A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Parte la Champions League e parla Josè Mourinho, che ha l’ obbligo di vincerla come Indiana Jones aveva quello di trovare il Santo Graal. Non sono bastate due Premier League in due anni più una Coppa di Lega per soddisfare il magnate russo Abramovich, che non si accontenta di dominare in Inghilterra ma vuole conquistare l’ Europa. Specie se si considera che nelle ultime due edizioni Liverpool e Arsenal, squadre dal potenziale nettamente inferiore, sono arrivate a giocarsi la finale. E’ pur vero che i Blues in entrambi i casi sono stati eliminati da coloro che poi hanno vinto il torneo, Reds prima e Barcellona poi, ma al ricco proprietario dell’ est questo non interessa. Così ha messo mano al portafoglio e ha portato a Stamford Bridge Sheva, Ballack, Cole, Bouhlahrouz, Kalou e Mikel. L’ antipatico ma vincente Josè, che una coppa dalle grandi orecchie ha già nel suo ricco palmares ai tempi del sorprendente Porto, è con le spalle al muro. L’ Inter è una di quelle società che gli piacciono molto in vista di un futuro professionale lontano da Londra, probabilmente non così lontano come potrebbe sembrare. I dirigenti nerazzurri hanno già avuto negli scorsi mesi una chiacchierata molto proficua e voci molto ben informate danno proprio Mourinho in pole position per la panchina dell’ Inter in caso di naufragio di Roberto Mancini. Le parti si sono date appuntamento in primavera per verificare le rispettive situazioni e non è un caso che nelle ultime settimane si siano succedute le sue interviste che tiravano in ballo i campioni d’ Italia. Prima la polemica per non aver vinto il campionato ed essere comunque in prima fascia nei sorteggi Champions, ora le dichiarazioni riportate oggi dalla Gazzetta dello Sport in cui li indica come la squadra favorita per la vittoria finale in Europa. Parole che sanno di provocazione e stilettata verso il Mancio: con quella rosa io vincerei. Quei giocatori che forse tra un anno potrebbero essere suoi.

Nella conferenza stampa pre partita allo stadio Arvalade di Lisbona Roberto Mancini è partito da dove aveva finito la scorsa primavera. Dal “ submarino amarillo “, dal Villarreal e da Arruabarrena, sicuramente la pagina più brutta da quando il Mancio si è seduto sulla panchina nerazzurra. Fu completamente sbagliato l’ approccio al secondo tempo di quella partita, quando nell’ intervallo successero scintille tra Veron, Adriano e compagni, raccontate all’ esterno da quel Cristiano Zanetti che da mesi si era accordato con la Juve e fu poi aggredito dai tifosi al ritorno della successiva trasferta ad Ascoli. Sbagliarono tutti quella notte, la società, i giocatori e Roberto Mancini. Per questo non bisogna cancellare Villarreal, ma tenerla ben presente per non ripeterla. E’ un’ Inter che sembra molto diversa, sia a livello di qualità che di personalità, grazie agli innesti di giocatori di grande spessore internazionale. Proprio da uno dei nuovi, Ibrahimovic, reduce anche lui da una deludente annata europea con la Juventus, mi aspetto una grande prestazione che sia determinante per la squadra e soprattutto per il suo compagno di reparto. Adriano, salvo sorprese, dovrebbe tornare a recitare da prima punta, dando quella profondità e pericolosità che Crespo ha assicurato finora, senza svariare troppo sulla sinistra. Oltre a quelle progressioni micidiali e al tiro potente che ne fanno, o facevano, un calciatore unico. I portoghesi sono squadra ostica sul proprio campo, aggressiva, veloce e molto tecnica, ma in difesa concedono qualche sbavatura. E’ qui che il brasiliano e lo svedese dovranno essere bravi, a concretizzare le occasioni che capiteranno, limite che talvolta entrambi hanno ma che in Europa si paga ancora di più.

CAMBIASSO: IL TRENO GIAPPONESE. Puntuale nell’ inserimento dei due gol interisti. Mai in ritardo contro i centrocampisti viola. Efficace in occasione dell’ assist a Ibra.

MATERAZZI: IL CHEWING GUM SOTTO IL TAVOLO. Mancini lo appiccica a Toni e rimane così per gran parte della partita senza che qualcuno trovi il modo per staccarlo. Lo metti lì e sai che quando lo guardi lo trovi. Finchè qualcuno o qualcosa ti costringe a toglierlo.

TONI: IL TONNO LIBERATO. Preso nella rete preparata da Mancini e gettata da Materazzi. Si dispera, lotta e si sbatte fino in fondo. Quando forse sta per arrendersi la rete si apre, torna libero e fa vedere che è sempre di prima qualità.

PRANDELLI: L’ALUNNO RIMANDATO A SETTEMBRE. E’ bravo, ma non ha studiato a sufficienza. Liverani trequartista, Gobbi ala destra, nessuna marcatura su Cambiasso, difesa imprecisa. Rimedia sul finire con i due cambi, ma è troppo tardi per ottenere subito la promozione.
FACCHETTI: L’ANGELO NERAZZURRO. C’è ma non si vede. Ispira l’ animo degli interisti con il ricordo del suo esempio. Protegge e custodisce le speranze dei tifosi.

