A volte nello sport,come nella vita, bisogna prendere una posizione chiara. Io mi son schierato apertamente con l'operato di Roberto Mancini sulla panchina interista. In due anni ha dato un gioco riconoscibile a questa squadra e vinto 4 Coppe, senza contare lo scudetto legittimamente assegnatoci, rispolverando l' ingiallita bacheca nerazzurra. Si parlerà quindi molto di Inter, ma commenterò anche senza peli sulla lingua quello che molti giornalisti, giocatori o addetti ai lavori fino al deflagrare di Calciopoli non potevano o volevano dire. Come ha sempre fatto Mancini. QUESTO BLOG E' EMOZIONALMENTE DEDICATO AD ENRICO, AMICO FRATERNO PER TROPPO POCO TEMPO, MA CHE NON DIMENTICHERO' MAI
Un gol subito su autogol in sei partite, nonostante sia cambiata per due quinti rispetto alla partita d'esordio, complici l' infortunio di Nesta, la squalifica di Materazzi, l' accantonamento di Zaccardo.
Avvocato Juventus : "Una pena congrua ? Direi come le altre squadre coinvolte, retrocessione in serie B e penalizzazione". ( Non ci giurerei, ma mi sembra una ammissione di colpevolezza di illecito sportivo ).
Avvocato Milan : "Meani non era dirigente del Milan. Nemmeno un dipendente. Si può quasi dire fosse un precario" ( a oltre 250.000 euro all' anno, mica male ). "Galliani sta a sentire ma non reagisce, non dice nulla. Ci sono dei suoni totalmente insignificanti che si usano nell'intercalare, che sono senza alcun significato. Galliani non commenta. L'accusa non esiste nel mondo reale, nel mondo fisico dei suoni". ( quando dice spinga spinga a Meani per la raccomandazione di alcune nomine arbitrali che suono usa?)
Lotito: " ”Sono entrato in Lega calcio per la prima volta l’8 ottobre del 2004 e ho inaugurato questa linea di rottura rispetto al sistema, e per questo mi hanno dato del matto e del suonato. Ho parlato di moralizzazione, di calcio didascalico e di nuova genesi di questo sport". ( Uno che parla così in effetti un po suonato lo deve essere). "Mazzini e` un personaggio toscano di reminiscenza boccacesca. Non potevo certo utilizzare un linguaggio aulico e per questo sembra che ci sia una grande familiarita` nelle conversazioni telefoniche. per me era diventato una sorta di psichiatra, mi tranquillizzava. D' altronde è un medico e si sa, i medici tranquillizzano. Emerge che sono un po strano, lo so, ma ho voluto anche avvicinare il calcio alla cultura. Ho istituito anche il cappellano della Lazio, che officia la Santa Messa ogni giorno" ( Uno così non levatecelo, vi rego!)
Della Valle: "Nel deferimento ci sono un sacco di errori, Palazzi mi ha confuso più volte con un'altra persona. Poi scrive che sono stato a mangiare con Bergamo a Coverciano mentre ero altrove. Quando ero a Bagno a Ripoli, Palazzi scrive Bagno a Rivoli. Fa pure gli stessi refusi dei carabinieri. Chiedono la mia testa sulla base di un teorema, il teorema Palazzi, costruito attorno al disegno di tre carabinieri che hanno cucito le intercettazioni così come hanno voluto. Contro di noi ci sono solamente alcune intercettazioni di Innocenzo Mazzini, un personaggio che con noi faceva la parte del vicepresidente della Figc, poi alle nostre spalle millantava qualsiasi cosa. Non c'è nient'altro. E pensare che noi Mazzini lo tolleravamo solo perché sapevamo che era quello che era.Io sono convinto che ci sia un filo conduttore con l'uscita della Roma dalla corsa alla Champions League. E non è un caso che le intercettazioni siano uscite sul Romanista proprio quando noi siamo entrati in Champions". ( Quella sul complotto l' ho già sentita...uhm..dove...)
Berlusconi: " Le indagini di Borrelli e le richieste di Palazzi dimostrano un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport" ( Ah già..ecco chi gridava al complotto..ma Berlusconi e Della Valle sono davvero così diversi ?).
Dopo la requisitoria iniziale in cui Stefano Palazzi, contrariamente alle attese, è stato durissimo nei confronti del sistema orchestrato da Moggi, ecco le richieste di sanzione del procuratore federale che sostanzialmente avallano le indagini di Borrelli e del suo staff:
JUVENTUS : Serie C e 6 punti di penalizzazione. Revoca scudetto 2005 e non assegnazione scudetto 2006.
FIORENTINA e LAZIO : Serie B e 15 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno
MILAN : Serie B e 3 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno
MOGGI, GIRAUDO, CARRARO, BERGAMO, PAIRETTO, LANESE, MAZZINI, LOTITO, I DELLA VALLE, MEANI: 5 anni di squalifica più sanzioni pecuniarie
GALLIANI : 2 anni di squalifica
DE SANTIS, BERTINI, DONDARINI, RODOMONTI, MESSINA, ROCCHI E TAGLIAVENTO: 5 anni di squalifica con preclusione
PAPARESTA : 1 anno di squalifica
Tendenzialmente nel processo sportivo le richieste del procuratore federale vengono sostanzialmente accolte dall' organo giudicante, ma vista l'eccezionalità del caso, è probabile che le sentenze della CAF si possano anche discostare verso una minore linea dura. Certamente se le stesse venissero confermate sia in primo che in secondo grado, è sicuro il ricorso al TAR e alla giustizia ordinaria di tutte e quattro le società coinvolte, violando la norma compromissoria di recente istituzione e aprendo nuovi delicati scenari per il calcio italiano.

