anche che prima di diventare presidente era l’ ambasciatore dell’ Inter nei rapporti con l’ Uefa e la Fifa, esempio di uomo leale, onesto, corretto, pacato, di classe. Un vero signore, nell’ aspetto e nei comportamenti, che non amava mostrarsi ma che sapeva prendere la scena solo con la sua presenza. Ricordo che quando divenne presidente ero poco convinto che Moratti davvero delegasse a lui le scelte più importanti ma ero fiero che occupasse quella poltrona lui, un vero interista. Come Peppino Prisco, come lui uomo d’ altri tempi e dall’ altro stile. Sapevo della malattia che lo aveva colpito e ne ero rimasto rattristato, avendo perso da pochi mesi un amico per lo stesso male incurabile, sapevo che non ce l’ avrebbe fatta. Ho provato rabbia e sconcerto quando personaggi a lui nemmeno accomunabili l’ hanno tirato in ballo nelle intercettazioni, lui, uomo lontano come la sua Inter da ogni truffa, da ogni slealtà, da ogni illecito, da ogni prepotenza. Ora provo la stessa commozione di tutti quelli che hanno questa squadra nel cuore e non mi sorprende che lo stesso sentimento sia comune ai tifosi di altri colore. Facchetti non era solo il campione o il presidente. Era l’ uomo da rispettare perché onesto ed educato. Al di là di qualunque bandiera. Proprio lui, una delle bandiere più belle dell’ Inter.

E' stato il simbolo di un' Inter vincente e onesta, leale e corretta, educata e con stile. Lo stile Inter che soprattutto negli ultimi mesi ci ha fatto capire quanto siamo differenti dagli altri e sentire orgogliosi di appartenere a questa maglia e a questa società. GIACINTO FACCHETTI non poteva che essere INTERISTA.
C’è chi ha lasciato Torino per Madrid perché la moglie voleva abitare in un posto di mare ( Zidane ). Chi la lasciato Milano per Londra per imparare l’ inglese ( Shevchenko ). Chi ha rifiutato Montecarlo perché non c’era un ranch per i cavalli amati dalla figlia ( il turco Okan, ai tempi dell’ Inter ). Non è così raro accettare o rifiutare un trasferimento per i motivi più strampalati da parte dei calciatori, famosi o meno che siano, ma la storia di Lee Young Pyo è proprio da raccontare. Il terzino sinistro sudcoreano, che era in campo contro l’ Italia nella disfatta nippo coreana di 4 anni fa, gioca nel Tottenham con buon risultati, dopo una esperienza altrettanto positiva nel Psv Eindhoven. Era stato scelto da Rosella Sensi e Daniele Pradè per sostituire Cufrè come terzino nella Roma della nuova stagione e avevano trovato l’ accordo sia con la società londinese che con il procuratore del ragazzo. Addirittura era stato già prenotato il volo per l’ indomani. Poi nella notte nei sogni del religiosissimo Lee si era palesato Dio che gli aveva consigliato di non andare a Roma; telefonata riparatrice, contratto stracciato, giallorrossi senza l’ esterno sinistro. Sicuramente non era un Dio cristiano perché altrimenti non si spiegherebbe il no alla città del Papa, anche se nessuno è profeta in patria. Un caso isolato? Macchè. Anni fa capitò una cosa simile a Marcello Lippi, appena arrivato alla corte di Massimo Moratti a Milano. In quegli anni, per chi non se lo ricorda, nell’ Inter giocavano due nigeriani: Nwankwo Kanu, protagonista della famosa operazione al cuore e tornato miracolosamente al calcio giocato, e Taribo West, difensore fisicamente impressionante, ma un po fuori dalle righe, sia in campo che fuori. E’ noto a molti come in quei giorni West, alle prese con una conversione mistica che lo porterà anche alla predicazione, chiese un incontro con Lippi per parlare del suo futuro a Milano. Si presentò con una lunga tunica e con la Bibbia in mano. Disse al futuro ct campione del mondo che Dio gli aveva detto che doveva rimanere all’ Inter. Con il solito graffiante humour toscano l’ allenatore gli rispose che stranamente a lui non aveva detto nulla. Risultato: andò al Milan. Non tutti ascoltano Dio.

La notizia è che Gianluca Galliani, famoso per essere sempre a fianco del padre che esulta come uno scalmanato nelle partite del Milan, è stato aggredito mentre cenava a Portofino, mica ai bagni Piero di Loano. La precisazione, che la Gazzetta dello Sport non ci fa mancare in prima pagina, è che non era solo uno squilibrato ma uno squilibrato tifoso dell’ Inter. Non poteva essere altrimenti. Nell’ estate in cui Guido Rossi è interista e ha dato lo scudetto alla sua squadra del cuore e in cui ci sono molti ignoranti, purtroppo solo ignoranti e non squilibrati, che pensano che Calciopoli sia stata una macchinazione di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera con le intercettazioni, il tifoso interista si trova al centro di un tiro al bersaglio che ora è pure superiore a quello subito dagli juventini nei primi 2 mesi di questa triste vicenda. Al di là della campagna mediatica orchestrata da chi era coinvolto nell’ inchiesta per spostare l’ attenzione sugli altri, dalla dirigenza Juve vecchia e nuova alle reti Mediaset passando per la Fiorentina del “povero” Della Valle, il casus belli è stato dare lo scudetto all’ Inter. Scudetto che per dovere di cronaca la maggioranza degli stessi supporters nerazzurri non voleva e che è stato a norma di regolamento assegnato da una commissione nominata ad hoc e che ha agito sulla base dell’ interpretazione delle norme Uefa. Senza una squadra campione l’ Italia avrebbe perso un posto in Champions League. Naturalmente di questo “piccolo” dettaglio tutti si sono dimenticati. Spazio allora ad avvocati, allenatori, calciatori, attori, ballerine e chi più ne ha più ne metta: basta dire che lo scudetto è stato ingiustamente e proditoriamente dato all’ Inter che ci scatta l’ intervista di ordinanza, specie sul Tuttosport. Con questo clima entriamo nell’ ultima settimana che precede l’ inizio della stagione e dappertutto ( tv, quotidiani, radio, internet ) si parla della crisi di Adriano, dell’ incostanza di Ibrahimovic, dei problemi di abbondanza, della mancanza di un regista, di Grosso che non sarà mai più quello del Mondiale, perfino dei rimpianti per le cessioni di Martins e Pizarro e del mancato arrivo di Ronaldo. Addirittura ci si ricorda solo del primo tempo della Supercoppa contro la Roma e non si fa più accenno alla rimonta della ripresa. Mettiamoci l’ elmetto e andiamo alla guerra: Calciopoli, senza esserne coinvolti, la pagheremo cara più noi del Milan.

Ora qualcuno crede che in realtà la trattativa per far tornare Ronaldo a Milano sia stata solo una invenzione giornalistica. Non è stato così, anzi il brasiliano è stato davvero sul punto di fare il percorso inverso rispetto a 4 anni fa. Chi si è tirato indietro? Cosa ha fatto saltare quello che sarebbe stato il trasferimento dell’ estate? Dalla Spagna i giornali vicini al Real parlano di un mancato accordo fra il Fenomeno, che chiedeva lo stesso trattamento economico garantitogli dal Milan, e la società di via Durini come causa principale del fallimento delle trattative. Pur nella complessità di un contratto con un giocatore che è ancora uno dei nomi più importanti del calcio mondiale, risulta difficile credere che Moratti e il suo staff si possano essere fermati davanti ad un problema di ingaggio. In realtà è stata proprio il patron a fare marcia indietro, facendo uno dei più grandi sacrifici da quando è subentrato a Ernesto Pellegrini. Scartata l’ ipotesi del semplice scambio di prestiti da parte delle merengues, la dirigenza blanca ha proposto la stessa formula che ha portato Reyes in Spagna e Baptista in Inghilterra: un duplice diritto di riscatto per trasformare a fine stagione i prestiti in acquisti veri e propri. In considerazione dell’ età e del potenziale ancora inespresso di Adriano, lo staff operativo nerazzurro pretendeva che il suo centravanti fosse valutato in maniera più importante dal punto di vista economico rispetto al campione del Real Madrid, che va verso i 30 anni e ha una storia clinica alle spalle sempre a rischio ricadute. Mijatovic e Baldini non hanno ceduto, valutando addirittura maggiormente il proprio giocatore rispetto all’ Imperatore. A questo punto è parso chiaro a tutti che un accordo sarebbe stato impossibile e Massimo Moratti ha ordinato lo stop alle trattative, anche in considerazione del poco tempo a disposizione prima della chiusura del calciomercato. Una scelta sentimentalmente difficile per lui, ma tecnicamente ed economicamente corretta per il bene dell’ Inter: si può ragionevolmente dire che il Moratti dirigente ha avuto la meglio sul Moratti tifoso. Finalmente.

Nessun accordo tra i club e trattativa chiusa. Bocciato sia lo scambio di prestiti da parte del Real sia la cessione definitiva dei due giocatori più conguaglio da parte della società di Massimo Moratti che non voleva perdere definitivamente Adriano. Il responsabile delle relazioni esterne della Saras, azienda della famiglia del petroliere nerazzurro, ha smentito ogni trattativa. Personalmente ritengo che la società nerazzurra abbia fatto bene a non perdere il controllo del cartellino di un giocatore come l’ Imperatore che ha 6 anni e molti guai fisici in meno di Ronaldo. Come scritto in precedenza, l’ ipotesi dello scambio con due prestiti senza diritti di riscatto era stata bocciata dal Real fin da subito.
Come avevo anticipato il Real Madrid ha detto no all’ ipotesi dello scambio di prestiti. Secondo notizia di agenzie si punterebbe alla cessione di entrambi i giocatori. Il Real Madrid sembra avere la meglio nella trattativa, non essendosi mosso dalla richiesta di Adriano più un conguaglio in milioni di euro tra i 10 e i 20 milioni di euro. L’ Inter però starebbe cercando in tutti i modi di negoziare una clausola che permetterebbe di riprendere Adriano ad un prezzo stabilito fra un anno.
La sessione di calciomercato che sta per terminare chiude ad orari diversi in Italia e in Spagna, chissà poi perché, essendo ormai il calciomercato di dimensioni globali. In ogni caso se l’ Inter raggiungerà un accordo con il Real Madrid, dovrà depositare il contratto in Lega entro le ore 19 di oggi, mentre per il passaggio di Adriano al club allenato da Fabio Capello c’è tempo fino alle ore 24. C’è da segnalare uno strano silenzio dei principali media spagnoli sulla vicenda, non si sa se interpretabile come la quiete prima della tempesta oppure per mancanza di indizi certi sul buon esito della trattativa. Marca e AS sono i due giornali sportivi di Madrid . il primo dedica solo 4 righe alla trattativa tra Inter e Real parlando generalmente come di uno dei possibili fronti aperti di mercato delle merengues, mentre il secondo non ha ancora aggiornato l’ articolo di questa mattina in cui parlava della telefonata di Massimo Moratti di ieri per trattare lo scambio. Secondo AS sarebbe necessaria una contropartita economica a favore del club iberico per arrivare ad un accordo che comunque viene definito come probabile, mentre i nerazzurri avrebbero proposto solo uno scambio di prestiti con diritto di riscatto. Solitamente i media spagnoli soffiano sul fuoco nelle trattative che ritengono importanti ed è per questo che sembra strana questa loro inattività, seguita alla anticipazione di ieri sera di Radio Cadena Ser, solitamente molto bene informata sugli acquisti di casa Real. Smentita sia la presenza di Ronaldo su un aereo in arrivo a Milano alle ore 18 e poco fondamento anche quella che potrebbe posticipare lo scambio al mercato invernale. Intanto mancano ormai meno di 3 ore…

La dichiarazione di Massimo Moratti di pochi minuti fa diffusa dall’ ANSA lascia aperto più di uno spiraglio al clamoroso scambio fra i due brasiliani. “Tutto può essere ma le cose non dipendono solo da noi. Noi non stiamo spingendo, è un qualcosa che è in aria da un po di tempo ma non credo che si possa concludere entro stasera”. Fra le righe viene esplicitamente confermato che la trattativa esiste e che sta andando avanti. L’ Inter è interessata perché è seduta al tavolo delle trattative e sta ascoltando le proposte del Real Madrid per giungere ad un accordo che accontenti le molte parti in gioco. Se è vero infatti che né Ronaldo né Adriano disdegnerebbero un cambio di maglia, come anche i rispettivi allenatori Fabio Capello e Roberto Mancini, si sta lavorando ad una ipotesi molto più complessa di un semplice scambio di prestiti, ipotesi scartata fin dall’ inizio dalle merengues. Si va verso la fissazione di un diritto di riscatto molto alto per il Real se volesse tenersi fra un anno Adriano oppure verso una compensazione economica di Massimo Moratti da versare al Real come incentivo per accettare il semplice scambio di prestiti, ossia un prestito oneroso solo per la parte nerazzurra. Intanto Julio Baptista è andato ufficialmente all’ Arsenal in uno scambio di prestiti con l’ Arsenal con diritto di riscatto per entrambi. La strada è forse segnata.
Lo avevo scritto. Al di là delle dichiarazioni ufficiali su Ronaldo si è continuato a trattare. Lo ha fatto il Milan, lo ha fatto l’ Inter. La società rossonera non ha voluto inserire Kakà nella trattativa né versare i soldi richiesti dal Real Madrid. L’ Inter invece aveva una pedina che Fabio Capello ha sempre voluto allenare: Adriano. La radio Cadena Ser squarcia a tarda sera il velo sul clamoroso intreccio di mercato che porterà prima Reyes dall’ Arsenal alle merengues in cambio dell’ attaccante Julio Baptista e 3 milioni di euro. In questo modo si libera un posto per un extracomunitario: l’ ostacolo al trasferimento dell’ imperatore Adriano viene a cadere. La notizia è stata ripresa dall’ ANSA e dalle edizioni on line dei principali media del mondo, ma, mancando l’ ufficialità, intoppi sulla trattativa Reyes – Baptista o clamorosi dietrofront sono ancora possibili. Proprio nelle ultime ore Massimo Moratti e Roberto Mancini si erano espressi in maniera convinta sulla sua permanenza a Milano, ma le sibilline parole di Ronaldo da Montecarlo facevano presagire che qualcosa di grosso stesse bollendo in pentola. Il Fenomeno aveva l’ atteggiamento di chi da una parte professa amore eterno alla moglie flirtando nel contempo con l’ amante. I tifosi nerazzurri nella notte hanno letteralmente invaso i siti delle agenzie di stampa internazionali e i forum di tifosi interisti, spaccandosi letteralmente a metà su questo clamoroso ritorno di uno dei giocatori più amati ed odiati allo stesso tempo. Quel che è certo e che personalmente mi lascia perplesso è che quando un giocatore del calibro di Adriano, 24enne, lascia l’ Inter per trasferirsi in un club importante come il Real difficilmente tornerà indietro. Toccherà allo staff medico della società milanese, all’ ambiente societario con Moratti in testa, che si gioca tutto il credito che aveva ripreso in questa campagna acquisti, e allo stesso Ronaldo dimostrare che non si è trattato di un clamoroso abbaglio dettato dalla nostalgia.

Un altro argentino all’ Inter. Non è Camoranesi, ma Mariano Gonzalez, 25enne ala destra, da due anni in Italia nelle file del Palermo. La società nerazzurra, vista l’ impossibilità di raggiungere il brasiliano Mancini e il campione del mondo juventino, ha rivolto le sue attenzioni sull’ esterno che seguiva da tempo e che aveva chiesto a Zamparini già lo scorso gennaio nel mercato invernale. Allora il patron rosanero aveva detto no, ma, dopo l’ arrivo di Diana e quello probabile di Semioli, non c’era più spazio per Gonzalez, bocciato anche dallo stesso Guidolin che lo aveva avuto nella sua prima annata a Palermo. L’ argentino ha dunque una seconda possibilità per dimostrare le sue doti che, nelle sue stagioni al Racing Avellaneda e con la Nazionale Olimpica che sconfisse l’ Italia ad Atene, erano sembrate davvero notevoli. Ala veloce e tecnica, dotata di un ottimo dribbling e di un pericoloso tiro dalla distanza, ha patito più di altri il suo ambientamento con il calcio italiano, con 30 presenze e 2 gol nell’ ultimo campionato, partendo però spesso dalla panchina. Roberto Mancini ha così un’ arma in più nel suo arco, che gli consentirà di far rifiatare Luis Figo quando il fuoriclasse portoghese ne avrà bisogno. Non sono ancora noti i termini dell’ accordo tra le due società, ma l’ annuncio ufficiale dovrebbe essere dato già nella mattinata di oggi. Salvo colpi di scena difficilmente pronosticabili, Gonzalez chiuderà la campagna acquisti in entrata dei campioni d’ Italia, che ora penseranno a sistemare Coco, Carini, Choutos, Cesar e uno tra Burdisso e Andreolli.

L’ occasione è stata la serata a Montecarlo per ritirare il premio Golden Foot e lasciare le impronte dei suoi piedi sulla Promenade dedicata agli altri grandi campioni del presente e del passato del calcio mondiale. La vicenda Ronaldo, come avevo anticipato, non è chiusa, nonostante le dichiarazioni dell’ altra sera del presidente Calderon. La stampa spagnola oggi riporta le parole dell’ attaccante brasiliano che dichiara che rimarrà a Madrid ancora per molti anni, senza alcun accenno a quanto leggiamo oggi sui nostri quotidiani sportivi. Le parole di apertura verso un ritorno a Milano, sebbene un po forzate, non sembrano solo di cortesia, anche se siamo molto lontani dal clima che aveva preparato il suo addio all’ Inter. Non ha scatenato una guerra stavolta Ronaldo, tiene semplicemente il piede in due scarpe, in modo tale da non pregiudicare il rapporto con i tifosi del Bernabeu se dovesse rimanere. Il Milan avrebbe alzato l’ offerta economica, portandola ad una cifra superiore ai 20 milioni di euro, senza però mettere sul piatto della bilancia Kakà. Prima di accettare gli spagnoli dovrebbero essere sicuri di avere in mano una alternativa credibile e il nome sarebbe quello del francese Trezeguet. L’ Inter non si sarebbe spinta oltre un semplice scambio di prestiti per un anno con Adriano, ma la dirigenza merengue avrebbe chiesto anche il diritto di riscatto sull’ Imperatore. Giustamente il Real è il Real e non può rilanciare un calciatore facendolo tornare un campione e poi riconsegnarlo ai nerazzurri riprendendosi Ronaldo con un anno in più. Massimo Moratti sembra tentato, ma teme molto l’ idea di vedere esplodere lontano da San Siro Adriano. La situazione in queste ore si fa sempre più interessante e i fuochi di artificio potrebbero esplodere molto presto. Non saprei cosa augurarmi. Certo che i tifosi che hanno ancora negli occhi quel che fece in maglia nerazzurra, nel bene e nel male, sanno che non sarà facile perdonare e abituarsi al diverso modo di giocare, da centravanti d’area, del brasiliano.

Riponete i fucili, per questa volta. C’erano già giornalisti e tifosi schierati e con il mirino puntato su Roberto Mancini legato mani e piedi alla porta difesa da Toldo a San Siro, per lo più bendato e girato di spalle. Quale modo più vergognoso e più ottuso per iniziare la stagione prendendosela con il solito allenatorino presuntuoso e incapace, sbeffeggiato dal fenomenale Spalletti? Che, tanto per puntualizzare, se fossi il suo presidente si sarebbe preso un sonoro cazziatone perché, se la squadra non poteva reggere certi ritmi, doveva impostare la partita diversamente e non bruciare tutte le energie in 45 minuti. Succede poi che viene rimontato uno 0 a 3 creando almeno 10 limpide occasioni da rete e che il merito sia solo dei singoli, mentre per la figuraccia del primo tempo solo dell’ allenatore. Equilibrio e onestà intellettuale per favore. Non me la aspetto dai tifosi avversari e fintanto nemmeno da giornalisti ai quali Mancini non regala biglietti nè mette a disposizione barche o appartamenti per i weekend come normalmente succede in serie A. Però da quelli che si dichiarano interisti sicuramente sì, specie nei confronti di un allenatore che forse non sarà Capello, Ancelotti, Prandelli o Spalletti, ma che negli ultimi due anni negli almanacchi e quindi per la storia ha vinto 5 titoli. Cosa che all’ Inter NON è la regola, ma assomiglia molto ad un miracolo. Per quanto riguarda la partita contro la Roma, è indubbio che nel primo tempo non ha funzionato nulla, non solo in difesa dove Materazzi e Grosso in particolare sono lontanissimi da una forma accettabile e Samuel e J. Zanetti non sono molto più brillanti. Il problema era riuscire a tenere la palla davanti, perché né Adriano né Ibra si proponevano come punti di riferimento, consentendo agli avversari di recuperare palla, ripartire velocemente, prendendo d’ involata centrocampisti e difensori che erano troppo fermi sulle loro posizioni lasciando scoperto molto campo. Giallorossi comunque impeccabili, a dimostrazione che l’ anno scorso si sono gettati semi importanti. Nella ripresa con lo spostamento di Figo sulla trequarti, di Ibra a mezzapunta sinistra e con Maicon a spingere a destra e Crespo a fare il centravanti, la musica è cambiata. Mosse di Mancini, obbligate quanto si vuole perché peggio sarebbe stato impossibile fare ma comunque decisive. Tra l’ altro se il mister schiera Adriano sbaglia perché non è in forma e se lo tiene fuori è colpevole per la sua involuzione e dimostra che non conta su di lui. Comunque fa sbaglia insomma. Io mi tengo l’ ennesima emozionante vittoria, lascio lavorare la squadra e l’ allenatore fiducioso per la stagione che andremo ad affrontare. Guardo l’ erba del vicino e scopro che la Juve è in B e appena stata eliminata dal Napoli prendendo un gol al 122’, il Milan è sull’orlo di una crisi di nervi per la punta, la Fiorentina spera di salvarsi e la Roma dura 45 minuti. La mia erba mi sembra più verde.