A Firenze si poteva perdere, specie alla prima di campionato e con il Milan ancora sottozero. L’ importante era dare l’ impressione di essere una squadra di personalità, solida e matura per una stagione in cui tutti ti aspettano al varco. Roberto Mancini doveva puntare su chi gli dava maggiori garanzie e così ha fatto, senza chiedersi come avrebbero reagito i vari Samuel, Grosso, Stankovic e Adriano all’ esclusione. E’ stato un successo su tutta la linea, pieno, meritato, convincente, per l’ Inter e per l’ allenatore. Per buona parte della gara la Fiorentina del tanto celebrato Prandelli è andata a sbattere sulla difesa nerazzurra imperniata su un Materazzi implacabile e su un centrocampo potente e ben affiatato, in cui Cambiasso è stata l’ arma tattica che ha deciso di fatto la partita. Sganciato da compiti di copertura grazie alla presenza di Dacourt, l’ argentino ha potuto mostrare con più lucidità le sue straordinarie qualità di incursore, senza che lo stesso tecnico viola riuscisse a trovare un rimedio. Sempre presente Crespo e Ibrahimovic già in netta crescita rispetto alle prime uscite: un gol e un intelligente assist confermano che è lui l’ uomo in più di questa squadra, il fuoriclasse che può far fare all’ Inter il salto di qualità negli ultimi 16 metri, il vero dramma dell’ anno scorso. Non può essere tutto perfetto, siamo alla prima di campionato e si giocava a Firenze. Sul piano della manovra sono ancora da trovare i giusti movimenti in fase offensiva, serve maggiore lucidità nei passaggi e una maggior copertura e utilizzo delle fasce laterali, dove Mutu e Reginaldo hanno trovato più di un varco. Sul calo degli ultimi 20 minuti hanno pesato gli infortuni di Matrix e Cambiasso e la stanchezza di un Vieira che aveva disputato due partite in 4 giorni con la sua Nazionale. Eppure c’è chi imputa a Mancini anche questo, di aver sbagliato i cambi, senza sapere che sono stati i giocatori a chiederlo. E’ proprio vero che non tutti i nemici hanno maglie diverse da quella nerazzurra, anche fra i tifosi. Se poi qualcuno pensa che questa squadra raggiungerà straordinari picchi nella spettacolarità del gioco, significa che non ha ancora compreso il pregio principale di questa Inter molto capelliana: la solidità e la potenza.

Finalmente campionato, finalmente Fiorentina. Il debutto più difficile sotto il profilo tecnico ed ambientale che ci potesse capitare è in realtà un vantaggio per Roberto Mancini, da qualunque parte la si analizzi. In caso di vittoria o di pareggio con una prestazione positiva, il morale ma soprattutto la convinzione di essere una grande squadra crescerà in maniera esponenziale, dando lo slancio per affrontare un girone di Champions in cui,se si sbaglia all’ inizio,le possibilità di recupero sono drasticamente minori. In caso di debacle, si potrà assorbire meglio la sconfitta guardando il Milan, il vero rivale per lo scudetto, ancora sotto il livello del mare, anche se l’ arbitrato CONI condonerà buona parte della penalizzazione. Sarebbe un passo falso ampiamente rimediabile, tenendo presente che comunque quest’ anno tutti i non interisti saranno sempre pronti a soffiare sul vento delle polemiche. Una vittoria della Fiorentina amplificherebbe queste voci, ma i giocatori devono essere consapevoli che sarà il leit motiv della stagione. Roberto Mancini può perdere, ma non deve fare scelte azzardate, né di schemi né di uomini. Visto che si gioca contro la Fiorentina e non contro l’ Ascoli in campo deve andarci chi da’ più garanzie. Quindi schema a rombo, che ha permesso la rimonta in Supercoppa, con Maicon , Cordoba e Crespo titolari. A far loro posto uno tra Grosso e J. Zanetti, uno tra Samuel e Materazzi e Adriano, sebbene le voci provenienti da Appiano lo diano reduce da una ottima e fruttuosa settimana di allenamenti. Scegliere chi sta meglio a livello di condizione toglie una opportunità ai cecchini di professione di sparare sul nostro mister. Spazio per tutti ce ne sarà a sufficienza, con 27 partite da qui alla pausa
invernale.E’ bene ricordare che il Franchi per i nerazzurri è un campo stregato: una sola vittoria negli ultimi 17 anni e i viola sono sempre andati a segno nella gestione Prandelli sul proprio terreno. Se a ciò aggiungiamo le motivazioni extra calcistiche per l’ affaire Toni e Calciopoli, aspettiamoci un arrembaggio all’ arma bianca nella prima mezzora. E’ probabile che se riusciremo ad arginarlo, tornare a casa con un risultato positivo sarà molto più facile.

Oppure c’è ancora qualcuno che crede che Luca Toni sia rimasto volentieri a Firenze ? Alle dichiarazioni riportate oggi dal quotidiano La Nazione fatte dal centravanti a Londra alla presentazione del palinsesto SKY, che parlavano di una permanenza in viola almeno fino a gennaio, hanno replicato le classiche smentite ufficiali da parte dello stesso giocatore. In questi casi ci si chiede se il giornalista si sia inventato sua sponte lo scoop. Succede in alcuni casi, ma spesso si tratta di confidenze fatte a microfoni spenti o fatte filtrare dal procuratore che vuol mandare determinati messaggi a destinatari più o meno individuabili. Probabilmente questo è uno di quei casi e ci riporta direttamente al triangolo più chiacchierato dell’ estate Toni - Moratti – Della Valle. Inter e Toni avevano trovato l’ accordo molto prima del Mondiale, ma i rapporti fra le due società, su due fronti opposti nella vicenda Calciopoli, si sono incrinati a tal punto da far saltare il trasferimento. A tutto questo ha contribuito anche la sentenza della Corte Federale che ha riportato in A i viola e alla certezza del proprietario della Fiorentina che, o ricorrendo al TAR o attraverso un accordo in sede di conciliazione, aveva scommesso su una penalizzazione meno pesante di quella odierna, come alla fine sarà. Sono bastate queste convinzioni a far tornare nei ranghi Toni e fargli abbassare l’ ascia di guerra? Sicuramente no. Un adeguamento dell’ ingaggio e la promessa che se in futuro fosse arrivata un’ altra offerta economicamente importante, anche non al livello di quella nerazzurra, sarebbe stata presa in considerazione. Le parole di Londra, vere o suggerite da qualcuno, nonostante la smentita, servivano proprio a ricordare che almeno una di queste promesse non era stata ancora mantenuta.