Tra poche ore il popolo bianconero sfilerà per le vie di Torino per urlare al mondo il proprio orgoglio juventino. Al di là del fatto che personalmente non sia un sostenitore delle manifestazioni di piazza e dei possibili confronti con la marcia granata di tre anni fa che vide una partecipazione oceanica quando il Toro retrocedeva ancora in B, la speranza è che tra coloro che sfideranno la calura di un sabato di luglio non ci siano quelli che festeggiarono l’ ultimo scudetto nonostante lo scandalo fosse già deflagrato e si fosse capito come quella vittoria fosse in realtà pesantemente taroccata. Quelli che si schierarono con la Triade e che ancora oggi credono che ci sia un complotto anti juventino alla base di quanto successo. La cultura della vittoria ad ogni costo è la filosofia che ha ispirato Moggi e Giraudo da più di dieci anni e che è diventata la realtà della squadra più amata e odiata in Italia. E’ questa l’ eredità più deleteria che proprio la Triade ci ha lasciato e che dovremo combattere non solo fino alla fine dei processi sportivi ma soprattutto dopo. Sventolino le bandiere come auspicio per un futuro diverso: la Juve del recente passato è stata la mela più marcia di un raccolto da buttare e da non ripetere. I tifosi juventini se lo ricordino e non trasformino una marcia di speranza in una patetica esibizione di fede ad ogni costo. Sarebbe davvero un incubo ben più grave di una retrocessione in B.

Ne provo nostalgia. Sì, del vero Pinocchio, quello uscito dalla fantasia e dalla penna di Carlo Collodi. La trasfigurazione umana di un Pinocchio dei tempi nostri che ieri era ospite di Ballarò è stata deprimente, spudorata, esagerata. Le lacrime di un Moggi tutt’ altro che pentito di aver taroccato chissà quanti campionati, minando alla base i principi di onestà e lealtà sportiva, non hanno intenerito nessuno. Anche perché probabilmente fanno parte di una strategia complessiva, di una linea difensiva concordata con avvocati e con le altre parti in causa. Negare tutto, anche l’ evidenza, e contrattaccare sulle ali del solito refrain tipicamente italiano: mi volevano fregare e ho dovuto comportarmi di conseguenza. L’ assunzione di responsabilità è un esercizio difficile perché presuppone coraggio, coerenza e personalità: tutte qualità che personaggi come Bergamo, Pairetto, De Santis, Carraro per finire a Moggi non hanno. Televisivamente è stato un bel colpo quello di Floris di avere l’ ex direttore generale disponibile per una intervista ma speravo calcasse un po più la mano. Si è trovato di fronte un muro di omertà, un giustificazionismo imbarazzante e messaggi che alcuni hanno definito di stile mafioso indirizzati a lobby di potere non nominate esplicitamente , ma nemmeno tanto oscure ( Carraro e Geronzi per la parte economica, Galliani e Berlusconi per la parte relativa ai diritti tv ). Le schede telefoniche slovene regalate agli arbitri? Per evitare di essere intercettati dai giornalisti. Paparesta chiuso nello stanzino? Lo ha fatto anche Stankovic nel sottopassaggio. Le indicazioni sulle griglie arbitrali? Consigli ad amici di lunga data che puntualmente facevano poi di testa loro. Conflitto di interessi con la GEA? Mai trattato con suo figlio, lo facevano Giraudo e Bettega. Controllava la Federazione? Tutt’altro, era Carraro, notoriamente appoggiato da Juve e Milan, che gli faceva la guerra. I suoi rapporti con i designatori? Rapporti di amicizia, anche Facchetti li aveva, anche Meani parlava con Collina. Le accuse di Baldini? Lui regalava Rolex agli arbitri. In questo quadro sconcertante, il rinnovato amore per la Juventus e i suoi tifosi: per dimostrarlo per l’ ultima volta ha ammesso che i vertici sapevano tutto quello che combinava( e in effetti ricordando quando chiedeva a Lapo delle macchine Fiat da avere per la società a prezzo stracciato da regalare sarebbe arduo pensare al contrario). Il dolore che questa vicenda ha portato alla sua famiglia non è paragonabile alla rabbia di milioni di appassionati delusi. Lui e suo figlio rimarranno fuori dal calcio ma anche dalla galera e potranno godersi i milioni guadagnati negli anni con le loro furberie. Ai tifosi nessuno potrà restituire la favola.
Le indagini di Borrelli sono pubblicate e scaricabili dal sito on line di Repubblica e particolarmente interessante è la parte che riguarda il Milan. Il procuratore Palazzi si è sostanzialmente uniformato alle indagini condotte dall' ex capo di Mani Pulite con una sola notevole eccezione: la posizione dei rossoneri e del loro vice presidente. Rispondere al motivo per cui si sia discostato in maniera così netta, provocando lo stupore se non l' irritazione dello stesso Borrelli e del suo staff e non seguendo la prassi, non è dato saperlo e forse lo scopriremo nei prossimi giorni. Giova però ricordare cosa ha scritto proprio Borrelli nella sua relazione relativamente alla posizione del Milan per dimostrare che quelle pubblicate dai giornali erano indiscrezioni fondate e non parte di un complotto per colpire i rossoneri come alcuni vorrebbero far credere.