Si è dato da fare, ma non ha brillato. Si è mosso molto, ma non ha mai tirato nello specchio della porta. Ha cercato l’ intesa con Ibra, ma non si sono trovati mai. Voleva iniziare la stagione con un gol decisivo, ma quando è uscito l’ Inter si è risvegliata e il suo sostituto ha subito trovato la via della rete. Non si può dire che Adriano abbia vissuto una bella serata a San Siro sabato, fatto purtroppo nell’ ultimo anno e mezzo gli capita piuttosto frequentemente. Cosa può fare Roberto Mancini per farlo tornare a essere protagonista? Prima di tutto è il brasiliano che si deve “aiutare”. Il fisico imponente non gli consente di trovare rapidamente una buona condizione di forma, anche se è pur vero che qualche chiletto in eccesso deve ancora essere smaltito sui campi della Pinetina. Sudare, sudare, sudare. Tatticamente poi è sotto gli occhi di tutti che il giocatore non può considerarsi una prima punta alla Toni, alla Trezeguet o appunto alla Crespo: non sa giocare spalle alla porta, gli piace partire da lontano dove si sottrae alle marcature e può puntare gli avversari in progressione, almeno quando ne ha le forze. Quindi Ibrahimovic con lui si trova in difficoltà perché non ha un punto di riferimento davanti che faccia da boa e sponda per le sue giocate. Idem dicasi per la squadra che non ha profondità offensiva e sabato non riusciva a tenere una palla davanti, favorendo le ripartente in velocità degli uomini di Spalletti. Un tentativo potrebbe essere quello di provare lo svedese come trequartista, ruolo che è nelle sue corde e che lo libererebbe dall’ ansia da gol, dietro all’ argentino e appunto Adriano. In questo modo potrebbe assecondare la sua natura partendo dalle fasce e puntando palla al piede i difensori avversari. Chi sacrificare? Uno tra Stankovic o Figo e, soprattutto vedendo la prestazione del portoghese, ora non sembra possibile. Ora. La stagione è lunga e un patrimonio come il brasiliano deve essere recuperato in tutti i modi. A meno di clamorose sorprese entro il 31 agosto.
Non ci fosse stato Calciopoli Gigi Buffon sarebbe già diventato il nuovo portiere del Milan. Questa è la verità che tutti sanno e che anche lo stesso portiere campione del mondo nell’ ultima intervista rilasciata a Repubblica ha di fatto confermato. La decisione di lasciare Torino l’ aveva già presa lo scorso inverno quando faticava a riprendere dall’ infortunio alla spalla patito nel Trofeo Berlusconi. Christian Abbiati l’ aveva sostituito più che degnamente e sia Capello che Moggi erano soddisfatti del suo rendimento tanto da considerare la presenza di Gigi non più indispensabile per continuare il ciclo di vittorie. Inoltre il bilancio in rosso, in assenza dei soldi della proprietà, necessitava almeno una cessione illustre e il nome scelto era proprio quello del portiere. Il quale non aveva per nulla gradito sia la mancata difesa della società nel periodo del suo difficile rientro dalle accuse di svogliatezza e scarsa concentrazione per il suo amore con Alena Seredova, sia un paio di battute al veleno mezzo stampa di Fabio Capello, che tra l’ altro usò forse troppa cautela nel rilanciarlo in campo. Il suo procuratore Martina così bussò alle porte di Inter e Milan: Branca ed Oriali si dimostrarono interessati al suo ingaggio, ma dissero di avere altre priorità nel rafforzamento della squadra, specie davanti e a centrocampo in caso di addio di Veron. I rossoneri, alle prese con la scarsa forma di Dida e forte del rapporto preferenziale con la dirigenza juventina, trovarono un accordo con entrambe le parti che prevedeva un esborso in denaro, attorno ai 20 – 25 milioni di euro, più la cessione definitiva di Abbiati. Poi scoppiò Calciopoli che finì per rimescolare il tutto: spazzati via i vertici della Juve e Fabio Capello, veramente ad un passo dal sostituire Mancini prima del dietrofront di Moratti, e il Milan a rischio serie B fino a poche settimane fa. Il Mondiale ha riproposto Buffon come il miglior portiere del mondo e, tornato da Berlino, visto l’ esempio di Del Piero e Nedved, ha scelto di restare ancora un anno in bianconero, contro il volere del suo procuratore. La società ha apprezzato questa scelta, ma ancora non sa se sarà costretta a cederlo per motivi di bilancio e in quel caso, come detto proprio a La Repubblica, il giocatore non si opporrebbe. Alcune settimane fa infatti si è mosso direttamente il patron nerazzurro, informando il giocatore che in caso di cessione loro avrebbero presentato una offerta di assoluto rilievo e chiedendogli la disponibilità a vestire il nerazzurro. Un corteggiamento serrato, ingaggio faraonico e disponibilità ottenuta, ricordandogli però che avrebbe lasciato la Juve solo se fosse venduto dalla società e non chiedendo lui direttamente di andare via. Branca e Oriali hanno così parlato con la Juve nell’ ambito della trattativa per Ibra, ottenendo però un rifiuto non definitivo e condizionato agli eventi. La situazione resta molto fluida, perché entrambe le milanesi sono alla finestra per sapere se la società Juve, alle prese anche con le vicende di Trezeguet e Camoranesi e il ricorso al TAR, sarà “costretta” a sacrificare Buffon, inimicandosi tra l’ altro gran parte della tifoseria. Il Milan non ha più un canale preferenziale con la Juve come dimostra sia la cessione di Ibra all’ Inter, sia quella di Abbiati al Toro, ma nemmeno alcuna pregiudiziale a trattare. Se e sottolineo se, la Juve metterà sul mercato il portiere, ci saremo anche noi con una offerta complessiva attorno ai 35 milioni che comprende anche un paio di giocatori della rosa, tra Toldo, Cruz e Burdisso

Non ha detto proprio così, ma il succo è questo. Un sorteggio fortunato per i rossoneri come quello dei nerazzurri un anno fa onestamente, anche se la squadra di Mancini non fu mai convincente nel suo cammino europeo tanto che sprecò l’ occasione della vita facendosi eliminare dal Villarreal. Un motivo in più per Ancelotti per rallegrarsi, partecipazione regalata alla Champions compresa grazie alle sentenze. Per i campioni d’ Italia urna meno benevola ma la qualificazione a braccetto con il Bayern Monaco non deve sfuggire. Visto che la corsa si fa sulla terza, non è importante aver trovato i tedeschi piuttosto che il Chelsea, il Lione o il Valencia. La difficoltà del girone è determinata dalle squadre pescate nelle urne 3 e 4 e Sporting Lisbona e Spartak Mosca sono club di buon livello che specie a casa loro possono dare fastidio. Più che la loro forza però i motivi di preoccupazione possono venire dal fatto di affrontare la prima partita di Champions con solo una o due partite ufficiali alle spalle e dalla compilazione del calendario. Bisognerà partire bene perché un passo falso nella prima a Lisbona potrebbe rendere il successivo match casalingo con il Bayern Monaco già decisivo. A proposito chi non ricorda tra noi tifosi di almeno 25 – 30 anni quella incredibile doppia sfida in UEFA contro i tedeschi nell’ anno dello scudetto del Trap? La cavalcata da centrocampo di Nicola Berti all’ Olympiastadion per firmare il 2 a 0 è uno dei ricordi più vivi ed emozionanti della mia militanza nerazzurra. Purtroppo al ritorno ci fu il suicidio collettivo con la sconfitta per 3 a 1, ma Zenga, Bergomi, Matthaeus, Brehme, Diaz, Serena e tutti gli altri si tolsero molte altre soddisfazioni quell’ anno dominando quel campionato con il record dei punti. A Mancio il compito di farci rivivere quelle emozioni.

Il calcio italiano è un po come la società dei nostri tempi. Va veloce. Pensieri, ideologie, azioni, esaltazioni, delusioni e soprattutto gli uomini: il tempo fagocita e trasforma tutto. La storia di Martins con l’ Inter è il classico paradigma di questa realtà e il fatto che l’ arma principale del nigeriano fossero proprio gli scatti e le accelerazioni non fa altro che confermarlo. Solo due anni fa le sue capriole erano addirittura il simbolo della campagna abbonamenti nerazzurra, stampate in ogni tessera, in ogni quotidiano, in ogni poster. Lui, africano piccolo e nero, rapido come un furetto, costato solo 300.000 euro ed esploso nella Primavera a suon di gol. Massimo Moratti gongolava per aver formato la coppia gol giovane del presente e del futuro, con due ragazzi che potenzialmente potevano ambire ad ogni traguardo, personale e di squadra. Non solo. Il lato umano dei loro percorsi di vita, Adriano cresciuto nelle favelas in Brasile e Martins sulle strade polverose di Lagos, aumentava affetto e attenzioni da una parte di una tifoseria in cerca di nuovi idoli umili e gioiosi, dopo il patrimonio di amore tradito da Ronaldo, per un caso della vita proprio in questi giorni al centro delle vicende di mercato che probabilmente lo riporteranno a Milano. Sull’ altra sponda del Naviglio. Come mai si è arrivati alla cessione del nigeriano, che sarà ufficiale oggi, per circa 17 milioni di euro al Newcastle? E’ successo che la sua crescita tecnica e personale si è arrestata: il salto di qualità da buon giocatore a campione e da ragazzo a uomo non è avvenuto come tutti auspicavano. I gol mangiati in serie, le capriole sempre più rare se non bandite per i problemi alla schiena, i controlli di palla sbagliati, le cadute da solo davanti al portiere: il credito che Oba Oba si era costruito è svanito alla prova dei fatti, proprio nell’ anno in cui le sue reti avrebbero potuto mascherare la crisi nera del reparto avanzato, con Adriano alla continua ricerca della forma perduta. Proprio i problemi dell’ Imperatore hanno amplificato quelli di Martins, che non sarà mai un fuoriclasse ma nemmeno il giocatore impreciso e pasticcione che sembrava planato da un campo di atletica. Fuori dal campo, le voci sulla sua vita notturna, spesso anche in compagnia del compagno d’ attacco, si sono moltiplicate e in questi casi è bene sottolineare che qualcosa di vero c’è sempre. La tentacolare Milano e qualche amicizia sbagliata hanno distratto Oba Oba. Non è stato il solo, non sarà l’ ultimo: gli è mancata quella maturità necessaria per gestire il benessere economico e la popolarità che possono stordire chiunque. Figurarsi un ragazzo che in Nigeria non aveva i soldi per comprarsi un paio di scarpe. Con i milioni di euro incassati i tifosi si potranno godere Ibrahimovic, scusate se è poco, lui sì un fuoriclasse, dal potenziale ancora inesplorato e inespresso. Nel cambio ci abbiamo guadagnato, poche storie, almeno sulla carta. Eppure quelle capriole un po ci mancheranno.
Nelle prossime settimane mi aspetto molte belle notizie.
JUVENTUS SOTTOZERO IN B O C

IL MILAN GIUSTAMENTE PUNITO ( Vignette di Totone )

QUEL CHE CI SPETTA

GRANDI GIOCATORI
...E CHE SIA UN PUNTO DI PARTENZA !!!!

Chi c’era di meglio per sostituirlo? Per Gerrard il Liverpool ha detto no a 45 milioni offerti dal Chelsea, dal quale non si muove Lampard. Mascherano? Il Corinthians non ha bisogno di soldi e tra i suoi finanziatori c'è ben nascosto Abramovich, che ha una sorta di prelazione. Emerson? Si era promesso da tempo a Capello e costava di più. Diarra? Quotato dai 30 milioni in su. Deco? Incedibile. Riquelme? Il Villarreal non lo molla e lui non vuole partire. Ballack? Impossibile competere con il Paperone russo che gli garantisce all’ anno 3,5 milioni di euro in più del tetto salariale nerazzurro dei suoi migliori giocatori. Fabregas? L’ Arsenal non ha ceduto neppure alle lusinghe del Real Madrid. L’ addio di Veron aveva aperto un buco nel centrocampo che andava coperto o puntando su Pizarro o trovando un altro che avesse caratteristiche diverse e garantisse più personalità, più fisico e più esperienza internazionale del cileno. In sostanza Vieira è un grande giocatore, seppure in declino, Pizarro ancora no, e non escludo che possa anche chiedere di essere ceduto. Nell’ anno trascorso alla Juve ha convinto? Tecnicamente sì, ha dimostrato che può essere un giocatore determinante anche in serie A. Fisicamente? Purtroppo ha se possibile fatto peggio delle previsioni pessimistiche della vigilia. La pubalgia lo ha pian piano fatto passare in secondo piano nella cavalcata degli uomini di Capello, non ha mai ritrovato la forma mostrata nei primi mesi, se non ai Mondiali, conclusi però con un infortunio muscolare. Una casualità o un altro segnale preoccupante? Ho dei timori, di rivivere angosce antiche sul piano degli infortuni di alcuni giocatori fondamentali. Non è un regista come Veron, non ha il lancio né il passaggio smarcante, ma sa dettare i tempi giusti, ha senso della posizione e va a inserire centimetri e potenza in un settore in cui eravamo carenti. Consentirà a Cambiasso di sganciarsi ancora più spesso in area avversaria, senza contare che di testa in avanti sa fare male. Un investimento economico importante, destinato vista l’ età a non essere recuperato,
per un giocatore che solo per le condizioni fisiche è una incognita. Non è una colonna su cui si costruirà l’ Inter del futuro, ma viene per fare la differenza e per vincere subito. Se per i motivi più diversi non ci riuscirà si tratterà di una scommessa persa.
Luca Toni è in Thailandia a godersi le vacanze dopo il titolo di campione del mondo in Germania. Al suo ritorno non si unirà ai viola in ritiro a Folgaria, ma ai nerazzurri a Riscone di Brunico. Le conferme si sprecano nell’ ambiente del mondo del calcio. Si lavora per chiudere la trattativa entro il mese di luglio e ormai la differenza tra domanda e offerta è davvero minima. La Fiorentina sa dell’ accordo tra il giocatore e la dirigenza nerazzurra, che gli offre uno stipendio di 3,6 milioni di euro netti l’ anno, e le schermaglie verbali di questi giorni sono solo un tentativo per far avvicinare il più possibile Massimo Moratti alla richiesta di partenza di 25 milioni di euro. La Fiorentina pensa anche che vendere Luca Toni ad una cifra più che doppia rispetto ad un anno fa, per un giocatore prossimo ai 30 anni e che difficilmente raggiungerà la quota gol dell’ ultimo campionato quando tutti giocavano per lui, sia un affare a cui comunque difficilmente avrebbero rinunciato. Ecco il goleador che è mancato ai nerazzurri, italiano e campione del mondo. Come Grosso. Come Materazzi. Non è un fuoriclasse e quindi toccherà o ad Adriano o ad un eventuale altro acquisto dare quel qualcosa in più in termini di tecnica, classe, fantasia, colpi ad effetto ad un reparto che continuerà a contare sull’ utilità di Cruz, sugli scatti da centometrista di Martins ( sui piedi continuo a sperarci poco ) e su qualche invenzione di Recoba, quando non è infortunato. Solo in caso di cessione del brasiliano, per il quale le offerte concrete latitano, si affonderà il colpo per Ibra, ma su di lui presto parlerò in maniera specifica. Benvenuto Luca, a te toccherà quel ruolo di bomber puro, predatore delle aree di rigore, opportunista spietato, che dal tramonto di Vieri in poi è rimasto vacante. Forse il prezzo non sarà quello giusto, ma in attacco uno così nell' Inter non c'è.

La notizia piomba nella tarda serata di un mercoledì in cui tutta l’ attenzione è per lo scandalo di Calciopoli e delle conseguenze, di mercato e non, sui club coinvolti. Sky Sport annuncia che Bobo Vieri sta pensando di ritirarsi dal calcio giocato. Ritiro di Bobo Vieri, nonostante solo pochi giorni fa sorridesse alla presentazione della sua nuova avventura in blucerchiato. Del vero Bobo Vieri si erano perse le tracce dalla fine della stagione 2002 – 2003. L’ anno in cui, nonostante gli infortuni e le 23 presenze totali, fece 24 gol in campionato. Senza contare i 3 in Champions League. Il 5 maggio era alle spalle ed Hector Cuper ancora in sella. L’ Inter finirà alle spalle della Juve, seconda, seppur mai veramente in corsa per il titolo, ma soprattutto ha la grande occasione di battere il Milan nelle semifinali di Champions League. Senza Bobo infortunato e con Crespo a mezzo servizio, il miracolo non riesce. Da allora inizia il progressivo declino del centravanti più prolifico degli ultimi 20 anni di storia nerazzurra, con un palmares molto inferiore al suo reale valore. Sì, perché se si escludono gli ultimi 2 anni in cui la media realizzativa è stata inferiore a causa dei ripetuti infortuni, Vieri ha segnato quasi un gol a partita in campionato in maglia nerazzurra. Eppure pochi ora se ne ricordano. I suoi bronci, le sue polemiche, il suo carattere introverso e un po presuntuoso, il suo passaggio al Milan con ricca buonuscita pagata da Moratti, i pochi mesi a Montecarlo nella vana ricerca dell’ ultimo Mondiale hanno cancellato nella mente di molti i suoi anni migliori. Come la sua vita non proprio da atleta, ma molto da calciatore famoso, da una velina all’ altra, dalla moda ai quotidiani di gossip: Bobo era ed è ovunque. In realtà è stato un centravanti goleador come pochi che è stato sfortunato: ha cambiato squadre nel momento sbagliato, anche per colpa sua ma non solo, perdendosi gran parte del ciclo lippiano, di quello milanista e di quello manciniano, come sembra. Anche in Nazionale: Lippi l’ avrebbe portato in Germania, ma un infortunio lo ha tolto di scena. Pochi giorni fa l’ inizio della sua avventura in maglia Samp, senza partire per il ritiro per continuare in Liguria il recupero dall’ infortunio al ginocchio. Ora, non vedendo la fine del tunnel, la voglia di dire basta. D’ altronde senza calcio non si annoierà, ma molti interisti per un attimo, vedendo la stagione appena conclusasi di Adriano e Martins, rimpiangeranno quel testardo e antipatico bue che però sapeva fare gol.

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la terza parte.
DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI
La stagione del ritorno di Materazzi al Perugia incomincia presto. Infatti il club umbro partecipa all’ Intertoto per volere di Gaucci che vuole conquistare l’ Europa. Mazzone, appena arrivato, non è molto convinto e scagliona gli arrivi dei giocatori, in modo tale da non spremere troppo le forze in vista del campionato. Purtroppo l’ avventura sarà sfortunata: dopo i macedoni del Pobeda capitano i turchi del Trabzonspor che, dopo aver perso in casa per 2 a 1, grazie ai gol di Olive e Nakata, ribaltano la situazione nel ritorno ai supplementari. Partita drammatica, con il gol del 2 a 1 giunto a due minuti dal termine dei tempi regolamentari, e chiusura anticipata per lancio di oggetti verso il guardalinee per due gol annullati ai padroni di casa in sospetto offside. Il campionato inizia con qualche alto e basso come risultati, ma Matrix nelle prime tre giornate è già a quota 2 gol realizzati, contro Milan e Cagliari. Gioca centrale con Calori nella difesa a 4 schierata da Mazzone, con Olive e Tedesco che fanno da cerniera di centrocampo e Nakata e Rapajc ad assicurare qualità dietro l’ unica punta, Amoruso o Melli. La svolta in negativo avviene a gennaio, quando Gaucci prima tratta e poi cede alla Roma il giapponese per qualche decina di miliardi, facendo infuriare il tecnico e sconvolgendo gli equilibri di formazione raggiunti in 6 mesi. Arrivano tra gennaio e febbraio 5 sconfitte, tra cui due 0 a 5 contro Inter ed Udinese, 3 pareggi e solo 2 vittorie, contro Parma e Venezia. La squadra scivola in classifica, arriva il terzo gol stagionale di Matrix, contro il Piacenza, e grazie alla vena realizzativa di Amoruso riuscirà comunque a conquistare un posto che vale l’ Intertoto. E’ l’ ultima giornata di quel campionato che rimarrà nella storia del calcio: la Juve, nella famosa partita del nubifragio dell’ intervallo che ha costretto Collina ad una lunghissima interruzione, perde partita e scudetto al Curi grazie al gol di Calori nel secondo tempo a favore della Lazio. L’ impresa non basta a Mazzone che si lascia con Gaucci in malo modo. Il vulcanico presidente umbro sceglie di lanciare il semi sconosciuto Serse Cosmi, proveniente dall’ Arezzo in C1: sarà la rivelazione dell’ anno e con lui Matrix, che giocherà centrale in una difesa a 3, diventa il più prolifico difensore della storia della serie A. La stagione non era iniziata nel migliore dei modi, con l’ eliminazione dallo Standard Liegi al primo turno di Intertoto e dalla Salernitana in Coppa Italia, ma nelle prime 5 giornate la banda degli esordienti, da Liverani a Monaco, da Pieri a Baiocco, ha già castigato il Parma di Malesani e la Fiorentina di Terim dopo un esaltante 4 a 3 al Franchi. Il greco Vryzas e il brasiliano Ze Maria si mostrano giocatori in grado di fare la differenza, ma è soprattutto capitan Materazzi a diventare l’ uomo in più. Insuperabile in difesa, bravo nell’ impostazione, diventa anche straordinario goleador: di testa, su punizione, su rigore. L’ anno solare si chiude addirittura con la vittoria sul campo del Milan per 2 a 1, risultato ribadito al ritorno. Qualche gol subito di troppo fa perdere alla Cosmi band qualche posizione, ma a 2 giornate dalla fine arriva la matematica salvezza, a cui in pochi l’ estate scorsa avrebbero creduto. Indimenticabile sarà l’ anno di Matrix: record di gol per un difensore, 12, in 30 presenze, debutto in Nazionale con il Trap nell’ amichevole vinta per 1 a 0 nel febbraio 2001 contro il Sudafrica e il trasferimento all’ Inter per 18 miliardi. Un nuovo capitolo nella sua storia si era aperto.
FINE TERZA PARTE

Piacevole sorpresa a Riscone di Brunico. Ad allenarsi c'è anche Howe Besozzi, il giovanissimo reatino, una delle più grandi speranze italiane e mondiali dell' atletica leggera. Un saluto a Mancini e alla squadra, una intervista per Inter Channel e per il sito ufficiale www.inter.it da cui è riprodotta questa foto.

Si è radunata l' Inter alla Pinetina con soli 3 volti nuovi e senza gli eroi mondiali. Tutte le attenzioni su Roberto Mancini, alla prima intervista della nuova stagione. Ma cosa ha detto di importante? Al di là dei complimenti per la vittoria della Nazionale, non sono mancati come sempre gli spunti interessanti. Eccoli, tratti da www.inter.it , come la foto.
Calciopoli
- Non credo che ci sarà il preliminare. Mi aspetto che i prossimi campionati siano regolari. Mi aspetto che le regole siano uguali per tutti e che le cose siano fatte per bene in tutti i sensi. Ma credo che questo ora possa accadere. Lo scudetto di due anni fa credo sia giusto non assegnarlo perché è passato troppo tempo. Quello di quest'anno, visto che la stagione si è conclusa da due mesi, credo sia giusto assegnarlo all'Inter. Ma non lo vogliamo tanto per festeggiarlo, credo che sia giusto perché in tutti gli sport, se qualcuno vince barando, il premio va a quello che arriva dopo. È giusto premiare la squadra che ha fatto le cose per bene e che si è classificata dietro a chi non le ha fatte.
Adriano
- Adriano vuole giocare come unica punta? Vedo che iniziamo la stagione come l'avevamo finita, con domande su Adriano. In ogni caso le scelte tattiche spettano a me, lui deve solo impegnarsi e dare il massimo per la squadra, dentro e fuori il campo.
Materazzi
- E' sempre stato un giocatore importante per l'Inter, nonostante ogni tanto si lamenti perché non gioca. Marco è anche migliorato moltissimo negli ultimi anni ed ha acquisito esperienza. Raggiungere un obiettivo così importante come un Mondiale, può aiutarlo a migliorarsi ancora, non solo in campo ma anche fuori con certi comportamenti. Potrà essere molto più importante per la sua squadra. Lo scontro con Zidane ? Sono cose che non dovrebbero capitare, né la provocazione né la reazione. Ma purtroppo succedono e, a volte, bisogna subirle.
Tre punte
- Dipende anche da chi saranno i nuovi arrivi, attaccanti, centrocampisti o eventuali esterni. Quando avremo la rosa al completo valutremo le soluzioni migliori. Giocare con due o tre punte o con due moduli differenti non cambia più di tanto. Ho sempre pensato che una squadra forte deve saper giocare in più modi.
Mercato
- Moratti dice che arriverà un attaccante tra Toni, Ibrahimovic e Trezeguet? Se arrivano in due è meglio, qualcosa ancora manca alla squadra.
Avversari più pericolosi
- Non lo so, bisogna aspettare per dirlo. Però credo che la Roma sia una squadra forte con un tecnico bravo che ha già fatto bene la passata stagione. Sicuramente saranno competitivi. Per parlare degli altri bisognerà aspettare quello che succederà nei prossimi giorni.
Il calcio italiano senza Moggi
- Mi astengo da questa risposta
In sostanza, per Adriano e Materazzi nessuno sconto. Nessuna fiducia nelle punte a disposizione. Il 4-4-2 resta il modulo favorito. Non si aspetta di vedere Juventus e Milan in serie A. Crede in un campionato scorso fortemente condizionato e si aspetta che gli venga assegnato lo scudetto. Sta godendo come un riccio per quel che è capitato a Moggi.
In bocca al biscione Mancio!

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la seconda parte.
DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI
E’ il 15 luglio quando il trasferimento di Marco Materazzi all’ Everton diventa ufficiale. Luciano Gaucci accetta 10 miliardi delle vecchie lire per il suo difensore che, nonostante fosse dispiaciuto di non poter giocare in serie A, accettò con entusiasmo di misurarsi in un calcio che considerava molto compatibile con il suo modo di giocare. Firmò un quadriennale e fu il primo colpo di mercato del manager Walter Smith, appena arrivato dal Glasgow Rangers, club nel quale aveva apprezzato l’ esuberanza e la grinta del giovane Gennaro Gattuso, che consigliò a Matrix di provare l’ esperienza nel calcio britannico. Proprio il futuro milanista e il futuro interista avevano intrecciato le basi della loro amicizia due anni prima nel Perugia in serie A, quando entrambi erano solo due giovani di belle speranze. L’inizio della stagione fu abbastanza problematico: nel tour estivo in Belgio e Olanda Marco ebbe molti problemi di ambientamento nella difesa inglese, specialmente nei cambi di ritmo e nel mettere in moto le sue lunghe leve. A settembre però una serie di buone prestazioni e il gol decisivo in Coppa di Lega contro il Worthington gli permisero di ricevere i primi applausi e la nomina a giocatore del mese. Particolare curioso: nei Blues di Liverpool giocava anche un certo Olivier Dacourt, che salvo sorprese ritroverà come compagno in maglia nerazzurra la prossima stagione. La sua capacità di impostare il gioco e l’ abilità nelle chiusure, unita ad un fisico particolarmente adatto per il calcio inglese, erano una rarità nel panorama della Premier. Il problema era rappresentato però dall’ elevato numero di cartellini gialli e rossi che in quella stagione collezionò Materazzi. Alla fine furono complessivamente oltre 20, fatto che lo costrinse a saltare anche parecchie giornate di campionato. La stagione, iniziata con grandi speranze, finì con un mediocre quattordicesimo posto, ma rischiò di essere ben più drammatica per i problemi finanziari del club che obbligarono la dirigenza alla cessione della stella Duncan Ferguson a novembre. Arrivò in inverno Kevin Campbell dal Trabzonspor e con il 18enne Jeffers contribuì in maniera determinante alla salvezza. Matrix venne prima coinvolto nel momento nero della squadra per poi terminare in crescendo, con il secondo titolo di giocatore del mese a maggio. La necessità di fare cassa e i problemi della famiglia che non riuscì ad ambientarsi nella fredda e inospitale Liverpool posero fine alla sua avventura inglese e proprio Luciano Gaucci lo riprese per la stessa cifra con la quale l’ aveva ceduto un anno prima. A Perugia ritrova il calore dei tifosi e un allenatore, Carletto Mazzone, esperto e dal carattere forte, che sarà fondamentale per la sua crescita.
FINE SECONDA PARTE

Mi sono posto tante domande, tante possibili chiavi di lettura per capire e giustificare il rinnovo del Chino Recoba. Ho trovato un solo motivo gestionale comprensibile, al di là delle possibili implicazioni sentimentali di Massimo Moratti per il giocatore da lui stesso scoperto in videocassetta 9 anni fa quando era considerato uno dei massimi talenti uruguaiani. Per arrivare alla conclusione più logica, il motivo è esclusivamente finanziario, ho dovuto prima scartare tutte le ipotesi più prettamente tecniche. Recoba non è apprezzato né da Roberto Mancini, che gli ha concesso chance importanti nel momento clou della stagione ( l’ ultima in Champions nel doppio turno contro il Villarreal ), né dai responsabili dell’ area tecnica Branca ed Oriali, i quali, dopo aver ricevuto l’ input dal patron, stanno trattando da settimane al ribasso per trovare l’ accordo economico con Paco Casal. Recoba non è mai stato un titolare inamovibile e se questo accade da 9 anni, con diversi allenatori, significa che ci sono diverse motivazioni alla base: poco impegno negli allenamenti, ripetuti infortuni muscolari, indolenti prestazioni in campo, continuità nulla. Recoba non è uno dei leader dello spogliatoio, a livello caratteriale anzi ha una delle sue pecche, e nei momenti delicati raramente ci mette la faccia o la gamba. Recoba segna sempre meno ed è sempre meno decisivo con i suoi colpi: è da sei anni che non supera quota 10 gol in campionato e nell’ ultima stagione non si ricorda nemmeno uno di quei gol belli e impossibili che hanno fatto innamorare i suoi fan. Recoba non è stato un affare dal punto di vista economico, perché qualche anno fa Casal riuscì abilmente a spuntare un contratto pluriennale ricchissimo che ha poi scoraggiato qualsiasi altro club interessato ad acquistarlo; è stato sempre vittima del suo ingaggio, si potrebbe parlare di una prigione dorata nerazzurra per lui. Recoba ha litigato con tutti gli allenatori, spesso a mezzo stampa, contribuendo a minare la tranquillità nello spogliatoio. E allora? Perché proporre un triennale da 2 milioni di euro l’ anno, ad un giocatore che ha compiuto 30 anni? Tre anni fa l’ uruguaiano scelse autonomamente di ridursi l’ ingaggio e di spalmarne una consistente parte nell’ ultimo anno di contratto, ossia quello appena trascorso. Era la filosofia del piano Moretti, l’ allora direttore generale nerazzurro. Quindi, come è successo ad esempio con Toldo, la società ha preferito allungargli il contratto, diluendo quel che gli sarebbe ancora dovuto a livello di emolumenti in 3 anni e aggiungendo solo un piccolo sforzo economico per l’ ultimo anno, potendo al contempo contare sulle sue prestazioni. Recoba non perde quel che gli era dovuto ed è garantito fino ai 33 anni, quando potrà decidere di tornare in Uruguay. E’ pur vero che nella stessa situazione Moratti un anno fa preferì pagare la buonuscita a Vieri pur di non vederlo più in nerazzurro, ma i motivi in quel caso furono extracalcistici. La stragrande maggioranza dei tifosi che sono stanchi di aspettarlo se ne faranno una ragione: non c’è Moratti senza Recoba.