Sarti, Burgnich, Facchetti…Per quelli che sono stati come me adolescenti negli anni Ottanta e Novanta, avari di grande soddisfazioni, cresciuti a pane e Inter in una famiglia nerazzurra, i ricordi del nonno e della mamma partivano sempre così. Negli anni Sessanta la formazione tipo era ancora un dogma immutabile, come i numeri sulle maglie, le partite alla domenica pomeriggio e i giocatori bandiera. Quanta invidia per chi aveva vissuto il ciclo della Grande Inter di Angelo Moratti, di Italo Allodi, di Helenio Herrera e di quei campioni che ho scoperto poi nei libri, nelle videocassette in bianco e nero che periodicamente venivano messe in commercio, come se riscoprire il passato fosse la spinta per dimenticare il presente e guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Mi sedevo e ascoltavo, a bocca aperta, i loro racconti e la mia fantasia di bambino volava. Di Giacinto Facchetti mi dicevano che aveva inventato il ruolo di terzino goleador con le sue continue discese sulla fascia, i suoi cross, i suoi gol. Tutti i terzini sinistri che puntualmente venivano ad occupare quel ruolo nell’ Inter non erano lontanamente paragonabili a quell’ elegante atleta che spese tutta la sua carriera in nerazzurro. Che era sempre corretto in campo e fuori, che era stato espulso solo una volta ma per un eccesso di protagonismo dell’ arbitro. Quelli come me hanno conosciuto il Facchetti dirigente, riportato nell’ Inter da quel Massimo Moratti con cui ha condiviso la giovinezza, le gioie e i dolori degli anni Sessanta e Settanta. Ricordo anni fa le contestazioni alla società che aveva nei ruoli chiave gli ex giocatori di quella Grande Inter, ritenuti troppo compiacenti e troppo poco competenti per riportare l’ Inter al livello del Milan berlusconiano e della Juve degli Agnelli. Ricordo anche che prima di diventare presidente era l’ ambasciatore dell’ Inter nei rapporti con l’ Uefa e la Fifa, esempio di uomo leale, onesto, corretto, pacato, di classe. Un vero signore, nell’ aspetto e nei comportamenti, che non amava mostrarsi ma che sapeva prendere la scena solo con la sua presenza. Ricordo che quando divenne presidente ero poco convinto che Moratti davvero delegasse a lui le scelte più importanti ma ero fiero che occupasse quella poltrona lui, un vero interista. Come Peppino Prisco, come lui uomo d’ altri tempi e dall’ altro stile. Sapevo della malattia che lo aveva colpito e ne ero rimasto rattristato, avendo perso da pochi mesi un amico per lo stesso male incurabile, sapevo che non ce l’ avrebbe fatta. Ho provato rabbia e sconcerto quando personaggi a lui nemmeno accomunabili l’ hanno tirato in ballo nelle intercettazioni, lui, uomo lontano come la sua Inter da ogni truffa, da ogni slealtà, da ogni illecito, da ogni prepotenza. Ora provo la stessa commozione di tutti quelli che hanno questa squadra nel cuore e non mi sorprende che lo stesso sentimento sia comune ai tifosi di altri colore. Facchetti non era solo il campione o il presidente. Era l’ uomo da rispettare perché onesto ed educato. Al di là di qualunque bandiera. Proprio lui, una delle bandiere più belle dell’ Inter.

E' stato il simbolo di un' Inter vincente e onesta, leale e corretta, educata e con stile. Lo stile Inter che soprattutto negli ultimi mesi ci ha fatto capire quanto siamo differenti dagli altri e sentire orgogliosi di appartenere a questa maglia e a questa società. GIACINTO FACCHETTI non poteva che essere INTERISTA.
C’è chi ha lasciato Torino per Madrid perché la moglie voleva abitare in un posto di mare ( Zidane ). Chi la lasciato Milano per Londra per imparare l’ inglese ( Shevchenko ). Chi ha rifiutato Montecarlo perché non c’era un ranch per i cavalli amati dalla figlia ( il turco Okan, ai tempi dell’ Inter ). Non è così raro accettare o rifiutare un trasferimento per i motivi più strampalati da parte dei calciatori, famosi o meno che siano, ma la storia di Lee Young Pyo è proprio da raccontare. Il terzino sinistro sudcoreano, che era in campo contro l’ Italia nella disfatta nippo coreana di 4 anni fa, gioca nel Tottenham con buon risultati, dopo una esperienza altrettanto positiva nel Psv Eindhoven. Era stato scelto da Rosella Sensi e Daniele Pradè per sostituire Cufrè come terzino nella Roma della nuova stagione e avevano trovato l’ accordo sia con la società londinese che con il procuratore del ragazzo. Addirittura era stato già prenotato il volo per l’ indomani. Poi nella notte nei sogni del religiosissimo Lee si era palesato Dio che gli aveva consigliato di non andare a Roma; telefonata riparatrice, contratto stracciato, giallorrossi senza l’ esterno sinistro. Sicuramente non era un Dio cristiano perché altrimenti non si spiegherebbe il no alla città del Papa, anche se nessuno è profeta in patria. Un caso isolato? Macchè. Anni fa capitò una cosa simile a Marcello Lippi, appena arrivato alla corte di Massimo Moratti a Milano. In quegli anni, per chi non se lo ricorda, nell’ Inter giocavano due nigeriani: Nwankwo Kanu, protagonista della famosa operazione al cuore e tornato miracolosamente al calcio giocato, e Taribo West, difensore fisicamente impressionante, ma un po fuori dalle righe, sia in campo che fuori. E’ noto a molti come in quei giorni West, alle prese con una conversione mistica che lo porterà anche alla predicazione, chiese un incontro con Lippi per parlare del suo futuro a Milano. Si presentò con una lunga tunica e con la Bibbia in mano. Disse al futuro ct campione del mondo che Dio gli aveva detto che doveva rimanere all’ Inter. Con il solito graffiante humour toscano l’ allenatore gli rispose che stranamente a lui non aveva detto nulla. Risultato: andò al Milan. Non tutti ascoltano Dio.