Galliani e Meani
Per quanto riguarda il Milan, Borrelli certifica "l'emersione di una influenza, diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali (...) Per il Milan non può parlarsi di una organizzazione strutturata come quella juventina: ciò non toglie, comunque, l'emersione di una influenza diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali". Adriano Galliani "si è sforzato di prendere le distanze dal suo collaboratore Meani, riconducendo le sue attività ad iniziative di carattere personale... dove il ruolo del Meani risulta essere parte integrante (al di là della qualificazione formale) del Milan".
La morte del Papa
Per Borrelli la dimostrazione dell'influenza che il Milan poteva esercitare per il tramite dei suoi dirigenti diventa palese in una conversazione tra Galliani e Meani in cui "si ricorda che, nel corso della telefonata, lo slittamento del campionato, motivato dalla morte del Papa, viene determinato anche per consentire il recupero dei calciatori del Milan infortunati".
Anti Juve ma non solo
"Meani collaboratore con specifiche mansioni di addetto agli arbitri attiva il proprio giro di conoscenze, derivante dalla sua precedente attività quale arbitro, con il fine non solo di compensare i favoritisimi voluti dalla squadra bianconera, ma di fatto tentando di ottenerne favori ed a vantaggio del Milan (...) Proprio perché Meani non ricopriva cariche dirigenziali sarebbe immotivato ed inspiegabile l'iperattivismo dimostrato nell'avvicinare ed istruire arbitri ed assistenti, attività che invece trova significato nell'affidamento di tale incarico ad un semisconosciuto come Meani senza esporre direttamente la società".

(Super - Mean è un' idea degli amici di Interisti.org )
Non ci sono dubbi. O è più furbo di Lupin o più fesso di Gatto Silvestro. Adriano Galliani ieri sera ha perso la poltrona da presidente di Lega che legittimamente, perché votato dai presidenti, ma in palese conflitto di interessi, perché massimo dirigente del Milan, occupava dal 9 luglio 2002. Dallo scandalo intercettazioni però ne esce quasi pulito e comunque senza alcun addebito di illecito sportivo. Si finge indignato ed arrabbiato davanti ai giornalisti, nell’ ufficio dell’ avvocato Cantamessa ha tirato un sospirone di sollievo. Di quelli tipici di chi pensava di finire in galera perché ha fatto una rapina in banca e invece lo accusano di aver rubato una mela al mercato. Metafore a parte, il castello accusatorio messo in piedi dai carabinieri di Napoli da una parte e da Borrelli dall’ altra è stato per metà smontato dal procuratore Palazzi. O almeno non considerato sufficientemente suffragato dai fatti per un deferimento per illecito sportivo in base all’ Art.6. Il mostro a due teste, Juventus con gli arbitri e i dirigenti federali e Milan con guardalinee e tv, che governava il calcio italiano non esisterebbe. Esagerando Moggi era Polifemo e Galliani solo un occhio dello stesso mostro: sapeva, si arrabbiava, avallava, ma non faceva direttamente. Il buon Meani che prometteva trapianti di capelli ma anche nomine ai vertici delle strutture della CAN si muoveva motu proprio, non eseguiva ordini del vice presidente rossonero. Che è stato deferito perché conosceva questi metodi ma non faceva nulla per fermarli. Se non si trattasse di calcio, argomento tremendamente serio in Italia, mi verrebbe da liquidare il tutto con una sonora risata. E’ possibile che in una società organizzata, efficiente, rigorosa come quella milanista un semplice ristoratore come Meani potesse decidere autonomamente di combattere il sistema Juve, formato da Moggi, Giraudo, Carraro, Mazzini, De Sanctis, Pairetto e Bergamo, insomma non proprio da timide verginelle, da solo? E’ possibile che Galliani ne fosse solo sommariamente informato, che fosse convinto che il suo collaboratore millantasse molto ma combinasse poco, tanto da non avere voce in capitolo per avere un trattamento più favorevole per il Milan? Un manager a detta di tutti così capace come Galliani così poco avveduto? Oppure semplicemente preferiva dire certe cose a quattr’occhi, magari davanti a un risotto, nel ristorante del suo tesserato? Finirà che Meani si occuperà solo di vini e dessert e cancellerà i numeri di telefono degli arbitri. Lui, Zio Fester, lascerà il proscenio al ritorno di Cocoon Berlusconi alla guida del Milan ed esulterà come sempre come un pazzo invasato ad ogni gol del Milan in tribuna a San Siro o nello stadio che vuol costruire Ligresti a sud di Milano. Con buona pace di Borrelli e della Procura di Napoli.
Facciamo un po di chiarezza. Prima di tutto il comunicato FIGC : è volutamente vago per due motivi. Primo: necessità di dare comunicazione prima alle società coinvolte che, soprattutto nei casi di Juve e Lazio, sono società quotate in borsa. Secondo: necessità di fare un passo indietro e non spettacolarizzare in sé l’ evento oltre quel che è già successo. Sia Rossi, sia Borrelli, sia Ruperto vogliono al massimo evitare un processo di piazza e seguire per una volta i crismi giuridici.