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la prima parte.
DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI
Non c’ era molta erba a Marsala nel 1993. Sicuramente molta meno di quella verdissima e prestigiosa di Berlino 2006. La città siciliana e la capitale tedesca distano molto più dei 2.500 km che riportano le mappe stradali: è la distanza che passa tra il sogno e la realtà. Marco Materazzi lo sa bene perché nei 13 anni che sono trascorsi non gli ha regalato niente nessuno e ha dovuto lottare giorno per giorno per dimostrare fin dall’ inizio di non essere il solito raccomandato che gioca perché ha il padre allenatore. Beppe Materazzi è un tecnico serio e stimato, una buona carriera specialmente nella serie cadetta, con il picco della salvezza della Lazio nell’ annata del meno 9 in B. Marco inizia così nelle giovanili del club capitolino, quindi a Messina per poi finire addirittura nel Tor di Quinto nei dilettanti. Pochi credevano in lui e il cognome non è un lasciapassare ma probabilmente una zavorra. Il padre ha amici nel club del Marsala che milita nella vecchia Interregionale, ora CND, e chiede loro di visionare quel ragazzo testardo che si è messo in testa di diventare un calciatore professionista. Per capire la rabbia agonistica del neo campione del mondo, e fa un certo effetto chiamarlo così, bisogna partire da queste necessarie premesse. Da quelle 25 presenze e 4 gol di quell’ annata sui campi caldi e polverosi del sud, dove i tifosi sono così vicini che li senti respirare, quando va bene. Altrimenti è anche peggio. Materazzi si fa notare tanto da fare il doppio salto in serie C1 nelle file di un’ altra siciliana, il Trapani. A quel punto gli osservatori del Perugia lo seguono e poi a fine stagione lo acquisteranno; da lì, dopo una esperienza in C1 in prestito al Carpi dove fa 7 gol in 18 partite da difensore, la svolta nella sua carriera perché nel 1996 torna in Umbria, in serie A. Il club del vulcanico Gaucci è una neo promossa, in panchina c’è il profeta Galeone, e dal mercato arrivano rinforzi importanti come Di Chiara, Kocic, Rapajc, Kreek, Gautieri e Manicone. Ci sarebbe anche Vierchowod, ma se ne va già in estate. Sarà un anno tribolato, Scala subentra a Galeone ma non eviterà la retrocessione. L’ ex allenatore del Parma dei miracoli lancia Materazzi il 2 febbraio 1997 proprio contro l’ Inter e ditemi se non è destino. Un anno di B, con Castagner mister, è forse quel che gli serviva perché gioca da titolare e si fa apprezzare per le sue doti di elevazione ed agonistiche che attirano l’ attenzione dei principali club italiani e non solo. E’ l’ anno in cui i perugini a 3 giornate dalla fine sono distanziati di 5 punti dal Torino, quarto e all’ ultimo posto utile per salire in A. Lo scontro decisivo avviene al Curi alla penultima, preceduto da un clima incandescente con i tifosi locali che aggrediscono Casazza nell’ albergo del ritiro, portiere di riserva dei granata. Finirà 2 a 1 per il Perugia, con Materazzi che entra in maniera scomposta su Gigi Lentini, provocando le ire degli avversari. Sarà un drammatico spareggio fra le due squadre nel neutro di Reggio Emilia, finito ai rigori, a decidere l’ ultima promossa e l’ errore dal dischetto dell’ inglese Dorigo condanna i granata ad un altro anno di purgatorio. Sotto la curva Marco festeggia in mutande sventolando una enorme bandiera con il grifone perugino. I tifosi lo amano perché non molla mai, ma ancora non sanno che nell’ anno del ritorno in A proprio Materazzi non ci sarà. Destinazione Liverpool, sponda Everton, Premier League.
FINE PRIMA PARTE

Rinunciamo alle coppe. Se è il prezzo da pagare per ottenere alla fine dei diversi gradi di giudizio, sportivo prima e amministrativa poi, un calcio italiano finalmente credibile. Per un anno o financo per tre, per quanto la Uefa riterrà opportuno. Gli strali di Della Valle e Lotito, espressioni della nuova imprenditoria che è terribilmente simile alla vecchia, i complotti politici evocati da Berlusconi e dal Milan, refrain trito e ritrito adattabile alle diverse situazioni, e l’ avvertimento della società Juve che fa capire che al di là di una pena accettabile o congrua che dir si voglia sarebbe disposta a dare battaglia fino all’ ultimo. Senza contare uomini politici e di sport in caccia di consensi, giornalisti leccaculo e tifosi accecati dal machiavellico fine che giustifica i mezzi. Un esercito di benpensanti e garantisti a comando che fa ribrezzo. Prepariamoci a questo teatrino che durerà tutta l’ estate non facendo un passo indietro dalla certezza che quelli del quartierino e dei salottini buoni devono pagare. Ed essere estromessi dal calcio. Quelli che schierano battaglioni di avvocati che presentano i loro clienti come buffoni patetici ed ignoranti. Sacrifichiamo la partecipazione alla Champions conquistata sul campo senza favori né imbrogli e poi chiediamo i danni a chi viola la clausola compromissoria e si rivolge alla giustizia ordinaria. Un risarcimento milionario a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e pazienza se qualcuno rischierà il fallimento. Un campionato con anche solo una di queste in serie A, tanto per capirci i rossoneri, senza una pesantissima penalizzazione, sarebbe una sconfitta epocale che non ci possiamo permettere. Sarebbe un modo per far uscire un Moggi dalla finestra oggi per farne rientrare un altro fra 2 o 3 anni. I tifosi delle squadre coinvolte che si schierano con i loro dirigenti sono pericolosi mezzi di pressione sull’ opinione pubblica e sulla libertà di giudizio di chi sarà chiamato ad esprimersi in camera di consiglio. Vanno disinnescati, con un movimento di opinione compatto, in primis da noi supporters nerazzurri, che dobbiamo sapere di poter perdere e vincere ma solo per demeriti o meriti della nostra società, dei giocatori e di Roberto Mancini. Noi tutti dobbiamo vigilare: l’ esercito dei disonesti è sempre più ampio e in questi giorni si mescola con gli italiani che festeggiano i successi della Nazionale. In una mano il tricolore, in tasca il passamontagna.
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E’ arrivato a Milano da due giorni e si è già incontrato con Dacourt nell’ hotel del centro che li ospita. Visite mediche per entrambi in vista del ritiro che comincerà la prossima settimana. Quindi la società nerazzurra ha sciolto gli ultimi dubbi e non potrà tesserare un nuovo extracomunitario avendo già Douglas Seisenado Maicon, 25 anni, prelevato dal Monaco per circa 6 milioni di euro dopo una lunga trattativa con il suo procuratore Mino Raiola. Contratto quadriennale, 1 milione di euro di ingaggio, entrerà in competizione con J. Zanetti e Figo per un posto sulla corsia destra, sia di difesa che di centrocampo. Due totem nerazzurri, una impresa non facile per l’ esterno verdeoro che è già da due anni nel giro della Nazionale, ma che ha perso il ballottaggio con Cicinho per il ruolo di vice Cafu a questi Mondiali, al termine di una stagione non brillantissima come tutto il club transalpino. Molto amico di Adriano che ne ha caldeggiato l’ acquisto, con il quale ha condiviso la vittoria della Coppa America e della Confederations Cup. Corsa, velocità, potenza e grandi capacità offensive: è così Maicon, che deve migliorare sia a livello tattico che in fase di copertura. Roberto Mancini intende proporre l’ anno prossimo una maggiore spinta sulle fasce e in questa via si inseriscono gli ingaggi anche di Grosso e Maxwell, al posto dei vari Favalli, Ze Maria e Wome a cui non è stato rinnovato il contratto. Poche parole in italiano di rito per Maicon, che ha espresso felicità e curiosità per la sua nuova avventura nerazzurra, dribblando qualsiasi domanda su Calciopoli. Potenzialmente sembra che non farà la fine di Gilberto, passato come una meteora da Milano e affermatosi altrove, ma il Mancio dovrà lavorarci ancora parecchio.
( nella foto la storia e la cultura dell' Inter )
Io sto con Mancini intervista Filnax
1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )
Però!
2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?
Juventus in B, Milan in A con penalizzazione
3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?
No, titoli revocati e non assegnati
4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?
Sei un tifoso nerazzurro, hai un sito/blog o account splinder e vuoi partecipare alle interviste nerazzurre?
Scrivimi alla mail nicoletti.simone@tiscali.it oppure attraverso splinder!

( nella foto la voce ufficiale nerazzurra, Interchannel)
Io sto con Mancini intervista Bible Black
1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )
Scusami Dio se ho dubitato della Tua esistenza...
2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?
Spero che la Juve sia in C1 (ma sarebbe ancora troppo poco...) ed il Milan nel suo habitat ideale: la B
3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?
Certo! Fosse per me farei una petizione per riappropriarci anche degli scudetti 97-98 e 2001-02 (tra i tanti!)
4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?
Si... ma certo volte anche un fesso ti rende orgoglioso!
5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?
Sì. Anche perchè mi è piaciuto molto nelle sue esternazioni antijuve e se poi consideriamo che l'alternativa poteva essere Capello (brrr... ho i brividi!) allora il Mancio me lo tengo stretto!
6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?
Mandandolo di corsa al Real (ma in cambio di un bel pacco di soldi!)
7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?
VADE RETRO SATANA!!!
8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?
Va bene anche Pizarro... tanto l'anno prossimo la concorrenza non dovrebbe essere così agguerrita...
9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.
Biscardi se mi fa uscire con la valletta del Progesso
10 – Dì' qualcosa di interista.
Beccalossi e Brehme vi amo!
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Riappare Roberto Mancini, dalla Sardegna, in vacanza con la moglie Federica. Ai microfoni del programma sui Mondiali di Ivan Zazzaroni su Radio Deejay, l' allenatore nerazzurro è tornato a parlare di tutto, da Germania2006 a Toni, da Adriano a Calciopoli. Nell' intervista che potete trovare anche qui spicca la preferenza per Toni, un certo catenaccio su Calciopoli e soprattutto su Adriano, parso come sempre impresentabile sotto il profilo fisico, e il dispiacere per la perdita di Veron. Sotto il sole di Porto Cervo quindi si sta godendo le partite dei Mondiali e le rivincite verso chi, come Moggi e la sua combriccola di giornalisti e financo arbitri, non ha mancato occasione per fargli pagare quel suo non aver paura del sistema e combatterlo dall' interno. In fondo lo ha fatto più Mancini che la stessa società Inter, che si accontentava di avere una ricca fetta dei soldi dei diritti tv in cambio di un mantenimento dello status quo che non prevedeva vittorie sportive. Per il Mancio l' estate si preannuncia più tranquilla perchè, con il probabile declassamento almeno della Juve in classifica, si aprono le porte della Champions senza passare dai preliminari. La terza stagione, quella che deve essere della vittoria, può essere preparata con più calma. Ora non si può davero più sbagliare, da Moratti e Mancini in giù.
( nella foto due che spero si scordino il passato )
Io sto con Mancini intervista Adriano Blog
1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )
Ecco lo sapevo...
2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?
Juve serie B, Fiorentina serie B, Roma penalizzata, Milan penalizzato
3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?
No vorrei la faccia di Moggi dietro le sbarre :)
4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?
No Moratti è una persona per bene e da tutto questo ne esce come vincitore morale .
5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?
Sì, Mancini è un bravissimo allenatore e una bravissima persona è un onore averlo all'Inter
6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?
Adriano è pagato 4m di euro all'anno io fossi in lui riderei dalla mattina alla sera
7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?
Un regalo!
8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?
Veron è stato un grande leader, non se ne vedevano così dai tempi di Simeone, dobbiamo prenderne un altro così
9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.
Galliani
10 – Dì' qualcosa di interista.
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( nella foto uno slogan davvero emozionante )
Io sto con Mancini intervista Inter Emotional site
1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )
Non mi sono stupito, ero solo in attesa del momento in cui il gioco
sporco della Juve venisse scoperto!
2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?
Juve in B, le altre ancora in A con penalizzazione
3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?
Assolutamente no, non voglio scudetti attribuiti da sentenze.
4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?
Mi sono (ma solo in parte..) ricreduto. Avanti con Moratti.
5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?
Tutto sommato sì, soprattutto se l'alternativa era Capello
6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?
Una domanda veramente difficile... Il problema è solo lui.
7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?
Credo che sarebbe un pacco, e ricordiamo che i tifosi dell'Inter non
dimenticano...
8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?
Io darei fiducia a Pizarro, senza Veron credo che farà bene.
9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.
Biscardi, ma solo per rispondere alla domanda.
10 – Dì' qualcosa di interista.
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Sempre più orgoglioso dei nostri colori, e ci aggiungo un grande FORZA INTER
( nella foto 4 giocatori stranieri dell' Inter: più internazionale di così... )
Io sto con Mancini intervista Blog internazionale
1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )
Dio esiste!
2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?
In serie B
3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?
No, voglio una scritta MAI IN B
4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?
Sì, gli onesti sono sempre fessi in questo mondo.
5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?
Sì, se poi non vedo più Recoba e Wome su quella panchina, sono ancora più contento!
6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?
Si compra tutto il Brasile!
7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?
Un pacco-ne
8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?
Emerson anche se è un uomo di M.
9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.
Biscardi, in fondo è il classico italiano che Sordi ha spesso interpretato nei suoi film. Sta dalla parte dei potenti ma in fondo è buono.
10 – Dì' qualcosa di interista.
Basta citare Prisco, l'interista numero 1. Dopo che ho stretto la mano a un milanista mi lavo la mano, dopo che l'ho stretta a uno juventino, controllo se ho ancora il portafoglio...
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Da Favalli e Wome a Grosso e Maxwell. Non saranno due fenomeni i titolari della fascia mancina dell’ Inter 2006 – 2007 ma mi pare un passo avanti abbastanza deciso sotto il profilo della qualità complessiva. Entrambi hanno una predisposizione più offensiva che difensiva, sono più fluidificanti che marcatori insomma, ma compensano il deficit con il grande fisico e un piede sinistro molto sensibile, specie l’ ex palermitano. Se l’ ex Ajax è arrivato a parametro zero, Grosso è costato 5,5 milioni di euro più DellaFiore, prodotto del vivaio e nel giro della prossima Under: un investimento considerevole in un mercato bloccato per colpa di Calciopoli. Tutti sanno che ritengo molto più importante per una squadra formare un asse centrale portante di grandissimo livello e quindi gli esterni sono meno essenziali per stabilire le potenzialità di una grande squadra. In questo senso stiamo a vedere chi saranno i due campioni, uno a centrocampo e uno in attacco, che arriveranno nei prossimi mesi. E il passaporto mi interessa relativamente.
Fino alla partita contro la Juventus a San Siro era unanimemente considerato tra i migliori centrocampisti che giocano nei campionati europei per il rendimento offerto in tutta la stagione. Poi l’ infortunio alla mezzora del primo tempo, la lenta guarigione e la forma mai più ritrovata, con il punto più basso nella notte di Villarreal, con una prestazione sconcertante anche sotto il profilo comportamentale per le continue scaramucce con Sorin. Juan Sebastian Veron era tornato quel regista sopraffino, illuminato e tecnico dei tempi della Lazio, dopo le sfortunate annate inglesi; è un calciatore che ho sempre adorato e che probabilmente solo quest' anno era riuscito ad imporsi come fulcro del centrocampo e di una squadra. Probabilmente con la Strega in forma avremmo assistito ad un altro finale nel film di questa stagione, ma è ormai inutile pensare a quel che poteva essere e non è stato. Dopo Mihajlovic e Favalli, un altro dei fedelissimi del mister lascia l’ Inter e Roberto Mancini non può gioire di questa scelta che gli apre un altro buco nel settore nevralgico del campo. Buco che sicuramente non si può coprire con Dacourt o Barone, ma servirà un altro grande interprete capace di dettare i ritmi di questa squadra e un investimento altrettanto cospicuo. Oppure si dovrà puntare su Pizarro, che potenzialmente e come caratteristiche fisiche e tecniche non è così inferiore a Pirlo, ma necessita di assoluta fiducia per esprimersi al meglio. Non dimentichiamo che l’ arrivo di Veron in prestito gratuito dal Chelsea è stato uno degli affari di mercato più rilevanti dell’ era Moratti, una scommessa vinta contro lo scetticismo di molti. Si è scontrato apertamente con Adriano e non a torto, protestando a voce alta anche davanti alle telecamere per le mancanze comportamentali del brasiliano mal accettate dal gruppo e erroneamente tollerate dalla società e dal patron in particolare. Dire che Adriano non è paragonabile a Ronaldinho e Ronaldo e che se avesse giocato in campo quanto parlato con la stampa l’ Inter forse avrebbe vinto qualcosa è purtroppo una verità. La scelta di lasciare l’ Italia non è stata fatta per soldi perché in Argentina guadagnerà un decimo di quanto avrebbe potuto fare a Milano ed è stata comunicata molti mesi fa dal giocatore. Da lì il pressing quasi riuscito della società e dell’ allenatore per rimanere ancora un anno, ma la notte di Villarreal e le sue devastanti conseguenze nell’ ambiente hanno azzerato questa prospettiva. Adios Brujita !
" Prima ho incontrato il figlio di Moratti (a Lugano), mi ha chiesto un sacco di cose, ma prima dell'ultima di campionato il patron mi ha detto che non se ne faceva più niente, inventandosi la scusa dello scandalo. In realtà, siccome non è la prima volta, ho avuto l'impressione che a Moratti piaccia fare l'allenatore e così gli ho fatto da consulente anche se di solito le consulenze si pagano. Con l'Inter non s'ha da fare matrimonio, sono stato contattato non so più quante volte da Moratti, prima di Lippi e prima di Mancini. Mi vien da ridere quando leggo che l'Inter sarà più italiana con i nomi dei giocatori indicati da me". Nell’ intervista di Fabio Capello rilasciata alla Gazzetta dello Sport vengono confermate le indiscrezioni riportate da molti quotidiani sportivi che giunsero alle orecchie di Roberto Mancini, il quale nelle interviste pre e post finale di ritorno di Coppa Italia parlò da ex allenatore dell’ Inter. Poi lo scandalo che ha travolto la Juventus ha convinto Moratti a cambiare per l’ ennesima volta idea e a rinunciare ad ingaggiare il tecnico più bravo del mondo, come lo ritiene. In quei giorni anche il sottoscritto scrisse che le percentuali di permanenza del Mancio in panchina erano bassissime, avendo avuto conferma dell’ incontro di Lugano da uno dei presenti all’ incontro in terra svizzera. Tenere il mister jesino è quindi una decisione non figlia di motivi tecnici e quindi già sbagliata in partenza, come scrissi all’ epoca. Non perché non sia personalmente contento di questa situazione, ma perché è una ulteriore dimostrazione dell’ approssimazione e del dilettantismo con il quale viene gestita questa società che sarà pure pulita ma è nelle mani di chi continua a gestirla come un giocattolo.
Guarda il video cult a sinistra nella home: Il Codice da Moggi
Tre campioni, tre giocatori simbolo delle tre principali squadre di serie A. Negli ultimi giorni hanno fatto a gara a chi riusciva a far passare per fessi giornalisti e soprattutto tifosi, che in realtà lo sono molto meno di quanto credono i protagonisti del nostro calcio, in campo e fuori. A chi il premio PINOCCHIO D' ORO categoria Calciatori ?
FABIO CANNAVARO
" Mi sono reso conto che forse non avevo espresso il mio pensiero in maniera chiara. Sono convinto che chi ha sbagliato è necessario che paghi. Voglio un calcio pulito, ho fiducia nella giustizia ordinaria, in quella sportiva e soprattutto nel commissario Guido Rossi".
ANDRIJ SHEVCHENKO
" Londra scelta di vita: voglio imparare l' inglese per comunicare con mia moglie e trasmettere amore ai figli "
ADRIANO
" Quando sono con la Selecao mi diverto, all'Inter no. Qui sono in un ambiente più rilassato dove tutti i compagni mi vogliono bene. Io all'Inter devo rispetto perchè ho un contratto, nella Selecao c'è maggior allegria".
L’ ultima volta che si parlò della necessità di inserire più giocatori italiani nella rosa nerazzurra c’ era Marcello Lippi in panchina. Dopo un’ annata iniziata benissimo e terminata fra le polemiche con la doppietta del reietto Robi Baggio contro il Parma, l’ attuale ct chiese e ottenne più potere nelle decisioni di mercato e fece giungere a Milano giovani “promettenti” come Ferrari, Brocchi, Cirillo e Pirlo, nell’ ambito di una campagna acquisti disgraziata che comprendeva anche Hakan Sukur, Vampata, Robbie Keane, Farinos e Frey. Il progetto naufragò dopo Helsingborg e Reggina già a settembre. Ora Roberto Mancini, nell’ intervista rilasciata alla Gazzetta due giorni fa in cui coerentemente ha ricordato la sua antipatia verso Moggi e la poca propensione al sacrificio di Adriano nell’ ultima stagione, rilancia lo slogan pro italiani, ma lo fa sottolineando come servano solo grandi campioni o nazionali: Grosso, Toni, De Rossi. Aggiungerei Zambrotta, Buffon e perché no FrancescoTotti. Intrighi di calciomercato e inchieste della giustizia sportiva permettendo. La personalità, lo spirito di appartenenza sono qualità importanti, ma servono solo se abbinati a caratteristiche tecniche superiori alla media, che devono servire per far fare ai nerazzurri l’ ultimo salto di qualità. Non ho nostalgia di Cirillo e Ferrari, ma di Bergomi, Zenga, Serena, Berti e Ferri, ultimi italiani campioni e vincenti, non solo per il passaporto. Datemi undici Ronaldinho e chiedetemi se sono felice.
Un minuto e mezzo. Il tempo necessario a Massimo Moratti per chiedergli se voleva andarsene o provare a vincere qualcosa in un campionato finalmente pulito e al Chino per rispondere che fosse per lui chiuderebbe la carriera all’ Inter e che vorrebbe solo essere maggiormente impiegato. Il patron che sorride, gli allunga la mano e gli dice che per lui è pronto da tempo nel cassetto un triennale da circa 2 milioni di euro l’ anno. Poi via a parlare di vacanze, famiglia, Mancini, intercettazioni e tutto il resto. Come appena successo per la conferma del mister non conta il responso del campo, solo l’ affetto e la fede incrollabile per le sue doti tecniche ed umane. Moggiopoli ha fatto molti danni all’ Inter: infatti il patron è tornato a vestire i panni dell’ innamorato tradito dal sistema e fiducioso di vincere con i suoi modi gentili e paternalistici nei confronti dei calciatori che, visto il possibile declassamento di top club come Juve, Fiorentina e forse Milan, fanno la fila per approdare in nerazzurro dove certi stipendi possono essere tranquillamente mantenuti. Chiedere a Luca Toni che si è visto proporre un triennale da 3,5 milioni di euro netti l’ anno, il triplo dell’ ingaggio attuale. Quel che era sbagliato alla Juve era la gestione delinquenziale del sistema, non il modus operandi manageriale nella conduzione di una società calcistica. Scrissi alcuni mesi fa che il destino dava un’ altra opportunità al Chino di poter dimostrare che la sua avventura all’ Inter avesse un lieto fine: trascinarla nel cammino europeo. Purtroppo sappiamo tutti come è finita e da lì l’ ennesimo infortunio muscolare gli ha risparmiato la deriva stagionale in campionato ma anche la finale di Coppa Italia vinta grazie ai gol di Cruz. Se in nove anni, anche non per colpa solo sua, non si è mai riuscito ad imporre a Milano, bisogna prenderne atto e voltare pagina. Come dirigenza e staff tecnico avrebbero legittimamente fatto se Massimo Moratti non si fosse opposto, scavalcandoli come fa sempre e delegittimandoli, dandogli indirettamente ragione quando non ci mettono mai il viso quando la barca affonda o è in mezzo ad una tempesta. Non solo Recoba, ma anche le stucchevoli dichiarazioni di Adriano dipendono da quest’ aria di impunità ed eccessiva libertà che si respira da anni ad Appiano. Non critichiamo il brasiliano se si comporta così, ma chiediamoci perché lo hanno fatto in passato Vieri, Ronaldo, Cannavaro e molti altri.
Risvolti interessanti anche sul piano tecnico e dei rapporti fra calciatori e allenatori nelle intercettazioni. Tra queste spicca anche la richiesta fatta da Marco Materazzi al suo procuratore Alessandro Moggi nel novembre 2004. Il difensore nerazzurro gli riferisce di avere seri problemi con Roberto Mancini e di non voler più essere allenato da lui. Gli comunica la sua volontà di cambiare aria e di trovargli una nuova sistemazione già nel mercato invernale per non perdere il treno della Nazionale. La prova che i rapporti fra il difensore e il mister erano già tesi dopo pochi mesi dal suo arrivo in nerazzurro, quando l’ Inter mise in fila una serie innumerevole di pareggi e la retroguardia non si era ancora assestata. I problemi in questa stagione sono tornati a galla, a causa dell’ arrivo di Samuel che di fatto ha conquistato la maglia da titolare al fianco di Cordoba. Le indiscrezioni di un Materazzi vicino al Milan dello scorso gennaio e comunque sempre più convinto ad andarsene trovano quindi una conferma datata nelle intercettazioni della Procura di Roma. Stavolta per Massimo Moratti e la dirigenza sarà dura ricucire uno strappo divenuto col tempo sempre più grande.
I più grandi club europei hanno nel settore avanzato un goleador e un fuoriclasse. Penso al Milan che ha schierato Gilardino o Inzaghi al fianco di Shevchenko, alla Juve che al genio e sregolatezza Ibrahimovic ha affiancato lo spietato bomber Trezeguet. Gli stessi campioni d’ Europa, il Barcellona, hanno un animale da gol come il camerunese Eto’o e uno, se non fuoriclasse: Ronaldinho e Messi. All’ Inter nell’ ultima stagione non c’era il goleador e, vedendo il rendimento di Adriano, nemmeno il giocatore capace di risolvere da solo le partite. Le mancate vittorie, al di là di quanto si è scoperto successivamente per lo scandalo intercettazioni, sono principalmente dipese da questo sotto il profilo tecnico. Per questo Luca Toni, capace di segnare più di 50 reti elle ultime due stagioni di serie A, all’ Inter serve. Se il suo acquisto è però in alternativa a quello di Adriano, si dovrebbe tornare sul mercato per reperire quel giocatore che ti fa vincere da solo le partite quando serve. Un Ronaldinho, un Totti tanto per intenderci. Non un Ronaldo, capace ai tempi belli di avere entrambe le straordinarie qualità e ora ottimo realizzatore. Forse un Cassano che torni a fare la differenza, recuperato sotto tutti i profili. Personalmente vedrei con favore, nonostante non abbia disputato una stagione da ricordare, l’ arrivo di Ibrahimovic, magari dopo una retrocessione in serie B della Juve che ne abbatterebbe il valore di mercato. Toni ( o Van Nistelrooy ) – Ibra o un Adriano che abbia voglia di ricominciare a lavorare seriamente non solo con Mancini ma soprattutto per l’ Inter e di questo non sono affatto convinto. Un goleador e un fuoriclasse, la formula vincente.
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Dopo due anni di relativa tranquillità, torna d’ attualità il refrain della fascia sinistra senza padroni dell’ Inter. Ieri è stata la giornata dell’ ufficializzazione dell’ addio dei due giocatori che nella stagione appena trascorsa hanno occupato quel ruolo: Giuseppe Favalli, approdato al Milan, nota squadra di gerontofili del reparto difensivo, e Pierre Wome, il camerunense noto più per le sue doti nascoste che per quello mostrato in campo, che è finito in Germania tra le file dei vice campioni del Werder Brema. Ci mancheranno? Sicuramente il terzino ex Lazio e Cremonese, pur senza essere Zambrotta, ha svolto in maniera più che sufficiente il suo compito, interpretando il ruolo in maniera prettamente difensiva come richiede Mancini e come ha imparato a fare sul lato opposto Javier Zanetti. Il mister, in bilico fino a pochi giorni fa, ha potuto spingere in maniera limitata per una sua conferma che la dirigenza gli ha proposto per una sola stagione, come consuetudine per i giocatori over 30( Favalli ha 34 primavere ). Il Milan che ha come termini di paragone Costacurta e Maldini, lo considera ancora un giovanotto e gli ha proposto un biennale. E’ stata quindi una scelta di convenienza più che tecnica, visto che tra Maxwell e Serginho forse avrebbe avuto più probabilità di giocare con il primo. Wome invece è stata una scommessa di Marco Branca, che gli ha fatto firmare un contratto di un solo anno, ma ha mostrato tutti i suoi limiti che gli sono stati sempre riconosciuti relativamente alla scarsa applicazione nella fase difensiva e di concentrazione. Più che un esterno di una difesa a 4 dà il meglio di sé come laterale di un centrocampo a 5, dove può prodursi in quale inserimento offensivo sfruttando anche un tiro che a Milano non ha mai mostrato. Nella seconda parte di stagione ha trovato più spazio, ma gli errori macroscopici nella partita d’ andata contro il Villarreal o a Parma in campionato sono stati fatali. E ora? Dopo essere stato parcheggiato ad Empoli per guarire dall’ infortunio al legamento crociato, arriverà il brasiliano Maxwell, ex Ajax, un altro affare a costo zero. Un giocatore di esperienza internazionale, più a suo agio in fase offensiva, dotato di un buon fisico, ma sulle cui condizioni fisiche ci sono molti punti interrogativi. Quindi si guarda alla Nazionale per Zambrotta e soprattutto Grosso, ma solo se l’ esborso non sarà molto elevato. Altrimenti Mancini si arrangerà con Cesar, il Serginho dell’ Inter, sperando che ritrovi un po dello smalto mostrato ad intermittenza nella Lazio.
Roberto Mancini nei giorni scorsi aveva detto che era difficile trovare un allenatore migliore di lui, non tanto o almeno non solo sul piano tecnico, e che avrebbe continuato la sua avventura all’ Inter solo in caso di piena fiducia da parte di Massimo Moratti. Oggi il patron ai cronisti ha affermato che Fabio Capello è il miglior allenatore del mondo e che conferma il Mancio per l’ anno prossimo con l’ obbligo di vincere e che si sta comportando in maniera dignitosa e responsabile in un momento difficile per il calcio. Senza dover leggere troppo fra le righe, la scelta del patron è fatta col cuore e su un piano etico e morale, non su quello tecnico. Quindi se Fabio Capello non fosse stato coinvolto in questo affaire avrebbe scelto lui. E’ una deduzione logica che difficilmente può essere confutata. Cosa dirà ora il Mancio, dal momento che il proprietario della sua squadra non lo considera il migliore possibile per allenare l’ Inter? Quante volte abbiam chiesto che le decisioni nella società nerazzurra fossero prese basandosi su altri parametri? Lo scandalo intercettazioni ha quindi condizionato le scelte tecniche di Massimo Moratti e non ho problemi a dire che il modus ragionandi è ancora quello del tifoso e non del professionista e proprietario di una società per azioni. Quindi le premesse sono per l’ ennesima volta sbagliate.
MANCINOMETRO : Le percentuali di conferma salgono ancora e ormai sono attorno al 70 %. La palla passa ora a Roberto Mancini: potrebbe nemmeno tanto clamorosamente gettare la spugna ? Non è da escludere. Solo in questo caso rientrerebbero in gioco nomi come Eriksson e Prandelli.