La notizia è che Gianluca Galliani, famoso per essere sempre a fianco del padre che esulta come uno scalmanato nelle partite del Milan, è stato aggredito mentre cenava a Portofino, mica ai bagni Piero di Loano. La precisazione, che la Gazzetta dello Sport non ci fa mancare in prima pagina, è che non era solo uno squilibrato ma uno squilibrato tifoso dell’ Inter. Non poteva essere altrimenti. Nell’ estate in cui Guido Rossi è interista e ha dato lo scudetto alla sua squadra del cuore e in cui ci sono molti ignoranti, purtroppo solo ignoranti e non squilibrati, che pensano che Calciopoli sia stata una macchinazione di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera con le intercettazioni, il tifoso interista si trova al centro di un tiro al bersaglio che ora è pure superiore a quello subito dagli juventini nei primi 2 mesi di questa triste vicenda. Al di là della campagna mediatica orchestrata da chi era coinvolto nell’ inchiesta per spostare l’ attenzione sugli altri, dalla dirigenza Juve vecchia e nuova alle reti Mediaset passando per la Fiorentina del “povero” Della Valle, il casus belli è stato dare lo scudetto all’ Inter. Scudetto che per dovere di cronaca la maggioranza degli stessi supporters nerazzurri non voleva e che è stato a norma di regolamento assegnato da una commissione nominata ad hoc e che ha agito sulla base dell’ interpretazione delle norme Uefa. Senza una squadra campione l’ Italia avrebbe perso un posto in Champions League. Naturalmente di questo “piccolo” dettaglio tutti si sono dimenticati. Spazio allora ad avvocati, allenatori, calciatori, attori, ballerine e chi più ne ha più ne metta: basta dire che lo scudetto è stato ingiustamente e proditoriamente dato all’ Inter che ci scatta l’ intervista di ordinanza, specie sul Tuttosport. Con questo clima entriamo nell’ ultima settimana che precede l’ inizio della stagione e dappertutto ( tv, quotidiani, radio, internet ) si parla della crisi di Adriano, dell’ incostanza di Ibrahimovic, dei problemi di abbondanza, della mancanza di un regista, di Grosso che non sarà mai più quello del Mondiale, perfino dei rimpianti per le cessioni di Martins e Pizarro e del mancato arrivo di Ronaldo. Addirittura ci si ricorda solo del primo tempo della Supercoppa contro la Roma e non si fa più accenno alla rimonta della ripresa. Mettiamoci l’ elmetto e andiamo alla guerra: Calciopoli, senza esserne coinvolti, la pagheremo cara più noi del Milan.

Ora qualcuno crede che in realtà la trattativa per far tornare Ronaldo a Milano sia stata solo una invenzione giornalistica. Non è stato così, anzi il brasiliano è stato davvero sul punto di fare il percorso inverso rispetto a 4 anni fa. Chi si è tirato indietro? Cosa ha fatto saltare quello che sarebbe stato il trasferimento dell’ estate? Dalla Spagna i giornali vicini al Real parlano di un mancato accordo fra il Fenomeno, che chiedeva lo stesso trattamento economico garantitogli dal Milan, e la società di via Durini come causa principale del fallimento delle trattative. Pur nella complessità di un contratto con un giocatore che è ancora uno dei nomi più importanti del calcio mondiale, risulta difficile credere che Moratti e il suo staff si possano essere fermati davanti ad un problema di ingaggio. In realtà è stata proprio il patron a fare marcia indietro, facendo uno dei più grandi sacrifici da quando è subentrato a Ernesto Pellegrini. Scartata l’ ipotesi del semplice scambio di prestiti da parte delle merengues, la dirigenza blanca ha proposto la stessa formula che ha portato Reyes in Spagna e Baptista in Inghilterra: un duplice diritto di riscatto per trasformare a fine stagione i prestiti in acquisti veri e propri. In considerazione dell’ età e del potenziale ancora inespresso di Adriano, lo staff operativo nerazzurro pretendeva che il suo centravanti fosse valutato in maniera più importante dal punto di vista economico rispetto al campione del Real Madrid, che va verso i 30 anni e ha una storia clinica alle spalle sempre a rischio ricadute. Mijatovic e Baldini non hanno ceduto, valutando addirittura maggiormente il proprio giocatore rispetto all’ Imperatore. A questo punto è parso chiaro a tutti che un accordo sarebbe stato impossibile e Massimo Moratti ha ordinato lo stop alle trattative, anche in considerazione del poco tempo a disposizione prima della chiusura del calciomercato. Una scelta sentimentalmente difficile per lui, ma tecnicamente ed economicamente corretta per il bene dell’ Inter: si può ragionevolmente dire che il Moratti dirigente ha avuto la meglio sul Moratti tifoso. Finalmente.