Poi più in particolare arriviamo ai deferimenti. La violazione dell’ Art. 1 è abbastanza normale ( anche Figo fu giudicato per violazione dello stesso articolo quando disse che Moggi salì dagli arbitri) e generica nella sua formulazione. Riguarda tutti i tesserati e tutte le squadre coinvolte. Le sanzioni? Molto variabili: si va da una ammonizione o una ammenda in su, sia per le società coinvolte ( Art.13 ) sia per i singoli tesserati ( Art. 14 ). In una scala di responsabilità essere deferiti solo per la violazione dell’ Art.1 è sicuramente meno grave che per la violazione dell’ Art. 6 che si sostanzia nell’ illecito sportivo e nella sua mancata denuncia.
Il fatto che nel comunicato FIGC si faccia riferimento ad “art.1 o art. 6” significa che una delle squadre coinvolte non è deferita per l’ Art. 6 e che quindi non ha compiuto un illecito. Domanda: può comportare la retrocessione una violazione dell’ Art. 1 da parte di un legale rappresentante della società, come può essere per Galliani? In casi gravissimi sì. Come detto perle sanzioni si va da una semplice multa passando per penalizzazioni e retrocessione.
Attenzione: il fatto che nessuna società sia stata deferita per violazione dell’ Art. 9 comma 1, ossia la norma sulla responsabilità oggettiva, significa che il Milan non è considerata responsabile nemmeno per il comportamento di Meani, il quale sarebbe deferito personalmente anch’ esso per violazione dell’ Art.1.
Veniamo all’ Art. 6, per il quale al comma 1” Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo”. In questo caso, ed è sicuramente quello della Juventus, che in base all’ Art.2 risponde direttamente dell’ operato di chi legalmente la rappresenta, ossia Giraudo e Moggi, se viene acclarato il reato, ha come sanzione minima la retrocessione all’ ultimo posto del campionato di appartenenza e in caso di reiterazione plurima anche l’ assegnazione ad un campionato a scelta del Consiglio Federale e la perdita degli scudetti. Quindi potenzialmente la C1 o la C2.
Inoltre, e probabilmente è il caso della Fiorentina e forse della Lazio, in base al comma 2 dello stesso art. 6, “Le società, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui al comma 1, ne sono responsabili”. Qundi se sarà dimostrato che Della Valle ha chiesto protezione a Moggi, subirà come minimo la retrocessione in quanto è legale rappresentante della società.
In sostanza la posizione del Milan sembra davvero molto meno grave e difficilmente si può pensare ad una retrocessione, mentre la Juve si deve aspettare il peggio. Intermedia la posizione di viola e laziali.
SENTENZE PROBABILI :
Juve in C1 o in B con penalizzazione, revoca degli scudetti
Fiorentina in B, con o senza penalizzazione
Lazio in B
Milan in A senza Champions e con penalizzazione per il prossimo campionato
Ecco una indiscrezione tutta da verificare sui deferimenti della Procura federale sullo scandalo intercettazioni di Stefano Palazzi.
JUVENTUS: Responsabilità diretta ( Moggi direttore generale e consigliere di amministrazione e Giraudo amministratore delegato ) per violazione plurima dell’ Art. 6 del Codice di giustizia sportiva. Si configura come illecito sportivo realizzato la creazione di un sistema che permetteva il controllo delle designazioni, degli arbitri con la connivenza di dirigenti federali. Ciò risulta dalle intercettazioni effettuate, dalle dichiarazioni incrociate di Paparesta e Martino, nonché dalle indagini dei carabinieri che sapevano definire in anticipo con certezza le designazioni successive.
Sanzione: In base all’ Art.13 comma g,h,i viene prevista la retrocessione all’ultimo posto dell’ultimo torneo di serie A, revoca degli scudetti 2004-2005 e 2005-2006 , predisposta l’assegnazione al campionato di serie C1 per l’aggravio delle sanzioni
FIORENTINA : Responsabilità diretta ( Della Valle presidente ) per violazione dell’ Art. 6 del Codice. Si configura come illecito sportivo realizzato l’aver consentito che altri compiano a proprio interesse fatti che rientrano nella tipologia dell’ illecito sportivo, nonché il mancato obbligo di denunzia. La prova è dedotta dalle intercettazioni e dalla partita Lecce – Parma. Si configura inoltre come illecito presunto il tentativo, denunziato dal giudice …. su confidenza del presidente Lotto, di addomesticare la partita Lazio – Fiorentina.
Sanzione : In base all’ Art. 13 comma g e h, è prevista la retrocessione all’ ultimo posto dell’ ultimo torneo di serie A, nonché la penalizzazione di punti 6 da scontare nel prossimo campionato di serie B.
LAZIO : Responsabilità presunta ( Lotito presidente ) per violazione dell’ Art. 6 del Codice. Si configura come illecito sportivo presunto l’aver consentito che altri compiano a proprio interesse fatti che rientrano nella tipologia dell’ illecito sportivo, nonché il mancato obbligo di denunzia. Ciò risulta dalle intercettazioni del presidente Lotto con il vice presidente federale Mazzini, facente parte del sistema che condiziona il campionato.