Tre vittorie in manifestazioni ufficiali in due anni ( non succedeva da oltre 30 anni ), due campionati che definire almeno non condizionati o indirizzati è quantomeno difficile( quale altra squadra italiana potrà festeggiare appieno qualcosa quest'anno?), un gioco spesso convincente e una identità di appartenenza alla società e ai colori certa e provata. Dall’ altra parte della bilancia la notte di Villarreal, che lo stesso Massimo Moratti, gli addetti ai lavori e gran parte dei tifosi hanno imputato ai calciatori. Basta questo per considerare negativo il bilancio di Mancini e puntare su Fabio Capello ? Evidentemente sì, se si leggono tra le righe le parole di un mister abbastanza abbacchiato nella conferenza stampa del dopo partita, l’assenza di Facchetti e degli altri dirigenti ai microfoni della stampa e lo sguardo imbarazzato e severo del patron in tribuna durante la premiazione. Una espressione del viso che purtroppo gli interisti conoscono bene, quella che ha quando deve fare una cosa di cui non è molto convinto e che gli costa a livello personale. Come mandare via un allenatore scelto da lui. Al di là dell’ atteggiamento polemico della curva, che non mi sento di condividere ma nemmeno di condannare perché espressa nei canoni della civiltà, considero ancora che il progetto tecnico debba continuare almeno per un altro anno, non tanto perché non c’è nessuno migliore del Mancio che possa sedere su quella panchina, ma per la convinzione che con questa rosa e con questa disorganizzazione societaria nessuno, nemmeno Capello, avrebbe potuto fare meglio. Non so come stia maturando questa decisione, forse nell’ ultimo mese Moratti ha scelto di delegare la gestione manageriale ad una persona che scopriremo lunedì e che mi auguro non sia ancora Luciano Terraneo, presente all’ incontro con Capello senior e junior ( anche lui procuratore ) e figlio di Moratti in quel di Lugano la settimana scorsa e subito spifferato alla stampa. Quel Terraneo che, scaricato per far posto a Marco Branca, informò il Chelsea di una clausola contenuta nel contratto di Adriano, allora al Parma,e che costrinse l’ Inter a spendere oltre 20 milioni di euro per evitare la beffa. Ero tra i pochi che continuava a ritenere meno probabile la conferma dell’ allenatore anche in queste ultime settimane, ma continuo a sperare in qualche ravvedimento, anche perché in caso di esonero ci sarebbero altri 7-8 milioni di euro lordo da sborsare, oltre ai ricchi emolumenti richiesti da Don Fabio. Per quanto riguarda la partita di ieri, l’ Inter ha fatto valere la maggiore esperienza dei suoi uomini chiave, rischiando pochissimo contro una buona Roma infarcita come sempre di riserve ma capace di mantenere un buon livello di gioco e una personalità da grande squadra nel prossimo futuro. Restano negli occhi gli splendidi gol di Cambiasso e Cruz, senza dubbio assieme a Figo, positivo anche lui seppur molto stanco, i migliori per continuità e impegno.
MANCINOMETRO: La vittoria in Coppa non avrebbe inciso sulle decisioni. Le percentuali di conferma, dopo alcuni segnali giunti ieri sera come descritti nell'articolo, fanno propendere per ua percentuale di conferma in discesa: siamo attorno al 25 %.

Come un anno fa si disputa a San Siro tra Inter e Roma la finale di ritorno di Coppa Italia, ma cambia la cornice e l’ atmosfera in cui si gioca. Previsti non più di 40.000 spettatori, tutta l’ attenzione rivolta dai mass media allo scandalo delle intercettazioni e una eventuale vittoria non potrebbe più essere considerata come la ciliegina sulla torta di una stagione in crescendo e ricca di promesse per il futuro. Infatti l’ eliminazione dalla Champions League come più volte ricordato ha scombussolato tutto l’ ambiente nerazzurro, da Moratti fino all’ ultimo dei tifosi e per questo, nonostante le rassicurazioni dell’ ultimo periodo, una eventuale affermazione questa sera non rafforzerebbe la posizione di Roberto Mancini. Il finale di stagione è stato in netto calando, fisico, tecnico e motivazionale, e le evidenti crepe nello spogliatoio con alcuni calciatori del calibro di Adriano lasciano filtrare preoccupanti spifferi che la società, come sempre poco presente, non fa nulla o non vuole fermare. Le voci su un possibile approdo di Capello sono tornate in auge, ma l’ ostacolo maggiore restano le pretese di Don Fabio che chiederebbe un sostanziale stravolgimento della rosa, con investimenti cospicui che finanziariamente Massimo Moratti non sembra possa effettuare, vista la prossima scadenza del decreto spalma debiti. Ci si aggrappa alla cabala che vede Mancini vincente per nove volte in carriera della Coppa e alle assenze di Mexes, Perrotta, Taddei e alle precarie condizioni di Totti, Chivu e De Rossi dei giallorossi. La posizione di Spalletti sembra molto simile a quella del Mancio di un anno fa, ma due sconfitte tra oggi e domenica contro il Milan ridimensionerebbero la portata dell’ impresa, salvo il terremoto che potrebbe investire la Juve e le altre indagate. Nonostante quest’ anno l’ Inter non abbia ancora battuto la Roma nei 3 precedenti ( 2 – 3 a San Siro e 1 a 1 all’ Olimpico in campionato, 1 a 1 una settimana fa in Coppa ) sono fiducioso per stasera, con il solito Cruz e lo stesso Adriano( sarà la sua ultima partita a San Siro?) chiamati a far dimenticare per una sera il problema del gol.
MANCINOMETRO: Nessuna novità, le probabilità di conferma sono attorno al 40%. Facchetti ha parlato di un contratto che scade nel 2007 per l' allenatore jesino, ma di fatto la sua situazione resta ancora traballante. Si liberasse Capello o più probabilmente Prandelli, a seguito della vicenda delle intercettazioni, probabilmente la panchina cambierebbe titolare nella prossima stagione.
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Tutta l’ attenzione è rivolta agli sviluppi dello scandalo intercettazioni e agli ultimi due impegni stagionali, tra cui la finale di ritorno giovedì a San Siro. Poi sapremo quali decisioni avrà assunto Massimo Moratti, specialmente se darà continuità al progetto tecnico di Roberto Mancini e all’ attuale management coordinato da Facchetti e Branca. Il mercato però è già iniziato e l’ attenzione è al mercato delle punte, che si preannuncia molto vivace già nelle prossime settimane. Al di là della conferma o meno di Adriano, Martins e Recoba, i nerazzurri opteranno per due arrivi nel reparto avanzato. Si sono fatti tanti nomi, tra cui il sogno Henry, che ha fatto sapere di non gradire una squadra che non è nemmeno sicura di fare la Champions League, dovendo prima affrontare lo scoglio dei preliminari. I nomi su cui c’è una convergenza di idee fra lo staff tecnico e gli operatori di mercato sono principalmente due: uno è quello di Hernan Crespo, 31enne argentino del Chelsea con una lunga militanza italiana, l’ altro è quello di Antonio Cassano, il 24enne talento di Bari Vecchia, che ha vissuto un anno travagliato prima alla Roma e poi al Real Madrid che gli è costato un posto al Mondiale. Crespo ha più volte ribadito di voler tornare nel nostro Paese, ha già vestito con discreto successo la maglia nerazzurra nella stagione 2002 – 2003, quando mise a segno 16 gol in 30 partite, nonostante uno strappo muscolare che gli costò oltre tre mesi di assenza forzata. Roberto Mancini lo stima, sa che garantisce sempre un buon numero di reti, non avrebbe problemi di ambientamento ed è molto duttile. Inoltre troverebbe molti connazionali e, fattore non trascurabile, il Chelsea dovrebbe metterlo in vendita ad un prezzo non superiore ai 6-7 milioni di euro, specie se dovesse riuscire a mettere le mani su un pezzo da novanta. Nel modulo ad una punta di Mourinho si è ritagliato lo spazio di vice Drogba, giocando circa 2200 minuti in 26 presenze con 13 gol e contribuendo alla conquista del bis in Premier League. Un usato sicuro insomma, che potrebbe giocare al posto o al fianco di Adriano. Il discorso su Antonio Cassano è diverso: a gennaio sembrava possibile un suo arrivo a Milano che a conti fatti sarebbe sicuramente servito, ma Florentino Perez volle aggiungere alla sua collezione di attaccanti l’ex barese sborsando 5,5 milioni di euro alla Roma. Sovrappeso e fuori forma, sappiamo tutti come è andata a finire, tanto che in Spagna è famosa soprattutto una sua imitazione grottesca che ne mette in risalto l’ amore per le merendine e la sua irascibilità. Difficile trovi ancora posto nello scacchiere della rifondazione madridista e per questo Branca si è mosso per avere in prestito con diritto di riscatto l’ attaccante italiano che in rosa prenderebbe il posto di Martins o Recoba. Potrebbe essere l’ occasione per una rivincita in grande stile. In alternativa ecco Tavano, che però costa oltre 10 milioni nel pacchetto con il centrocampista Almiron, soldi che sembrano eccessivi per una probabile riserva. Tutto però ruota attorno ad Adriano, che se puntasse i piedi per una cessione potrebbe essere accontentato; una nuova sconfitta per una società che non sa trattenere e gestire i giocatori di maggior prestigio, salvo poi pentirsene amaramente.

Tutto si potrà dire di Roberto Mancini tranne che sia uno che è omologato o servo al potere di turno, che poi da anni è sempre lo stesso.Si è sempre comportato come si sentiva, pagando in prima persona nei casi in cui, specie quando calcava ancora i campi di calcio, è andato sopra le righe. Giustamente. Ero stupito anzi che nell’ intervista pre partita di sabato avesse voluto sostanzialmente glissare sull’ argomento usando l’ arma dell’ ironia, come già successo peraltro altre volte in occasione delle punzecchiature reciproche avute specialmente con Luciano Moggi. Si è voluto togliere qualche sassolino dalle scarpe l’ allenatore dell’ Inter ? In parte credo di sì e sarebbe pure normale. Esaminando nel merito quanto detto, ha espresso un pensiero che è condiviso da tutti quelli che non sono coinvolti direttamente dalla vicenda, ossia juventini che preferisconochiudere gli occhi perché temono che dietro ci sia molto altro e addetti ai lavori , giornalisti, dirigenti e calciatori, che con Moggi hanno avuto a che fare o che in futuro potrebbero ancora avere. E’ normale avere paura e rispetto nei confronti del boss del tuo mondo, anche quando la sua era potrebbe essere finita. La colpevolezza non sta ( ancora ) nell’ illecito sportivo vero e proprio, ossia la conferma che le partite sono state comprate. Lo sdegno è nel vedere che non è stato rispettato il principio base dello sport, quello della onestà e lealtà, perché l’ intreccio che è stato smascherato dimostra senza ombra di dubbio che non tutti partivano alla pari ad inizio stagione. Condizionamenti, ricatti, giochi sporchi, malcostume diffuso sul piano morale sono acquisiti e certi. Questo basta a dar ragione a Mancini quando sostiene che sono fatti gravissimi, sui quali bisogna vergognarsi. Non c’è da aspettare altre intercettazioni, interrogatori e indagini federali che stabiliscano concretamente quanto hanno inciso quelle parole sui campionati. Bastano i dubbi e i sospetti per chi vive lo sport come un fatto sentimentale e passionale, sia per chi ci gioca sia per chi lo segue. E il dubbio su tutto il periodo di gestione della Triade è pesante: dopo la chiacchierata tra Moggi e Baldas in cui il moviolista di Biscardi si faceva suggerire chi promuovere e bocciare in una trasmissione tv che ha la credibilità di un soldo bucato, come non ricordare che nel famoso anno del mancato rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo il designatore fosse proprio Baldas ? Tanto per citare uno dei mille esempi che si potrebbero fare su cui avere dubbi è legittimo. “Io non ci sto”: una volta di più sto dalla parte di Mancini. Edè stridente che il presidente federale, che con i protagonisti di queste intercettazioni è sempre stato legato a doppio e triplo filo, si presenti davanti alla stampa per dire che farà una indagine seria e rigorosa. Ed è stridente che il presidente della Lega, nonché amministratore del Milan e legato a doppio e triplo filo con la Juventus della Triade,si faccia consigliare da un avvocato e non si dissoci almeno moralmente da questo andazzo. Forse perché in fin dei conti a questo sistema non è estraneo? Forse perché non può o non vuole ? Aspettiamo il lavoro delle Procure, ma la condanna morale dovrebbe impedire a queste persone di lavorare ancora nel calcio e nello sport. Ma una morale ce l’ hanno ?
Una delle poche colpe di Roberto Mancini, come lui stesso ha riconosciuto recentemente, è stata quella di non impiegare dall’ inizio Julio Cruz in alcuni crocevia importanti della stagione, prime fra tutti la sfida di San Siro contro la Juventus e la trasferta di Villarreal. Forse certe occasioni sprecate malamente dal duo della perdizione Adriano – Martins sarebbero state sfruttare meglio, ma si sa che l’ attaccante brasiliano preferiva come compagni di reparto il nigeriano o al massimo Recoba. L’ attaccante argentino ha segnato ieri il gol numero 18, uno solo in meno di Adriano, mantenendo l’ Inter in forte calo di quest’ ultimo periodo in corsa per bissare il successo in Coppa Italia. Vittoria che comunque non avrebbe gli stessi significati dell’ anno scorso, quando, unita ad una seconda parte di campionato promettente e con buona continuità di risultati, sembrava potesse essere la base di partenza per successi di ben altro spessore che non sono arrivati. Anzi, dopo aver visto la partita ieri sera, il progetto Spalletti nella Roma sembra essere più promettente di quello nerazzurro, molto sinceramente: l’ impianto di gioco creato dal tecnico viareggino è ben riconoscibile e ha saputo sfruttare l’ handicap di assenza delle punte in punto di forza per un gioco veloce, aggressivo e letale nelle ripartenze. Dopo il gol in apertura, la squadra del Mancio ha controllato con buona disinvoltura il possesso palla avversario, legittimando il vantaggio con le occasioni di Stankovic e di Cruz nel finale di tempo. Nella ripresa la difesa, poco protetta da un centrocampo in calo fisico evidente, ha sbandato più volte e bisogna accontentarsi di un pari che lascia aperti i giochi per il ritorno. Fortunatamente il rientro di Totti sarà controbilanciato dalla assenza di Mexes, Taddei, Perrotta e probabilmente di Chivu. Sul fronte del mercato, penso che gli arrivi nel reparto avanzato terranno conto sia della delicata situazione dei conti della società sia dell’ impegno mondiale: probabilmente almeno un paio delle punte a disposizione l’ anno venturo non dovrebbero essere presenti in Germania. Per questo si lavora ad un prestito di Cassano e all’ arrivo di una prima punta che potrebbe essere anche un cavallo di ritorno come Crespo, che non costa molto.
MANCINOMETRO : Le percentuali di riconferma a mio parere restano attorno al 40%, nonostante il suo staff tecnico abbia già fatto programmi di lavoro per il ritiro estivo con Carminati, preparatore nerazzurro. La vicenda Adriano e una eventuale pesante sconfitta interna contro la Roma sono ancora nuvole nere nell’ orizzonte del futuro nerazzurro del Mancio.
Non mi ha sorpreso il contenuto delle dichiarazioni delle intercettazioni. Lavorando nell’ ambiente ed essendo venuto a contatto con almeno un paio dei personaggi coinvolti nell’ indagine, so bene metodi e modus operandi di chi professionalmente è ai vertici in questo campo. La legge del più forte e del chi si conosce, a vari livelli di importanza, è ancora il lasciapassare indispensabile per chi si vuole avvicinare al calcio e ai suoi protagonisti. L’ irrisolto e palese conflitto di interessi, fenomeno purtroppo molto italiano anche in altri settori, che vede Luciano Moggi, ma anche Adriano Galliani, come protagonisti principali è la causa numero uno per il progressivo allontanamento e disamore del pubblico dal primo sport nel nostro Paese. La mancanza di credibilità che permea l’ intero sistema e che coinvolge pesantemente sia le strutture dirigenziali di Federazione e Lega, nei quali spiccano l’ uomo di tutte le stagioni Franco Carraro e l’ amministratore del Milan, sia i due club che stanno dominando da ormai vent’ anni in serie A , sia la più grande e influente società di procuratori, la GEA WORLD, è un cancro indebellabile dall’ interno. Nemmeno Massimo Moratti, nemmeno gli altri presidenti e calciatori, possono sottrarsi a questo status, perché avrebbero più da perdere che da guadagnarci, sia a livello sportivo che a quello economico, ben più importante. Al tifoso da bar, che compra la Gazzetta ogni giorno, che va allo stadio e che sta ore a partecipare a forum su internet o a seguire le molte trasmissioni calcistiche in tv, farà un certo effetto sentire dalla voce dei protagonisti dubbi e perplessità che tutti sospettavano ma a cui non volevano o potevano credere. Il giocattolo d’ altronde è socialmente importante per un Paese come il nostro e romperlo avrebbe effetti devastanti. Si è però giunti a un punto di non ritorno, nel quale se non si interviene a fare piazza pulita si dovranno regalare biglietti e abbonamenti SKY per rivedere la gente appassionarsi a questo sport. Come i tifosi senesi e ascolani hanno dimostrato nelle ultime settimane, scagliandosi contro i loro beniamini per comportamenti in campo non propriamente limpidi e chiari. Gli stessi tifosi della Juventus dovrebbero voler sacrificare qualche scudetto in nome di una onestà morale che, limitandoci alla gestione Giraudo – Moggi, è incrinata: le ombre sulle loro vittorie recenti, a partire dall’ abuso dei farmaci per finire a quest’ ultima, sono ineliminabili. Ben vengano i nuovi stadi, biglietti meno cari e uno spettacolo tecnico più interessante di quello mediocre degli ultimi campionati, ma sarebbe sbagliato nascondere quel che è sotto gli occhi di tutti. Non ho molte speranze che si riesca effettivamente a cambiare qualcosa ( per ora ha pagato solo Pairetto licenziato in tronco per violazione della lealtà sportiva dall’ UEFA ), ma la presa di coscienza di tutti renderebbe ineluttabile una rivoluzione. Prima o poi.