Nessun accordo tra i club e trattativa chiusa. Bocciato sia lo scambio di prestiti da parte del Real sia la cessione definitiva dei due giocatori più conguaglio da parte della società di Massimo Moratti che non voleva perdere definitivamente Adriano. Il responsabile delle relazioni esterne della Saras, azienda della famiglia del petroliere nerazzurro, ha smentito ogni trattativa. Personalmente ritengo che la società nerazzurra abbia fatto bene a non perdere il controllo del cartellino di un giocatore come l’ Imperatore che ha 6 anni e molti guai fisici in meno di Ronaldo. Come scritto in precedenza, l’ ipotesi dello scambio con due prestiti senza diritti di riscatto era stata bocciata dal Real fin da subito.
Come avevo anticipato il Real Madrid ha detto no all’ ipotesi dello scambio di prestiti. Secondo notizia di agenzie si punterebbe alla cessione di entrambi i giocatori. Il Real Madrid sembra avere la meglio nella trattativa, non essendosi mosso dalla richiesta di Adriano più un conguaglio in milioni di euro tra i 10 e i 20 milioni di euro. L’ Inter però starebbe cercando in tutti i modi di negoziare una clausola che permetterebbe di riprendere Adriano ad un prezzo stabilito fra un anno.
La sessione di calciomercato che sta per terminare chiude ad orari diversi in Italia e in Spagna, chissà poi perché, essendo ormai il calciomercato di dimensioni globali. In ogni caso se l’ Inter raggiungerà un accordo con il Real Madrid, dovrà depositare il contratto in Lega entro le ore 19 di oggi, mentre per il passaggio di Adriano al club allenato da Fabio Capello c’è tempo fino alle ore 24. C’è da segnalare uno strano silenzio dei principali media spagnoli sulla vicenda, non si sa se interpretabile come la quiete prima della tempesta oppure per mancanza di indizi certi sul buon esito della trattativa. Marca e AS sono i due giornali sportivi di Madrid . il primo dedica solo 4 righe alla trattativa tra Inter e Real parlando generalmente come di uno dei possibili fronti aperti di mercato delle merengues, mentre il secondo non ha ancora aggiornato l’ articolo di questa mattina in cui parlava della telefonata di Massimo Moratti di ieri per trattare lo scambio. Secondo AS sarebbe necessaria una contropartita economica a favore del club iberico per arrivare ad un accordo che comunque viene definito come probabile, mentre i nerazzurri avrebbero proposto solo uno scambio di prestiti con diritto di riscatto. Solitamente i media spagnoli soffiano sul fuoco nelle trattative che ritengono importanti ed è per questo che sembra strana questa loro inattività, seguita alla anticipazione di ieri sera di Radio Cadena Ser, solitamente molto bene informata sugli acquisti di casa Real. Smentita sia la presenza di Ronaldo su un aereo in arrivo a Milano alle ore 18 e poco fondamento anche quella che potrebbe posticipare lo scambio al mercato invernale. Intanto mancano ormai meno di 3 ore…

La dichiarazione di Massimo Moratti di pochi minuti fa diffusa dall’ ANSA lascia aperto più di uno spiraglio al clamoroso scambio fra i due brasiliani. “Tutto può essere ma le cose non dipendono solo da noi. Noi non stiamo spingendo, è un qualcosa che è in aria da un po di tempo ma non credo che si possa concludere entro stasera”. Fra le righe viene esplicitamente confermato che la trattativa esiste e che sta andando avanti. L’ Inter è interessata perché è seduta al tavolo delle trattative e sta ascoltando le proposte del Real Madrid per giungere ad un accordo che accontenti le molte parti in gioco. Se è vero infatti che né Ronaldo né Adriano disdegnerebbero un cambio di maglia, come anche i rispettivi allenatori Fabio Capello e Roberto Mancini, si sta lavorando ad una ipotesi molto più complessa di un semplice scambio di prestiti, ipotesi scartata fin dall’ inizio dalle merengues. Si va verso la fissazione di un diritto di riscatto molto alto per il Real se volesse tenersi fra un anno Adriano oppure verso una compensazione economica di Massimo Moratti da versare al Real come incentivo per accettare il semplice scambio di prestiti, ossia un prestito oneroso solo per la parte nerazzurra. Intanto Julio Baptista è andato ufficialmente all’ Arsenal in uno scambio di prestiti con l’ Arsenal con diritto di riscatto per entrambi. La strada è forse segnata.
Lo avevo scritto. Al di là delle dichiarazioni ufficiali su Ronaldo si è continuato a trattare. Lo ha fatto il Milan, lo ha fatto l’ Inter. La società rossonera non ha voluto inserire Kakà nella trattativa né versare i soldi richiesti dal Real Madrid. L’ Inter invece aveva una pedina che Fabio Capello ha sempre voluto allenare: Adriano. La radio Cadena Ser squarcia a tarda sera il velo sul clamoroso intreccio di mercato che porterà prima Reyes dall’ Arsenal alle merengues in cambio dell’ attaccante Julio Baptista e 3 milioni di euro. In questo modo si libera un posto per un extracomunitario: l’ ostacolo al trasferimento dell’ imperatore Adriano viene a cadere. La notizia è stata ripresa dall’ ANSA e dalle edizioni on line dei principali media del mondo, ma, mancando l’ ufficialità, intoppi sulla trattativa Reyes – Baptista o clamorosi dietrofront sono ancora possibili. Proprio nelle ultime ore Massimo Moratti e Roberto Mancini si erano espressi in maniera convinta sulla sua permanenza a Milano, ma le sibilline parole di Ronaldo da Montecarlo facevano presagire che qualcosa di grosso stesse bollendo in pentola. Il Fenomeno aveva l’ atteggiamento di chi da una parte professa amore eterno alla moglie flirtando nel contempo con l’ amante. I tifosi nerazzurri nella notte hanno letteralmente invaso i siti delle agenzie di stampa internazionali e i forum di tifosi interisti, spaccandosi letteralmente a metà su questo clamoroso ritorno di uno dei giocatori più amati ed odiati allo stesso tempo. Quel che è certo e che personalmente mi lascia perplesso è che quando un giocatore del calibro di Adriano, 24enne, lascia l’ Inter per trasferirsi in un club importante come il Real difficilmente tornerà indietro. Toccherà allo staff medico della società milanese, all’ ambiente societario con Moratti in testa, che si gioca tutto il credito che aveva ripreso in questa campagna acquisti, e allo stesso Ronaldo dimostrare che non si è trattato di un clamoroso abbaglio dettato dalla nostalgia.