Sanzione : In base all’ Art. 13 comma f, è prevista una penalizzazione in classifica da scontare in parte nel campionato appena trascorso con perdita della zona Uefa e in parte nel prossimo campionato di serie A, di punti 12.
MILAN : Responsabilità oggettiva ( Meani dirigente ) e responsabilità presunta ( Galliani vicepresidente ) per violazione dell’ Art. 6 del codice. Si configura come illecito sportivo realizzato quello di Meani per ottenere i guardalinee desiderati in due partite. Si configura come illecito sportivo presunto quello realizzato da Galliani nell’essere a conoscenza e aver assecondato la nomina di alcuni dirigenti della CAN come provato dalla telefonata con il Meani stesso.
Sanzione : In base all’ Art. 13 comma g, è prevista la retrocessione all’ ultimo posto della classifica del torneo appena concluso e disputa del prossimo campionato di serie B.
A partire da oggi IOSTOCONMANCINI seguirà le varie fasi del processo sportivo nella sezione della tag CALCIOPOLI.
Cominciamo, a poche ore dai deferimenti del giudice Palazzi, a sapere qualcosa di più sulla giustizia sportiva.
Cos'è la Giustizia sportiva?
La giustizia sportiva non è nient'altro che l'espressione del diritto sportivo. Diritto che disciplina l'intera vita dello sport.
Com'è organizzata la Giustizia sportiva?
L'organizzazione della Giustizia sportiva è strettamente connessa con quella della Giustizia ordinaria. Vi sono tre gradi di giudizio con i Giudici sportivi per il 1° grado, la Commissione disciplinare per il 2° grado e la Commissione d'Appello Federale (C.A.F.) per il 3° grado. Accanto ai giudici, come avviene nella giustizia ordinaria, c'è chi fa le veci della Polizia giudiziaria e del Pubblico Ministero. Questi due compiti sovrintendono, rispettivamente, l'Ufficio Indagini e la Procura Federale.
Chi sono i Giudici sportivi?
I Giudici sportivi sono persone estranee alla struttura della Federazione e delle Leghe. Vengono scelti, prevalentemente, in ambito delle professioni forensi. Hanno il compito di giudicare eventuali violazioni al codice di giustizia sportiva.
La giustizia sportiva, per il suo operato, si basa esclusivamente sui rapporti dei giudici tecnici?
Il referto arbitrale è un atto avente "fede privilegiata". Pertanto quello che succede in campo è "fotografato" dal rapporto dell'arbitro. Da qualche tempo ci si avvale della cosiddetta prova televisiva, ma che è circoscritta a determinate fattispecie. Un altro aspetto molto importante è la responsabilità oggettiva delle Società per i fatti che accadono dentro e fuori dal terreno di gioco. In ultimo l'Ufficio Indagini può iniziare un procedimento in modo autonomo o su richiesta di un associato.
Giustizia ordinaria e Giustizia sportiva, quali i rapporti e quali le differenze?
Tutto quello che non è previsto dalla normativa sportiva, per analogia ci si rifà sia ai principi del Diritto civile, sia al Diritto amministrativo, sia al Diritto penale a seconda del problema.
La Giustizia sportiva è sovrana rispetto alla Giustizia ordinaria? Es. Se si colpisce un avversario, questo può ricorrere alla Giustizia ordinaria?
Normalmente tutti i tesserati del mondo dello sport sottostanno ad una cosiddetta clausola compromissoria, nel senso che possono adire l'autorità giudiziaria ordinaria, sia nel civile che nel penale, solo ottenendo l'autorizzazione dal Presidente della Federazione. Senza autorizzazione si incorre in sanzioni, ovvero il tesserato viene deferito e quindi condannato ad ammende o periodi di sospensione dalle attività sportive.
Prima Giraudo e Moggi erano due amici, la vicenda solo un pissi bau bau. Poi Berlusconi ha invocato la restituzione degli scudetti meritati sul campo e Luciano Moggi ha dichiarato che il vero potere è quello di chi detiene i diritti televisivi e che le intercettazioni sono state tolte dall’ insabbiamento della FIGC per una ritorsione di Galliani per un suo approdo in via Turati. Prima non c’ era nessuna intercettazione che riguardava Zio Fester, dimettersi dalla presidenza di Lega era impensabile e vietato da Berlusconi, Leonardo Meani era un ristoratore di Lodi che nel tempo libero si occupava degli arbitri che transitavano da San Siro. Poi son venute fuori le pressioni sistematiche su Mazzei e sui guardalinee, Meani è a tutti gli effetti tesserato col Milan, sentiva spesso l’ amministratore delegato rossonero facendosi portavoce delle sue incazzature e ottenendo l’ assenso per la nomina di dirigenti arbitrali e per le designazioni, Borrelli e Rossi sono l’ espressione dell’ occupazione isituzionale della sinistra, da ogni dove chiedono le dimissioni dalla Lega per l’ evidente coinvolgimento nello scandalo e l’ insostenibile conflitto di interessi. Siamo agli ultimi giorni: da Villasimius, nell’ occasione in cui vengono coccolati sponsor e giornalisti amici, ancora Zio Fester grida al complotto di una certa stampa per coinvolgere a tutti i costi il Milan, l’ avvocato Leandro Cantamessa è intervistato ogni giorno nella fascia pomeridiana di Studio Sport su Italia Uno dal fido Pellegatti per tranquillizzare i tifosi del Diavolo e Silvio Berlusconi, dall’ alto o dal basso della sua posizione di ex presidente del consiglio trombato per la legge elettorale voluta a tutti i costi, che, facendo spregio di ogni elementare principio democratico e giuridico, sbraita che “ o è colpa di tutti o di nessuno”. Delle due l’ una: o l’ ignaro e indifeso Milan, espressione di uno dei centri di potere più influenti in Italia, è al centro di una cospirazione che al confronto quelle narrate dal Codice da Vinci sono barzellette, oppure, usando una metafora, il ladro è stato scoperto con le mani nella marmellata e si giustifica dicendo che lo fanno tutti. Si salvi chi può.