Son passati quasi 15 giorni dal mio ultimo post. Riprendiamo la navigazione, commentando quel che di significativo è accaduto in questo ultimo periodo.
DERBY – Partita modesta tecnicamente e nemmeno troppo accesa dal punto di vista agonistico, in linea con l’ ora e il giorno in cui si è giocato. Il Milan ha fatto un po di più per vincerla e sfruttando una scivolata di Materazzi è riuscito a trovare il gol. Mancini, senza Cruz e Recoba, ha schierato il solo Adriano davanti, volenteroso ma sempre lontano dalla condizione migliore, e, come già successo l’ anno scorso, quando affronta i milanisti con una sola punta, per scelta o necessità, le busca sempre. La sensazione è che che anche fossero rimasti in campo per tutto il weekend pasquale non avrebbero trovato la sorpresa dentro l’ uovo. Ha provato a non perderla non potendo vincerla. Secondo posto quindi archiviato, la stagione rischia di essere addirittura peggiore di quella precedente in caso di vendetta della Roma, mai battuta in campionato.
DICHIARAZIONI ADRIANO E PIZARRO– Fortunatamente non smentite perché saremmo arrivati all’ assurdo. In macchina con l’ amico di sempre, si è sfogato senza peli sulla lingua, ben sapendo delle conseguenze: Adriano non è ( più ) ingenuo, forse non lo è mai stato, e tutto quel che dice e fa lo concorda con il procuratore Gilmar Rinaldi, che, come ho sempre scritto, lo vorrebbe portare via da Milano. Questa strategia del distacco non viene minimamente fronteggiata dalla società, alla quale fa forse comodo scaricare sul giocatore il probabile addio a fine campionato e allontanare da sé alcune colpe per quel che è successo. Le stesse dichiarazioni di Pizarro, critiche con il brasiliano, provano questa incandescente situazione in essere in seno al club. Quanto al merito, è stato sincero in alcune cose e meno in altre, come sul fatto di giocare nel derby. Quando si lamenta di essere il capro espiatorio delle sconfitte e di non essere difeso nei suoi momenti di scarsa forma,peraltro lunghissimi , si dimentica anche di suoi comportamenti poco professionali, come quando si presentò in ritiro sbronzo la mattina successiva alla nottata milanese con Ronaldinho e Martins.
DICHIARAZIONI MANCINI – Orgoglioso come sempre, non ci sta a passare per fesso, soprattutto nel caso Adriano. Non è il maggior colpevole di quanto successo quest’ anno, sbaglia quando si affida alle sensazioni dei giocatori sul loro stato di forma e quando non riconosce a mezzo stampa come nei momenti decisivi il salto di qualità, mentale ma anche nel gioco, sia mancato. E’ facile giocare bene e convincere quando non si ha più nulla da perdere, come nel finale di stagione scorso o sabato contro la Reggina. O ci sarà qualche cambiamento di rotta nello spogliatoio e in società, oppure il suo terzo anno, meno probabile di quanto si pensi negli ultimi giorni, non avrà in ogni caso successo.
MANCINOMETRO - Rispetto a due settimane fa, le percentuali di conferma salgono al 20 %, non per i risultati, ma per le minori probabilità di disimpegno di Moratti, anche per la scadenza del decreto spalma debiti, e per la difficoltà di arrivare a Capello o Prandelli
Ogni giorno che passa calano le percentuali di conferma di Roberto Mancini all’ Inter. Non penso che ormai siano superiori al 10 %. Tre gli indizi pesanti che fano propendere per questa che non è una semplice ipotesi ma quasi una certezza.
1 – Il disimpegno di Moratti. Le sue dichiarazioni di voler farsi da parte, che siano vere o solo una mossa demagogica come già avvenuto in passato per allontanare da sé le contestazioni o per costringere dirigenti a dimettersi, non concedono molte speranze al tecnico jesino. Era stato Moratti a volerlo portare all’ Inter , nonostante il parere contrario di Facchetti, Branca e persino Tronchetti Provera. Le sue parole di oggi sulla speranza che non vada all’estero, senza un accenno al fatto che è ancora l’ allenatore dell’ Inter e ha un contratto anche per l’ anno prossimo, sono significative.
2 – Le dichiarazioni di Mancini dopo l’ aggressione. Affermare pubblicamente di voler anticipare la sua partenza per allenare all’ estero è un voler mettere le mani avanti e fa capire quanto ritenga conclusa per molte ragioni la sua avventura all’ Inter, spie o non spie. Inoltre basta guardare i suoi sguardi e le sue espressioni, anche oggi nelle interviste post partita, per capire come la batosta non sia stata ancora superata, senza che la dirigenza spenda una sola parola per ridargli credibilità agli occhi dello spogliatoio e dell’ opinione pubblica.
3 – L’ addio dei suoi fedelissimi. Mihajlovic si ritira e, dopo quanto successo, anche Veron ritiene conclusa la sua avventura nerazzurra. Come se non bastasse, anche Giuseppe Favalli, personalmente voluto dal Mancio, si sta accordando con la Fiorentina che lo acquisterà a parametro zero. Un Mancini che pensasse di avere ancora qualche speranza di allenare l’ Inter anche l’ anno prossimo non si sarebbe privato del suo apporto, anche perché il rinnovo era dato per scontato fino a un paio di settimane fa. Prima del Villarreal.

Ci eravamo lasciati con la vittoria in rimonta di Ascoli sabato sera. Son passati 3 giorni 3 e nel frattempo in ordine cronologico c’è stata una contestazione non solo verbale ai giocatori in piena notte alla Malpensa, la solidarietà del Milan vera o presunta che fosse che ha ritardato l’ ingresso in campo di 10 minuti alla domenica, la ferma presa di posizione di Facchetti contro la violenza, lo postamento del derby al venerdì, le dichiarazioni di Mancini sulla sua voglia di andare via dall’ Italia, le scritte contro il patron sui muri vicino alla Saras, le parole di Moratti sul desiderio di mollare tutto, la qualificazione per la finale di Coppa Italia, le critiche di Galeone ad un imbecille ( oramai sono state sdoganate tutte le offese ) nerazzurro che li ha irrisi per tutta la partita. Cose che in qualunque altro club di calcio del mondo sarebbero successe mediamente in 3 anni. Effetti della notte di Villarreal e di quelle 40 ore che hanno fatto cambiare il futuro prossimo dell’ Inter. Se a ciò si aggiunge in queste ore il post weekend elettorale con una situazione di sicura ingovernabilità e la cattura della primula rossa mafiosa latitante da oltre 40 anni, si potrà capire il peso praticamente nullo di una semifinale di coppa Italia giocata alle 15.30 di un martedì di lavoro. Solari ha messo subito al sicuro il discorso qualificazione nell’ ambito di una partita controllata abbastanza agevolmente e che si è vivacizzata nel finale con il gol di Obodo e il consueto pericoloso rilassamento di alcuni giocatori interisti. Nulla di nuovo insomma, anche se non ricordo da quanti decenni non si raggiungesse per due anni di seguito la finale di Coppa Italia. Purtroppo ogni discorso tecnico tattico a questo punto è irrilevante perché la situazione all’ Inter in questo momento è quella di un totale vuoto di potere che causa una incertezza sia nel breve che nel medio termine. Colpa di Massimo Moratti che con le sue parole dei giorni scorsi e di oggi, da tifoso deluso e non da proprietario di una società sportiva per azioni, sta buttando tutto a mare, progetto tecnico di Mancini compreso. Se questa fosse la premessa per la definitiva cessione della società potrei anche accettarla, ma se fosse l’ ennesima pantomima per ricevere consensi esterni alla sua gestione sarebbe davvero irritante. Decida in fretta cosa fare dell’ Inter e non la lasci alla deriva per troppo tempo, rischiando di affondarla ulteriormente venerdì, giorno tra l’ altro della Via Crucis cristiana. La nostra è ricominciata da ormai una settimana.

Con un occhio alla caccia alla talpa e uno ai possibili scenari futuri, non c’è stato tempo per pensare all’ Ascoli. Eppure era una sfida molto delicata perché storicamente l’ Inter dopo una batosta come è stata quella contro il Villarreal tende a sbracare completamente e a finire la stagione sulla stessa falsariga. Il primo tempo sembrava confermare questa tendenza, finchè nella ripresa Figo e Mihajlovic, oltre ai soliti urlacci di Mancini, hanno trascinato i compagni ad una rimonta in cui pochi credevano. Si possono discutere le loro prestazioni, ma come personalità e leadership sono quelli che si stagliano sul resto del gruppo in maniera netta; purtroppo uno smette a giugno e il portoghese ha 32 anni, quindi ha già imboccato la parabola discendente, seppur splendente. La delusione per la Champions e il tradimento di un progetto tecnico ben delineato restano intatti, ma finire la stagione in maniera positiva è un dovere. Il derby è una partita a sé e trarre indicazioni in vista della sfida del Venerdì Santo è fuorviante vista anche l’ incostanza di questa squadra a livello mentale, tarlo che si è riproposto martedì nell’ occasione sbagliata. Peccato per l’ assenza di Cruz che priva l’ attacco della pedina più continua di tutta la stagione, che fa aumentare qualche rimpianto per averlo visto in campo martedì solo nel finale. E Adriano? Infortunio muscolare a parte, è probabile che avrebbe visto la partita con l’ Ascoli dalla panchina, sia per la pessima forma atletica sia per l’ oggettivamente difficile condizione psicologica. Non so se voglia recuperare il rapporto con allenatore, compagni e tifosi o sia già pronto a lasciarsi alle spalle l’ avventura milanese per cercare il riscatto da un’ altra parte, magari dopo un Mondiale da protagonista.Alla fine di quest’anno scade il periodo in cui pensava di vincere qualcosa di importante: non è successo, anche se per colpa sua. Le percentuali di una sua partenza restano alte, con o senza la conferma di Mancini. Il brasiliano sarebbe stato in buona compagnia ad Ascoli: Recoba, Stankovic, Figo tra i peggiori in Europa fuori dall’ undici iniziale, come Veron, che è infortunato, ma penso avrebbe fatto la stessa fine. Un segnale importante, preso non solo per la stanchezza accumulata in terra spagnola. Un segnale che vedremo se sarà riproposto venerdì.
E ora? Cosa ci si deve aspettare nei prossimi 40 giorni, quando finirà la seconda stagione nerazzurra di Roberto Mancini? Premesso che a tutt’ oggi molto probabilmente quel che accadrà è sconosciuto persino alla mente di Massimo Moratti, proviamo a immaginare tre possibili scenari, così verosimili da avere ognuno una parte di realtà e un pizzico di ironia.
SCENARIO 1
Massimo Moratti non dorme più, non rilascia dichiarazioni tutti i giorni ai giornalisti, sta ore al telefono con Facchetti, Corso, Suarez, Boninsegna, Beccalossi, Ronaldo, il figlio di Ronaldo, Trochetti Provera, Afef, Branca, Oriali, Hodgson e Lucescu. A tutti chiede consigli e tutti “disinteressatamente” gliene danno, compreso quello che gli riga ogni macchina la macchina sotto gli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto riprende il controllo della situazione, punta finalmente su Pizarro e vince in rimonta il derby inserendo nella ripresa Adriano che fa una doppietta con due azioni magnifiche prendendo in velocità quattro giovanotti come Costacurta, Maldini, Cafu e Serginho. Il Milan viene eliminato dal Barcellona, la Juve vince lo scudetto ma è dilaniata dalle polemiche tra Capello e la tifoseria e il secondo posto dell’ Inter e la conquista della seconda coppa Italia di fila fanno tornare la voglia a Moratti. Il patron si affida alla coppia dirigenziale ex Roma Lucchesi e Baldini, fa finta di mandare via Branca e Oriali ma continua a pagarli e disegna la nuova Triade nerazzurra confermando Facchetti, informato dei cambiamenti 5 minuti prima della conferenza stampa di presentazione. Mancini rimane così come Adriano, che fa un Mondiale in crescendo, diventa papà e di notte resta sveglio solo per i vagiti del neonato e non per andare all’ Hollywood. Se ne vanno in molti, tra cui Recoba, Martins, Materazzi, Julio Cesar, Cristiano Zanetti e soprattutto Veron, che dopo l’ infortunio non tornerà più in campo. I colpi di mercato sono quelli di Henry e Riquelme, ai quali si aggiungono italiani come Tavano, Amelia, Grosso e Barone.
SCENARIO 2
Massimo Moratti non dorme e non mangia più, non rilascia dichiarazioni nemmeno a sua moglie Milly e alla sorella Bedy, sta ore davanti al pc a scrivere nei forum interisti post offensivi contro i giocatori e Mancini, ma poi, pentendosi, ne scrive altrettanti giustificandoli perché son ragazzi. Legge tutti i commenti che ci sono nel forum e decide di accettare tutti i loro consigli, anche se in contrasto fra di loro, compresi quelli di chi ogni mattina gli sputa nel caffè nel bar in centro davanti agli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto, lasciato solo da quel che resta della società, non riesce a invertire la rotta, cade male nel derby e difende a stento il terzo posto dal ritorno di Fiorentina e Roma. Vince la Coppa Italia, ma lo spogliatoio è ormai lacerato ed è impossibile superare alcune fratture con molti giocatori, in particolare con Adriano, che finisce spesso in panchina prima di un infortunio muscolare che gli fa saltare il finale di stagione e che lo fa partire anzitempo per il Brasile per preparare il Mondiale. Facchetti, informato 5 minuti prima della decisione di Moratti, lo chiama per esonerarlo, e viene sostituito da Eriksson, che torna in Italia dopo i rifiuti incassati da Prandelli, Capello, Spalletti, Mourinho, Hiddink, Trapattoni, Suarez ed Helenio Herrera. L’ arrivo dell’ ex ct inglese, che ha conteso la Coppa al Brasile in finale, fa tornare la voglia al patron che si fa un regalo aspettato da tempo: Ronaldo, al quale viene garantita la protezione della società per tutelare la sua riservatezza nelle nottate passate all’ Hollywood, al Casablanca, al Luminal ed all’ Old Fashion. Adriano alla fine sceglie il Real Madrid, mentre Recoba, Martins e Cruz rimangono. Veron, Favalli, Cesar e tutti gli ex laziali se ne vanno , mentre l’ altro grande colpo è quello dell’ acquisto di Victoria Beckham, felice di lasciare Madrid per Milano, che sarà accompagnata dal marito, in rotta col Real Madrid. Arrivano quasi solo stranieri, viene promosso Andreolli dalla Primavera e ci sono pochi innesti in un mercato condotto "sapientemente" ancora da Branca, che porta a parametro zero Poulsen e Roberto Carlos.
SCENARIO 3
Massimo Moratti non dorme, non mangia e non beve più, tanto che sia la moglie, sia la sorella sia i giornalisti lo scambiano per Pannella e gli chiedono solo delle elezioni, di quando finirà il digiuno e soprattutto stavolta per cosa lo fa. Sta ore nel suo ufficio davanti al televisore e vede e rivede cento volte Villarreal – Inter e tutte le altre grandi sconfitte, dall’ Alaves al Lugano, dall’ Helsingborg allo Schalke, dallo 0 – 6 col Milan al 5 maggio. Si addormenta e fa incubi tremendi in cui gli appaiono il suo giardino senza Recoba e le sue raffinerie senza petrolio. Decide così, dopo una seduta spiritica in cui vengono evocati gli spiriti di Prisco, Meazza e Bramieri, di lasciare l’ Inter e lo fa all’ unica persona a cui la potrebbe mai lasciare: l’ amico Tronchetti Provera, che ai rossi di bilancio di Pirelli e Telecom aggiunge quello della società nerazzurra. Roberto Mancini nel frattempo vince il derby, arriva secondo ma perde la finale di Coppa Italia, evita i preliminari come il Milan perché vince la Champions League in finale contro il Villarreal grazie ad un autogol d Arruabarrena. A giugno però si dimette per il cambio di proprietà, assieme a tutti gli altri dirigenti e allo staff tecnico, ma Moratti gli paga comunque anche l’ ultimo anno di contratto. Tronchetti vuole Fabio Capello, ma la Juventus non lo molla e si accontenta di strappare Prandelli alla Fiorentina per iniziare un nuovo progetto tecnico con un mix di giovani e campioni affermati. Adriano è felice e rimane, mentre la spalla del brasiliano in avanti sarà proprio Bojinov, lungamente inseguito a gennaio, al quale si aggiungerà la giovane stella argentina Aguero. Arrivano anche Pasqual sempre da Firenze e Diarra a centrocampo, con Pizarro che raccoglie il testimone da Veron. Se ne vanno molti ultratrentenni e si inizia una progressiva italianizzazione della rosa. Il colpo di mercato a sorpresa è quello di Cristiano Ronaldo, reduce da un Mondiale da protagonista,e strappato a suon di milioni al Manchester United, dal responsabile del mercato Sartori, ex Chievo.

Prima della partita. L’ atmosfera è tesa, sia sul pullman sia nello spogliatoio. Mancini chiede ai suoi di non partire troppo arretrati, a Cambiasso di occuparsi in prima battuta di Riquelme, a Recoba di mettersi tra le linee e ad Adriano, molto silenzioso, di farsi vedere per suggerire il passaggio e far salire la squadra. Gli argentini sentono molto la sfida con molti dei loro connazionali, in particolare Veron e Samuel.
Primo tempo. Il Villarreal inizia forte, ma pian piano l’ Inter conquista campo e non rischia mai seriamente. La palla arriva facilmente alla trequarti ma Adriano si vede pochissimo e Recoba perde una infinità di palloni, così molto velocemente il pallone torna dietro. Sulle punizioni ci va sempre il Chino ma il piede non è caldo. Figo si accentra troppo, ma le urla di Mancini sono soprattutto per le punte e fa scaldare Cruz e Martins. Veron inizia la sua gara nella gara con Sorin, è molto agitato e si arrabbia due tre volte per i suoi suggerimenti non capiti. Cambiasso soffre contro Riquelme, ben spalleggiato da Tacchinardi e Senna e chiede a Stankovic di aiutarlo. Molto fallosi Samuel e Materazzi, ma regge lo zero a zero, nonostante qualche brivido nel finale.
Intervallo. Roberto Mancini sente puzza di bruciato e si arrabbia specie con le punte, ma è Veron, in trance agonistica, spalleggiato da alcuni compagni, a spronare energicamente Adriano. Il brasiliano non sta zitto, risponde pesantemente e intervengono lo staff tecnico e dirigenziale, Mihajlovic e Zanetti a fare da cuscinetto tra i due. Volano spintoni e urla, Adriano ha una piccola crisi isterica e colpisce borsoni e zaini, stufo di essere il capro espiatorio. Anche quelli del Villarreal sentono quel che sta succedendo. Materazzi, Mihajlovic e Zanetti i più attivi nel far tornare la calma, Mancini parla ancora e richiama ognuno alle proprie responsabilità. Subito dopo vengono informati Moratti e Tronchetti Provera di quel che è successo.
Secondo tempo. L’ Inter arretra il raggio d’azione sulla spinta del Villarreal e Mancini fa entrare Martins per Recoba. Riquelme continua a dettare calcio finchè batte una punizione che pesca Arruabarrena solissimo, lasciato da Veron che doveva marcarlo, e supera Toldo che ha sbagliato l’ uscita. Increduli per il gol, scende il gelo tra i calciatori che non riescono quasi mai ad alzare il baricentro del gioco. L’ attacco non tiene palla, a centrocampo c’è un pressing asfissiante e la difesa rincula ancora di più: la paura blocca le gambe e Materazzi perde la testa . Mancini e Orsi, senza più Recoba e con Veron poco illuminato in regia, inseriscono Mihajlovic e gli chiedono di tirare ogni punizione e affidarsi ai suoi lanci. Toldo salva altre volte il risultato, entra Cruz per l’ infortunato Veron e qualche suo colpo di testa permette ai compagni di risalire. Il tiro di Stankovic e un presunto rigore su Martins, prima del fischio finale.
Post partita. Shock generale, tutti a testa bassa nello spogliatoio, Mancini è stravolto e inizia una dura requisitoria. Entra, accompagnato da Branca, anche Moratti, che ascolta le parole del suo allenatore, il quale tra le altre cose dice di sentirsi tradito e di non riconoscere più la sua squadra. Come primo responsabile della situazione informa i dirigenti di essere pronto a qualsiasi soluzione , ma mai parla di dimissioni. Il patron ascolta e pronuncia poche ma delusissime parole sul comportamento di alcuni senza mai fare nomi. Si decide di congelare la situazione nell’ immediato, Facchetti rappresenta la società nelle interviste, con il mister che si assume ogni responsabilità e solo Zanetti e Cordoba parlano con la stampa, gli altri filano nel pullman, 45 minuti dopo la fine della partita. Adriano in fondo da solo, I-pod e testa bassa, non parla con nessuno dei compagni, il più vicino è Martins. I capi della Nord al seguito della gara scelgono la linea dura e preparano la contestazione diretta innanzitutto verso i calciatori e Mancini. Primo atto all’ aeroporto di Valencia, dove un gruppetto di supporters tenta di assaltare i giocatori che vengono difesi dalla polizia. Il secondo a Malpensa alle 3 dove i capi rimasti in Italia si accordano per non far del male a nessuno, ma con l’ obbligo dei giocatori di passare davanti a loro, tra due ali di poliziotti, comunque meno di venti. Cori di scherno, insulti, qualche sputo, pochi i risparmiati tra cui J. Zanetti, Figo e Cambiasso. Adriano si fa venire a prendere come sempre dall’ amico italiano che lo riporta a casa e parla con Gilmar, il suo procuratore, informandolo della situazione e dicendogli di esporsi mediaticamente per far sapere il suo stato d’ animo.
Ieri. La squadra torna ad allenarsi, Veron e Stankovic usciti malconci fanno solo terapie. Mancini, dopo una notte insonne, sceglie di non tornare sull’ argomento di ieri e prepara la trasferta di Ascoli, facendo capire che ci sarà qualche cambio. Bocche cucite, solo Facchetti parla informalmente con alcuni giornalisti, i quali grazie a procuratori e a gole profonde all’ interno della società vengono a conoscenza di tutto quel che è successo. L’ attenzione è tutta per Moratti il quale, molto deluso, dai suoi uffici fa sapere di non voler parlare e sente telefonicamente non solo lo staff dirigenziale, ma anche amici e consiglieri del CDA nerazzurro, sfogandosi e raccogliendo anche molti inviti a far piazza pulita e disfarsi di Mancini per non perdere Adriano. Si prende tempo, in attesa del doppio appuntamento pre pasquale contro Ascoli e Milan. Unico sorriso la vittoria in Coppa Italia Primavera contro il Milan. In ambienti vicini alla curva c’ è chi spinge per altre clamorose azioni dimostrative di aperto dissenso contro Moratti per convincerlo a lasciare.
Oggi. La squadra si allena normalmente alla Pinetina. Finalmente parla Moratti che definisce inspiegabile e inaspettato il comportamento di alcuni giocatori, primi responsabili del fallimento di una stagione che doveva essere quello della conquista di qualcosa di importante. In particolare difende Veron e non nomina mai Adriano. “Assolve” Mancini, tradito, ma non può considerare un successo la sua gestione. Parlando di punti fermi, cita se stesso tra quelli che non ci sono e, nonostante la voglia ancora immensa di Inter, mette in dubbio la sua presenza futura. Insomma, farà esonerare Mancini da qualcun altro. Intanto l’ allenatore rilascia una breve intervista a InterChannel e Sky, scusandosi a nome della squadra con tifosi e società per il modo in cui è venuta l’eliminazione. Ribadisce di non dimettersi e lancia una frecciatina, probabilmente all’ interno della società, a chi vorrebbe un epilogo di questo tipo.
Questa la cronaca, abbastanza realistica e verificata, di quello che è successo da quella maledetta sera di due giorni fa fino ad oggi pomeriggio. Le 40 ore che hanno fatto tornare l’ Inter all’ inferno.
GIANLUCA ROSSI
GIGI SIMONI
MARCO LOMBARDO
DOMINIQUE ANTOGNONI
FRANCO ROSSI