Un altro argentino all’ Inter. Non è Camoranesi, ma Mariano Gonzalez, 25enne ala destra, da due anni in Italia nelle file del Palermo. La società nerazzurra, vista l’ impossibilità di raggiungere il brasiliano Mancini e il campione del mondo juventino, ha rivolto le sue attenzioni sull’ esterno che seguiva da tempo e che aveva chiesto a Zamparini già lo scorso gennaio nel mercato invernale. Allora il patron rosanero aveva detto no, ma, dopo l’ arrivo di Diana e quello probabile di Semioli, non c’era più spazio per Gonzalez, bocciato anche dallo stesso Guidolin che lo aveva avuto nella sua prima annata a Palermo. L’ argentino ha dunque una seconda possibilità per dimostrare le sue doti che, nelle sue stagioni al Racing Avellaneda e con la Nazionale Olimpica che sconfisse l’ Italia ad Atene, erano sembrate davvero notevoli. Ala veloce e tecnica, dotata di un ottimo dribbling e di un pericoloso tiro dalla distanza, ha patito più di altri il suo ambientamento con il calcio italiano, con 30 presenze e 2 gol nell’ ultimo campionato, partendo però spesso dalla panchina. Roberto Mancini ha così un’ arma in più nel suo arco, che gli consentirà di far rifiatare Luis Figo quando il fuoriclasse portoghese ne avrà bisogno. Non sono ancora noti i termini dell’ accordo tra le due società, ma l’ annuncio ufficiale dovrebbe essere dato già nella mattinata di oggi. Salvo colpi di scena difficilmente pronosticabili, Gonzalez chiuderà la campagna acquisti in entrata dei campioni d’ Italia, che ora penseranno a sistemare Coco, Carini, Choutos, Cesar e uno tra Burdisso e Andreolli.

L’ occasione è stata la serata a Montecarlo per ritirare il premio Golden Foot e lasciare le impronte dei suoi piedi sulla Promenade dedicata agli altri grandi campioni del presente e del passato del calcio mondiale. La vicenda Ronaldo, come avevo anticipato, non è chiusa, nonostante le dichiarazioni dell’ altra sera del presidente Calderon. La stampa spagnola oggi riporta le parole dell’ attaccante brasiliano che dichiara che rimarrà a Madrid ancora per molti anni, senza alcun accenno a quanto leggiamo oggi sui nostri quotidiani sportivi. Le parole di apertura verso un ritorno a Milano, sebbene un po forzate, non sembrano solo di cortesia, anche se siamo molto lontani dal clima che aveva preparato il suo addio all’ Inter. Non ha scatenato una guerra stavolta Ronaldo, tiene semplicemente il piede in due scarpe, in modo tale da non pregiudicare il rapporto con i tifosi del Bernabeu se dovesse rimanere. Il Milan avrebbe alzato l’ offerta economica, portandola ad una cifra superiore ai 20 milioni di euro, senza però mettere sul piatto della bilancia Kakà. Prima di accettare gli spagnoli dovrebbero essere sicuri di avere in mano una alternativa credibile e il nome sarebbe quello del francese Trezeguet. L’ Inter non si sarebbe spinta oltre un semplice scambio di prestiti per un anno con Adriano, ma la dirigenza merengue avrebbe chiesto anche il diritto di riscatto sull’ Imperatore. Giustamente il Real è il Real e non può rilanciare un calciatore facendolo tornare un campione e poi riconsegnarlo ai nerazzurri riprendendosi Ronaldo con un anno in più. Massimo Moratti sembra tentato, ma teme molto l’ idea di vedere esplodere lontano da San Siro Adriano. La situazione in queste ore si fa sempre più interessante e i fuochi di artificio potrebbero esplodere molto presto. Non saprei cosa augurarmi. Certo che i tifosi che hanno ancora negli occhi quel che fece in maglia nerazzurra, nel bene e nel male, sanno che non sarà facile perdonare e abituarsi al diverso modo di giocare, da centravanti d’area, del brasiliano.