Molti, non solo tifosi poco avvezzi di regolamenti e di giustizia sportiva, non riescono o vogliono capire dove sta la prova dell’ illecito, quella che volgarmente viene chiamata la valigetta con i soldi. Premesso che nel 2006 questi sono mezzi obsoleti, se escludiamo quel che è accaduto l’ anno scorso al Genoa e che fa capire come nel mondo del calcio si fosse così sicuri di una impunità diffusa da commettere reati alla luce del sole, lo scandalo delle intercettazioni ha mostrato come la rete messa in piedi da Moggi e Giraudo per primi e da Meani e Galliani come conseguenza, fosse di tipo sistemico o ambientale che dir si voglia. Ossia chi voleva far carriera nel mondo arbitrale o nel calcio in generale, doveva piegarsi alle regole imposte da quella Piovra a due teste che ho già descritto nei post precedenti. La Federazione, la Lega Calcio, i designatori, gli arbitri, i guardalinee, financo i calciatori e gli allenatori attraverso la GEA, per finire ai giornalisti e ad uomini dello Stato o delle istituzioni: tutti sapevano a chi dovevano raccomandarsi. Torniamo all’ illecito sportivo e alle prove che tutti invocano della colpevolezza di Juventus e Milan. L'Art. 6 dal titolo ILLECITO SPORTIVO E OBBLIGO DI DENUNZIA recita quanto segue:
1. Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo.
2. Le società, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui sopra, ne sono responsabili.
E’ stato provato dalle indagini dei carabinieri e dalle intercettazioni che Luciano Moggi, legale rappresentante della Juve in quanto direttore generale, interveniva direttamente, tramite telefonate e incontri, sui designatori per indirizzare il sorteggio, tanto che gli stessi uomini dell’ Arma riuscivano in anticipo ad indovinare gli abbinamenti. Cosa avevano in cambio Pairetto e Bergamo? Rimanere al loro posto, ossia guadagnare qualche centinaia di migliaia di euro, più regalie e favori vari, dalla Maserati in giù. Gli stessi arbitri sapevano che per fare carriera, e quindi guadagnare con i gettoni presenza, dovevano avere un occhio di riguardo per la Vecchia Signora, e la prova è nella sistematica squalifica che ricevevano i diffidati avversari nel match precedente a quello contro la Juve. Nella seconda parte del paragrafo 2 dell’ Art. 6 c’è l’ ipotesi che inchioda Fiorentina e Lazio, ma anche a quanto sembra Reggina, Siena, Empoli: Lotto e Della Valle, ad esempio, chiedendo protezione a Moggi e ai designatori, consentono che altri compiano a loro nome o nel loro interesse fatti che alterano il risultato di una gara. Lo stesso pari tra Lecce e Parma all’ ultima giornata decisivo per la salvezza dei viola, gestito da De Santis, è una prova schiacciante.
Veniamo al Milan. I toni di Adriano Galliani si fanno man mano più alti e severi, quindi significa che il rischio di pesante coinvolgimento sta crescendo. Il fatto che sia Leonardo Meani, dirigente rossonero, a influenzare le scelte soprattutto nelle designazioni dei guardalinee, il cui ruolo è sempre più importante nel calcio moderno, rientra nell’ ipotesi di responsabilità oggettiva e non diretta della società ( Art. 9 comma 1. Le società sono responsabili, a titolo di responsabilità oggettiva, dell’operato e del comportamento delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori sia sul proprio campo, intendendosi per tale anche l’eventuale campo neutro, che su quello delle società avversarie). Le frequenti telefonate fra Galliani e Meani dimostrano in maniera all’ apparenza inequivocabile come l’ amministratore delegato del Milan fosse a conoscenza e anzi spingesse il suo dirigente a fare pressioni. In questo caso starebbe alla società dimostrare nel processo sportivo il contrario: se non ci riuscissero ai rossoneri sarebbe applicabile lo stesso articolo del codice che inchioda la Juventus. La designazione degli assistenti secondo i voleri di Meani è la prova dell’ illecito, non conta che effettivamente sul campo sia avvenuta in maniera palese. Certo la gravità è sicuramente minore rispetto alla Juve, che rischia davvero la serie C. I due scudetti che voleva Berlusconi sembrano cronaca di mesi fa…