Questo blog nacque a poche ore dalla sconfitta contro la Juventus che ha mandato in soffitta anche per quest’anno il sogno di rivincere uno scudetto. Già allora la panchina di Roberto Mancini subì un primo robusto scossone, ma non è nemmeno paragonabile a quella di queste ultime ore. Giustamente, perché se la Juventus comunque si può tranquillamente considerare più forte, il Villarreal è un ottimo complesso, molto ostico da affrontare, ma con un solo grande giocatore attorniato da un manipolo di buoni gregari. Se a ciò si aggiunge il modo in cui questa eliminazione è venuta, non ci si può sorprendere se un progetto tecnico lungo due anni venga messo in discussione in 90 minuti. Ma cosa ha sbagliato Mancini? La sua assunzione di responsabilità nelle dichiarazioni post partita corrisponde alla realtà dei fatti? Non sto da una parte per partito preso, per difendere la ragione stessa di esistenza di questo blog: non ha funzionato nulla ieri sera e quindi anche l’ allenatore è da chiamare sul banco degli imputati. Ecco le sue colpe.
- L’ approccio mentale alle partite decisive. Se tutta la squadra non ha un minimo di reazione, è bloccata dalla paura di sbagliare e non riesce a dare il meglio di sé nelle occasioni più importanti, significa che anche l’ allenatore non riesce a preparare questo aspetto. Non è un problema di motivazioni, perché in gare del genere vengono naturali; piuttosto se l’ allenatore dichiara prima della partita che l’ atteggiamento sarà quello di fare la partita e puntualmente accade il contrario, perlomeno non è riuscito a convincere anche la truppa.
- La mancata sostituzione di Veron. Dopo l’ infortunio l'argentino non ha più ritrovato la condizione. Ieri sera, ad una regia imprecisa e di piccolo cabotaggio, si è aggiunta una condizione psicologica deleteria per la squadra: ha avuto battibecchi per tutto il match con Sorin, capitano dell’ Argentina e colpevole di aver perorato la causa di Riquelme con il ct Pekermann. Anche prima della punizione sfociata nel gol, era intento a litigare con un avversario tanto da perdersi Arruabarrena che ha uccellato Toldo.
- Inserire Mihajlovic invece di Cruz. Togliere un centrocampista offensivo per un difensore quando sei sotto di un gol non può mai essere una mossa condivisibile perché, agli occhi di tutti, è un non sense calcistico. In finali del genere gli schemi saltano, si gioca con i lanci lunghi e le torri dell’ argentino sarebbero state più utili di una punizione.
Quelle le colpe che gli riconosco, ora le accuse per cui il Mancio, sempre secondo la mia opinione, è da considerare innocente.
- La formazione iniziale. E’ quella che tutti avrebbero schierato, con Figo recuperato, con Recoba che ha potuto giocare per 4 partite di fila, con la coppia titolare Veron – Cambiasso in mezzo, con la miglior punta della rosa Adriano e senza Wome a far danni dietro, inserendo Materazzi.
- La gestione delle punte. Ha puntato tutto su Adriano, l’ unico che poteva cambiare l’ inerzia della partita con un colpo da campione, ed in cambio ha avuto un indisponente silenzio. Ha chiesto a Recoba di muoversi tra le linee di centrocampo e attacco e lanciare il brasiliano e il Chino si è competamente perso. Ha messo Martins che nell’ unica azione degna di questo nome è scivolato al momento del tiro. Inzaghi e Sheva sono nell’ altra sponda del Naviglio.
- La condizione fisica. A detta di tutti era per gran parte della rosa più che buona, come si era visto all’ andata e in campionato col Messina. Un solo infortunato, solo Figo e Veron non erano nel migliore dei momenti di forma, a causa dei recenti infortuni. Erano comunque completamente recuperati sul piano fisico.
- Lo schieramento tattico. Quello abituale e che ha dato i frutti migliori anche all’ andata, quando aveva sfondato sulla sinistra individuando in Sorin l’ anello debole del sistema difensivo del Villarreal e sull’ altra fascia Zanetti era stato irresistibile. Martedì puntava su Figo e Stankovic che non si sono mai visti.
- Quel che è successo tra primo e secondo tempo. Semplicemente la conseguenza dell’ atteggiamento indulgente e passivo di Moratti e della società nei confronti di alcune presunte stelle del reparto avanzato e delle loro mancanze. Quel che ha impedito non solo a Mancini ma anche ai suoi predecessori di vincere qualcosa.
Due dei tre errori sono riferibili ai cambi a frittata fatta, ma non esiste la controprova che i sostituti avrebbero fatto meglio. Resta l' approccio mentale, ma mi affido a un paragone molto calzante. Se l' alunno non va bene in una materia può essere colpa dell' insegnante che non spiega bene, ma principalmente del ragazzo che non si applica a sufficienza. Al tirar delle somme, in una scala di responsabilità, a poco più di 24 ore dal tradimento Inter in terra di Spagna, Mancini ne ha meno di società e giocatori.

Non ci sono scusanti, l’ Inter ha fatto tutto l’ opposto di quello che doveva, come avevo puntualmente scritto, e il Villarreal ha meritato la qualificazione, non solo per quel che ha fatto nella ripresa stasera, quando i nerazzurri sono spariti dal campo. Tatticamente, tecnicamente, caratterialmente e fisicamente: è un k.o. su tutta la linea. Non solo non è arrivata quella grande prestazione che stavo aspettando dall’ inizio della manifestazione, ma nemmeno quella sufficiente delle ultime prove. E’ l’ ennesima sciagurata serata per una società che non solo con Mancini ma in tutta l’era Moratti ha mancato le occasioni chiave. Non serve parlare di migliori o peggiori, se si va fuori in questo modo ci vuole un ripensamento generale. Completamente incapaci di incidere i giocatori che dovevano fare la differenza: Figo, Veron, Stankovic, Recoba, Martins e Adriano, che sono quelli deputati alla manovra offensiva e a segnare. Se poi si vuol dare la colpa a Toldo per il gol o all’ arbitro che non ha fischiato un possibile rigore significa non voler guardare in faccia alla realtà che è ben più complessa. E’ una debacle che segna pesantemente in maniera negativa il progetto tecnico di Roberto Mancini, che avrà indubbiamente delle colpe, ma che non è il principale responsabile di questa situazione, ormai atavica. Ad un certo punto le colpe degli allenatori finiscono e iniziano quelle dei giocatori. Rimango dell’ idea che debba rimanere, ma solo con una chiara, forte e convinta presa di posizione dei vertici. Se dovesse essere confermato per mancanza di alternative prepariamoci a vivere un’ altra situazione simile a quella che portò Cuper all’ esonero. Quel che c’è da cambiare è come viene gestita questa società, in maniera dilettantesca, inefficiente e confusa, a cominciare dal rapporto con i giocatori. Nessun allenatore del mondo in questa situazione riuscirebbe a vincere una Champions o uno scudetto. Il contrasto con la qualificazione del Milan, indubbiamente fortunato ma ricco di giocatori decisivi messi in condizione di fare bene quando serve, è una coltellata al cuore dei tifosi che sanguina già da parecchio tempo.
1 – Non dimenticarsi di essere più forte del Villarreal.
2 – Non sbagliare l’ approccio alla partita, in termini di concentrazione, specie all’inizio.
3 – Non gestire il risultato, non avendo le caratteristiche per farlo.
4 – Non lasciare spazio a Riquelme.
5 – Non stravolgere l’ assetto difensivo.
6 – Non far giocare Wome e Cesar sulla fascia sinistra, specie dall’ inizio.
7 – Non dimenticare in panchina Recoba.
8 – Non perdere il controllo dei nervi, specie in caso di svantaggio.
9 – Non metterla sul piano fisico, ma puntare sulla tecnica dei vari Veron, Figo e Stankovic.
10- Non perdere questa grandissima occasione.
10 cosas que l' Inter no tiene que hacer esta noche

In una serata già triste per un dramma vero come quello dell’atroce morte di un bimbo, ho trovato sinceramente ingiustificabile il comportamento riservato dalla curva Nord a Zoro. A Messina avevano esagerato tutti: Zoro stesso, che ha abbandonato il campo che per lui è luogo di lavoro, i tifosi, che si ostinano a ululare ai giocatori di colore, sia per razzismo sia per innervosirli, e il giudice, che ha diffidato per 5 anni 10 ultras, pena che non si vede infliggere nemmeno uno che aggredisce un poliziotto con un coltello. Una persona che minimamente dice di amare l’ Inter e il calcio, nonché minimamente intelligente, non tira fumogeni durante un derby europeo, massima espressione dello sport pedatorio, rischiando o di estrometterla dalle coppe o una esemplare squalifica del campo. Impedendo legittimamente agli altri, nonché a se stessi, di vederla, e accettando il verdetto sportivo, qualunque sia. Principio base dello sport stesso, purtroppo in Italia poco praticato. Per lo stesso motivo ieri sera comportarsi in quel modo non aveva alcun senso e sottolineo con piacere la sonora disapprovazione della maggioranza del pubblico di San Siro, che tra l’ altro di soldi ne spende anche di più. Non ho toccato il tema del razzismo, perché è una piaga sociale che purtroppo va al di là di un ululato durante una partita di calcio. Che in curva ci siano molti esponenti di estrema destra, le cui idee razziali sono conosciute da tutti, aggiunge un elemento alla discussione, che si intreccia con la considerazione, propria non solo degli ultras, che Zoro abbia cercato un po di facile pubblicità. A pensare male si fa peccato, ma, conosciuto il contenuto di una sua intervista nei giorni precedenti alla partita d’andata, il dubbio che il suo gesto fosse premeditato mi viene. Di fronte a gratuiti insulti come quelli di ieri, che offuscano tra l’ altro l’ immagine di un club che fa dell’ integrazione e della solidarietà valori assoluti e condivisi, mi piacerebbe che una società avesse il coraggio di non mettere in vendita i biglietti della curva, regalandoli gratuitamente a bambini e ragazzi accompagnati dai genitori. Ci sarebbero meno striscioni, fumogeni e meno pubblico al seguito della squadra lontano da San Siro, ma l’incitamento e il tifo dei bambini non sarebbero da meno. Per quanto riguarda Zoro, una scelta dettata dall’ intelligenza sarebbe stata quella di ignorarlo. Il silenzio spesso può essere molto rumoroso. Specie in una serata in cui la tv ha mostrato quanto può essere barbaro l’ animo umano.

Un sabato molto positivo, se non fosse per la morte di un piccolo innocente e per i cori contro Zoro, di cui parlerò a parte. La scelta di Mancini di far riposare quasi tutti i titolari in vista del ritorno col Villarreal ha pagato. Forse poteva essere fatta anche a Parma, dove, nonostante i 18 tiri verso la porta, alcuni giocatori non sono sembrati completamente concentrati sulla partita. Comprensibile, vista l’ importanza della Champions League. Così i 3 punti persi una settimana fa, sono stati in fretta recuperati sul Milan, caduto a Lecce con molte seconde linee che non giocando quasi mai non hanno il ritmo partita ( Amoroso, Rui Costa, Jankulowski ). La Coppa Italia tanto snobbata invece permette ai nerazzurri di far respirare l’ aria della competizione a chi viene meno impiegato e contro il Messina si è visto. Dopo uno svarione difensivo dovuto ancora a scarsa attenzione nei primissimi minuti, Pizarro ha macinato gioco e chiamato ripetutamente in causa gli esterni argentini Kily e Solari, tra i migliori in campo, assieme a Mihajlovic e Burdisso. Una notazione per l’ ex madridista: è tra quelli che ha sofferto maggiormente il trasferimento dal Real, soprattutto a livello fisico, non è mai stato un fenomeno né un mostro di continuità ma sicuramente, in caso di assenza di Figo o Stankovic, deve essere il primo cambio. E’ mancato solo il gol a Cruz, a differenza di Martins che è stato più preciso e lucido che nelle ultime settimane. In prospettiva Champions, sia Burdisso che Solari possono avanzare la loro candidatura, specie il primo visto che Wome in una linea a quattro continua a non convincermi in fase difensiva ( il meglio di sé in carriera lo ha fatto comeesterno di un centrocampo a 5 ). Se a Villarreal si riuscirà a resistere al submarino amarillo, l’ Inter resta in corsa per migliorarsi rispetto all’ anno scorso, sia in Italia che in Europa, e Mancini sarà sicuro della conferma, come mi auguro. Con tanti saluti agli avvoltoi di turno che vogliono affossare il primo progetto tecnico convincente dai tempi di Trapattoni.
As : “Sconfitta promettente . Il Villarreal incassa la prima sconfitta a San Siro contro un avversario di livello superiore, ma ugualmente gli mette paura tanto che l’ Inter si è dovuta accontentare di una vittoria esigua” .
Marca : “ Il Villarreal conquista un buon risultato nonostante la sconfitta. L’ Inter è una macchina. Adriano è una macchina. Ma, come ogni macchina, bisogna scaldarli affinchè funzionino alla perfezione. E’ quello che ha fatto il Villarreal con un gol nel primo minuto di partita”
Equipe : “Piccolo vantaggio per l’ Inter. L’ Inter andrà al Madrigal con un vantaggio minimo la prossima settimana. I milanesi si sono imposti per 2 a 1 ma hanno sofferto e concesso un gol ad inizio partita che potrebbe fare la differenza “
Record : “L’ Inter senza Figo batte il Villarreal ma la qualificazione resta aperta”
Sports Illustrated : “L’ Inter accelera contro il Villarreal. Martins segna il gol della vittoria ed Adriano esce fuori dalla crisi nella vittoria contro gli spagnoli “ 
Doveva andare meglio, poteva andare peggio. Prima della partita un successo per 2 a 1 sarebbe stato considerato un mezzo passo falso, ma dopo il gol subito al primo minuto aver rimontato e vinto contro una squadra non eccezionale ma molto ostica fa tirare un bel sospiro di sollievo. E’ stata un’ Inter discreta, super in Javier Zanetti e Stankovic, ha ritrovato i gol dei due attaccanti, ma che non ha sciolto i dubbi complessivi sull’ efficacia della manovra offensiva. La prestazione da grande squadra che punta ad andare in fondo a questa competizione insomma non c’è stata e questa è la preoccupazione maggiore per l’ immediato futuro. Assieme alla condizione precaria di Veron, molto statico ed impreciso, e a qualche amnesia difensiva di troppo ( Cordoba dov’ eri sul gol?). Senza la rete subita in apertura, la qualificazione si poteva ipotecare a Milano e non averlo fatto, come contro l’ Ajax, è un demerito. Gli spagnoli si confermano un gradino sotto ad Arsenal e Lione, avversarie delle italiane, come livello tecnico, Riquelme escluso( il migliore dei suoi con Gonzalo), ma come ho scritto da tempo sono molto insidiosi per chiunque da affrontare. Un gol lo fanno sempre, anche a Milano Forlan, a segno da 5 partite, ha timbrato il cartellino, ma anche lo prendono, e la difesa lo ha regalato ad Adriano. Sono pur sempre alla prima sconfitta in Champions League, è un dato da non dimenticare. Per una volta anche Roberto Mancini, che tatticamente ha preparato bene la sfida decidendo di sfondare nel lato di Sorin, non mi ha convinto nelle scelte: Wome in fase difensiva vale Gresko, non ha le capacità e l’ attenzione per fare la diagonale dietro e stasera si è fatto bruciare da Josè Mari dopo 30 secondi! Perché non Burdisso? Anche Cesar e poi Martins, fortunato nell’ occasione del 2 a 1, non mi sono sembrati all’ altezza di una partita così: perché non Cruz e Solari? La speranza è di recuperare Figo, Recoba e magari Favalli, del quale spesso si sottovaluta l’ importanza, per un ritorno che l’ Inter può affrontare agevolmente se gioca nell’ unico modo che sa: non aspettare ma aggredire e fare la propria partita, perché Adriano e soci ne hanno tutte le possibilità. Altrimenti nel piccolo Madrigal si potrebbe fare dura, specie se si va sotto di un gol. Un ultimo cenno al brasiliano: lontano dalla migliore condizione, come si è visto anche nelle conclusioni, prive della solita potenza, ma in netto progresso fisico e come determinazione. Nonostante tutto è’ ancora nettamente il migiore del reparto avanzato e quindi pensare di farne a meno sarebbe un suicidio.

1 – L’ Inter è tecnicamente molto più forte del Villarreal, specie a centrocampo.
2 – Abbiamo una tradizione e una abitudine a giocare grandi sfide internazionali decisamente superiore.
3 – Non sono in un grande momento: nelle ultime 15 partite tra Liga, Champions e Copa del Rey hanno vinto solo 3 volte, pareggiato 7 e perso 5. Non vincono in trasferta dal 10 dicembre.
4 – Agli spagnoli mancano Tacchinardi, Josico, Josemi e Arruabarrena.
5 – Gioca Adriano e se si ritrova può fare la differenza.
6 – Se si escludono Figo e il lungodegente Favalli, l’ Inter non ha assenze di rilievo ed è in una buona condizione di forma.
7 – Nelle partite di Coppa l’ Inter di solito dà il meglio: Mancini ne ha vinte due ed è in lizza per vincerne altrettante.
8 – E’ una partita fondamentale della stagione, si gioca in casa e la spinta del pubblico di San Siro può essere determinante.
9 – Veron, il faro del gioco nerazzurro, ha la possibilità di prendersi una grande rivincita sul connazionale Riquelme, che gli ha tolto il posto in Nazionale argentina e sarà motivatissimo.
10 – La Juve ha perso malamente e questo deve dare ancora più rabbia e fiducia per fare strada in Champions League.

Anche Beppe Severgnini, ironico e mai banale scrittore e giornalista, nella sua consueta rubrica Italians sul Corriere della Sera e al martedì sulla Gazzetta dello Sport, sollecitato da me sull' argomento, sta con Mancini. Potete leggere qui la sua risposta:

La sconfitta di Parma ha lasciato più scorie a livello di pressione esterna su Mancini e sull’ Inter che all’ atto pratico sulla classifica e sulla sostanza della stagione. Il Milan è distante cinque punti, ma c’è ancora lo scontro diretto e un calendario abbastanza abbordabile, mentre la Roma, quinta in classifica, è sei punti più giù, con molti giocatori in infermeria e che sarà presto chiamata a uno scontro ad eliminazione contro gli stessi viola. Al di là dello sciagurato errore di Wome, giocatore che come ho sempre ripetuto vale Gresko, ci sono i 18 tiri indirizzati verso Bucci, 9 nello specchio e 9 fuori, che testimoniano come ancora una volta sia la difficoltà a sbatterla dentro il cronicizzato problema di questa squadra. Se si creano le occasioni, spesso con una manovra fluida, non si può criticare l’ allenatore, che sta ruotando tutte le punte senza cavarne un ragno dal buco: è quel che si legge anche nell’ articolo di oggi di Cecere sulla Gazzetta, che però i titolaristi del giornale di Corrado Verdelli stravolgono facendo passare la situazione attuale come colpa del mister. Chi mi legge sa che al primo passo falso il partito degli anti Mancini a prescindere dà fiato a trombe e tromboni compiacenti. Nessuna sorpresa quindi. Detto anche dell’ errore di Materazzi sul gol, Samuel e Cordoba in mezzo restano un’altra cosa, e della pessima serata di Veron, tenuto comunque in campo per fargli migliorare una condizione non ancora ottimale dopo l’ infortunio, torno subito a parlare della partita chiave di mercoledì contro il Villarreal, che, volenti o nolenti, catalizza tutte le attenzioni. Se delle sette qualificate che han giocato nel weekend nei rispettivi tornei nazionali, solo due hanno vinto, un motivo ci sarà. Sento aria di panchina per Adriano e spero che Roberto Mancini non cada in questo errore: il brasiliano è uno dei pochi che, anche se in crisi, può risolvere con una giocata il match e tenere in apprensione l’ intera retroguardia. Capirei se ci fossero delle alternative come ha il Milan con Inzaghi, ma né Martins, né Cruz mi sembrano in grado di cambiare il volto a questo attacco. Inoltre ritrovare la via della rete potrebbe servirgli per ritrovare quella sicurezza finita chissà dove e fargli assaggiare la panchina nella partita decisiva, come già successo nel derby, porterebbe dietro una serie infinita di problematiche, prime fra tutte la sua permanenza a Milano. Personalmente punterei su di lui sia per l’ andata che per il ritorno, rischiando per una volta le tre punte in caso di situazione difficile. Per l’ eventuale sostituzione di Figo, non stravolgerei l’ assetto base e o avanzerei J. Zanetti o darei una chance a Solari, altro abituato a gare di livello internazionale, che probabilmente meritava già sabato al posto di un Cesar troppo lontano da quello vero. C’è molta tensione alla vigilia, ma se correttamente incanalata può fare da traino per un approccio determinato e voglioso contro un Villarreal che verrà qui per chiudersi e ripartite in velocità. Diamo fiducia a questa Inter.

Le conferenze stampa di Roberto Mancini non sono quasi mai inni alla banalità come per la maggior parte dei suoi colleghi. Una delle qualità, che spesso è considerata difetto non solo nel mondo del calcio, dell’ allenatore nerazzurro è quella di prendere posizione su temi anche spinosi dell’ attualità pallonara. Così se Parreira poche ore prima aveva insinuato che Adriano e compagni conservassero energie in vista del Mondiale, il Mancio ha dichiarato che si dovrebbe dare la possibilità ai calciatori di rinunciare alla convocazione e rimanere a riposare. Un parere interessato, ma condivisibile. Come non ricordare il tour de force dell’ Imperatore nei mesi invernali? L’ Inter ha pagato carissimo già una volta, con Ronaldo ai Mondiali ’98, il dazio di un gravissimo infortunio al suo calciatore di maggior prestigio, fatto che ha condizionato negativamente il destino sportivo della società di via Durini. Non fosse accaduto, scudetti e Champions League molto probabilmente avrebbero trovato posto in bacheca. Ne sono convinto. Personalmente non mi schiero dalla parte degli affaristi dei club del G14 che vorrebbero ridurre al minimo gli impegni delle selezioni nazionali, ma alcuni ct, con l’ ausilio della stampa dei loro Paesi, tengono letteralmente sotto scacco i calciatori, che non possono mancare nemmeno in una amichevole in Kuwait. Ogni riferimento ai brasiliani è puramente voluto. Un altro passo interessante della conferenza stampa è l’ ammissione che la squadra deve fare qualcosa in più per puntare ai grandi traguardi: una accusa nemmeno tanto velata alle punte? Il mister jesino le difende, predica tranquillità, ma a precisa domanda sulle qualità di Martins lo invita senza tanti giri di parole a mostrarle in fretta perché nel calcio d’ oggi le partite importanti passano. Spazio a Recoba quindi a fianco di Adriano. Parma è importante per il secondo posto, ma è indubbio che è con il Villarreal che si deve dimostrare quel qualcosa in più invocato da Mancini.