Riponete i fucili, per questa volta. C’erano già giornalisti e tifosi schierati e con il mirino puntato su Roberto Mancini legato mani e piedi alla porta difesa da Toldo a San Siro, per lo più bendato e girato di spalle. Quale modo più vergognoso e più ottuso per iniziare la stagione prendendosela con il solito allenatorino presuntuoso e incapace, sbeffeggiato dal fenomenale Spalletti? Che, tanto per puntualizzare, se fossi il suo presidente si sarebbe preso un sonoro cazziatone perché, se la squadra non poteva reggere certi ritmi, doveva impostare la partita diversamente e non bruciare tutte le energie in 45 minuti. Succede poi che viene rimontato uno 0 a 3 creando almeno 10 limpide occasioni da rete e che il merito sia solo dei singoli, mentre per la figuraccia del primo tempo solo dell’ allenatore. Equilibrio e onestà intellettuale per favore. Non me la aspetto dai tifosi avversari e fintanto nemmeno da giornalisti ai quali Mancini non regala biglietti nè mette a disposizione barche o appartamenti per i weekend come normalmente succede in serie A. Però da quelli che si dichiarano interisti sicuramente sì, specie nei confronti di un allenatore che forse non sarà Capello, Ancelotti, Prandelli o Spalletti, ma che negli ultimi due anni negli almanacchi e quindi per la storia ha vinto 5 titoli. Cosa che all’ Inter NON è la regola, ma assomiglia molto ad un miracolo. Per quanto riguarda la partita contro la Roma, è indubbio che nel primo tempo non ha funzionato nulla, non solo in difesa dove Materazzi e Grosso in particolare sono lontanissimi da una forma accettabile e Samuel e J. Zanetti non sono molto più brillanti. Il problema era riuscire a tenere la palla davanti, perché né Adriano né Ibra si proponevano come punti di riferimento, consentendo agli avversari di recuperare palla, ripartire velocemente, prendendo d’ involata centrocampisti e difensori che erano troppo fermi sulle loro posizioni lasciando scoperto molto campo. Giallorossi comunque impeccabili, a dimostrazione che l’ anno scorso si sono gettati semi importanti. Nella ripresa con lo spostamento di Figo sulla trequarti, di Ibra a mezzapunta sinistra e con Maicon a spingere a destra e Crespo a fare il centravanti, la musica è cambiata. Mosse di Mancini, obbligate quanto si vuole perché peggio sarebbe stato impossibile fare ma comunque decisive. Tra l’ altro se il mister schiera Adriano sbaglia perché non è in forma e se lo tiene fuori è colpevole per la sua involuzione e dimostra che non conta su di lui. Comunque fa sbaglia insomma. Io mi tengo l’ ennesima emozionante vittoria, lascio lavorare la squadra e l’ allenatore fiducioso per la stagione che andremo ad affrontare. Guardo l’ erba del vicino e scopro che la Juve è in B e appena stata eliminata dal Napoli prendendo un gol al 122’, il Milan è sull’orlo di una crisi di nervi per la punta, la Fiorentina spera di salvarsi e la Roma dura 45 minuti. La mia erba mi sembra più verde.