Le donne del mondo del calcio non sono solo veline o bellezze da calendario. In un ambiente ancora quasi esclusivamente machista, nel giornalismo, nell’ arbitraggio, nell’ organigramma dei club e nei Palazzi del potere lentamente stanno guadagnando spazi sempre più importanti figure femminili di spessore. Penso a Rosella Sensi nella Roma, alla Cini guardalinee, a Laura Alari al Giornale, a Maria Josè Falciccia vice di Borrelli all’ Ufficio Indagini della FIGC. Nelle ultime settimane tre sono le donne al centro delle cronache calcistiche, con storie alle spalle molto diverse fra loro e nell’ occhio del ciclone non per il seno rifatto o per le gambe chilometriche. Donne furbe, scaltre, senza peli sulla lingua e condizionanti, nel bene e nel male. La copertina la merita la dark lady dello scandalo intercettazioni, la fantomatica e misteriosa Maria Grazia Fazi, fino allo scorso campionato dipendente della FIGC nella CAN A e B, stretta collaboratrice dei designatori arbitrali di cui conosceva virtù e i molti vizi. L’ unica donna capace di far spegnere i sei cellulari a Luciano Moggi nell’ ormai famoso incontro a Roma nel Santuario del Divino Amore, filmato dai Carabinieri, nel quale si vantava di aver intimorito, udite udite, il plenipotenziario della Cupola del calcio. Sì, perché di come funzionavano le cose la Fazi sapeva tutto, era parte integrante del sistema e minacciava di rivelarlo ai giornali, se non fosse stato trovato un posto al figlio in Federazione e, dopo il cambio dei designatori, anche a lei. Odiata da Pairetto e amata, non si sa fin quanto profondamente, da Moggi e Bergamo, al quale spesso imponeva addirittura correzioni nella scelta di arbitri e guardalinee. Per inciso, le fu trovato un posto come segretaria nel neo costituito ufficio per la candidatura dell’ Italia ad Euro 2012, agli ordini di Ghirelli. Un potere che va oltre a quello della giarrettiera o di uno stacco di gambe, una vera e propria eminenza grigia indispensabile per tenere i contatti con gli arbitri assieme a Massimo De Santis. Mai sottovalutare le segretarie. Sonia Maria Ferriera è invece una donna tradita che non vuole farsi prendere ulteriormente in giro dall’ ex marito calciatore, lo juventino Emerson. Così, se l'inchiesta della procura di Torino è virata sui conti cifrati, se i magistrati hanno ordinato ed eseguito perquisizioni a tappeto nella sede della Juve e nelle case dei suoi tesserati (Cannavaro e Ibrahimovic, oltre a Moggi), se insomma si cercano le prove di una gigantesca frode fiscale, il merito (o la colpa, dipende dai punti di vista) è appunto di Sonia Maria. Un anno fa curiosò nell'agenda del marito e scoprì che, con la Juve aveva due contratti. Solo in quello regolare, guadagnava 120 mila euro al mese, nell'altro «in nero» guadagnava molto di più. «Ma a me passava un assegno di soli 25 mila euro. Il 20 per cento di quel che percepiva. Ne parlai con il mio avvocato e poi lo denunciai». Un pentolone che potrebbe essere ulteriormente scoperchiato e di cui si sa finora poco o nulla. Mai sottovalutare le ex mogli. Più conosciuta delle altre è Kristen Pazik, americana, ex modella ed ex di Costacurta, moglie di Shevchenko, ex milanista. Tranquilli, con gli ex si finisce qui. Il bailamme che si è creato attorno ai motivi del divorzio con i rossoneri l’ ha portata in primo piano, come causa principale della separazione. Crescere i bambini a Londra, magari facendo nel frattempo lo shopping con la giovane moglie di Abramovich, e insegnare a loro e a Sheva l’ inglese: ecco i desiderata di una giovane mamma stufa della inospitale Milano. I paragoni con la signora Zidane che voleva per la famiglia una città di mare e poi scelse Madrid pare alquanto adeguato. I 9 milioni netti di ingaggio per 4 anni garantiti dal Chelsea passano in secondo piano, almeno è quanto si vuole fare credere ai tifosi, trattati alla stregua di minorati o bambini immaturi, incapaci secondo loro di capire le scelte ancorché legittime di un professionista. Mai sottovalutare le donne con gli occhi color del cielo e con gambe lunghe come la Tour Eiffel, anzi tutte le donne.
Risvolti interessanti anche sul piano tecnico e dei rapporti fra calciatori e allenatori nelle intercettazioni. Tra queste spicca anche la richiesta fatta da Marco Materazzi al suo procuratore Alessandro Moggi nel novembre 2004. Il difensore nerazzurro gli riferisce di avere seri problemi con Roberto Mancini e di non voler più essere allenato da lui. Gli comunica la sua volontà di cambiare aria e di trovargli una nuova sistemazione già nel mercato invernale per non perdere il treno della Nazionale. La prova che i rapporti fra il difensore e il mister erano già tesi dopo pochi mesi dal suo arrivo in nerazzurro, quando l’ Inter mise in fila una serie innumerevole di pareggi e la retroguardia non si era ancora assestata. I problemi in questa stagione sono tornati a galla, a causa dell’ arrivo di Samuel che di fatto ha conquistato la maglia da titolare al fianco di Cordoba. Le indiscrezioni di un Materazzi vicino al Milan dello scorso gennaio e comunque sempre più convinto ad andarsene trovano quindi una conferma datata nelle intercettazioni della Procura di Roma. Stavolta per Massimo Moratti e la dirigenza sarà dura ricucire uno strappo divenuto col tempo sempre più grande.