Stanno per arrivare. E ci credono. I tifosi del Villarreal sono pronti a invadere Milano per continuare a sognare nella loro prima avventura in Champions League. Nel sondaggio lanciato dal forum degli appassionati del “ submarino amarillo “ ( www.forogroguet.com ) ben l’ 80 % di loro non credono di uscire sconfitti da San Siro e, molti di quelli che hanno pronosticato una sconfitta, hanno la sensazione di riuscire a ribaltare il risultato nella bomboniera del Madrigal. Confidando nella vena realizzativa di Riquelme, la stella della squadra, e del redivivo Forlan, a segno nelle ultime quattro gare, ma anche sperando nel centrocampista Senna o nelle altre due punte Josè Mari e Franco. Come scritto la scorsa settimana, è una squadra molto ostica da affrontare quella allenata dal cileno Pellegrini: pareggia spesso, segna pochi gol ma ne subisce altrettanti. Per questo il risultato più pronosticato dai tifosi, circa il 50%, per la partita d’ andata è quello di un pareggio. Il Villarreal è reduce dall ‘ 1 a 1 in casa del Valencia, salvato da Canizares che con una prodezza ha parato il rigore di Riquelme, ma in classifica la zona Uefa è ancora da conquistare e così nel match contro il Betis non potrà far riposare i titolari. Ora tocca a noi: come finirà Inter – Villarreal ?
Las porra de aficionados de Villarreal
Vi sorprendete per le pessime prestazioni e il precario stato di forma di Adriano, Ronaldo, Roberto Carlos, Dida, Cafu, Julio Cesar ? Il ct del Brasile Parreira dice quello che molti pensano e che il solo Ronie ha avuto spudoratamente il coraggio di dichiarare davanti a un microfono dopo l’ eliminazione in Champions League. “Stanno risparmiando energie in vista del Mondiale, in particolare Ronaldo, a cui le critiche saranno da stimolo per trascinare la Selecao in Germania”. Premesso che è un fenomeno tutt’ altro che nuovo per la galassia calcistica, queste affermazioni si vanno a inserire nel già infuocato clima tra la Fifa e il G14, l’organismo che raggruppa i principali club europei e che ha chiesto un risarcimento forfettario di 860 milioni per aver finora messo a disposizione i propri giocatori per le selezioni nazionali. Certamente, per restare ad Adriano, sarebbe quantomeno fastidioso per i tifosi nerazzurri vederlo tornare in grande forma nel prossimo giugno indossando la prestigiosa casacca verdeoro. Avere al fianco Ronaldo e dietro Kakà, Ronaldinho ed Emerson aiuterà sicuramente, ma solo un finale di stagione all’ altezza delle sue qualità potrebbe togliere qualche brutto pensiero a chi lo incita dalle tribune di San Siro e a chi lo paga ogni 27 del mese.
Cos' ha di diverso la panchina nerazzurra da quella juventina ?
25 minuti a buon ritmo, un gol fatto e almeno tre mancati, poi voglia, motivazioni e anche fiato sono venuti meno. Come è già successo in altre uscite stagionali in Coppa Italia e in Champions, a qualificazione già assicurata. Sono queste le riserve di cui qualcuno invoca maggiore spazio? A parte Julio Cesar, che visibilmente non ha assorbito mentalmente la decisione di Mancini di puntare su Toldo, praticamente tutti gli altri non meritano di trovare spazio nelle partite chiave della stagione, infortuni e/o squalifiche permettendo. Non è un caso che i migliori siano stati Samuel, che riserva non è, e Mihajlovic, che ha ancora motivazioni nonché classe da vendere. Esaltarsi per un gol comunque molto bello di Solari e vederlo poi sbagliare passaggi e cross in serie non lascia tranquilli, anche perché gli altri esterni che sono stati impiegati, da Kily a Cesar, che in quindici minuti ha fatto capire di essere lontano anni luce da una condizione presentabile, non costituiscono serie minacce a Stankovic e Figo. Gli stessi Pizarro e Cristiano Zanetti nel corso della ripresa sono lentamente scomparsi dal gioco lasciando ai friulani una sterile supremazia che solo per l’ incapacità degli avversari non ha procurato rischi maggiori. Pallido pure Cruz, che soffre i giocatori fisicamente imponenti come Natali, un capitolo a parte merita Martins: che fine ha fatto quel furetto un po pasticcione ma tremendamente veloce e fastidioso per i difensori che gli giocavano contro? Mi ripeto, come per Adriano: prima della condizione psicologica serve ritrovare quella fisica, seguendo ancora più rigorosamente le regole ferree della vita da atleta. Non tocca a Mancini, che vedendo i suoi attaccanti vorrebbe rimettersi in scarpette e calzoncni, vigilare, ci sono dirigenti chiamati a farlo. Resta palese dove si deve correggere la rosa: uno/due grandi giocatori e sostituti maggiormente motivati e con più talento. Magari italiani.

Andreolli, Mihajlovic, Solari, Kily, Cristiano Zanetti, gli stessi Cruz, Martins e Pizarro. Parlare di un’ Inter infarcita di riserve stasera nella semifinale di Coppa Italia contro la disastrata Udinese, anch’ essa con molti titolari lasciati a casa come Iaquinta, non è sbagliato. Difficilmente si arriverà alle 15.000 presenze a San Siro e testimonia se ce ne fosse bisogno il fallimento di una manifestazione che per importanza dovrebbe essere la seconda in Italia e invece spesso non raggiunge il numero degli spettatori del Trofeo Berlusconi o del Trofeo Tim in pieno agosto. Roberto Mancini, che ne ha vinte ben nove nella sua lunga carriera, parla di una partita più importante della trasferta di Parma e sul piano formale non ha torto: pur sempre si tratta di una coppa e all’ Inter la bacheca non è che sia così piena di recente. Dopo la vittoria dell’ anno scorso riconquistarla però assumerebbe grande valore solo in caso di una accoppiata con la Champions League, la coppa dalle grandi orecchie che manca da Milano da una quarantina di anni e ha un valore mediatico dieci volte superiore a uno scudetto. Cosa fare per non rassegnarsi al coma profondo di questa Coppa? Due le possibilità: o ricalcare la formula di Coppa d’ Inghilterra e Copa del Rey, con partita unica ed entrata in scena delle grandi fin dai primi turni magari contro squadre di serie C1, C2 e serie D, o far accedere alla fase finale solo le prime otto della classifica della serie A alla fine del girone d’ andata o a dicembre, come già avviene nel basket, in modo tale da avere sempre sfide di grande richiamo e fascino, magari fermando il campionato per due settimane, svolgendo tutte le partite in quel periodo con semifinali in sede unica. Purtroppo i contratti tv garantiti e la cecità di certi dirigenti hanno blindato questa formula ancora per alcuni anni, impedendone di fatto il suo successo. Poi ci si chiede perché la gente si allonatana dagli stadi…
Si parla sempre negativamente dell’ Inter in chiave di mercato, chiaramente a volte non a torto. Il fatto poi di non vincere un campionato o una Champions da molto tempo contribuisce a vivisezionare al microscopio soprattutto gli errori, a discapito dei buoni affari che, soprattutto negli ultimi due anni, sono stati nettamente superiori alle scelte sbagliate. Sia in fase di acquisto che in quella di cessione. Merito agli operatori di mercato Branca e Oriali, che hanno dovuto anche abbassare il monte ingaggi nerazzurro( ora è inferiore a quello di Milan e Juve ), ma anche e soprattutto al progetto tecnico di Roberto Mancini, da subito improntato su giocatori di grande tecnica a centrocampo e di innesti mirati che facessero fare il salto di qualità nel reparto arretrato. Molti dei nuovi arrivi erano già stati compagni o alle dipendenze del Mancio, fatto che gli ha sempre creato non poche critiche, ma che alla prova del campo si è mostrato vincente. Dimostreremo che con il tecnico jesino la società di Massimo Moratti per la prima volta da anni ha investito meno in proporzione di quello che è stato poi il valore sul campo dei nuovi acquisti. Partiamo da Juan Sebastian Veron, forse il caso più eclatante, gocatore per il quale tecnicamente stravedo. Era il 3 giugno 2004 quando il sito ufficiale annunciò l’ approdo in prestito gratuito per un anno del centrocampista argentino, reduce da una stagione tormentata in maglia Blues culminata con una operazione alla schiena e finito nella lista degli indesiderati di Mourinho. Assieme a Crespo, che, con la stessa formula, è finito al Milan. Veron in Italia aveva lasciato un grande ricordo, 140 presenze disseminate con le maglie di Samp, Parma e Lazio e arricchite da uno scudetto, una Coppa Uefa, due Coppe Italia, una Supercoppa europea e una italiana. Passò poi al Manchester United per 40 milioni di euro, con un rendimento con alti e bassi, e poi al Chelsea per 26 milioni, voluto fortissimamente da Ranieri. Per ritrovarsi scelse ancora la serie A, l’ Inter, ma soprattutto Roberto Mancini, suo ex compagno sia a Genova che a Roma, con il quale c’è sempre stata una profonda stima reciproca. Nella sua prima stagione fatica a ritrovare l’ antico smalto e a prendere in mano le redini del gioco nerazzurro, tanto da essere schierato più di una volta sulle fasce e a lasciare il mezzo alla coppia di frangiflutti Cambiasso – Cristiano Zanetti. La squadra mostra subito nella difesa il suo reparto più fragile e non sopporta un giocatore portato più a impostare che a difendere. I tanti pareggi allontanano in fretta l’ Inter dalla vetta, la manovra di gioco è a tratti brillante a tratti macchinosa, senza inventiva nel mezzo e involuta sulle fasce. Il mister punta con convinzione sulle sue idee di gioco e, registrata la difesa anche grazie a Mihajlovic, sposta la Brujita nel mezzo: segue un lungo filotto di successi che riporta l’ Inter al terzo posto, la squadra è malamente eliminata dalla Champions dal Milan, con Veron schierato trequartista nel ritorno, ma vittoriosa in Coppa Italia contro la Roma. In estate il Chelsea riprende Crespo ma lascia Veron all’ Inter con una formula mai del tutto chiarita, prolunga fino al 2007 con la società nerazzurra e mai scelta fu azzeccata. Il suo gol permette la conquista della Supercoppa italiana nella tana bianconera e finora ha avuto un rendimento costante e sempre ad altissimi livelli, detta i ritmi del gioco con precisione, classe e con quella maturità che forse non ha mai avuto. Non si limita a costruire ma offre un contributo dinamico in fase di ripiegamento impensabile, formando con Cambiasso una delle migliori coppie di centrocampo d’ Europa, non inferiore a Emerson-Vieira. I molti che credevano non potesse essere un regista adatto al 4-4-2 si devono ricredere e l’ argentino costringe alla panchina anche il neo acquisto Pizarro, con il quale la convivenza tattica si è rivelata problematica. La notizia di un suo ritorno dettato da ragioni familiari in Argentina mobilita l’ ambiente che non manca occasione per ribadire stima e fiducia nel calciatore e nell’ uomo; è uno di quelli che non ha paura di metterci la faccia e prendere posizione contro i ritardi di Adriano di rientro dal Brasile. Un leader, in campo e fuori, come spesso ribadisce a ragione anche il Mancio. Costato zero euro, con un ingaggio “normale “ attorno ai 3 - 3,5 milioni di euro. Arrivato come un calciatore in declino e ora indiscusso signore del centrocampo. Stare con Mancini significa anche stare con Veron: diversamente difficilmente sarebbe arrivato a Milano e difficilmente rimarrebbe.

Il partito dei disfattisti e di coloro che stanno contro Mancini e l’ Inter a prescindere da tutto dovrà aspettare per levare nuovamente le proprie voci a mezzo stampa e tv. Ieri contro la Lazio, avversario tradizionalmente ostico, vittoria numero 20 in campionato su 30 partite, manovra piacevole e fluida e atteggiamento di grande personalità e sicurezza per tutti i 90 minuti. L’ ennesima risposta per chi, anche in questo blog, continua a lamentare che Mancini non ha dato un gioco a questa squadra e che si viva sulle invenzioni e sui colpi dei singoli, pur bellissimi come Figo ieri. Il merito del mister è quello di aver creato attorno a calciatori di grande tecnica un complesso che si muove con buona continuità nelle trame offensive e con precisi meccanismi nella fase difensiva. Mentre dietro la solidità è sostanzialmente mantenuta anche con Materazzi al posto di uno dei due centrali titolari e ultimamente anche con Wome sulla fascia, in mezzo Juan Sebastian Veron dimostra con i fatti di essere un elemento insostituibile per classe e geometrie. Sta probabilmente vivendo uno dei migliori momenti della sua carriera, che ne fanno senza ombra di dubbio uno dei centrocampisti più forti d’ Europa. Affronterò uno dei prossimi giorni il tema, ricordo bene lo scetticismo che accompagnò il suo acquisto. Pekermann è uno dei pochi che insiste nel tenerlo lontano dalla Nazionale per non creare pressione a Riquelme. La Brujita si è infortunato alla mezzora di Inter Juventus sul punteggio di 0 a 0: non è esagerato dire che le cose sarebbero probabilmente andate diversamente. L’ assist per il secondo gol di Recoba è un’ altra risposta a chi, poco tempo fa, mi scrisse che l’ argentino non sa verticalizzare. A proposito del Chino: ha sfruttato al meglio la possibilità della seconda maglia consecutiva da titolare in campionato entrando in tutte e tre le reti nerazzurre e mostrando quel che dovrebbe e potrebbe far vedere più spesso.Il motivo dei rimproveri e dell’ insoddisfazione del Mancio nei suoi confronti è proprio quello di chi conosce per esperienza diretta i giocatori tecnicamente dotati e si arrabbia se non vengono sfruttate appieno queste qualità. Il suo atteggiamento non è mutato da quando è all’ Inter: vuole vederlo decisivo e continuo per non sprecare quel meraviglioso sinistro. Come scrissi sabato, da buon profeta, ha finalmente l’ occasione per dare un senso positivo alla sua avventura italiana all’ Inter, ossia guidandola a un grande successo. Se non si infortuna e si esprime così, non c’è concorrenza che tenga ora come ora con gli altri attaccanti della rosa. All’ appello manca ancora Adriano e a questo punto non so più quale sia la strategia da seguire per recuperarlo, visto che si sono provate tutte; è il momento che trovi dentro di sé la serenità e la voglia per ritrovarsi. Il fatto di averlo visto sbagliare una deviazione di testa da posizione favorevole non essendo riuscito a staccarsi da terra in maniera adeguata, ricordandomi il peggior Vieri, mi fa pensare che la brillantezza fisica ancora non ci sia. Questo l’unico motivo di preoccupazione della domenica che sfata il tabù Lazio.
A 30 anni appena compiuti, con il contratto in scadenza e dopo 9 anni ricchi più di delusioni e promesse non mantenute che di altro. Uno scenario desolante per ogni giocatore che al’ inizio della carriera fosse considerato un potenziale fuoriclasse. Eppure Alvaro Recoba ha davanti i due mesi più importanti da quando è all’ Inter, l’ occasione che aspettava per lasciare un segno nella sua avventura nerazzurra e fare il sospirato regalo al suo primo tifoso Massimo Moratti. La rincorsa ad un ruolo da protagonista assoluto spero possa ripartire domenica contro la Lazio, quando Mancini dovrà scegliere il compagno di reparto di Adriano e, dopo le ultime pallide prestazioni di Martins, il Chino è in vantaggio su Julio Cruz. L’ ennesimo infortunio muscolare sembra alle spalle, serve solo uno dei suoi gol capolavoro o qualche assist per risvegliare definitivamente dal lungo letargo invernale Adriano e il posto contro il Villarreal sarà suo. Il mister non aspetta altro, un segnale che gli dimostri che può finalmente contare su di lui e, in questo senso, il surplus di allenamento fisico che sta facendo in questi ultimi giorni è un segnale di disponibilità che ha accolto positivamente. Moratti, l’ unico che non ha mai smesso di aver fiducia nel suo fatato piede sinistro, ha lasciato perdere la possibilità a gennaio di arrivare a Cassano, per non togliergli ulteriore spazio. In effetti la concorrenza stagionale non è molto agguerrita: Adriano e Martins sono al loro peggiore anno da quando sono in Italia e il solo Cruz, che peraltro ha caratteristiche diverse, è stato all’ altezza della situazione. Per un motivo o per l’ altro però Recoba non è riuscito a lasciare il segno, sempre alla ricerca di quelle 4 partite da titolare che non ha mai avuto a disposizione qui a Milano e di una condizione fisica accettabile. 17 presenze, spesso spezzoni di partita, e 3 gol in campionato, appena 5 con 1 gol, nei preliminari, in Champions League. Per la prima volta c’è la concreta possibilità che possa lasciare l’ Inter, nonostante da mesi sia già pronto un rinnovo biennale a circa 2,5 milioni di euro all’ anno. Il probabile arrivo di una nuova punta e la sensazione che l’ appuntamento con il destino non arrivi mai potrebbero portarlo in Spagna o a ricongiungersi con Novellino, dovunque vada. Proprio nei giorni che si parla del ritorno di Ronaldo, la mente corre a quel 31 agosto 1997, giorno del debutto in campionato del Fenomeno, ma che si trasformò nella scoperta per il pubblico nerazzurro di quel ragazzo uruguaiano di cui si era innamorato Moratti in videocassetta. L’ ingresso nel secondo tempo, con i nerazzurri sotto di un gol, e due perle che mandarono in visibilio San Siro, compreso il sottoscritto, presente allo stadio, e che permisero a Simoni di allontanare le voci di un imminente esonero. Sembrava l’ alba di una carriera splendente, invece a tutt’oggi è stato il suo canto del cigno. Eppure mai come oggi il sogno di far ricredere molti sul suo conto è forte: è uno dei pochi che con una giocata, un calcio piazzato può cambiare le sorti del match. Mancini non gli neghi questa ultima possibilità e gli faccia subito un regalo: la maglia di titolare contro la Lazio.
La telenovela è appena iniziata e ha già anche una fine. O almeno una data entro il quale quasi sicuramente si rincorreranno voci e trattative, ma non ci sarà nulla di definitivo. Ronaldo ha già fatto sapere che dopo il Mondiale sceglierà dove andare. E’ un giocatore sotto contratto con il Real Madrid, ma la rottura con l’ ambiente e la società è ormai netta e il Fenomeno dei tempi andati, che tutto è tranne che ingenuo, ha già mosso i fili della sua strategia per preparare l’ ennesimo trasloco della sua corte. Con reciproca soddisfazione. E’ già successo ai tempi del Psv, del Barcellona e dell’ Inter: una motivazione buona per l’ opinione pubblica( prima Cuper, ora i tifosi del Bernabeu) per mascherare una scelta personale, ancorchè legittima, se è vero che lasciò l’ Inter per una società che gli desse più prestigio e opportunità di vincere. La maledizione della Champions League però ha continuato a tormentarlo e nemmeno in maglia blanca è riuscito a vincere la più importante manifestazione europea per club. Quel che trovo interessante nella vicenda Ronaldo – Inter bis è che le voci sono alimentate dalle varie anime della società nerazzurra: Massimo Moratti rilascia dichiarazioni sul tema con cadenza quasi giornaliera, Facchetti, contrario come Branca ma si sa quanto contano, gli ha già spedito due frecciatine tutt’altro che amichevoli, i giocatori rispondono senza problemi esprimendo più o meno direttamente la loro opinione e anche i tifosi, sia quelli da poltrona, sia quelli da stadio fanno sentire la loro voce. Per questi ultimi cambia naturalmente il mezzo: i primi intervengono nei sondaggi promossi dai media, gli altri alzano striscioni e fanno cori al Meazza o addirittura alla Pinetina. Esemplare quello a favore del suo ritorno esposto al campo d’ allenamento: troppo mediatico per essere spontaneo, qualcuno che non vuole o non può esporsi mediaticamente, nelle varie correnti interne al cda nerazzurro, ha voluto far sapere la propria opinione. Cose che succedono da sempre: in cambio di favori più o meno leciti, alcuni tifosi si prestano a contestazioni, anche violente, per indirizzare il dissenso o il sostegno al proprietario della società. Questo accade maggiormente nei club in cui c’è un presidente che fa tutto di testa sua, lasciando alla dirigenza un potere operativo meramente di facciata. Come Moratti. Tanto per restare nell’attualità basta ricordare il sostegno degli ultras della Lazio, a cui Lotito ha tolto molte impunità e vantaggi commerciali come la gestione del merchandising, alla misteriosa cordata ungherese di Chinaglia, che sa tanto di truffa, in cambio del ripristino di quei favori. Tornando a Ronaldo, è bene ricordare che gode ancora di una tale popolarità e forza commerciale che può permettersi di aspettare il momento opportuno per sedersi al tavolo delle trattative. Il Real Madrid fa buon viso a cattivo gioco, sperando che un grande Mondiale rialzi le sue quotazioni: in questo momento infatti, con lo stipendio che percepisce, è assai probabile che sia costretto a regalarlo a parametro zero. Ho già scritto qui dieci motivi per cui sono contrario al ritorno di Ronaldo(clicca sulla tag Ronaldo nella parte destra della home), ma è chiaro che se le alternative si chiamano Iaquinta o Babel preferisco riprovare e rischiare con Ronie. Se si parla di Henry, Fernando Torres o Eto’o il discorso allora cambia. All’ Inter servono i fuoriclasse che decidano le partite chiave e diano una immagine planetaria alla squadra: di mezzi giocatori e campioni ne ho a sufficienza.

Per non farsi trovare impreparati quando milanisti e juventini ti chiederanno che razza di squadra si troverà di fronte nei quarti di Champions.
1 – Villarreal si trova a 35 km da Valencia. E’ una città di appena 45 mila abitanti e, nonostante abbia molti monumenti romani, non è un classico posto da villeggiatura. Per divertirsi meglio puntare su altre città della costa Blanca.
2 – E’ alla prima esperienza in Champions League ed è ancora imbattuta in questa edizione. Ha eliminato nei preliminari l’ Everton, ha vinto il gironcino con Lilla, Manchester United e Benfica e negli ottavi ha fatto fuori con due pareggi i Rangers, non senza soffrire. Battiamoli ed entriamo nella ( loro ) storia.
3 – Hanno ben dieci sudamericani nella rosa e la colonia argentina è quella più numerosa. L’ undicesimo è il mister, il cileno Pellegrini, l’ artefice del miracolo Villarreal, quarto l’anno scorso in Liga ed eliminato in semifinale della Coppa Uefa. Superfluo dire che in campo si parlerà spagnolo e sarà quasi un clasico.
LAS 10 COSAS DE SABER SOBRE EL VILLARREAL

Se tutto va messo in relazione con il risultato, la qualificazione dell’ Inter ai quarti di Champions League per il secondo anno di fila non fa una grinza. L’ Ajax ha sfruttato nel migliore dei modi nella partita d’ andata il primo tempo orribile dei nerazzurri per scappare sul 2 a 0, ma era bastato semplicemente giocare per 45 minuti per acciuffare i lancieri e indirizzare sul binario giusto anche la partita di ritorno. Stasera non si è ripetuto lo stesso errore, ma era francamente difficile riuscire a non aver ragione di uno degli Ajax più deboli degli ultimi 20 anni. Quindi, al di là della soddisfazione per aver passato il turno, coerenza vuole che si sottolinei che pensare di fare molta strada giocando complessivamente come in questa doppia sfida contro gli olandesi sia una pia illusione. Tenere la qualificazione in bilico fino al quarto d’ora della ripresa va a demerito della squadra di Mancini, che conferma la solita difficoltà a trovare la via della rete e una condizione quantomeno deficitaria in alcuni dei suoi uomini chiave, come Veron, Cambiasso, Martins e lo stesso Adriano. Il brasiliano fino al rigore malamente sbagliato non si era mosso male, pur dovendo lasciare il centro dell’ area a Martins, scelta dettata dal fatto che si voleva sfruttare l’ arma del contropiede contro un Ajax che si sarebbe dovuto sbilanciare per cercare il gol. Fatto che non è avvenuto praticamente mai, così il nigeriano al di là di una girata finita sulla traversa ha continuato a pasticciare oltre il lecito, mentre l’ Imperatore, sfiduciato, è lentamente scomparso dal campo riapparendo solo a tempo scaduto sbagliando una comoda occasione per il raddoppio. Ritengo che Recoba e soprattutto Cruz abbiano fondati motivi per recriminare contro la scelta del Mancio. Veron da qui alla sfida contro gli spagnoli, fra 15 giorni, ha solo bisogno di recuperare lo smalto perduto per via dell’ infortunio, mentre Cambiasso e Figo sembrano quelli che avrebbero bisogno di tirare un po il fiato. Cristiano Zanetti e Cesar già domenica potrebbero trovare spazio contro la Lazio. I migliori sono stati Stankovic, più continuo del solito e determinante con il grande gol che fa il bis di quello di Amsterdam, e Materazzi, perfetto sullo spauracchio Huntelaar. Sotto con il Villarreal, da non sottovalutare, ma obiettivamente ad altri è toccato di peggio. L’ obiettivo deve essere Parigi, da stasera un po più vicino, ma principalmente è quello di fare finalmente una grande prestazione, cosa che in questa Champions ancora non si è vista.