Si è dato da fare, ma non ha brillato. Si è mosso molto, ma non ha mai tirato nello specchio della porta. Ha cercato l’ intesa con Ibra, ma non si sono trovati mai. Voleva iniziare la stagione con un gol decisivo, ma quando è uscito l’ Inter si è risvegliata e il suo sostituto ha subito trovato la via della rete. Non si può dire che Adriano abbia vissuto una bella serata a San Siro sabato, fatto purtroppo nell’ ultimo anno e mezzo gli capita piuttosto frequentemente. Cosa può fare Roberto Mancini per farlo tornare a essere protagonista? Prima di tutto è il brasiliano che si deve “aiutare”. Il fisico imponente non gli consente di trovare rapidamente una buona condizione di forma, anche se è pur vero che qualche chiletto in eccesso deve ancora essere smaltito sui campi della Pinetina. Sudare, sudare, sudare. Tatticamente poi è sotto gli occhi di tutti che il giocatore non può considerarsi una prima punta alla Toni, alla Trezeguet o appunto alla Crespo: non sa giocare spalle alla porta, gli piace partire da lontano dove si sottrae alle marcature e può puntare gli avversari in progressione, almeno quando ne ha le forze. Quindi Ibrahimovic con lui si trova in difficoltà perché non ha un punto di riferimento davanti che faccia da boa e sponda per le sue giocate. Idem dicasi per la squadra che non ha profondità offensiva e sabato non riusciva a tenere una palla davanti, favorendo le ripartente in velocità degli uomini di Spalletti. Un tentativo potrebbe essere quello di provare lo svedese come trequartista, ruolo che è nelle sue corde e che lo libererebbe dall’ ansia da gol, dietro all’ argentino e appunto Adriano. In questo modo potrebbe assecondare la sua natura partendo dalle fasce e puntando palla al piede i difensori avversari. Chi sacrificare? Uno tra Stankovic o Figo e, soprattutto vedendo la prestazione del portoghese, ora non sembra possibile. Ora. La stagione è lunga e un patrimonio come il brasiliano deve essere recuperato in tutti i modi. A meno di clamorose sorprese entro il 31 agosto.
Non ci fosse stato Calciopoli Gigi Buffon sarebbe già diventato il nuovo portiere del Milan. Questa è la verità che tutti sanno e che anche lo stesso portiere campione del mondo nell’ ultima intervista rilasciata a Repubblica ha di fatto confermato. La decisione di lasciare Torino l’ aveva già presa lo scorso inverno quando faticava a riprendere dall’ infortunio alla spalla patito nel Trofeo Berlusconi. Christian Abbiati l’ aveva sostituito più che degnamente e sia Capello che Moggi erano soddisfatti del suo rendimento tanto da considerare la presenza di Gigi non più indispensabile per continuare il ciclo di vittorie. Inoltre il bilancio in rosso, in assenza dei soldi della proprietà, necessitava almeno una cessione illustre e il nome scelto era proprio quello del portiere. Il quale non aveva per nulla gradito sia la mancata difesa della società nel periodo del suo difficile rientro dalle accuse di svogliatezza e scarsa concentrazione per il suo amore con Alena Seredova, sia un paio di battute al veleno mezzo stampa di Fabio Capello, che tra l’ altro usò forse troppa cautela nel rilanciarlo in campo. Il suo procuratore Martina così bussò alle porte di Inter e Milan: Branca ed Oriali si dimostrarono interessati al suo ingaggio, ma dissero di avere altre priorità nel rafforzamento della squadra, specie davanti e a centrocampo in caso di addio di Veron. I rossoneri, alle prese con la scarsa forma di Dida e forte del rapporto preferenziale con la dirigenza juventina, trovarono un accordo con entrambe le parti che prevedeva un esborso in denaro, attorno ai 20 – 25 milioni di euro, più la cessione definitiva di Abbiati. Poi scoppiò Calciopoli che finì per rimescolare il tutto: spazzati via i vertici della Juve e Fabio Capello, veramente ad un passo dal sostituire Mancini prima del dietrofront di Moratti, e il Milan a rischio serie B fino a poche settimane fa. Il Mondiale ha riproposto Buffon come il miglior portiere del mondo e, tornato da Berlino, visto l’ esempio di Del Piero e Nedved, ha scelto di restare ancora un anno in bianconero, contro il volere del suo procuratore. La società ha apprezzato questa scelta, ma ancora non sa se sarà costretta a cederlo per motivi di bilancio e in quel caso, come detto proprio a La Repubblica, il giocatore non si opporrebbe. Alcune settimane fa infatti si è mosso direttamente il patron nerazzurro, informando il giocatore che in caso di cessione loro avrebbero presentato una offerta di assoluto rilievo e chiedendogli la disponibilità a vestire il nerazzurro. Un corteggiamento serrato, ingaggio faraonico e disponibilità ottenuta, ricordandogli però che avrebbe lasciato la Juve solo se fosse venduto dalla società e non chiedendo lui direttamente di andare via. Branca e Oriali hanno così parlato con la Juve nell’ ambito della trattativa per Ibra, ottenendo però un rifiuto non definitivo e condizionato agli eventi. La situazione resta molto fluida, perché entrambe le milanesi sono alla finestra per sapere se la società Juve, alle prese anche con le vicende di Trezeguet e Camoranesi e il ricorso al TAR, sarà “costretta” a sacrificare Buffon, inimicandosi tra l’ altro gran parte della tifoseria. Il Milan non ha più un canale preferenziale con la Juve come dimostra sia la cessione di Ibra all’ Inter, sia quella di Abbiati al Toro, ma nemmeno alcuna pregiudiziale a trattare. Se e sottolineo se, la Juve metterà sul mercato il portiere, ci saremo anche noi con una offerta complessiva attorno ai 35 milioni che comprende anche un paio di giocatori della rosa, tra Toldo, Cruz e Burdisso

Non ha detto proprio così, ma il succo è questo. Un sorteggio fortunato per i rossoneri come quello dei nerazzurri un anno fa onestamente, anche se la squadra di Mancini non fu mai convincente nel suo cammino europeo tanto che sprecò l’ occasione della vita facendosi eliminare dal Villarreal. Un motivo in più per Ancelotti per rallegrarsi, partecipazione regalata alla Champions compresa grazie alle sentenze. Per i campioni d’ Italia urna meno benevola ma la qualificazione a braccetto con il Bayern Monaco non deve sfuggire. Visto che la corsa si fa sulla terza, non è importante aver trovato i tedeschi piuttosto che il Chelsea, il Lione o il Valencia. La difficoltà del girone è determinata dalle squadre pescate nelle urne 3 e 4 e Sporting Lisbona e Spartak Mosca sono club di buon livello che specie a casa loro possono dare fastidio. Più che la loro forza però i motivi di preoccupazione possono venire dal fatto di affrontare la prima partita di Champions con solo una o due partite ufficiali alle spalle e dalla compilazione del calendario. Bisognerà partire bene perché un passo falso nella prima a Lisbona potrebbe rendere il successivo match casalingo con il Bayern Monaco già decisivo. A proposito chi non ricorda tra noi tifosi di almeno 25 – 30 anni quella incredibile doppia sfida in UEFA contro i tedeschi nell’ anno dello scudetto del Trap? La cavalcata da centrocampo di Nicola Berti all’ Olympiastadion per firmare il 2 a 0 è uno dei ricordi più vivi ed emozionanti della mia militanza nerazzurra. Purtroppo al ritorno ci fu il suicidio collettivo con la sconfitta per 3 a 1, ma Zenga, Bergomi, Matthaeus, Brehme, Diaz, Serena e tutti gli altri si tolsero molte altre soddisfazioni quell’ anno dominando quel campionato con il record dei punti. A Mancio il compito di farci rivivere quelle emozioni.