Il 25 maggio sta diventando un incubo per tutti i tifosi milanisti, come fosse una beffa crudele del destino.Solo un anno fa a quest’ ora si era alla vigilia della finale di Champions League, affrontata con i crismi dei favoriti e suffragata da un sensazionale primo tempo in cui la rete di Maldini e la doppietta di Crespo avevano già chiuso la contesa. Nella ripresa i Reds trasformarono in leggenda la finale, rimontando 3 gol in 7 minuti e vincendo ai rigori grazie a quel pazzo del portiere polacco Dudek, che visse la sua notte da leone ipnotizzando i rigoristi rossoneri. Un 5 maggio moltiplicato per 5, in diretta tv mondiale nella competizione europea più importante. Ci vollero mesi per superare quel trauma, la società ha protetto allenatore e squadra nel migliore dei modi, bisogna riconoscerlo, come non sarebbe stata capace quella nerazzurra, e l’ ottimo finale di campionato e le vittorie prestigiose contro Bayern e Lione in Champions sono figlie di questo clima. Nessun successo in bacheca, Barcellona e Juventus sul campo sono stati superiori, o almeno questo si pensava. Ora, neanche il tifoso milanista più scaramantico, avrebbe potuto pensare che il 25 maggio 2006 potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti: la pubblicazione delle intercettazioni che coinvolgono il dirigente Meani di oggi fanno scricchiolare l’ ottimismo che tuttidispensavano a piene mani come da comandamento berlusconiano e, come se non bastasse, oggi Shevchenko potrebbe chiedere ufficialmente di considerare chiusa la sua lunga e felice esperienza in Italia, per volare a Londra per una di quelle scelte di vita tipiche dei calciatori. Si evince abbastanza chiaramente che per non essere vittime del sistema e per evitare di subire altri torti, la società rossonera avrebbe fatto pressioni sui designatori per ottenere arbitri ma soprattutto guardalinee più “intelligenti”. Galliani lasciava il lavoro sporco a Meani, il quale teneva i suoi rapporti con Mazzei, designatore dei guardalinee, e Manfredo Martino, segretario della commissione arbitrale. Particolarmente felice il rossonero per la designazione di Pugliesi, evidentemente tifoso perché intercettato alla vigilia della semifinale Champions in cui auspicava che “ l’ importante è che si riesce a fare il culo a sti interisti”. Poteva mancare la politica ? Spunta un dossier presentato dal vicepresidente rossonero a Gianni Letta, con conseguente telefonata del’ indefesso Meani all’ arbitro Paparesta per informarlo e per consigliargli di telefonare a Galliani per ringraziarlo dell’ interessamento della vicenda che lo riguarda. Ora le parole dei magistrati che parlavano di grumo di potere attorno a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina cominciano ad avere un senso. La moglie di Sheva e lo stesso ucraino potrebbero avere un motivo in più per chiedere di andarsene. Un incubo? Sì, è il 25 maggio.
Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?
Marcello Lippi deve tutto alla Triade e alla Juventus e non se lo è mai dimenticato. Come ogni persona riconoscente dovrebbe fare. Luciano Moggi ha sempre creduto in quell’ uomo con la faccia da attore, che ci sapeva fare più con una canna in mano che con un pallone fra i piedi. Dopo le esperienze positive a Bergamo e Napoli lo ha portato nella grande piazza, ben sapendo che senza le spalle coperte da Lucianone non ce l’ avrebbe fatta. Lo ha difeso, sostenuto, indirizzato, plasmato. I successi in Italia ed Europa, poi dopo la prima stagione negativa ha rassegnato le dimissioni, perché la Juventus non è l’ Inter e voleva togliere i dirigenti dall’ imbarazzo di doverlo mandare via. Un anno alla guida della caotica squadra nerazzurra, senza le spalle coperte, salvato nello spareggio per la Champions dall’ odiato Roberto Baggio. Poi l’ Helsingborg e la Reggina, il famoso sfogo dei calci in culo da dare a tutti, giocatori e tecnico, ma senza rinunciare ai soldi che Moratti generosamente gli dava. Anche perché lui era sempre juventino, anche quando era all’ Inter. Lucianone gli lancia la ciambella di salvataggio, dà il benservito ad Ancelotti e lo riporta in alto. Vince ancora, solo in Italia però, avendo la Triade alle spalle sta tranquillo, mai una parola fuori dal coro e tantomeno quelle parolacce che per un toscano sono un normale intercalare. Fabio Capello, quello che non avrebbe mai allenato la Juve, cambia idea in mezzora e prende il suo posto, lasciandogli la strada spianata per la Nazionale, reduce dal doppio disastro trapattoniano. Il suo mentore al telefono non crede molto in lui senza la sua figura protettiva: al telefono dice al compare Giraudo che presto si farà raccomandare come un cane e che il suo successore non parla solo di pesca e fighe. Così Lucianone ci pensa lui e non manca di dargli i suoi preziosi consigli: non far giocare Cannavaro, fai fare solo un tempo a Zambrotta, Totti deve giocare al fianco di Gilardino. Nel supremo interesse della Juventus, mica siamo ancora all' Inter d'altronde. Gli sta vicin