Il 25 febbraio scrissi in questo blog “come una eventuale squalifica di Adriano sia forse più salutare di un suo impiego contro l’ Udinese: ha assoluto bisogno di allenarsi con esercizi mirati per recuperare esplosività e brillantezza in vista del ritorno della Champions, lontano poco meno di 3 settimane”. Il riferimento era alla manata al livornese Grandoni, che dopo un paradossale balletto tra organi giudicanti sportivi, portò alla conferma dei 2 turni di assenza. La prestazione contro la Sampdoria, specie dopo il gol liberazione, è stata un continuo crescendo, sia di convinzione sia di forma: gli serviva allenarsi e gli serviva fare un gol decisivo. Quello contro la squadra di Novellino non varrà nulla di importante, ma permette di rosicchiare 2 punti al Milan e 3 alla Roma ed è un ottimo viatico in termini di fiducia e serenità per tutto l’ambiente per la sfida contro l’ Ajax. Confido in un’ altra prestazione importante del brasiliano e di tutta la squadra martedì sera, con una partenza sprint per mettere alle corde la resistenza e l’ entusiasmo dei giovani lancieri. Per farlo Roberto Mancini punterà anche su Veron a centrocampo , restato in campo ben oltre le aspettative, Materazzi in difesa, al posto dello squalificato Cordoba, Toldo inporta, che ha ormai sorpassato Julio Cesar nelle gerarchie, e uno presumibilmente tra Recoba e Cruz davanti. Al di là degli uomini, basta giocare come sempre, ossia per vincere: l’ Inter non è una squadra che può lasciare l’ iniziativa agli avversari perché quando l’ ha fatto spesso ha perso o ci è andata molto vicina. Il passaggio del turno servirebbe anche a zittire quella gola profonda che, al termine della chiacchierata di Mancini alla squadra lo scorso mercoledì, pensò bene di informare subito l’ amico giornalista. Fatti che succedono dappertutto ( come non ricordare i metodi della vecchia guardia rossonera quando si son trovati di fronte allenatori non graditi come Tabarez, Terim o il ritorno di Capello ) ma all’ Inter di più perché, come più volte spiegato, non c’è una struttura societaria credibile, unita e univoca. Come non ricordare quando un giocatore nerazzurro, durante una sera all’ Hollywood, rivelò al figlio di un famoso giornalista la fuga di Vieri e Di Biagio dal ritiro? Chiudo ricordando, ai tanti che sono forse ciechi o non vogliono vederlo, come l’ Inter continui a viaggiare a più dodici punti rispetto allo scorso campionato, quando a questo punto Juve e Milan, in testa appaiate, avevano un vantaggio di sedici punti sui nerazzurri, che tra l’altro avevano Udinese e Sampdoria alle costole. Il miglioramento mi pare evidente e raggiungere i quarti in Champions, eguagliando il risultato dell’ anno scorso con la prospettiva di superarlo, darebbe l’ impulso necessario per convincere tutti della bontà del progetto tecnico.
Molti si sono chiesti perchè l’ Inter, quando decise di non continuare con Zaccheroni, non prese in considerazione Fabio Capello, in partenza da Roma e poi finito sulla panchina juventina. Lo stesso tecnico campione d’ Italia rivelò che era disposto a lavorare per il club di Moratti lasciando intendere che ci fu più di un abboccamento, ma poi, vista l’ indecisione del patron, si accordò con Luciano Moggi e Antonio Giraudo in un paio di giorni. Quel che spinse l’ Inter ad abbandonare la pista Capello furono le richieste economiche e tecniche di don Fabio da Pieris. Al di là di un contratto pari a quello delle stelle della squadra, chiese l’ acquisto di 4 grandi giocatori, la cessione di alcune pedine importanti della rosa nerazzurra e addirittura la ridefinizione di alcuni ruoli in società. Alla Juventus è riuscito ad avere voce in capitolo nella campagna acquisti, cosa mai successa prima, e ha preteso un grande nome per ogni settore del campo: arrivarono Cannavaro ( pagato zero euro all’ Inter ma che ha un ingaggio al lordo delle tasse di quasi 10 milioni l’anno), Emerson e Ibrahimovic, che sono costati alla Triade bianconera un non facile programma di risanamento che addirittura è sfociato nella cessione della sede ed ha avuto come conseguenza uno dei pochi bilanci in rosso. I nerazzurri, che hanno imboccato la via del risanamento dopo anni di follie ed errori sul mercato, non potevano nè vollero accontentarlo e Moratti, che già ammirava Mancini da tempo, sciolse i dubbi e puntò sul tecnico jesino. Ora lo stesso sta accadendo al Real Madrid che non può più permettersi di sbagliare dopo il flop della strategia dei Galacticos. Don Fabio ha chiesto un ingaggio superiore di un euro a quello delle stelle della squadra, la cessione di Ronaldo, Roberto Carlos, Zidane, Salgado ed Helguera e l’acquisto di almeno 4-5 grandi assi mondiali: Vieira, Gerrard, Adriano e Ibrahimovic e un difensore da scegliere in una rosa ristretta che comprende tra gli altri Chivu e Cannavaro. In alternativa sarebbero graditi anche i giovani spagnoli Fabregas dell’ Arsenal e Xabi Alonso del Liverpool, ma solo se questo sacrificio fosse necessario per arrivare ad altri grandissimi colpi. E’ vero che ha i risultati dalla sua parte e che il Real è il club più ricco del mondo, ma con giocatori di questo livello saprebbero vincere in molti. Forse anche il tanto criticato Zeman, ma anche il tutt’ altro che suo amico Mancini. Il quale firmò un triennale da circa 10 milioni netti in totale, un terzo di Capello, che chiese per il primo anno l’ arrivo dei suoi fedelissimi Favalli, Mihajlovic e Veron, tutti a parametro zero, che ha puntato su Cambiasso, costato zero e in cui quasi nessuno credeva, e si è pure trovato il non richiesto Davids. Quest’ anno poi, sulla scia del successo in Coppa Italia e del buon finale, aveva indicato come necessario l’ arrivo di un grande difensore ( scelse Luisao del Benfica, ma poi si spalancò la possibilità di prendere Samuel) , di un portiere ( accettò Julio Cesar portato al Chievo da Branca), di un esterno ( voleva Cesar, accettò Solari, Figo fu scelto da Moratti )e di un regista che potesse prendere gradualmente il posto di Veron, ossia Pizarro. Come si nota richieste ben diverse da quelle di Capello e soprattutto la condivisione di un programma di ridimensionamento delle spese e dei costi, scommettendo comunque sulla sua convinzione di portare l’ Inter ad una grande vittoria nel giro di due-tre anni e di cambiare radicalmente la filosofia di gioco. Ha portato, finora, due trofei nei due anni che l’ Inter ha speso meno, facendo vedere significativi progressi sul piano della qualità della manovra. Un piccolo miracolo in fondo l’ ha già compiuto, anche senza chiamarsi Capello.
Scampato il derby, evitate Barcellona, Lione e Arsenal. Non si può dire che sia stato un brutto sorteggio quello di Parigi, anche se la storia del calcio, la pazzia congenita di questa società e la scaramanzia impongono di concentrarsi esclusivamente sull’ avversario di martedì, l’ Ajax. Certo è che se qualche mese fa avessero prospettato per ottavi e quarti della Champions League la possibilità di due sfide contro i lancieri e il Villarreal tutti avrebbero messo la firma. Non nascondiamoci la realtà, è una occasione da non perdere, a patto di ritrovare la vera Inter che per molti mesi di questa stagione ha marciato ad un ottimo ritmo e offerto buone trame di gioco. L’ operazione Champions non può prescindere dal recupero di Veron in mezzo al campo e di Adriano davanti, con la possibile sorpresa di un Recoba che possa finalmente essere determinante nei destini di questa società. Nel Villarreal gioca l’erede della Brujita in Nazionale, quel Roman Riquelme molto apprezzato anche dallo staff tecnico nerazzurro, attorno al quale girano le fortune del club valenciano. Piedi buoni, grande visione di gioco e intelligenza, ha trovato nell’ ambiente senza troppe pressioni di questa squadra, rivelazione degli ultimi anni in Liga, il posto ideale per la sua consacrazione. Riuscire a limitarlo, significherebbe ridurne del 50 % il potenziale offensivo, che, dopo la perdita di Figueroa, è nei piedi dell’ uruguaiano Forlan e dell’ ex milanista Josè Mari. Non sempre titolare Tacchinardi, che come Josico salterà l’andata per squalifica. Altri ottimi giocatori sono i due argentini, il giovane difensore centrale Gonzalo Rodriguez, due anni fa vicino ai nerazzurri, e Sorin, un passato anche nella Lazio cragnottiana. Una squadra ostica, che gioca in velocità, molto difficile da affrontare, che sa chiudersi molto bene in difesa e ripartire in contropiede. E’ alla portata di J. Zanetti e compagni, ma bisognerà stare attenti a non fare un passo falso nella partita d’ andata in casa perché si potrebbe fare molto dura. Semprechè martedì Huntelaar non si trasformi in uno dei peggiori incubi della storia recente interista: Mancini non potrà permettere altri pericolosi rilassamenti alla sua truppa. Sperando in una giornata finalmente da grande Adri, che si dice si sia allenato finalmente bene in quest’ultima settimana. Guardare alla semifinale e al possibile primo storico incrocio europeo con la Juventus è prematuro e farebbe venire inutili capogiri. Ajax martedì e poi Villarreal. Avanti!
Oggi, 9 marzo, è il 98esimo compleanno dell’ Inter. Cosa vorreste come regalo, possibile o impossibile che sia ??
La conferma di Mancini, della gran parte della rosa attuale e 1-2 interventi mirati sul mercato
Il ritorno di Ronaldo
L’ arrivo del duo Fabio Capello – Luciano Moggi dalla Juve
L’ addio di Massimo Moratti
Una Federazione, una Lega Calcio e il sistema calcio in generale, arbitri e media compresi, non manipolati e condizionati dai soliti noti

Kakà – Inzaghi – Shevchenko. La netta vittoria del Milan sul Bayern, altra squadra che come Chelsea e Juventus fa del gioco, della solidità e della continuità i propri punti di forza, si spiega così e fa capire perché l’ Inter si ritrovi con 4 punti di ritardo in campionato sui rossoneri dopo essere stata avanti di 6 fino alla partita con la Fiorentina. Come ho scritto ieri, nell’ ambito di un progetto tecnico riconoscibile e vincente, cosa che non ha da tempo il Real Madrid, ma che hanno le tre grandi italiane, Inter compresa, sono i grandi giocatori del reparto offensivo a farti vincere le partite in cui ti giochi tutto in 90 o 180 minuti. Non c’è papera di Dida che tenga se davanti hai tre draghi del genere, senza contare Gilardino che tutto è tranne che una riserva, così come ininfluente sono stati gli errori di Julio Cesar nelle sconfitte contro i viola e contro i bianconeri. Il nostro trio d’ assi che dovrebbe fare la differenza, Figo – Adriano – Martins, è monco per due terzi da tempo e senza di loro non c’è Capello o Mancini che tenga. Non si va avanti, né in Champions né in campionato. Ritrovarsi, già a partire da martedì contro l’ Ajax, non è impossibile, specie se l’ Imperatore ritrova la via del gol, come fece un anno fa di questi tempi contro il Porto, schiantato nel ritorno a San Siro da una fantastica tripletta. Anche allora si giocò una settimana dopo gli altri, e speriamo che le coincidenze non si fermino qui. Lo stesso trio juventino, Nedved – Trezeguet – Ibrahimovic, a cui si aggiunge Del Piero, cifre alla mano, è stato molto più determinante di quello nerazzurro, nel quale il solo Cruz ha fatto compiutamente la sua parte. L’ Ajax si deve battere, come non conta, in attesa che il sorteggio di domani non regali nell’ eventuale turno successivo un altro derby italiano. Due considerazioni sul turno di Champions. Completamente sbagliate le scelte tecnico tattiche di Magath del Bayern e di Lopez Caro del Real Madrid: il tedesco ha impostato una gara d’ attesa, difensiva, senza averne gli uomini, specie sugli esterni, lasciando possesso palla e iniziativa ad una squadra tecnicamente superiore come il Milan, che quando può attaccare va a nozze. Il carneade spagnolo ha puntato sui senatori Raul e Ronaldo, entrambi per motivi diversi completamente fuori forma, sbugiardando il mercato di questa stagione e i soldi investiti sui rampanti Baptista ma soprattutto Robinho e Cassano, entrati solo nel finale. L’ eliminazione è meritata e definitiva fine del ciclo madridista, che dovrà rifondare sacrificando qualche grande nome ormai sul viale del tramonto. La seconda è che Barcellona e Lione, maggiori artefici del calcio spettacolo in Europa, sono i veri spauracchi di tutti nel sorteggio. Non trovarli davanti sarebbe già un successo, Ajax permettendo.

Il giorno dopo Roma – Inter riparte la strategia mediatica contro Roberto Mancini, mentre nessuno sotolinea che la squadra nerazzurra è stata la prima a fermare la striscia di 11 vittorie consecutive della Roma dominando per buona parte dell’ incontro in un campo ostico come quello dell’ Olimpico dove ci lasciò la pelle il Milan e la Juve , prima di far sua la partita, fu brava a non prendere gol nell’ arrembraggio iniziale di Totti e compagni. Trascurando chi ha ripreso le solite boutade dei giornali inglesi su Benitez, meritano in particolare un cenno i due totem delle vendite in Italia, ossia i quotidiani RCS Gazzetta dello Sport – Corriere della Sera, che dall’ arrivo di Verdelli alla direzione della Rosea hanno aumentato considerevolmente il numero degli interscambi fra le redazioni nella firma di editoriali e rubriche, nonché i gadget, vedi collana dei dvd sui comici. Mentre sulle pagine del Corriere per una volta la prima firma dello sport, il buon Tosatti, risparmia critice feroci all’ Inter e a Mancini, limitandosi a definirlo fortunato al cospetto del povero e bravissimo Spalletti, viene consegnato l’ onere e l’ onore di attaccare il mister a Umberto Zapelloni, ex responsabile dei servizi sportivi dello stesso giornale e noto per essere un profondo conoscitore del mondo della Formula Uno e della Ferrari in particolare, tanto che due anni fa scrisse anche un libro sulla Rossa. Nel suo editoriale di prima pagina Zapelloni scrive: “Una prova di carattere, dicono quelli che se ne intendono ( quindi non lui aggiungo io).Ma che carattere può avere una squadra che in un mese è quasi sparita dall’ alta classifica? Una squadra che in 5 partite ha totalizzato 5 punti…..Partite cominciate male, corrette in corsa, giocatori che si ricordano di essere da Inter solo nel secondo tempo dopo prestazioni a dir poco imbarazzanti….torna in mente la frase pronunciata da Moggi dopo il confronto diretto di San Siro…Aveva capito tutto.Intuito lo sgonfiamento del sufflè. O forse aveva soltanto letto il suo dossier”. Un attacco durissimo, ripetuto per tutto il pezzo, a Mancini e alla società Inter. Con tanto di richiamo alla frase di Don Luciano in pagina 2 a mò di sfottò. Il rispetto per le opinioni altrui è sacrosanto, ma quando Moratti si indigna per il trattamento che la Federazione gli riserva dovrebbe aprire gli occhi anche davanti a questi attacchi mezzo stampa tramite delatori più o meno affermati e credibili. Un articolo del genere è impensabile contro Juventus e Moggi, che per molto meno inibì l’ ingresso ad un paio di giornalisti circa due anni fa al centro sportivo, colpevoli di aver scritto notizie infondate, sempre secondo Don Luciano. Per molto meno Galliani ha già rimproverato la Gazzetta perché colpevole di aver detto che il Milan segue Frey e vedrete che ci sarà un cambiamento di linea evidente. Per molto meno lo stesso Milan pretese e ottenne che un giornalista sportivo di Italia Uno fosse dirottato a seguire l’ Inter perché non gradito, per molto meno giornalisti come Franco Rossi oppure opinionisti come Agroppi non vengono più invitati in trasmissioni Mediaset. Nemmeno un cenno nell’ editoriale al 57% di possesso palla all’ Olimpico, agli 11 tiri verso Doni, al fatto che all’ Inter mancavano 5 titolari e almeno 3 erano acciaccati e fermi per quasi tutta la settimana. Nemmeno un cenno ai 12 punti in più rispetto alla stagione precedente e alla partita ufficiale numero 100 di Mancini sulla panchina nerazzurra, con sole 10 sconfitte e con una bacheca rispolverata con due coppe e con buone probabilità di proseguire il cammino in Champions quest’ anno. Semplici dimenticanze che non possono o devono intaccare il teorema di Roberto Mancini pompato, perdente e arrogante. Chi sarà la prossima volta lo Zapelloni di turno?

Due erano gli errori da evitare nella partita contro la Roma. Iniziare con un approccio molle stile Ajax, Juve, Palermo e compagnia bella e prendere conseguentemente una rete consentendo ai capitolini di fare il gioco che prediligono, ossia recuperare palla e verticalizzare sui centrocampisti che si incrociano e inseriscono senza palla velocemente verso l’area avversaria. Passano meno di 10 minuti e puntualmente accade il patatrac, con Materazzi che lascia via libera al brasiliano Mancini e Wome che si fa addirittura passare fra le gambe l’ assist per Taddei. A proposito, apro una parentesi sul terzino camerunense: siamo ai livelli di Gresko e Marco Branca, che lo presentò come una sua scommessa, penso si sia ricreduto in fretta. Un Mancini infuriato ha così chiesto a Figo, rimasto in panchina perché visibilmente malconcio, di entrare già attorno alla mezzora per Kily Gonzalez, impalpabile come molti altri. Seconda parentesi: dopo averlo criticato per i cambi troppo ritardati, ora si accusa il mister di porre rimedio troppo in fretta ai suoi errori. Un po di onestà intellettuale, please. Comunque la partita, dal 35’ in poi, è stata quasi costantemente in mano ai nerazzurri, che in alcuni tratti hanno letteralmente schiacciato nella loro area Chivu e compagni, il cui argine ha retto, grazie alle pretsazioni maiuscole di Mexes e De Rossi in particolare che di testa hanno disinnescato Cruz, chiamato spesso in causa a fare da sponda per gli inserimenti dei compagni. In una situazione del genere è normale aver rischiato due tre contropiede pericolosi, ma Toldo non ha praticamente toccato palla dopo il gol, quindi per nove decimi di partita. A differenza di Doni, che, non senza qualche sbavatura, ha chiuso la sua porta fino al colpo di testa di Materazzi su cross proprio di Figo. Parentesi numero tre: Materazzi per questa squadra è importante sia sotto il profilo tecnico che temperamentale , ma resta di una spanna sotto Samuel, quindi se vuole giocare abbandoni l’ illusione di farlo col Milan e opti per una squadra appena al di sotto delle tre grandi. Oppure rimanga a Milano e riuscirà a ritagliarsi il proprio spazio come quest’anno. Alla resa dei conti il pareggio ci sta, ma la differenza di valori in campo è parsa per buona parte dei 90 minuti di gioco abbastanza netta. Come sempre manca una punta che si inventi il gol, come ha fatto Inzaghi contro l’ Empoli. O Adriano ritrova lo smalto di dicembre o si fa dura per il secondo posto, che comunque domenica sera dovrebbe essere più vicino dopo Juve-Milan. I cinque punti nelle ultime cinque partite sono la logica conseguenza di questo. Questo sia che in panca sieda Mancini o ci fosse stato chiunque altro al posto suo. Che ieri ha forse sbagliato a dare fiducia a Wome e Kily, ma ha fatto un po di turn over per le condizioni non brillanti di Figo, Burdisso e Martins, sommate alle assenze di Samuel, Adriano, Julio Cesar, Favalli e Veron. Non dimentichiamolo. Teniamoci il punto e guardiamo il bicchiere mezzo pieno: sabato sera la Samp e poi il ritorno con l’ Ajax. Prima in Champions qualche vittima illustre potrebbe essere già caduta.
Ha molti significati la partita di domenica sera con la lanciatissima Roma di Spalletti. Per Roberto Mancini, nonchè per i molti ex biancocelesti in rosa, le sfide con i giallorossi ricordano le amarezze nei derby di campionato trascorsi sulla panchina laziale, ma anche la prima vittoria in una competizione ufficiale su quella nerazzurra nella finale di Coppa Italia. Quest’ anno la partita di andata è stato probabilmente uno dei crocevia negativi della stagione perché la sconfitta a San Siro per 3 a 2 fu l’ inizio di un mini ciclo negativo in cui l’ Inter conquistò solo 2 punti nelle due partite successive contro Samp e Lazio. Lì la Juve prese definitivamente il largo e il distacco non si è più concretamente ridotto, specie dopo la famosa sconfitta nello scontro diretto a Milano. Montella, Totti e Taddei sorpresero un’ Inter che non ebbe il giusto approccio con la partita, fatto che si è purtroppo ripetuto più volte in altri primi tempi quest’ anno. Le 11 vittorie consecutive della banda Spalletti hanno riportato la Roma a soli 4 punti di distanza in classifica ed una eventuale sconfitta all’ Olimpico, unita alla vittoria della Fiorentina contro il Siena, riaprirebbe addirittura i giochi per la qualificazione Champions. Una trasferta delicata, da affrontare senza Samuel, Veron, Adriano, Favalli e probabilmente Julio Cesar. L’ Inter ha la possibilità di interrompere questa striscia di successi? Sicuramente, a patto di non concedersi supinamente come un agnello sacrificale al probabile arrembaggio ad inizio partita. La chiave è a centrocampo con il pressing portato da De Rossi e Dacourt che, in assenza di Totti, dovranno verticalizzare velocemente per Montella( spesso a bersaglio quando vede la Beneamata) e per i tagli dalle fasce di Taddei e Mancini. Occhi puntati su Cambiasso e Pizarro che dovranno far valere il loro superiore tasso tecnico in mezzo per mettere in moto Figo e le due punte, in cui l’ unica certezza è Cruz. Storicamente le sfide tra giallorossi e nerazzurri sono ricche di gol e quella di domenica non dovrebbe sottrarsi alla statistica, anche se l’ assenza di Totti e Veron toglie dalla contesa i giocatori di maggior classe. Mancio chiede una prestazione importante che dia lo slancio per la conquista del secondo posto e per proseguire il cammino nelle Coppe. Luci sull’ Olimpico: domenica è una delle partite da non fallire.
E’ da 5 anni all’ Inter e si è fatto apprezzare dai tifosi nerazzurri per la grande grinta e determinazione che ha sempre messo in campo, anche troppa alcune volte, facendosi al contempo odiare dagli avversari che lo insultano sistematicamente in ogni stadio d’ Italia. Non è mai stato all’ altezza dei grandi interpreti del ruolo, perché ha limiti tecnici e caratteriali abbastanza visibili, ma negli anni scorsi quando era disponibile ha sempre giocato a buoni livelli da titolare. Che Marco Materazzi sia e sia stato uno dei giocatori simbolo dell’ Inter in questi anni è fuor di dubbio e per questo le notizie sempre più insistenti di un suo trasferimento al Milan hanno scatenato un mezzo putiferio. Sia fra i tifosi nerazzurri, che non gliela perdoneranno, che fra quelli rossoneri, che in gran parte non lo sopportano. Gli screzi con Roberto Mancini quest’anno sono stati molteplici, ma in realtà dare ragione al giocatore è difficile guardando quanto è stato impiegato quest’ anno. 15 presenze in campionato, di cui 11 da titolare, la dodicesima sarà a Roma, che si sommano alle 7 presenze in Champions League non credo siano un motivo sufficiente per chiedere la cessione. Senza contare che il difensore è stato anche fermo per un infortunio muscolare subito contro i Rangers che l’ ha fatto fuori dai giochi per oltre un mese. Dopo un inizio difficile, per tornare a una forma accettabile dopo il periodo madridista, Walter Samuel è tornato ad essere uno dei difensori più forti del nostro campionato e con Cordoba forma una coppia molto solida come dimostrato dai numeri. Mancini ha fatto quello che avrebbero fatto tutti i suoi colleghi: far giocare i più forti. Non creda Materazzi che se andasse al Milan giocherebbe di più l’ anno prossimo: Galliani e Braida stanno cercando un giocatore di grande livello internazionale per sostituire Maldini e da schierare con Nesta e questo giocatore non potrà mai essere lui. Spero che la dirigenza nerazzurra, che ha in mano le redini del gioco, essendo Materazzi non in scadenza di contratto, si faccia pagare il giocatore per il suo valore, e non cada nella trappola orchestrata a suo tempo da Cannavaro e Moggi. Il Milan, dopo Vieri, sta rubando all’ Inter un’ altra riserva.
Una doccia fredda per chi credeva che Michael Ballack potesse essere ad un passo dall’ Inter. Infatti oggi pomeriggio in una intervista alla BBC il suo procuratore Becker ha dichiarato che il Chelsea è in pole position per il suo assistito, con una offerta quinquennale che si aggira attorno ai 40-45 milioni di euro. Cifre fuori dalla portata di ogni altro club che non abbia alle sue spalle un Abramovich, che ricordiamolo ha coperto personalmente un buco di gestione di oltre 200 milioni di euro dei Blues. Come scrissi qualche giorno fa le uniche possibilità che l’ Inter aveva di convincere il giocatore erano di natura economica, perché sul piano del prestigio internazionale la squadra nerazzurra non può purtroppo fornire alcuna garanzia di vittoria. Sono le stesse parole che ha usato oggi Becker per spiegare le ragioni dei contatti molto avviati con Peter Kenyon, amministratore delegato della squadra londinese, e con il Real Madrid, che resta in corsa, nonostante le incertezze societarie che di fatto rallentano ogni strategia. Abramovich può offrire garanzie sia sul piano tecnico che su quello economico, non c’è che dire. Difficile un ultimo rilancio di Moratti in persona, che si è sbilanciato pesantemente a favore del centrocampista del Bayern, come fece alcuni mesi fa solo con Messi. Chiaro comunque il tentativo del procuratore tedesco di alimentare un’ asta e di chiamare pubblicamente in gioco le squadre europee più importanti. Capitolo Ronaldo: nella società nerazzurra ci sono varie correnti pro e contro il ritorno del brasiliano, che sarebbe considerato interessante solo a fronte di un eborso economico per il suo cartellino non superiore ai 5 milioni di euro. Sussistono molti dubbi sia per la sua condizione fisica, sia per le sue motivazioni che per le reazioni del pubblico. L’ Inghilterra potrebbe essere la destinazione finale di Luis Nazario da Lima, anche se sia Wenger che Ferguson preferirebbero puntare su giocatori più giovani, mentre Mourinho si è già per tempo chiamato fuori da ogni interesse per il brasiliano. Il Liverpool e il Tottenham potrebbero superare la concorrenza. Non bisogna dimenticare che alla fine di questa stagione scade il periodo che Adriano si era dato per vincere qualcosa di importante con l’ Inter e che il ricco rinnovo firmato pochi mesi fa non sarebbe un ostacolo ad una sua eventuale partenza in caso di braccio di ferro stile Ronaldo. Una situazione che in via Durini temono molto, nonostante le prestazioni del giocatore quest’ anno non abbiano entusiasmato e che solo un Mondiale da protagonista potrebbero rilanciare, anche in chiave Real. Branca si sta muovendo ancora sul fronte dei parametri zero, dopo il brasiliano Maxwell che prenderà il posto nella rosa di Wome, mentre per l’ erede di Veron continua la corte a Roman Riquelme, regista della Nazionale e del Villareal, nonostante il club iberico ne abbia più volte annunciato l’ incedibilità. In Italia osservato speciale Almiron dell’ Empoli. Sempre dalla Spagna conferme dell’ interesse per l’ ex genoano Diego Milito, che sta disputando una ottima stagione nel Real Saragozza. Molto asado al fuoco per il prossimo futuro di un’ Inter che continuerà a parlare sudamericano e sempre meno italiano.



